LE BELLE FAMIGLIE

(Episodio: Amare è un po' morire)

1964

Incasso lire 217.596.000 - Spettatori 986.115



Scheda del film

Titolo originale Le belle famiglie - Episodio: Amare è un po' morire

Paese Italia Francia - Anno 1964 - Durata 106 min circa - Colore B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Ugo Gregoretti - Soggetto Ugo Gregoretti - Sceneggiatura Ugo Gregoretti, Steno nell' episodio con Totò Amare è un po' morire - Produttore Giuseppe Colizzi - Fotografia Aiace Parolin - Montaggio Mario Serandrei - Musiche Jimmy Fontana, Franco Migliacci, Armando Trovajoli


Totò: Filiberto Comanducci - Sandra Milo: sua moglie Esmeralda - Adolfo Celi: Professor Della Porta - Jean Rochefort: Marchese Osvaldo

Soggetto, Critica & Curiosità

1964-le-belle-famiglie2Soggetto 

Episodi 

Il principe azzurro

Maria è una povera contadina siciliana, figlia di una famiglia di cafoni che la maltrattano e vogliono farle sposare Francesco, un rozzo basso e manesco. La ragazza trova confidenza solo nella scrittrice Donna Lucrezia, a cui manda numerose lettere chiedendole di aiutarla. La donna risponde dicendo a Maria di crearsi un'immaginazione completamente diversa della sua famiglia e di Francesco, ma ciò servirà solo a peggiorare le cose e per di più ad alimentare la credenza che Maria sia impazzita, così il padre, dato che lei non vuole sposare Francesco, dichiara di mandarla dalle monache. Maria il giorno dopo lo insegue per sottomettersi al suo volere sposando Francesco, ma poi ci ripensa... 

Il bastardo della regina

Una coppia aristocratica del Nord Italia sta passando brutti momenti: una sera Carla si accorge che il marito Uberto non l'ama più e così ingaggia, sotto consiglio di un'amica e collega di disegno, di assumere un cameriere che le faccia la corte per rendere Uberto geloso. Contro ogni sua aspettativa, l'uomo proverà approvazione e piacere per l'uomo e addirittura piacere... 

La cernia

Il donnaiolo romano Luigi viene scaricato dalla sua ragazza Camilla e così torna a casa di notte passeggiando per la spiaggia. Qui trova una tenda con due persone che dormono: è una coppia tedesca e Luigi ne approfitta per pomiciare con la donna che subito si innamora di lui. Luigi il giorno dopo torna dai suoi amici per rivelare il suo incontro con Trude e promette loro di fargliela vedere mentre si spoglia e una sera, insieme a Trude e al marito va a ballare in un ristorante sulla costa. Per allontanarsi con la sua "cernia", Luigi fa conoscere il marito a Camilla e subito scappa nella spiaggia, nel frattempo, raggiunta anche dai suoi amici. Mentre Trude si sta spogliando, Luigi chiama i suoi amici, ma questi non trovano nulla di eccitante in lei e se ne vanno scontenti. Luigi si offende e fa per andarsene , ma Trude lo trascina in acqua ricordandogli la promessa che avrebbero fatto un bagno nel mare. Il poveretto cede e quando torna nella spiaggia e adocchia una tenda con due persone lo aspetterà un'amara sorpresa...

Amare è un po' morire

Totò interpreta il ruolo di Filiberto Comanducci, il presidente di una fabbrica che è al letto ammalato ed assistito dalla amorevole moglie Esmeralda. Il dottore (Adolfo Celi) gli consiglia di fare molta attività fisica e così Filiberto si ritrova a pedalare sulla ciclette, mentre Esmeralda corre via ad assistere un altro malato: il marchese Osvaldo.
Nessun uomo sospetta dell'altro, ma quando entrambi guariscono, Esmeralda troverà una terza persona da curare. 

