OPERAZIONE SAN GENNARO

1966



Incasso lire 1.542.756.000 - Spettatori 5.407.487

Detti & contraddetti

Quì a Napoli la gente campa ancora di miracoli.
Per avere una grazia da San Gennaro bisogna parlargli da uomo a uomo.

Don Vincenzo

Scheda del film

Titolo originale Operazione San Gennaro
Paese Italia, Francia, Germania Ovest - Anno 1966 - Durata 98 min - Colore - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Dino Risi - Soggetto Ennio De Concini, Dino Risi - Sceneggiatura Ennio De Concini, Dino Risi, Adriano Baracco, Nino Manfredi - Produttore Turi Vasile per Ultra Film - Roma / Lyre - Paris / Roxy Film - Munchen - Distribuzione (Italia) Interfilm - Fotografia Aldo Tonti - Montaggio Francio Fraticelli - Musiche Armando Trovajoli - Scenografia Luigi Scaccianoce


Nino Manfredi: Armanduccio Girasole detto Dudù - Harry Guardino: Jack - Mario Adorf: Sciascillo - Senta Berger: Maggie - Totò: Don Vincenzo "O fenomeno" - Ralph Wolter: Frank - Pinuccio Ardia: Il "Barone" - Ugo Fangareggi: Agonia - Dante Maggio: Il "capitano" - Enzo Cannavale: Gaetano, secondino - Vittoria Crispo: Mamma Assunta - Claudine Auger: Concettina - Giovanni Druti: L'Arcivescovo Aloisio - Solvi Stubing: La suora - Donatella Gambini: La figlia di Gaetano - Liana Del Balzo - Jean Louis

Soggetto, Critica & Curiosità

1966-operazione san gennaroSoggetto 

Jack, Maggie e Frank sono tre ladri statunitensi, giunti a Napoli per rubare il tesoro di san Gennaro.
Senza svelare i loro piani, i tre chiedono aiuto a una vecchia gloria nel campo dei furti, don Vincenzo, detto "'o Fenomeno", che però è in galera (sebbene goda di una grande autorità tra gli altri detenuti e tra i secondini) e consiglia quindi ai tre di rivolgersi ad Armandino Girasole, detto "Dudú". Questi è a capo di una sgangherata banda composta da Ciccillo, suo assistente, il "Barone", un uomo con il cuore a destra, "Agonia", guidatore di carri funebri e il "Capitano", il "tecnico" della squadra. Inizialmente Jack non informa Dudú delle sue reali intenzioni, ma gli chiede soltanto un aiuto per realizzare un grosso colpo.
Il primo tentativo fallisce miseramente sul nascere perché, dopo che Dudú si trattiene per ore a una festa di matrimonio, la banda, coinvolta nei festeggiamenti, perde il bulimico Frank, che muore per indigestione in seguito a un'abbuffata di cozze. Con la morte di Frank, Jack è costretto ad informare Dudú del suo piano: impadronirsi del leggendario tesoro, del valore di 30 miliardi di lire. Dudú e la sua banda tentennano davanti a una proposta che non solo è difficile da attuare, ma appare anche sacrilega. Decidono cosí di chiedere il permesso al santo, interpretando come un suo assenso un raggio di Sole che, dopo la pioggia, ne illumina la statua. Le intenzioni di Dudú sono comunque sublimate dal desiderio di tenere tutto il tesoro per sé e usarne una parte per portare benefici alla città. Egli propone all'americano di effettuare il colpo durante la serata finale del Festival di Napoli, per poter approfittare così di una città semideserta e distratta dall'attesissima manifestazione canora.
Alla data stabilita la banda si rimette in azione. Agonia e il "Capitano" (che ha preso il posto di Jack come tecnico della banda) si aprono un varco nelle fogne con dei modernissimi laser, apparecchi a ultrasuoni ed esplosivo, ma, per via della soffiata di un uomo con il braccio ingessato, che vuole vendicarsi per essere stato escluso dal colpo, la polizia si trova nella zona dell'esplosione e li arresta. Dudú, Jack e Maggie, dopo aver oltrepassato con un rudimentale espediente un muro e dei fili elettrici, si ritrovano bloccati nella cripta della chiesa del tesoro e, in un gesto di rabbia, Jack picchia i pugni sul muro, udendo qualcuno che dice "avanti" e accorgendosi che c'è una porta. Entrano e trovano Ciccillo, che spiega di essere entrato tranquillamente dalla porta della chiesa che il custode ha dimenticato aperta. Riescono a impossessarsi rocambolescamente del tesoro protetto da un cristallo antiproiettile, ma poco dopo Jack e Maggie traggono in inganno Dudú e fuggono con il bottino. Dopo uno sgangherato inseguimento tra le vie e budelli del centro, la donna, per non dover spartire il malloppo, uccide Jack e ne fa precipitare l'auto in mare.
Dudù e Ciccillo assistono al recupero dell'auto dalle acque del porto, convinti che tutti e due siano finiti a mare con il tesoro, ma poco dopo vengono a sapere da Concettina, la fidanzata di Dudú, che Maggie non è morta e sta anzi per partire dall'aeroporto di Capodichino. Con una folle corsa in auto fra i vicoli di Napoli, Dudú raggiunge l'aeroporto e appena prima della partenza riesce letteralmente a strappare il tesoro che Maggie si è cucita addosso. Nulla può però contro mamma Assunta, la madre adottiva infuriata per il furto sacrilego, che coinvolge addirittura l'arcivescovo di Napoli. Sarà quest'ultimo a prelevarlo personalmente all'aeroporto e a condurlo con la sua auto in mezzo alla folla in festa per la processione di San Gennaro. Dudù tenta all'ultimo momento di sottrarsi con la borsa contenente il bottino ma, stretto dalla folla e scambiato da tutti come l'eroico salvatore del tesoro, non può far altro che restituirlo alla città.

