Daniele Palmesi, Federico Clemente Apr 2014

CHE FINE HA FATTO TOTÓ BABY?

1964



Incasso lire 185.735.000 - Spettatori 770.685

Detti & contraddetti

A volte, anche un cretino ha un'idea.
La sai come la chiamano quest'insalata? Maiurana!
Lei non è fisso? Eppure dalla faccia si direbbe di sì.
Abbiamo cozzato, signora, scusi il cozzo!
Lei è vedovo di moglie? Colgo l’occasione per farle le mie congratulazioni!
È proprio vero. I parenti sono come le scarpe: più sono stretti e più ti fanno male.
In estate vado al mare, a Cortina d'Ampezzo o al campingo.
Mi devo fare una pappata d'insalata che la vitamina e mi deve uscire dalle orecchie.
Mi eccita la seta, ho sete di seta. La calza e bella!
Quello di aiutare gli altri per me è un hobby, come ve lo devo dire? Sono un obelisco per un fatto ereditario: in famiglia eravamo tutti obesi.
Sei un ladro o un boi scute?
A volte sapete che faccia faccio? Una facciaccia.
Prosseneta a me? Ma come si permette? Lo sono un pappa, il mio non è un lavoro, è una vocazione, una missione: sono un pappa missionario.
Sono nei guai: San Gennaro, nubile e martire, aiutami tu.
Un ladro è diverso da un assassino: è una questione di qualifica.
In Germania ho conosciuto delle belle signorine. Foreste? Sì erano tedesche.
Questo cadavere per noi è un peso morto.
Non puoi lasciare un cadavere un momento da solo che subito te lo fregano.
Sempre carne, sempre carne… ma non ti vergogni? Carnivoro!
Io ladro sono e ladro resto, non derogo. Ladri si nasce, facchini si diventa.
Ho avuto due mogli, la prima era tifosa di Sant'Antonio, la seconda faceva la battona
Due ladri che sapevano cantare finirono al Festival di San Vittore.
I pozzi sono pieni di fantasmi: tutti buttano i cadaveri nei pozzi.
Bebby, bebby, bebby, il babbo non si frega… nonsi.
Abbiamo due figli: mia moglie è la madre dei racchi.
Il passo del ladro deve essere felpato. Stai felpando? E felpa!
Il perfetto delinquente deve essere immorale, amorale, asessuale e incorruttibile.
Era un vero aristocratico: aveva la caserma dei carabinieri privata.
Prima regola del manuale del delinquente: farsi fotografare solo per la foto segnaletica. Foto fatta capo ha.

Totò Baby

Scheda del film

Titolo originale Che fine ha fatto Totò Baby?
Paese Italia - Anno 1964 - Durata 87 min - Colore B/N - Audio sonoro - Genere commedia nera - Regia Ottavio Alessi - Soggetto Ottavio Alessi, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi - Sceneggiatura Ottavio Alessi, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi - Produttore Alberto Pugliese, Luciano Ercoli - Fotografia Sergio d'Offizi - Montaggio Licia Quaglia - Musiche Armando Trovajoli - Scenografia Nedo Azzini


Totò: Totò Baby; padre di Totò Baby e Pietro - Pietro De Vico: Pietro, fratello di Totò Baby - Mischa Auer: conte Mischa Auer - Alvaro Alvisi: il commissario - Ivy Holzer: Inga - Alicia Brandet: Helga - Gina Mascetti: la moglie di Mischa - Mario Castellani: Il direttore dell'orfanotrofio - Olimpia Cavalli: matrigna di Totò Baby - Lina Alberti: la patronessa - Inna Alexeievna: la vecchietta alla stazione - Peppino De Martino: il maresciallo - Giuseppe Tosi: il pensionato alto e grosso - Renato Montalbano: il postino

Soggetto, Critica & Curiosità

1964-che-fine-ha-fatto-toto-baby2Soggetto 

Il film racconta le avventure di una coppia di fratellastri, (Totò e Pietro De Vico) ladri di mestiere, che organizzando una serie di furti di valige alla Stazione Termini di Roma, scoprono che quella sottratta a una dolce vecchina, contiene in realtà un cadavere. Nel tentare di disfarsene la scambiano erroneamente con la valigia di una coppia di due autostoppiste tedesche - chiamate Helga e Inga - con cui avevano fatto conoscenza.
Costretti a recuperare il 'corpo del reato' riescono a scoprire la villa dove alloggiano le ragazze ma vengono scoperti dal padrone di casa, il barone Miscia (Mischa Auer) che li ricatta: in cambio del suo silenzio con la polizia, dovranno aiutarlo a sbarazzarsi della ricca moglie alla cui eredità egli aspira. Totò esegue l'ordine del barone ma adesso, a seguito di un incidente che costringe temporaneamente il fratello su una sedia a rotelle, in cambio del favore fatto al barone pretende vitto e alloggio fino alla guarigione di suo fratello.
Il barone, temendo che Totò possa rivelare il piano uxoricida alla polizia, decide insieme alle autoppiste di eliminare i due ospiti indesiderati. In seguito, durante la sua permanenza presso Miscia, Totò scopre per caso una strana pianta coltivata nell'orticello della villa: la marijuana. Pensando che si tratti di un ortaggio da tavola, inizia a mangiarla in grandi quantità condita come insalata Gli effetti allucinogeni non tarderanno a farsi sentire; Totò impazzisce e in poco tempo commette un omicidio dietro l'altro: una delle due autostoppiste sciolta nell'acido durante un tentativo di seduzione e l'altra strangolata, il barone fatto a pezzi e servito per cena al fratello inorridito, quindi il giardiniere e un malcapitato portalettere, entrambi trucidati con un coltello da macelleria e poi murati all'interno della villa con le braccia lasciate in bella vista, macabramente penzolanti a mo' di reggilampade. Totò infine fugge col fratellastro su una spiaggia del litorale ostiense, dove sarà catturato dalla polizia: verrà quindi internato in un manicomio criminale, nel quale sarà perennemente intento a scrivere le sue memorie con una macchina da scrivere inesistente. 

