Daniele Palmesi, Federico Clemente Apr 2014

UCCELLACCI E UCCELLINI

1966



Incasso lire 173.036.000 - Spettatori 606.442

«L'assurdo Totò, l'umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò...»

Detti & contraddetti

A papà, a me me sa che la vita nun è niente.

Be', certo, la morte è tanta. Quando uno è morto, tutto quello che doveva fare l'ha bell'e fatto.

Ninetto a Totò

Beato sii per questo monno, che ce ponno campà tutti, pure quelli che non ponno.

Il "Cantico delle Creature" di Frate Ciccillo-Totò

Il mio paese si chiama Ideologia, io vengo dalla capitale, la città del futuro, abita a via Karl Marx 70 volte 7.

Il corvo

Ho letto delle sue opere, ma di persona l'ho conosciuto soltanto in occasione di questo film. So che è bravissimo e un intellettuale vero e profondo, non superficiale come molti altri. Non ho visto però gli altri suoi film, anche perché io vado poco al cinema... penso che sia meglio, perché non sapendo niente posso essere più fresco, più sensibile.
Sicuramente è un genio, io non so bene quello che vuole, però lo faccio perché sento che va bene.
Mi ha spiegato poco, mi ha spiegato volta per volta, cioè: «Io preferirei che tu facessi così, così e così». Ma non so che cosa ci sia prima e dopo non so cosa viene. (...) Se io debbo raccontare il film in ordine, da cima a fondo, non lo posso dire. Inoltre, quello che lui mi dice io faccio. Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione.
Questo Pasolini, pasolineggia un po' troppo. Stiamo a metà del film e non ho ancora capito che razza, che schifezza di film, stiamo facendo. Certe volte io gli prendo la mano, faccio a modo mio. Insomma, capisci, cerco di forzare la situazione. Ma lui urla, mi sgrida, mi strapazza, come se fossi un ragazzino. No, questo non lo devi fare, mi dice, ma io lo faccio lo stesso.
La regia di Pasolini è differente da tutte le altre. Pasolini, innanzi tutto, è un uomo intelligente, ma è anche un uomo pieno di fantasia, ha un metodo tutto suo per lavorare.
No, non mi lascia libero di recitare... Io ho sempre recitato per conto mio, improvvisando, dicendo cose che non erano scritte nel copione... alle volte sono state le migliori quelle battute così... Pasolini vuole che si faccia quello che dice lui.
Sono state scene faticose, molto faticose, camminare nel fango, nella melma, nelle sabbie mobili. Pasolini cerca a volte i posti più impensati, e del resto ha ragione lui perché poi i risultati son molto belli, non sono comuni. (...) Pensi che in una scena avevo soltanto un paio di zoccoli, un saio di sacco che lasciava passare vento e freddo con la tessitura così rada. Gli zoccoli sono duri e pesanti, e poi l'altro giorno, con la melma, ogni zoccolo pesava venti chili, impregnato di fango, di creta...
... e la trama non me la domanda?
Per la mia interpretazione ho ottenuto a Cannes la menzione d'onore al Festival, dovrei essere ampiamente soddisfatto; invece non lo sono. L'impegno guasta la comicità, la battuta non è più spontanea, nasconde sempre un secondo o un terzo o addirittura un quarto scopo e allora lo spettatore è costretto a pensare, a individuare il messaggio, a intendere il secondo o il terzo scopo... e non si diverte più. I moli drammatici sono piaciuti molto di più alla critica che al pubblico. Il pubblico ama Totò perché Totò fa ridere, perché lo aiuta a dimenticare i guai, le amarezze di tutti i giorni. Non vuole vedere Totò serio, impegnato in vicende drammatiche.
[Dopo il «Nastro d'argento» per Uccellacci e uccellini]
Ora sono attore sul serio, ma non abbandono la comicità.
Io sono un po' riluttante ai premi. A questo qui, questo del «Nastro d'argento», ci sono venuto volentieri, perché è un premio serio. È il secondo che prendo. L'altro l'ho vinto per Guardie e ladri, un film che oggi classificano un classico.
Io mi trovo benissimo. Infatti lui è contento di me. È la terza volta che lavoro con lui [Che cosa sono le nuvole, 1967]. (...) È un regista impegnato... è il suo genere, il suo stile. Io lo capisco, mi piace. Con gli altri registi è tutto più calmo, si corre meno, è più ordinaria amministrazione. Con lui no, con lui è un po' differente, perché lui è dinamico, pieno di vitalità, pieno di improvvisazione. È un uomo molto intelligente, un intellettuale, un poeta. Non credo di aver modificato il mio personaggio con lui. Io interpreto. Siccome credo di essere un attore quasi completo, quel che mi fa fare, faccio. La parte bisogna sentirla dentro, neH'animo, nello spirito, secondo quello che hai da fare. Un attore deve essere completo. Non deve saper fare solo una cosa. Non crede che sia così?
Certo, alla massa non può piacere, la massa va per divertirsi, va per ridere, quindi non vuol pensare, non vuole approfondire.
II 1966 è un anno storico, una pietra «emiliana» della mia carriera. Il Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici, molti dei quali probabilmente sono gli stessi che mi hanno denigrato per anni, mi assegna il «Nastro d'argento» per la mia interpretazione di "Uccellaci e uccellini". Qualcuno arriva a definirmi un grande attore e io quasi non ci credo. Forse in un caso così clamoroso di pentimento tardivo, bisognerebbe dire «meglio tardi che mai», ma lasciamo correre. Per l'occasione, ho composto una breve dichiarazione in cui esprimo la mia soddisfazione, ma anche altri sentimenti che ognuno potrà intendere a modo suo. Si tratta di quisquilie, pinzellacchere, buone per un epitaffio che in fondo è soltanto uno sberleffo finale: «Sono veramente lusingato e, perché no, un po' commosso, per questo ambito premio che mi arriva così, come si usa dire a Napoli, fra la capa e il cuollo, cioè tra testa e collo. Ringrazio sentitamente la giuria dei critici cinematografici che hanno avuto la bontà di assegnarmelo, ringrazio le autorità intervenute, ringrazio ancora S.E. l'onorevole Andreotti e, a prescindere da tutto quello che ho detto io, mi auguro che questo argenteo nastro mi sia di sprone a far meglio, se mi riesce. Ringrazio ancora una volta, faccio a tutti tanti auguri per il prossimo Natale e il Capodanno, auguri estensibili anche a tutto il Ferragosto.»