Critica e curiosità 

Il film è improntato a un tipico stile da commedia all'italiana, e fa il verso al filone, in voga all'epoca, dei film sui colpi perfetti organizzati scientificamente (caper movie). Si può dire che per certi versi rappresenti una sorta di versione napoletana de I soliti ignoti, di qualche anno precedente, pur con un andamento della trama completamente diverso. Anche qui, infatti, una banda raccolta alla meno peggio, composta da elementi tutt'altro che professionisti, si getta in un'impresa decisamente superiore alle proprie capacità. La differenza sta nel fatto che, dopo varie situazioni rocambolesche e grottesche, il colpo riesce; la banda si impadronisce del tesoro ma, con un finale a sorpresa e didascalico, alla fine il tesoro è loro malgrado restituito e addirittura il capobanda finisce per essere considerato l'eroe che ha sventato il furto. E anche in questo caso, come nel film di Monicelli, la banda fa ricorso ad un vecchio esperto del settore, interpretato, come ne I soliti ignoti, da Totò. Un brillante Nino Manfredi, che si avviava alla sua più felice maturità artistica, dà una egregia prova di sé, attorniato da attori di livello, come Senta Berger, Mario Adorf, oltre allo stesso Totò. La partecipazione di Totò al film è ridotta a cinque piccole scene, cinque piccoli camei per un attore vecchio, stanco e praticamente cieco.Per gli esterni girati a Napoli rifiutò dalla produzione la diaria, compenso in denaro che si dava agli attori quando erano costretti a girare fuori sede, per lui napoletano verace che girava un film nella sua città era inconcepibile percepire quei soldi.

Concettina: [Cercando un pretesto per vedere Dudù] Dudù, oggi Mamma Assunta fa le melanzane, vuole sapere se ti piacciono con le alici o col formaggio piccante.
Dudù: Le melanzane?
Concettina: Vabbè, c'ho dico.
Jack: L'appuntamento è qui all'una di notte in punto.
Il capitano: All'una di notte?
Il barone: Alle venticinque.
Passante: Hey voi! Voi! Dove andate? Non si può, il palazzo è pericolante.
Il capitano: Ma noi ci abitiamo.
Passante: Ah, scusate.
Mamma Assunta: [A Dudù] Io non ti voglio vedere più. Già tu non sei napoletano verace: tua madre era austriaca! E pure nu poco mignotta!
Sciascillo: Pure la mia.
Dudù: Tua madre era austriaca?
Sciascillo: No, nu poco mignotta!
 