Critica e curiosità 

Scriveva Guglielmo Biraghi:

«Ma nel complesso il film è divertente ed efficace, riuscendo appieno gregoretti nei suoi agrodolci intenti sarcastici. generalmente buoni anche i molti interpreti, diversi da episodio a episodio. Ricordiamo Totò, spassosissimo nei panni del marito arteriosclerotico [..]».

E Ugo Casiraghi:

«[..] Per foruna dell'episodio ( e del film ) Totò ingrana un paio di suoi numeri [..]».

Alberto Anile

«Il cortometraggio più originale e ambizioso viene girato nel '64 da un giovane autore sperimentale, Ugo Gregoretti. Amare è un po' morire è l'episodio più corposo del film a episodi Le belle famiglie, grottesca ricognizione in quattro capitoli nell'universo della famiglia. L'idea di prendere Totò è del produttore Giuseppe Colizzi, che diventerà famoso firmando i western all'italiana I quattro dell'Ave Maria e Dio perdona, io no. «Sinceramente», ricorda Gregoretti, «a me Totò non sembrava il protagonista giusto perché avevo in mente qualcosa di un po' più sofisticato, comunque era chiaro che se Totò avesse accettato i soldi per fare il film si sarebbero trovati».


Così la stampa dell'epoca

Analisi

foto001Le belle famiglie (1964) è una delle ultime interpretazioni cinematografiche di Totò; si tratta di un film di Gregoretti a episodi, il quarto dei quali, di gran lunga il più importante per tematica, durata, contenuti e attori, ha per protagonista il grande attore napoletano. Il titolo dell'episodio è Amare è un po' morire.
Probabilmente si tratta di una delle interpretazioni cinematografiche meno conosciute di Totò; eppure, questo episodio de Le Belle Famiglie è un vero e proprio gioiello, esaltato dall'interpretazione del nostro Totò, ma anche da quelle di una bravissima Sandra Milo e di un grande Adolfo Celi.
 
Le belle famiglie: l'incontro tra Gregoretti e Totò
 
Un regista, un Autore così non poteva non incontrare un Attore della levatura di Antonio De Curtis. Negli anni 50/60 Gregoretti, come molti italiani, vedeva i film recitati dal Principe, nei panni del suo personaggio Totò. Totò e Sandra Milo in Le belle famiglie Totò e Sandra Milo in Le belle famiglie Essendo all’interno di quel mondo della celluloide, ed essendo un regista di alto livello culturale, dietro le quinte aveva compreso una possibilità profonda di espressione assieme ad Antonio De Curtis, attore di raffinata preparazione, capace di gestire i gradi dell’ironia e non solo i tempi della comicità più sfrenata e buffonesca. Ugo Gregoretti avrebbe voluto continuare la collaborazione con l’Attore oltre il primo film Le belle famiglie del 1964, in cui Totò, o meglio, Antonio De Curtis, è presente in uno dei quattro episodi che lo compongono: Amare è un po’ morire, assieme ad altri grandi attori: Sandra Milo, Jean Rochefort ed Adolfo Celi.
Le belle famiglie, purtroppo, fu subito stroncato da ingiuste critiche che ne decretarono un fallimento immeritato.
Il film, seguendo la dissacratoria ironia tipica del regista e ben adatta agli interpreti scelti, è un prodotto ancor oggi gradevolissimo e soprattutto, per quasi tutti gli episodi, ancor molto attuale e godibile. Oggi l’ostacolo sarebbe prevalentemente l’essere stato girato ancora in bianco e nero.
 