Antonio de Curtis

Scheda del film

Titolo originale Uccellacci e uccellini
Paese Italia - Anno 1966 - Durata 85 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia, grottesco - Regia Pier Paolo Pasolini - Soggetto Pier Paolo Pasolini - Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini - Produttore Alfredo Bini - Fotografia Tonino Delli Colli, Mario Bernardo - Montaggio Nino Baragli - Musiche Ennio Morricone - Scenografia Luigi Scaccianoce, Dante Ferretti


Totò: Innocenti Totò/Frate Ciccillo - Ninetto Davoli: Innocenti Ninetto/Frate Ninetto - Femi Benussi: Luna, la prostituta - Francesco Leonetti: la voce del corvo - Gabriele Baldini: il dentista dantista - Riccardo Redi: l'ingegnere - Lena Lin Solaro: Urganda la sconosciuta - Rossana di Rocco: amica di Ninetto - Vittorio Vittori: Guitto - Fides Stagni

Soggetto, Critica & Curiosità

1966-uccellacci-e-uccelliniSoggetto 

Totò e suo figlio Ninetto vagano per le periferie e le campagne circostanti la città di Roma. Durante il loro cammino incontrano un corvo. Come viene precisato durante il film da una didascalia: «Per chi avesse dei dubbi o si fosse distratto, ricordiamo che il corvo è un intellettuale di sinistra - diciamo così - di prima della morte di Palmiro Togliatti.»
Il corvo narra loro il racconto di Ciccillo e Ninetto (anch'essi interpretati da Totò e Ninetto), due monaci francescani a cui San Francesco ordina di evangelizzare i falchi ed i passeri. I due frati non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo, perché, pur essendo riusciti ad evangelizzare le due "classi" di uccelli, non avranno posto fine alla loro feroce rivalità: per questa mancanza verranno rimproverati da San Francesco ed invitati ad intraprendere nuovamente il cammino di evangelizzazione.
Chiusa la parentesi del racconto, il viaggio di Totò e Ninetto prosegue; il corvo li segue e continua a parlare in tono intellettualistico e altisonante. I protagonisti, in un contesto fortemente visionario, incontrano altre persone, tra le quali: alcuni proprietari terrieri che ordinano a Totò e Ninetto di allontanarsi dalle loro proprietà e finiscono per sparare contro i due, che non vogliono obbedire; una famiglia, che vive in condizioni assai degradate, a cui Totò intima di abbandonare la propria casa; un gruppo di attori itineranti a bordo di una Cadillac; i partecipanti al "1º convegno dei dentisti dantisti"; un uomo d'affari di cui Totò è debitore. In seguito, prima i due si ritrovano ai funerali di Togliatti e poi incontrano una prostituta.
Alla fine del film i due, stanchi delle chiacchiere del corvo, lo uccidono e se lo mangiano.