Le canzoni presentate al Festival di Napoli dell'anno cui si riferisce il film (1966), che è possibile ascoltare come sottofondo in alcune scene sono:
Ma pecché, cantata da Iva Zanicchi;
Ce vo' tiempo, cantata da Peppino Di Capri;
'A pizza, cantata da Aurelio Fierro in coppia con Giorgio Gaber.
Per la cronaca, a vincere il festival di quell'anno fu Bella, cantata da Sergio Bruni e Robertino, come annunciato con euforia da "Il barone". In realtà proprio sulle canzoni del Festival, nel film c'è un anacronismo, perché una delle canzoni (Ce vo' tiempo) non fu ammessa tra le finaliste, e quindi non avrebbe potuto essere trasmessa nella serata finale insieme alle altre due (che invece furono tra le finaliste).

Da un articolo senza firma sul Corriere della Sera:
" [..] C'è poco di propriamente originale nella struttura generale del racconto, che oltretutto ha i suoi momenti di fiacca [..]Gli attori sono spassosi, e più ancora le macchiette ( fra le quali giganteggia ovviamente Totò ) [..] ".

E Angelo Solmi:
" [..] Domina su ogni altro don Vincenzo 'o Fenomeno che, impersonato da Totò, dà al personaggio un'impronta di autentico realismo [..] ".

Alberto Anile
"Totò, che non può fare tutto, dice di sì almeno a Dino Risi, che gli offre una partecipazione in Operazione San Gennaro, una specie di Soliti ignoti in salsa napoletana. L'idea di assoldare Totò è proprio di Risi, ormai diventato uno degli alfieri della commedia all'italiana, e per l'attore è un nuovo importante riconoscimento dal cinema di serie A. Operazione San Gennaro era un film napoletano, era quasi naturale farlo interpretare a Totò» racconta oggi il regista. «Allora era difficile fargli fare film da protagonista perché era quasi cieco ma una piccola parte come quella di don Vincenzo poteva farla bene."

Così la stampa dell'epoca

Immagini dal set

IMMAGINI DAL SET E FOTO DI SCENA

Pillole di Totò

 
Antonio de Curtis a Napoli per le riprese del film "Operazione San Gennaro" esce dall'Hotel Excelsior
con il cappello indossato nel film per recarsi sul set. (proprietà di Federico Clemente)
 

Un ricordo di Felice Alfarano - "Uscito dall’Hotel Excelsior, salì in auto; io gli bussai sul finestrino, intenzionato a consegnargli una mia poesia, intitolata a Lui. Ma, vedendo la Faldini che mi salutava e lui, che invece guardava fisso, lo credetti un atto di indifferenza. Così, preso dalla rabbia, strappai la poesia a lui dedicata ed ispirata. Solo anni dopo, seppi che era diventato cieco, e capii che avevo interpretato male quel suo sguardo. 

 

Qualche giorno dopo l'inizio della lavorazione del film "Operazione San Gennaro", venne presentata a Totò la diaria prevista per le trasferte. Rifiutò indignato, apostrofando l'amministratore: «Come vi permettete dare la diaria a un napoletano come me?». L'amministratore imbarazzato: «Ma principe, lei sta lavorando fuori sede, il contratto prevede la diaria che le spetta nel modo più assoluto». Totò concluse, senza ammettere repliche: «Sarà, questa è la regola, ma io sono napoletano verace e nella mia città non posso avere la diaria»!

Analisi

La partecipazione di Totò

La partecipazione di Totò a Operazione San Gennaro è minimale; Totò è impegnato solo in cinque scene.
Nella prima, la più lunga e la più comica, Totò è a Poggioreale dove la fa da padrone, assistito da Gaetano, una fida guardia carceraria (Enzo Cannavale). Totò si muove nel carcere liberamente, si lamenta se il direttore utilizza il telefono impedendogli di fare telefonate, regala pacchetti di sigarette agli altri carcerati... Da ricordare uno scambio di battute con un carcerato che si mostra (giustamente...) adirato nei confronti della moglie che lo è venuto a salutare con un bimbo di pochi mesi, evidentemente di altro padre...:
Totò alla moglie: "Che bella creatura; e quanto tempo tiene questo giovanotto? "
La moglie: "Otto mesi, Don Vincè "
Totò, rivolgendosi al marito carcerato: "Otto mesi, e tu stai in galera da tre anni; se facevi la persona per bene, questo poteva essere figlio a te! "
La moglie: "Hai capito che ha detto Don Vincenzo? ".
Nella seconda scena, Totò partecipa a un matrimonio, usufruendo di un permesso.
E' accompagnato dal fido Gaetano-Cannavale ( "è giovane e si deve divertire! ").
Nella terza scena, Totò ascolta i dubbi di Dudù-Manfredi sul colpo al tesoro di San Gennaro e lo spinge a cercare di comprendere quale sia la volontà del Santo.
Nella quarta scena, di pochissimi secondi, assiste, al fianco del direttore del carcere, alla trasmissione in TV della finale del festival.
Nella quinta scena, chiamato di urgenza da Dudù, riesce a impartire ordini ai suoi uomini all'aeroporto di Capodichino, per far ritardare la partenza dell'aereo per gli Stati Uniti.
 