Le belle famiglie: i quattro episodi
 
L’idea di fondo de Le belle famiglie, illustrata nei quattro episodi, è la lettura ironica di alcuni comportamenti tipici della famiglia in Italia.
Il primo episodio de Le belle famiglie , ”Il Principe Azzurro”, vede una giovane Annie Girardot nei panni di una povera ragazza siciliana, vessata dal maschilismo imperante tra le mura di casa.
La ragazza, posta davanti alla scelta: nozze con uomo che ripugna o convento di clausura, obbedendo alle direttive paterne, ma così facendo, destabilizzando per sempre il maschilismo e il ruolo di comando del padre, sceglie la clausura, le cui pratiche e rinunzie le appaiono rosee prospettive al confronto della vita fino ad allora condotta nella casa paterna.
Il secondo episodio de Le belle famiglie, interpretato da un Nanni Loy dall’aplomb anglosassone, è bellissimo e verte sui gusti sessuali di una coppia che paiono, alla fine, convergere sull’esotismo di un cameriere vietnamita “Bastardo della Regina”.
Il terzo episodio: “La Cernia” traccia un graffiante confronto tra una coppia nostrana e una di altissimi teutonici. Dall’analisi emerge la piccolezza dell’ideale del maschio italiano che non è neppure la conquista, quanto, piuttosto, il fare “becco” ‘altro, non essendo in grado di accettare l’alternanza delle “corna” nel gioco dei tradimenti, che, nella sua trionfante ignoranza, crede di essere l’unico a saper condurre.
Infine il quarto episodio de Le belle famiglie, Amare è un po’ morire, il più forte, soprattutto per la tematica dissacrante, tutta impersonata in una Sandra Milo appropriatissima in un ruolo di moglie/amante per lei inedito nella chiave assistenzialistica in cui è proposto.
In questo episodio Gregoretti ha individuato Antonio De Curtis per interpretare il protagonista, Filiberto Comanducci, marito di Esmeralda. Un ruolo che, tanto per la malattia arteriosclerotica, quanto per la situazione di uomo tradito, avrebbe potuto, con facilità, divenire una macchietta delle più ridanciane e volgari.
L’attore ha saputo invece comprendere le intenzioni del regista, che gli proponeva uno dei ruoli migliori di quanti gliene proponessero in quegli anni.
I ricordi di Gregoretti ci fanno subito capire come andò. Il regista, che conosceva personalmente l’attore, gli aveva accennato a questo ruolo, ottenendone da subito un diniego.
Gregoretti, sicuro di volere quell’attore, attuò allora una strategia: ottenere l’assenso dell’Attore alla partecipazione a Le belle famiglie come favore tra pari appartenenti ad una medesima koinè cultural/aristocratica, percorrendo una via particolarmente attraente per l’attore.
Pertanto, trovandosi invitato a casa De Curtis, dove era sempre ben accolto anche per essere sua moglie appartenente ad una nobile e antica famiglia, durante la conversazione lasciò casualmente “cadere” alcuni particolari che evidenziavano che anche la propria madre aveva analoghe nobili ascendenze.
Dato all’Attore il tempo di digerire, e verificare, con testi araldici della sua biblioteca, la veridicità di tali informazioni, la conversazione riprese veleggiando liberamente verso un accordo per la partecipazione del Principe alla pellicola, ormai vista come una cortesia tra aristocratici.
 