Critica e curiosità 

Le riprese sono state effettuate ad Assisi, Tuscania, Roma e all'aeroporto di Roma-Fiumicino. La produzione fu costretta più volte a cambiare il corvo, perché ogni volta l'animale tentava di cavare gli occhi a Totò. Venne così escogitato il sistema che la gabbia del corvo veniva posta dietro la macchina da presa, e ogni volta che questa girava, il corvo la inseguiva. Il film ebbe un ottimo successo di critica, ma il successo commerciale fu piuttosto deludente, tanto da essere il film con Totò che registrò meno incassi in assoluto.

Pier Paolo Pasolini disse a proposito del film:
« Uccellacci e uccellini è stato il mio film che ho amato e continuo ad amare di più, prima di tutto perché come dissi quando uscì è "il più povero e il più bello" e poi perché è l'unico mio film che non ha deluso le attese. Collaborare con lui [con Totò] "reduce da quegli orribili film che oggi una stupida intellighenzia riscopre" fu molto bello: era un uomo buono e senza aggressività, di dolce cera. Voglio ricordare anche che oltre che un film con Totò, Uccellacci e uccellini è anche un film con Ninetto, attore per forza, che con quel film cominciava la sua allegra carriera. Ho amato moltissimo i due protagonisti, Totò, ricca statua di cera, e Ninetto. Non mancarono le difficoltà, quando giravamo. Ma in mezzo a tanta difficoltà, ebbi in compenso la gioia di dirigere Totò e Ninetto: uno stradivario e uno zuffoletto. Ma che bel concertino.»

Per l'interpretazione di Uccellacci e uccellini Totò ricevette la menzione speciale al Festival di Cannes del 1966. Inoltre il film ottenne un Nastro d'Argento al migliore attore protagonista (Totò) e uno al migliore soggetto originale.

Con questo film Totò riceve una menzione speciale a Cannes per la sua intepretazione, e alcuni mesi dopo il sindacato dei giornalisti cinematografici gli assegna il nastro d'argento come migliore attore protagonista; inutile dire che al successo di critica non ebbe corrispondenza il successo commerciale. Una curiosità: la produzione fu costetta a cambiare pià volte il corvo, ogni volta l'animale tentava di cavare gli occhi di Totò, alla fine si decise di usare un corvo cresciuto in cattività e le scene riprese con la gabbia nascosta dietro la macchina da presa cosi che l'animale una volta appoggiato a terra cominciava a camminare per raggiungere la gabbia. 

Pasolini intende fare un film comico con un personaggio a sfondo comico, pur impegnato e significativo, per far capire qualche cosa. E ha creduto di scegliere me. Mi ha spiegato poco, mi ha spiegato volta per volta, cioè: «Io preferirei che tu facessi cosi, cosi, cosi». Ma non so che cosa ci sia prima, e dopo non so cosa viene. Cerco di seguirlo, e in un’intervista mi ha chiamato... ha detto che sono come uno stradivario... Se io debbo raccontare il film in ordine, da cima a fondo, non lo posso dire. Inoltre, quello che lui mi dice io faccio. Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione.