La pericolosisima banda di Dudù

Un po' come per la banda de I soliti ignoti, quella di Operazione San Gennaro rappresenta la risposta italiana, anzi napoletana, alle agguerritissime bande proposte dai film americani dell'epoca.
Anche in questo film, un'ampia parte della sceneggiatura è dedicata all'operazione di reclutamento dei componenti della banda; è una parte caratterizzata da una grandissima comicità!
Analizziamo la composizione della banda di Dudù: il collaboratore diretto del capo è Cercillo, l'equivalente del bandito "duro" dei film "seri"; grande e grosso, è sempre pronto ad eseguire gli ordini di Dudù; da ricordare la scena ambientata in una villa sulle colline di Pozzuoli, dove ha luogo il summit finale per l'organizzazione del colpo: Cercillo è incaricato di fare la "guardia" all'esterno della villa e di non far entrare nessuno; si addormenta e uno dopo l'altro entrano diversi personaggi della micro (ma molto micro...) criminalità partenopea alla ricerca di un posto nell'organizzazione del colpo da realizzare, colpo che Jack riteneva fosse segretissimo.
Abbiamo poi il Barone, distinto signore che vive partecipando, da invitato, a vari congressi medici: è infatto un caso medico rarissimo, ha il cuore a destra! Assicura la sua disponibilità per il colpo, a condizione che non avvenga a fine mese, quando deve partecipare a un congresso a Stoccolma, dove non è mai stato e dove "la trasferta è buona" (frase accompagnata da un gesto inequivocabile delle dita). Durante il summit già richiamato, chiede chiarimenti su come vestirsi per il colpo, in quanto "l'abito ha sempre la sua importanza".
Poi c'è Agonia, sicuramente il personaggio della banda meno caratterizzato. Di mestiere guida i carri funebri. Deve il suo nome al fisico particolarmente magro.
Più interessante la figura del Capitano: è il "tecnico" del gruppo; Dudù e Cercillo lo cercano allo stadio San Paolo, dove è impegnato a guidare il tifo di una curva incandescendente.
Sua una battuta che oggi sarebbe particolarmente di attualità, dopo le tante polemiche sull'Unità d'Italia: si sta giocando Napoli-Atalanta e Cercillo gli chiede di seguirlo perchè desiderato da Dudù; il Capitano chiede a Dudù di aspettare "quando facciamo quatt gol a sti Italiani!". Per la cronaca, poi segnerà Josè "coniglio" Altafini.
Durante il summit, si preoccupa perchè il colpo è previsto per l'una di notte, le venticinque..., e a quell'ora non c'è il filobus per portarlo al punto di ritrovo.
Si distingue anche perchè non può sincronizzzare il proprio orologio, come richiesto da Jack, perchè lo ha dovuto pegnorare.
Ricordiamo infine l'auto della banda, un'incredibile 600 Multipla!