foto002Le belle famiglie: l'interpretazione di Totò
 
L’interpretazione di Antonio De Curtis in Le belle famiglie è bellissima, senza gli “abiti da lavoro” del suo personaggio Totò, il Principe ci mostra il suo viso bello e intelligente che, con misura, come un attore anglosassone sulle tavole dell’Old Vic, tratteggia finemente e con una surreale ironia, priva di equivoci o doppi sensi, un ruolo maschile, che avrebbe potuto con facilità trasformarsi in un “Cocù” da vaudeville, dandogli invece una caratura lunare e un pallore che lo rendono ancor oggi fresco e attuale.
Totò e Sandra Milo nella scena della cyclette ne Le belle famiglie Totò e Sandra Milo nella scena della cyclette ne Le belle famiglie La descrizione dell’incidente occorso a Filiberto in sella alla sua cyclette, investito da un comò è degno di Alec Guiness agente del controspionaggio britannico, che disegna piani di armi segrete copiando il libretto d’istruzione dell’aspirapolvere.
Si sente la presenza di Gregoretti, ma il Principe, che ha fatto suo il punto di vista della regia, agisce in tutto e per tutto in piena autonomia.
Ricorda ancora Gregoretti che l’attore arrivava sul set non prima delle 11,30, attorniato da camerieri e assistenti che gli stavano intorno chiamandolo “Principe” o “Altezza”. Totò era già praticamente cieco, aveva perso la vista ad un occhio fin dal 1938 e nel 1957, a Palermo, in tourneè ebbe la prima avvisaglia della malattia che in breve lo avrebbe reso cieco.
Di questa grave sofferenza erano a conoscenza poche persone.
La testimonianza di Gregoretti è precisa; il Principe giungeva accompagnato da persone di fiducia sul set. Ascoltava ciò che accadeva attorno a lui e, chiamato in scena, vi entrava perfettamente ”Come se avesse un radar a guidarlo”.
Questo set fu particolarmente diversificato nei luoghi di azione e l’Attore si faceva approntare dei veri e propri Pic-Nic, nelle pause della lavorazione, aristocraticamente gestiti dal personale che lo accompagnava e che gli serviva raffinati bocconi con porcellane e posate. Spesso, ricorda Gregoretti, che con signorilità il Principe lo chiamava e gli offrriva un goloso boccone dicendo: “gradite un puparuolo?”.
 
Le belle famiglie: la trama dell'episodio Amare è un po' morire
 
Amare è un po’ morire, quarto e ultimo episodio de Le le belle famiglie, narra di Esmeralda che si divide tra l’assistenza al marito, sofferente di attacchi di arteriosclerosi, e quella prodigata all’amante, Osvaldo, affetto da problemi urinari.
La donna conserva in un cofanetto chiuso a chiave, non le lettere d’amore di Filiberto e di Osvaldo, ma bensì le ricette dei medicinali di cui essa è dispensatrice.
Per svagare i suoi uomini sofferenti, li porta in campagna; ma al posto del cestino con i cibi fa scorta in farmacia di specialità e, addirittura, di una nuovissima siringa a pistola, costosa ma infallibile!
Ma, improvvisamente, ambedue gli ammalati, guariscono.
Sandra Milo, Esmeralda, e Adolfo Celi, il Prof.La Porta, ne Le belle famiglie Sandra Milo, Esmeralda, e Adolfo Celi, il Prof.La Porta, ne Le belle famiglie
Esmeralda accusa pesantemente il colpo e assimila le guarigioni come tradimenti amorosi che tenta di superare ubriacandosi. Filiberto e Osvaldo, coalizzati dal comune affetto per la donna, chiamano nuovamente il Professor La Porta, il “loro” medico, interpretato da Adolfo Celi.
Questi, già respinto da Esmeralda poiché perfettamente sano, allontanandosi bruscamente, poiché nuovamente respinto, rimane vittima di un gravissimo incidente; Esmeralda richiamata da questo evento vive così un nuovo amore, sicuro, poiché le menomazioni del professore non sono passibili di guarigioni.
Questi 35 minuti di pellicola non possono essere trascurati dagli appassionati del Principe, che hanno in quest’episodio la possibilità di godere l’Attore amato in una bella interpretazione che ci lascia orfani di una produzione cinematografica del Principe che avrebbe potuto essere e che non è stata.
Gregoretti medesimo pensava ancora al Principe per uno dei personaggi del circolo Pickwik che poi affidò, dopo la morte di Totò, a Tino Buazzelli.
Non possiamo ancora una volta che dispiacerci, così come Franca Faldini ha ricordato, che la morte abbia colto il Principe prima che potesse interpretare, diretto da Pier Paolo Pasolini, un film totalmente muto, basato solo sulla comunicazione dell’espressività del volto e del corpo dell’Attore.
 