Critica e curiosità 

Il film è la testimonianza della capacità di improvvisazione di Totò. È lo stesso collega Pietro De Vico che ha raccontato:
«Una volta... dovendo girare una scena del film, Totò si avvicinò e mi disse: ho letto il copione di questa scena, è una vera schifezza. Fai tutto quello che ti dico di fare e segui le mie battute, improvvisiamo... così facemmo e ne venne fuori una delle migliori scene del film»
Seppur accreditato ad Alessi, in realtà il film fu diretto in gran parte da Paolo Heusch, che aveva lavorato con Totò ne Il comandante, e da Mario Castellani. Da notare la presenza di Mischa Auer, fino ad allora famoso in Italia solo per aver interpretato film del cinema horror e drammatici.
Memorabile e sottilissima la battuta che il regista Ottavio Alessi fa dire al turista inglese a cui Totò aveva rubato la valigia alla stazione: mentre corre lungo la pensilina in cerca di aiuto e non trovando nessuno, grida con spiccato accento anglofono: "Polizia! Polizia! Aiuto! Ma non esiste polizia in questo paese?"

Parodia del film "Che fine ha fatto Baby Jane?" di Robert Aldrich con Totò che interpreta il ruolo che fu di Bette Davis e Pietro De Vico quello di Joan Crawford. Il regista del film è Ottavio Alessi ma pare che in realta' fu girato da Paolo Heusch, non compare nei titoli di testa perchè il suo nome fu associato ai frequentatori di una casa di tolleranza per omosessuali. Il film non ebbe successo, il pubblico di Totò non sembrò gradire un Totò crudele, un folle omicida.

Scriveva Mario Soldati:

«[..] Ho visto il film [..] E adesso sono felice di potere scrivere che Totò è vivissimo, e che la sua arte è giovanissima: così fosse la mia!. Scriverò anche di più: Totò è migliorato, perchè alla smaccata e dilatata mimica che richiedeva la partecipazione acrobatica di tutto il suo corpo, e che forse era soltanto l'effetto della gioninezza, della sua intima esuberanza e vitalità, oggi è stato costretto a sostituire una recitazione più paziente e più precisa, più musicale e più raffinata [..] Il film [..],vale poco o niente. Ma Totò è bravissimo. E' sempre, vorrei dire, il più bravo, il più dotato di tutti [..]. Ci si chiede infine se non sarebbe bello vedere Totò diretto da un sommo regista, de Fellini, per esempio.[..] Caro Totò, in ogni modo, grazie. Grazie di averci tanto divertito. nella tua carriera, e nell'esattezza del tuo più piccolo lazzo, c'è qualche cosa di indomito: un esempio per tutti, e una lezione. Anche di questo, grazie».

E Ugo Casiraghi:

«Che fine ha fatto Baby Jane? Era già un brutto film, ma la sua parodia è anche peggiore[..] Si può ridere per queste cose ? Mah ! A un certo punto la sua follia criminale non conosce limiti, così come le incontrollate smorfie del peggior Totò di questi ultimi tempi. Un attimo, fuggevolissimo, di grazia, quando intona sottovoce Non ho l'età per amarti». 

Alberto Anile

«Lo sketch della clinica ha un seguito naturale un paio di anni dopo nel nerissimo Che fine ha fatto Totò Baby?. Dopo il tirocinio di vittima sul lettino ospedaliero, De Vico assume stavolta il ruolo di capro espiatorio per l'intero svolgimento del film. Che fine ha fatto Totò Baby? nasce come ripiego delle Produzioni Cinematografiche Mediterranee di Ercoli e Pugliese dopo l'insuccesso del Comandante, uno sfortunato film drammatico di cui si parla nel prossimo capitolo. I due produttori decidono di tenersi l'interprete ma di cambiare totalmente strada; si recano quindi speranzosi in casa del principe per sottoporgli il soggetto di una parodia, esemplificata sul terrificante Che fine ha fatto Baby Jane? di Robert Aldrich».