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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  Nel rocambolesco inseguimento tra Dudù e gli americani, la Seicento multipla, con a bordo Dudù, trascinerà a terra tutti i panni stesi. Siamo in Via Piazza Larga a Napoli.
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  La villa dove Maggie tenta di sedurre Dudù e che è anche la base dove viene preparato il piano è l'unica villa che ha le dimensioni esatte del film e che può inquadrare il panorama con quello scoglio e sullo sfondo l'isola di Nisida (che nel fotogramnma si vede dietro alla A). Siamo sulla baia di Trentaremi a Napoli. Grazie a Nemesi per i fotogrammi chiarificatori. Qui sotto vediamo cerchiata in rosso la villa (davanti alla quale sta la donna)
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  A sinistra la zona vista dal satellite. Anche la conformazione della villa non lascia dubbi, nostante i tanti anni trascorsi dal film (si vedano il balcone, la ringhiera...)
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  Qui da più lontano
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  Il belvedere dove Dudù (Nino Manfredi) e la sua banda portano in processione San Gennaro nella scena finale del film è l'arcinoto Belvedere di Sant'Antonio a Posillipo in Via Felice Minucio a Napoli, già presente in molti altri film
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Il carcere in cui si trova Don Vincenzo (Totò) ha una doppia natura. Grazie a Nemesi per descrizione e fotogramma.

ESTERNI
Gli esterni del carcere sono in realtà l'ingresso del castello di Baia a Bacoli (NA). Qui vediamo gli americani arrivare in carrozza da Via Castello

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  Mentre questo è l'ingresso vero e proprio
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INTERNI
Gli interni del carcere sono invece, come ha scoperto Fedemelis, quelli dell'Istituto Vigna Pia in Via Filippo Tajani 50 a Roma e di cui QUI SOTTO TROVATE LO SPECIALE. Il confronto lo facciamo con il film La Piovra 2 (1985), al quale rimandiamo per la dimostrazione:

logodavi

SPECIALE: L'ISTITUTO VIGNA PIA

L'ISTITUTO DI VIGNA PIA FA PARTE DEI LUOGHI COMUNI DEL CINEMA ITALIANO (vedi Approfondimento relativo), ovvero di quelle location pluriutilizzate dal nostro cinema (di genere e non).

1966 Operazione Vigna 01L’interesse per questo grande salone rettangolare - caratterizzato da un corpo centrale libero, una serie di archetti bianchi lungo le pareti a sorreggere due file perpendicolari di ballatoi - nasce alcuni anni fa quando alcuni utenti del sito hanno cominciato ad avvistare quello che secondo la logica narrativa doveva essere un carcere (spacciato il più delle volte il Regina Coeli di Roma) oppure, in altri casi, un orfanotrofio e un istituto psichiatrico. Di che luogo si trattava? Le riprese in esterna del carcere immediatamente precedenti o successive le scene che lo riguardavano non erano di aiuto, nel senso che non erano coerenti con il salone. Tranne un solo caso, Ti ho sempre amato!, come vedremo più avanti.

LA RICERCA
I primi avvistamenti di questo particolare ambiente devono esser fatti risalire al tempo in cui si cercavano, nel maggio del 2008, le location del film Ladro Lui, ladra lei. Osservando gli interni del carcere che si vedono nel finale del film, Zender notò che assomigliavano molto a quelli del carcere minorile di San Michele (celebre ex penitenziario capitolino usatissimo al cinema e al cui SPECIALE vi rimandiamo per un approfondimento). Non erano tuttavia gli stessi, e inizialmente si ipotizzò potesse trattarsi di un'ala del carcere differente da quella che ormai avevamo imparato a riconoscere, pur se sempre localizzata nel medesimo complesso. Successivamente si credette che si potesse trattare del vero carcere di Regina Coeli, visto che le didascalie questo indicavano, molto spesso.


Tuttavia era strano pensare che una casa di pena così importante avesse prestato un intero braccio per le riprese di un film con tale frequenza. Nonostante la cosa fosse poco credibile mi procurai un volume fotografico del carcere (titolo: "Regina Coeli") nella speranza potesse contenere immagini coerenti con quelle mostrate nei vari film. Sfortunatamente il reportage fotografico di Pino Rampolla non soddisfaceva la mia domanda, così decisi di contattare l'autore del libro il quale, fotogrammi delle pellicole a nostra disposizione alla mano, non confermò né smentì che la location cercata fosse realmente il Regina Coeli.

Fin da principio, tra le altre, si era anche avanzata un'altra ipotesi: e se fossero gli studi della De Paolis? Alcuni film (non ultimo Il camorrista di Tornatore) dimostravano che era possibile ricreare un ambiente molto simile a quello del carcere del San Michele all'interno degli studi, tanto che proprio per i film girati al San Michele inizialmente pensavamo in molti fossero stati girati in un teatro di posa. Ma nel nostro caso anche questa ipotesi non ritrova riscontro; pensare che un set posticcio così grande fosse rimasto pressoché immutato nel corso di almeno tre decenni era quantomeno improbabile...