Emanuela Catalan dal sito http://www.quicampania.it/

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1964-Le bella famiglie 01 Il castello nel quale Maria (Girardot) sogna di esser trasportata dal principe azzurro sorge “magicamente” come un vero ecomostro sulle rive delle celebri cascate di Monte Gelato di cui QUI TROVATE LO SPECIALE 
   
  
  EPISODIO "AMARE E’ UN PO’ MORIRE" 

La villa dove abitano l’industriale Filiberto Comanducci (Totò) e la moglie Esmeralda (Milo) è il Casal dei Pazzi, situato in Via Giovanni Zanardini a Roma.

Inquadrata prevalentemente in interni, viene ripresa esternamente quando il professor Della Porta (Celi), medico curante di Filiberto, lascia infuriato l’abitazione, dopo che Esmeralda – pur ammettendo d’amarlo – aveva respinto le sue avances perché preferiva una persona bisognose di cure “mediche” mentre il dottore era sanissimo.

  Accecato dall’ira, il professore esce sparato dal vialetto d’accesso della villa, scontrandosi con camion che transitava su Via Zanardini, involontariamente trasformandosi in quello che bramava Esmeralda, un paziente tutto da curare e coccolare. 
   
  Il cancello visto dalla strada

EPISODIO "LA CERNIA"
Il piazzale dove Luigi (Anthony) viene scaricato dalla sua ragazza Camilla è Piazzale del Faro a Fiumicino (Roma)

   

EPISODIO "AMARE E’ UN PO’ MORIRE"
L’azienda di elettrodomestici Ignis diretta da Filiberto Comanducci (Totò) era una delle palazzine degli stabilimenti discografici RCA e che oggi ospitano il Centro DECA, situato in Via di Sant’Alessandro 7 a Roma e visto anche ne Il nemico di mia moglie (1959). Il fotogramma è ripreso dal grande raccordo anulare, dal quale oggi lo stabile è visibile solo parzialmente in seguito alla costruzione degli altri edifici del complesso...

  

...ma grazie al 45° possiamo stabile con assoluta certezza che il posto è quello

   
  EPISODIO "AMARE E’ UN PO’ MORIRE" 

L’ippodromo dove il marchese Osvaldo (Rochefort), l’amante di Esmeralda (Milo), si impone in un concorso ippico è quello di Piazza di Siena, situato nel parco di Villa Borghese a Roma

  
L’edificio evidenziato con A è la Casina di Raffaello  
   
  EPISODIO "IL BASTARDO DELLA REGINA" 

La palazzina nel nord Italia dove vivono Uberto (Loy) e la moglie Carla (Andersen) si trova in realtà a Roma, in un complesso residenziale situato in Via della Camilluccia. Grazie a Mauro per fotogrammi e descrizione. La piscina del complesso

   
  La palazzina dove abitano Nanni Loy e gentile signora
   
  La palazzina gemella antistante vista dal balcone di casa Loy
  EPISODIO "AMARE E' UN PO' MORIRE" 

Il parcheggio dove Esmeralda (Milo) si ferma a fare acquisti in una farmacia mentre il marito (Toto) attende in auto è in Largo di Vigna Stelluti a Roma. Notare una farmacia tuttora esistente (che però non è quella in cui entra la Milo)

  Qui un controcampo che conferma la location
La Milo nell'immagine qui sotto esce di campo sulla destra, lasciando intendere di provenire dal palazzo alle sue spalle, ma in realtà non la si vede entrare, per cui si simmagina solo, che la farmacia sia questa... 
 EPISODIO "IL PRINCIPE AZZURRO" 

Il convento nel quale Maria (Girardot) prende i voti, pur di non sposare l’uomo impostole dal padre, nella finzione si trova in Sicilia ma, in realtà, è il castello di Campolattaro, situato in Via Palazzo a Campolattaro (Benevento)

Le Locandine


Cine Toto

LA VIDEOTECA