Daniele Palmesi, Federico Clemente Apr 2014

LA MANDRAGOLA

1965



Incasso lire 624.572.000 - Spettatori 2.368.495

Scheda del film

Titolo originale La mandragola
Paese Italia, Francia - Anno 1965 - Durata 97 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Alberto Lattuada - Soggetto Niccolò Machiavelli - Sceneggiatura Alberto Lattuada, Luigi Magni, Stefano Strucchi - Produttore Alfredo Bini - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Nino Baragli - Musiche Gino Marinuzzi Jr. - Scenografia Carlo Egidi, Umberto Turco - Costumi Danilo Donati 

Philippe Leroy: Callimaco - Rosanna Schiaffino: Lucrezia - Romolo Valli: messer Nicia - Totò: Fra' Timoteo - Jean-Claude Brialy: Ligurio - Nilla Pizzi: Sostrata - Armando Bandini: Siro - Jacques Herlin: il predicatore

Soggetto, Critica & Curiosità

1965-la-mandragolaSoggetto

La trama è esattamente la stessa della commedia teatrale, sebbene vi siano state aggiunte delle scene o le stesse siano state rese in maniera differente rispetto al corpus originario.
Nel corso di un lungo soggiorno a Parigi, il giovane Callimaco viene a sapere dall'amico Cammillo Calfucci della bellezza di Lucrezia, sposata da quattro anni con il ricco quanto sciocco notaio Nicia Calfucci, da cui non riesce ad avere figli. Tornato a Firenze, egli vede per la prima volta e si innamora della donna, che tenta di incontrare e sedurre ma senza successo. Ad aiutarlo nell'impresa, oltre al suo servo Siro, è il parassita Ligurio, che ha una grossa influenza su Nicia; Ligurio consiglia Callimaco di fingersi dottore e di convincere il notaio di far bere alla moglie un infuso di mandragola, in grado di curare la sua presunta sterilità (è infatti Nicia ad essere impotente). Questa magica cura ha però una controindicazione: chi avrà il primo rapporto sessuale con la donna verrà infettato dal veleno della mandragola e morirà entro otto giorni. Per ovviare al problema e al contempo proteggere l'onore di Nicia, basterà farla incontrare di nascosto con il primo "garzonaccio" di strada, che assorbirà tutto il veleno mortale.
Persuaso Nicia, rimane solo di convincere Lucrezia, che non acconsentirà mai visto il suo carattere pio e devoto. Interverranno questa volta anche la madre Sostrata e il frate Timoteo, che giocando proprio sulla sua devozione cristiana - importante drammaturgicamente la citazione biblica di Lot e le figlie - la convinceranno alla "cura". Quella notte Callimaco si travestirà da mendicante e verrà portato dal marito stesso nelle braccia della moglie, che non si accontenterà di questo fugace incontro ma vorrà reiterarlo nel tempo a venire.

 

Critica e curiosità

L'antefatto della vicenda e la discussione tra Callimaco e Cammillo sulle donne francesi ed italiane sono rappresentati all'inizio del film, mentre nell'opera teatrale sono raccontati nella scena I dell'atto I da Callimaco. Lo stesso vale per altri avvenimenti fuori scena, come il dialogo tra Sostrata e Nicia e la notte di Callimaco e Lucrezia
Il primo incontro tra Callimaco e Ligurio era antecedente all'inizio della vicenda nell'opera teatrale, mentre nel film avviene quasi a metà dell'opera
Dopo un'ora di bagno nel pepe indiano, Lucrezia esce esasperata dalla tinozza e dice scherzosamente al marito di rimanere dentro al suo posto, aggiungendo ironicamente che magari sarà lui a divenir pregno. Poco dopo Ligurio stesso conferma altrettanto ironicamente la validità dell'asserzione della donna, mettendolo in parallelo con lo sciocco Calandrino della terza novella della nona giornata del Decamerone. Questo riferimento al capolavoro di Boccaccio è totalmente assente nell'opera originaria
Nel film vi è un riferimento all'altra commedia di Machiavelli, la Clizia, che un banditore di piazza pubblicizza il giorno stesso dell'arrivo di Callimaco a Firenze. Questo riferimento è però erroneo, in quanto la Clizia è stata messa in scena per la prima volta nel 1525, precisamente venticinque anni dopo dall'inizio della vicenda
Fra' Timoteo non è di origini fiorentine come voleva l'opera teatrale, ma napoletana, in onore alle origini di Totò
Il film presenta numerose scene girate a Urbino (PU) e ad Urbania (PU).
Le scene all'interno del convento sono state girate clandestinamente e molto velocemente, in quanto l'arcivescovo di Urbino, appena saputo delle riprese del film, ha intimato alla produzione di stare alla larga dal convento e limitato il loro campo di azione alla città ed alla campagna.