Passavo molto tempo con lui nella roulotte - racconta Cerami in "Consigli a un giovane scrittore" - a suggerirgli i dialoghi. [...] Leggevo dal copione scandendo forte e bene le parole e lui le ripeteva tra sé una per una. Poi però, quando recitava la battuta intera, a voce alta, pronunciava una frase tutta diversa. All’inizio lo correggevo e lui mi faceva si con la testa. Poi, nel riprovare, ne dava un’altra versione ancora. Ne parlai con il regista e si decise di lasciarlo libero di inventare nelle prove di memoria. Ci avrebbe pensato Pasolini durante le riprese a ristabilire il testo originale. Ma non fu cosi. Totò a ogni ciak cambiava sempre qualcosa. Vedevo che il regista spesso non interveniva. In verità Totò non faceva che girare intorno alle frasi per cercare di mettere in bocca al proprio personaggio la battuta più vicina alla sua maschera. Pasolini lo interrompeva poco perché l’attore, pur rigirando la frase, spesso modificandola nei toni, salvava puntualmente tutti i contenuti «informativi» e le metonimie. Ciò significa che nel momento di lasciarsi andare all’improvvisazione non dimenticava neanche per un istante il filo del racconto. Sapeva perfettamente tutto ciò che era successo fino a quel punto e che cosa sarebbe successo nel seguito. I suoi interventi creativi erano diretti alla forma verbale e lasciavano intatta la sostanza narrativa. - Vincenzo Cerami (Assistente alla regia nel film "Uccellacci e Uccellini")

Scriveva Enzo Biagi:
" [..] Pasolini ricorda spesso certe trovate di Chaplin ( il costume di Totò, e la ragazzina vestita da angelo,che compare alle finestre della casa in costruzione, quelle danze improvvise e felici nella campagna deserta ) e ha bene in mente certe immagini di Rossellini, dello sfortunato Giullare di Dio [..] Il resto è un miscuglio di elementi estranei che raramente si fondono [..] i vecchi lazzi di Totò, che non rinnova il suo repertorio, e che si trascina stanco e incosciente in una vicenda che non lo riguarda [..] ". 

E Alberto Moravia:
" [..] Uccellacci e uccellini contiene alcune tra le cose più belle di Pasolini [..]. Quello che Pasolini non era riuscito a fare con Anna Magnani in Mamma Roma, cioè inserire il mondo dell'attore in quello del regista, qui gli è riuscito perfettamente con Totò che nella parte del padre ci ha dato una delle sue migliori interpretazioni [..]".

Alberico Sala:

" [..] Totò è straordinario: il film si giustificherebbe anche solo per la sua presenza, in un ruolo arduo, bilicato tra favola e realtà, e che consente al grande attore d'impegnare tutte le virtù della sua maturità [..] ". 

Filippo Sacchi:
" [..] Totò è unico. Non vedo nessun altro nel cinema, l'italiano e l'altro, capace di reggere a quel modo, dico con quella fusione di pietà e di ridicolo, la mistica caricatura di Frate Ciccilo [..] ". 

Mario Verdone:
" [..] La grande trovata è di affidare a Totò il ruolo del frate Ciccillo [..] ". 

Gian Piero dell'Acqua
"Padre e figlio camminano in una Italia immaginaria e insieme estrema mente realistica. Incontrano un Corvo parlante che cerca di spiegare loro la vita secondo filosofia e razionalismo, ma anche narrando storie esemplari (come quella dei frati del Duecento). Infine, i due capitano a Roma, mescolandosi per un tratto con la folla che partecipa ai funerali di Palmiro Togliatti. Riprendono poi la strada, fanno l’amore con una giovane e fresca prostituta, e, sentendo i morsi dell’appetito, tirano il collo al Corvo, stanchi di tante chiacchiere, e se lo mangiano." 

Edoardo Bruno
"La costruzione di un’opera-apologo come Uccellacci uccellini porta alle estreme conseguenze la necessità dì quella chiarezza espressiva per cui i simboli debbono raggiungere, anche nella loro ipotesi di ambiguità, una dimensione – oggettiva o soggettiva – sempre significante. La forma prescelta porta avanti il discorso della tendenziale popolarità per cui l’opera filmica deve avere suggerito riflessioni, mediazioni, contenuti intellegibili. È una estensione dell’opera-saggio, del film cioè che al di fuori dagli schermi narrativi (o prevalentemente narrativi) propone piccole o grandi moralità, definisce lo sgomento di una generazione, annota, come nelle pagine diaristiche, quanto giorno dopo giorno si addensa nella nostra esperienza di uomini vivi, impiegati a cercare una dimensione razionale (anche istintivamente razionale), nei riordinare i fatti di cui siamo, in un modo o in un altro, testimoni." 

Georges Sadoul
"Padre e figlio (Totò e Ninetto Davoli.) incontrano un Corvo filosofeggiante che farà la strada con loro e che spiega la vita secondo la sua ideologia (in crisi), raccontando apologhi (uno su un francescano del duecento che predica agli uccelli e converte sia i falchi sia i passeri, ma a parte, i falchi continuano a mangiare i passeri). Finiscono ai funerali di Togliatti, fanno l'amore con una bella prostituta, vengono picchiati dai padroni e picchiano i dipendenti, e infine tirano il collo al Corvo, affamati e stufi di chiacchiere." 