Nel frattempo, tra le varie segnalazioni di utenti che individuavano il carcere in altri film, ne giunge anche una per il film Ti ho sempre amato!, del 1953. Ebbene, in questo caso è Guru a segnalare che il famoso "carcere misterioso" è in questo film un orfanotrofio di cui si vede anche l'esterno! Ben pochi a questo punto potevano immaginare che si trattava dell'unica volta in cui davvero si poteva vedere l'esterno dell'istituto Vigna Pia! Si pensava fosse un esterno di comodo, in definitiva, uno dei tanti utilizzati per "coprire" interni girati altrove. Non era vero, ma questo l'avremmo scoperto solo in seguito alla certa localizzazione del posto, anche perché gli esterni, con una grande statua di Cristo oggi scomparsa, non erano certo facilmente rintracciabili...

Passa del tempo e arriviamo al 12 dicembre 2012: Fedemelis, un utente davinottico tra i più attivi, segnala un film che sarà il punto di svolta per la soluzione del rebus. Il titolo è Giallo napoletano e abbiamo con esso finalmente un'opera relativamente recente (1978) in grado di mostrarci come il posto sia ancora riconoscibile e inequivocabilmente lo stesso che stavamo cercando. Non ci penso due volte e contatto lo scenografo del film, Marco Dentici, Image il quale ricorda bene il posto ("un istituto religioso") ma non l'esatta collocazione (zona San Camillo).


Ancora troppo poco per stanare un "interno" di quel tipo e troppo ampia e imprecisa la zona di ricerca. Una seconda telefonata a distanza di qualche settimana è quella definitiva. Dentici ricorda qualche dettaglio in più: "Rispetto a piazzale della Radio si prende la Portuense e da lì sono circa 200 mt sulla sinistra. Dovrebbe essere qualcosa come via di Vigna Pia...". E così che domenica 3 febbraio 2013 mi reco all'istituto previo accordo telefonico con Padre Rocco, il superiore della comunità religiosa dal 2011, che mi concede con grande cortesia il privilegio di fotografare il famigerato salone. Si spalancano così le porte del paradiso.

LA STORIA
Vigna Pia (dall'ideatore papa Pio IX) è un istituto cattolico di Roma sito in via Filippo Tajani 50 nel quartiere Portuense di Roma. La storia dell'istituto ha origine nel lontano 1846: è papa Pio IX a volere una scuola di agraria (successivamente opera assistenziale). L'anno successivo viene inaugurata quella che un tempo fu Vigna Casoni, divenuta Vigna Pia dal nome del suo ideatore. Nel 1858 la sede - oramai ampliata fino al colle di Santa Passera - raggiunge l'estensione di 27 ettari. Il nuovo edificio centrale viene inaugurato ufficialmente nel 1868. Nel 1918 l’edificio di Vigna Pia viene affittato alle Suore Missionarie Francescane come collegio femminile. Oggi il complesso è sede di convitto e polisportiva giovanile. Il grande salone esiste ancora, seppure molto diverso da come appare nei tanti film. Da circa 20 anni funge infatti da atrio per la scuola americana ospitata dall’istituto con una biblioteca, una segreteria, delle teche di scienze naturali e altro ancora.

 

Testi: Travis (con piccole aggiunte di Zender) - Fotografie: Travis - Tavole: Zender

• Ecco l'elenco di film compresi nelle tavole sopra mostrate:

Ti ho sempre amato! (1953) - Ladro lui, ladra lei! (1958) - La marcia su Roma (1962) - Se permettete parliamo di donne (1964) - Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971) - Giallo napoletano (1978) - La piovra 2 (1985)

• Altri film non compresi nelle tavole e di cui trovate le immagini qui sotto:

Il bigamo (1955) - Noi siamo due evasi (1959) - Nella città l'inferno (1959) - Le quattro giornate di Napoli (1962) - Operazione San Gennaro (1966) - La bambolona (1969) - A pugni nudi (1974)

Le Locandine


LA VIDEOTECA