La Mandragola 05-logoTrasposizione cinematografica della Mandragola di Machiavelli. Girato nelle vicinanze di Urbino nella primavera del 1965 in una decina di settimane. La produzione ebbe non pochi problemi con l'arcivesovo di Urbino che venuto a conoscenza del contenuto del film proibì loro di continuare le riprese nel convento. Totò è fra Timoteo frate di origini napoletane e non fiorentine come nella commedia originale. Interpreta solo alcune scene, e quella del monologo nella cripta con le mummie, della durata di due minuti e mezzo, non viene inserita in fase di montaggio perche' a detta del produttore troppo vicina al finale del film (o forse per non avere guai con la censura dal momento che la scena nella cripta era avvenuta senza autorizzazione) e solo molti anni dopo una parte di quella sequenza è stata inserita nel film grazie a Lattuada.

Scriveva Alberico Sala:

" [..] Ma l'invenzione più gradita [..] è quella di Fra' Timoteo, complice indispensabile dell'intrigo, interpretato da Totò. Stranulato e scaltrissimo, pronto a tutto, ma sempre nell'ombra almeno d'un versetto della Bibbia, Timoteo-Totò è un personaggio di estrosa vis-comica, che impegna le risorse più genuine di questo grande attore [..] ".

E Ugo Casiraghi:

" [..] Così, è stata un'ottima idea quella di affidare il personaggio del frate mal vissuto a Totò, la cui esuberanza macchiettistica viene qui perfettamente bilanciata dal fatto che l'attore più fantasioso deve rispettare il testo del proprio personaggio più fedelmente degli altri [..] ".

Gian Luigi Rondi Il Tempo

"La più grande commedia della storia letteraria d’Italia” Così Bontempelli sulla Mandragola. È vero, una “grande commedia”; il suo autore, però, Niccolò Machiavelli, era un filosofo e, in definitiva, un moralista che, anche quando, nel Principe, sembra codificare la scienza della ragion di stato anteponendola a tutto, lo fa con dolorosa amarezza, rattristato da un’epoca in cui la politica e i suoi giochi meschini l’hanno intimamente deluso. Questo moralista, se accetta e se, forse, in apparenza sublima le virtù dell’inganno quando son rivolte a un fine alto e glorioso, quando il fine è umile, basso, o addirittura ignobile vi scorge tutti i vizi della frode e vi guarda senza più nessuna approvazione, anzi con deciso biasimo, dall’alto di un disprezzo che in lui, caustico e fiorentino, umanista e uomo di penna, si manifesta soprattutto in chiave di satira: la chiave “vera” della Mandragola."

Alberto Anile

"L'uomo della rivalutazione di Totò si chiama Alfredo Bini; un produttore appassionato, colto, disposto a rischiare e a sperimentare. È lui che produce La mandragola e Uccellacci e uccellini, i due film che riporteranno su Totò lo sguardo annoiato degli intellettuali. Bini aveva conosciuto Antonio de Curtis all'epoca di La legge è legge (1957), interpretato con Fernandel. «Nel '65» ricostruisce oggi l'ex produttore, «Pasolini e io proponemmo alla Rai di fare una collana di teatro con sessanta titoli, tutto il teatro mediterraneo da Eschilo e Sofocle, fino a Verga e Pirandello, D'Annunzio compreso."