Matilde Amorosi

«Totò interpreta Totò baby. Il film è la parodia di un celebre horror interpretato da Bette Davis che Totò imita nella gestualità e nelle espressioni del volto. Due fratelli, Totò e Piero (Pietro De Vico), che vivono di espedienti, rubano due valigie, in una delle quali trovano un cadavere. Nel tentativo di sbarazzarsene, i fratelli abbordano due turiste che, per un errore, si portano via il morto, scambiando la loro valigia con quella di Totò e Piero, i quali si ritrovano con un carico di marijuana».

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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LA STAZIONE OSTIENSE DI ROMA: MULTIFUZIONE!
La "fantozziana" stazione Ostiense di Roma, in Piazza dei Partigiani, offre se stessa per tre location diverse!

L'UFFICIO POSTALE
L’ufficio postale all’esterno del quale Totò Baby tramortisce e rapina un’anziana donna, ad esempio.

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La piazza è oggi irriconoscibile (la fontana non c’è più), ma gli edifici sullo sfondo sono gli stessi (quella che si vede sulla sinistra del palazzo B è la sede dell’ACEA di Viale delle Cave Ardeatine, che era la banca rapinata in Bonnie e Clyde all'italiana).
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Alle spalle di Pietro De Vico si nota una delle due alette della caratteristica facciata della stazione.
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LA STAZIONE
La stazione ferroviaria nella quale i due fratelli organizzano furti di valigie (e finiranno per rubarne una contenente un cadavere), è ancora l’Ostiense, stavolta spacciata per quello che effettivamente è. Segnalo che tra questa scena e quella dell’ufficio postale ci sono circa 5 minuti di film.

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IL PARCHEGGIO
Il parcheggio nel quale Totò Baby si spaccia per posteggiatore per rubare un’auto, in modo da nasconderci la valigia col cadavere (dopo che se l’erano portata a casa, scoprendone il contenuto) e così sbarazzarsene è di nuovo quello dell’Ostiense.

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Per essere precisi si tratta del vecchio parcheggio (l’unico prima della rimozione della fontana centrale), tuttora esistente e funzionante e caratterizzato dalla “Fontana dei Cavalli”, della quale se ne nota uno spicchio qui sotto (E).

 1964-Totobaby-12 Qui a sinistra trovate tutti i punti indicati nei fotogrammi sopra.
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La strada dove Totò Baby e il fratello Pietro, viaggiando sull’auto rubata, s’imbattono in un posto di blocco è Via di Torricola a Roma, all’altezza del bivio con Via della Stazione di Torricola. Si riconoscono l’edificio posto esattamente sul bivio...
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...e il casolare tra le campagne, oggi in parte diroccato e seminascosto dalla vegetazione (quest'ultimo si nota meglio arretrando su Via di Torricola, in direzione dell'Ardeatina)
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La spiaggia nella quale Toto Baby seppellisce nella sabbia il fratello Pietro (De Vico) è quella di Fiumicino (Roma). Cominciamo a stabilire che la zona è quella osservando il faro di Fiumicino sullo sfondo. Con la dicitura spiaggia vediamo già indicato dove stavano Totò e De Vico
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Ora passiamo a individuare il punto esatto grazie all'edificio (B) e soprattutto a quello alla sua sinistra, all'epoca in costruzione e che si trova, completato, sul Lungomare della Salute, all’altezza dell’intersezione con Via Ugo Botti (inoltrandosi in quest’ultima s’incontra subito dopo il basso edificio B con sei aperture che coincide con quello che si vede nel secondo fotogramma; si nota anche il “separè” tra le prime tre aperture e le rimanenti)
 1964-Totobaby-21 Osserviamo anche qui la forma inconfondibile dell'edificio in costruzione: si riconoscono l’attico e la parte di cornicione avanzato. Non c'è dubbio che i due, al tempo, stessero seduti proprio in questa spiaggia 
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Il manicomio nel quale viene rinchiuso Totò Baby è uno dei due grattacieli quasi-gemelli di Via Nairobi a Roma (l'altro è quello in cui vive Sordi in Scusi lei è favorevole o contrario).
 Una immagine più ravvicinata dello stesso palazzo (presa da Via dell'Umanesimo) mostra come il disegno delle finestre sia inequivocabilmente quello  1964-Totobaby-24
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Il bar all’aperto dove, all’inizio del film, Pietro (Pietro De Vico) tenta di rubare un portafogli, è il Cafè du Parc, davanti Porta S. Paolo (Piramide) a Roma. Lo vedete oggi come allora coperto da una tenda. Grazie a Mauro per fotogramma e descrizione
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La location principale, ovvero la villa del barone Miscia, nella quale i due fratelli si stabiliscono a seguito dell’incidente di Pietro e nella quale Totò Baby, impazzito dopo aver mangiato la marijuana, ucciderà tutti gli occupanti, è il Casale di Santa Maria Nova sull'Appia Antica a Roma già inquadrata lo stesso anno in Sei donne per l'assassino (di cui vedete un particolare da un fotogramma) e quindi già radarizzata al tempo.
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Ecco la villa in una foto

Le Locandine


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