Il soldato e il reverendo

La passione per i travestimenti costò molto cara al giovane Antonio Clemente, prima di diventare Totò.

Ero poco più che ragazzo quando mi presentai volontario al Distretto Militare. Fui assegnato al 22° Fanteria, di stanza a Pisa, e quindi distaccato a Pescia. Il rancio era una schifezza: brodo che sembrava acqua e pasta che sembrava colla. Allora, un giorno, sapete cosa faccio? Gioco all'equivoco, sissignori, gioco. A Pescia, dico, chi mi conosce? Vado dal barbiere, mi faccio fare la tonsura come un sacerdote e corro in trattoria. Là ci stava un amico mio al quale avevo già raccontato tutto. "Buonasera, reverendo." mi dice, "si accomodi, si accomodi. Vedrà che qui si trova bene. Ho già pensato io a raccomandarla al padrone." Mangiai, infatti, benissimo, e mi fecero anche uno sconto per riguardo al pastore d'anime. Andai avanti così per un pezzo, poi un giorno arrivò un cappellano militare (vero) e successe un quarantotto.