Così la stampa dell'epoca

Scene aggiuntive e riconoscimenti

La Mandragola 04-logoLa predica: Un frate predica veementemente contro il peccato di lussuria e la corruzione della carne, con le divertenti reazioni di un macellaio ed un vecchio moribondo.
Le terme: Callimaco viene a sapere da Siro che Lucrezia è solita andare alle terme ogni venerdì pomeriggio e fare il bagno nuda. Il giovane vi si reca e paga il bagnino Ugolino per accedere ad un corridoio segreto che separa i bagni degli uomini e quello delle donne, con tanto di buchi nel muro per i guardoni. La nudità di Lucrezia causa tanta ilarità nei bagnanti che essi finiscono per sfondare la parete, finendo dritti nel bagno delle donne
Le cure mediche: Contrariamente a quanto avviene nell'opera teatrale, vengono rappresentati gli strambi tentativi per guarire Lucrezia dalla sterilità, quali il sasso bollente o il bagno nel pepe indiano.
L'androgino: Per evidenziare la credulità della gente comune a cui Nicia appartiene, Lattuada rappresenta il falso miracolo di una donna trasformata per metà in uomo da Dio per salvarla da uno stupratore. Questo falso miracolo è in realtà l'inganno di un truffatore per estorcere denaro dalla folla
Il negromante: L'idea di Ligurio di utilizzare la storia della mandragola è giustificata nel film dall'incontro in campagna con un negromante, che estrae la pianta e ne descrive le virtù terapeutiche e magiche
L'urina di Lucrezia: Svuotata erroneamente l'ampolla di urina per le analisi mediche, Callimaco la utilizza per dare maggiore credibilità a Nicia assaggiandone il nuovo contenuto: del vino di cattiva annata versato poco prima da Siro
Il ritrovamento: Prima dell'incontro con fra Timoteo, Lucrezia e Sostrata assistono al ritrovamento di una statua di Apollo. Questa scena mette in risalto il tema del corpo come scoperta e miglioramento dell'individuo contrapposto alla condanna cristiana del corpo come peccato
Il poeta e l'incappucciato: Il conflitto amoroso della scena IV dell'atto IV viene ad essere sostituito da una scena giocosa che contempla la presa in giro di un rimatore di piazza ed un povero incappucciato, che crede essere il destinatario dei trecento fiorini per fra' Timoteo
Totò e i teschi: Fra' Timoteo scende nelle catacombe ove sono conservati i suoi vecchi fratelli, a cui parla ed accende diverse candele. Questa scena - della durata originaria di due minuti e mezzo - è stata inizialmente scartata in fase di montaggio e poi reinserita molti anni dopo in forma ridotta.
La notte del travestimento: Se nell'opera teatrale il "rapimento" di Callimaco avviene senza problemi, nel film passa attraverso due incidenti: l'aggressione ad un passante e l'incontro col bargello, che viene evitato facendo credere Callimaco un indemoniato.

Premi e riconoscimenti

1967 - Premi Oscar
Nomination Oscar ai migliori costumi a Danilo Donati
1966 - David di Donatello
Targa d'oro a Rosanna Schiaffino
1966 - Nastro d'argento
Nomination Migliore attrice protagonista a Rosanna Schiaffino
Nomination Migliore attore non protagonista a Totò
Nomination Migliore attore non protagonista a Romolo Valli

A casa de Curtis si discute del copione

Immagini dal set e foto di scena

IMMAGINI DAL SET E FOTO DI SCENA

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
  1965 La mandragola 01
  13 aprile 2012 ore 07:19

Il muro del palazzo dove abita Lucrezia (Schiaffino) e dal quale salta Callimaco (Leroy) dopo aver spiato la donna mentre questa usciva di casa nella finzione è a Firenze mentre nella realtà si trovava in Via Santa Chiara ad Urbino (Pesaro-Urbino). Demolito, oggi al suo posto c’è il lato di Piazza Pompeo Gherardi aperto su Via Santa Chiara.
Fra i tre fotogrammi non ci sono stacchi; la chiesa che si vede sullo sfondo dell'ultimo oggi non si nota perchè nascosta dalla vegetazione.

 1965 La mandragola 02
 1965 La mandragola 03 1965 La mandragola 04 
Infine segnalo che il muro non è posticcio, perchè il primo fotogramma evidenzia dei mattoni posti a cavallo del muro e del palazzo con la porta B  
 1965 La mandragola 02  1965 La mandragola 02
La piazza di Firenze dove avviene il finto rapimento di Callimaco (Leroy), travestitosi da mendicante per far credere a messer Nicia (Valli) che a congiungersi con la moglie Lucrezia (Schiaffino) sarebbe stato un pezzente e non Callimaco stesso è Piazza San Pellegrino a Viterbo
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Nella stessa piazza, ripresa dalla prospettiva opposta, è stata girata una scena secondaria, la predica in piazza alla quale assistono anche Lucrezia e Callimaco.
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  La piazza fiorentina dove, il mattino successivo la fatidica notte di sesso tra Callimaco (Leroy) e Lucrezia (Schiaffino), il baldo giovanotto ritrova la donna assieme al marito messer Nicia (Valli), che lo ringrazierà per aver guarito la moglie dalla sterilità è Piazza Duca Federico ad Urbino (Pesaro-Urbino). Leroy attendeva l’arrivo di messer Nicia e dei congiunti sotto il porticato del duomo (A)
   

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