Alberto Anile
"Antonio de Curtis e Pier Paolo Pasolini: è possibile immaginare due cineasti tanto diversi? Il primo è un comico, scatena la sua fantasia in piena libertà; il secondo è un intellettuale, la sua vita, le sue poesie, i suoi film sono atti politici. Il principe è un conservatore di spiccate simpatie monarchiche, il regista un uomo di sinistra pronto al duello dialettico con chiunque, anche con il partito di riferimento; l'arte di Totò si muove nel solco di una tradizione culturale, quella di PPP è spesso violenta opera di sperimentazione."


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


L'incontro di Pierpaolo Pasolini con Totò - Approfondimenti  



Così la stampa dell'epoca

1966 04 21 Oggi mini


"Possiede una grande poesia tutta da riscoprire e la capacità di suggerire cose mai banali senza mai dirle veramente." 
(Libero De Rienzo)

 

"Uccellacci e uccellini è stato il mio film che ho amato e continuo ad amare di più, prima di tutto perché come dissi quando uscì è "il più povero e il più bello" e poi perché è l'unico mio film che non ha deluso le attese. Collaborare con lui [con Totò] "reduce da quegli orribili film che oggi una stupida intelligenzia riscopre" fu molto bello: era un uomo buono e senza aggressività, di dolce cera. Voglio ricordare anche che oltre che un film con Totò, "Uccellacci e uccellini" è anche un film con Ninetto, attore per forza, che con quel film cominciava la sua allegra carriera. Ho amato moltissimo i due protagonisti, Totò, ricca statua di cera, e Ninetto. Non mancarono le difficoltà, quando giravamo. Ma in mezzo a tanta difficoltà, ebbi in compenso la gioia di dirigere Totò e Ninetto: uno stradivario e uno zuffoletto. Ma che bel concertino."

(Pier Paolo Pasolini)

Totò al circo, ovvero Monsieur Courneau e l'aquila

018Accanto a "Uccellacci e uccellini" Pasolini gira anche l'episodio Totò al circo (o anche L'Aquila) poi non utilizzato nel montaggio definitivo e quindi destinato a restare inedito. Si tratta di un breve film che, preso da solo, per la sua schematicità ed anche per alcuni eccessivi compiacimenti nella recitazione di di Davoli, può risultare "minore", mentre è invece fondamentale per comprendere meglio, l'apologo di Frate Ciccillo, di cui costituisce l'evidente compendio. Protagonista dell'episodio (anch'esso un aneddoto che avrebbe dovuto essere raccontato dal corvo) è un domatore francese, interpretato da Totò chiamato Monsieur Cournot (in onore del critico de Le Nouvel Observateur, che aveva stroncato il Vangelo secondo Matteo). Razionalista e manicheo, il domatore è convinto che sia possibile ammaestrare qualsiasi animale, dunque anche una bellissima aquila reale a cui cerca di imporre, inizialmente con pazienza e garbo raffinato, il modello del pensiero razionalista francese. L'aquila naturalmente, è refrattaria ad ogni insegnamento e questa indisponibilità fa perdere la testa a Cournot: tigri, leoni, serpenti e anche uno spaurito assistente umano, interpretato da Davoli. Tutti parlano perfettamente la lingua del domatore e si comportano secondo le buone regole della borghesia parigina. L'aquila però non recede dal suo comportamento e, per la rabbia, Cournot rischia l'infarto. Il paziente Ninetto scongiura allora l'animale di accontentare il suo padrone, e a quella preghiera l'aquila si intenerisce, confessando di non poter rispondere alle richieste di Cournot perché deve pregare. Alla inattesa rivelazione, il domatore cambia metodo e comincia a leggere all'aquila, mellifluamente, lunghi testi di Pascal, ma ancora senza risultato. E' la sconfitta totale. Demoralizzato, Cournot si appollaia su un trespolo posto di fronte all'aquila e inizia lui a imitarne i gesti. Infine, si reca su una montagna e spicca il volo verso il cielo.

Tratto dal libro "Pier Paolo Pasolini" di Piero Spila, Gremese Editore



FA29 Toto al circo 2

Monsieur Corneau, domatore del Grand Cirque de France e campione dello spirito volterriano, nel prologo di "Uccellacci e uccellini", eliminato da Pasolini nel montaggio definitivo del film.

IL FOTOFILM

 

Il cammino incomincia e il viaggio è già finito. (Il corvo)

Ciccillo: Altissimo, onnipotente, bon Signore, | quanto sò contento che c'è il sole | e quanto sò contento pure che c'è l'acqua | così chi è zozzo ce se lava la faccia.
Ninetto: Sede contento, eh, frate Cicillo, eh, eh?
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, pe' sto somaro, per tutte queste pecore, e pe' sto pecoraro, vah!
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, pe' sto santo mondo | che ce vonno campà tutti, pure quelli che non ponno.
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Beata l'erba fresca, l'ortica, la cicoria, | e chi se la magna, che Dio l'abbia in gloria! | E guai a quelli che morranno ne li peccati mortali | che me dispiace tanto vedé sti bbrutti funerali!
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, per la contentezza che stà nei cuori | e perché tutto quello che ci dai son rose e fiori.
Ciccillo: Ecco, frate Francesco, noi i falchi li abbiamo convertiti; e i falchi, come falchi, l'adorano il Signore. E poi, frate Francesco, pure i passeretti li abbiamo convertiti; e pure i passeretti, come passeretti, per conto loro, je stà bbene, l'adorano il Signore.
Ma il fatto è che fra di loro si sgrugnano, s'ammazzano... e... e... e che ci posso fà io se... se... se ci stà la classe dei falchi e la classe dei passeretti, che non possono andà d'accordo fra di loro.
Francesco: Che ce poi fà?! Ma tutto ce poi fà! Con l'aiuto del Signore!
Ciccillo: Come sarebbe a dì?
Ninetto: Come sarebbe a dì?
Francesco: Sarebbe a dì che dovete andare ad insegnare ai falchi e ai passeretti tutto quello che non hanno capito e che voi dovevate faje capì!
Ciccillo: Come?
Ninetto: Come?
Francesco: Bisogna cambiallo questo mondo, fra Ciccillo! È questo che non avete capito! Un giorno verrà un uomo dagli occhi azzurri e dirà: «Sappiamo che la giustizia è progressiva, e sappiamo che man mano che progredisce la società si sveglia la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l'umanità». Non è forse questa avvertenza della disuguaglianza tra classe e classe, tra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace! Andate e ricominciate tutto daccapo, in lode del Signore.
Ciccillo: Andiamo, Niné! Ricominciamo, sù! Andiamo, sù, figlio mio, non t'avvilì! Non t'avvilì! Coraggio, coraggio, sù, allegri!

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Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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La scena dei frati francescani Ciccillo e Ninetto raccontata dal corvo a Totò e Ninetto mentre camminano nella periferia romana (zona Magliana-Trullo) è girata a San Pietro in Tuscania (Tuscania - VT)
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Tra l'altro segnalo altri film girati in questo luogo suggestivo come scritto in Wikipedia: L'armata Brancaleone (Monicelli 1966), in particolare la scena in cui l'armata si reca alla reggia della famiglia di Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volontè)(...) Tra gli altri si possono ricordare i film: Otello di e con Orson Welles(...), Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli (1968), Francesco di Liliana Cavani (1989) come anche la scena finale del film Lady Hawke di Richard Donner (1985)  
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La scena finale, quando Totò e Ninetto incontrano, su una strada sterrata, la prostituta.
La strada è ancora oggi sterrata e costeggia l'aeroporto di Fiumicino (RM). Il campo dove si appartano con la ragazza fa parte integrante ormai del perimetro aeroportuale, ma è ancora all'esterno, perfettamente visibile, la stazione metereologica da cui, nel film, viene lanciato un pallone sonda. Ho fatto alcune altre foto che potete trovare sul mio blog
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  I protagonisti camminano su un viadotto in costruzione, conversando sulla morte. Siamo allo svincolo tra l'autostrada Roma-Fiumicino e la Roma-Civitavecchia.
   

Immagini dal set

IMMAGINI DAL SET

Le Locandine


LA VIDEOTECA

Pierpaolo Pasolini parla di Toto’ Pierpaolo Pasolini parla di Toto'

Durata: 00:02:14

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.
Ninetto Davoli parla di Toto’ Ninetto Davoli parla di Toto'

Durata: 00:01:38

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.