Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

MESSALINA

(1929)


Titolo originale Messalina

Testo: Kokasse (Mario Mangini) e Maria Scarpetta
Interpreti: Totò, Titina de Filippo, Lia Thomas, Giuseppina Bianco, Francesco Corbinci, Armando Antoniani, Antonio Schioppa, Pietro Carioni, Augusto Di Giovanni, Alfredo Crispo, Nice Cleo, Anna Pezzullo, Aida Sammarco, Gustavo Rossi, Salvatore Rubino, Eugenio Maldacea, Raffaele Cesarano, Creste Masullo, Nino Torricella, Fatima, Regina
Compagnia:Compagnia Stabile Napoletana Molinari di Enzo Aulicino
Prima: Napoli, Teatro Nuovo, 14 settembre 1929



Inizia la tournée da Napoli, dove ripete le riviste fin qui menzionate, e quindi per il nord Italia dove, a La Spezia, Totò viene scritturato per conto di Eugenio Aulicino nella compagnia stabile Molinari al Teatro Nuovo di Napoli: deve sostituire Gennaro Di Napoli, da poco deceduto.

Mangini, uno dei “giovani” scrittori del Nuovo (un altro è Michele Galdieri) viene incaricato di scrivere qualcosa per Totò. Probabilmente si ricorda di Gustavo De Marco, che aveva Messalina in repertorio, e rielabora l’argomento in una struttura diversa riproponendo negli anni trenta un costume dal passato glorioso, quello di decantare il presente nella storia. A questa rivista, che segna il debutto napoletano di Totò, l’attore sarebbe tornato anche nel 1933, quando ormai è capocomico, operandone un riadattamento. I quadri sono: La reggia di Caligola, La suburra, La casa di Silio, Una capatina a Pompei, Esterno femminino, Messalina for ever.


"Confermato ieri sera il successo di Messalina, il super colosso in tre atti e sette quadri di Mangini nella ricca esecuzione della compagnia Molinari. Applausi calorosi al protagonista Totò, alla de Filippo, allo Schioppa [...]".
Corriere di Napoli, Napoli, 18 settembre 1929.

messalina 3

Totò nella parte di Caio Silio è «il più bel giovane della Roma antica».

«Uno dei protagonisti, Antonio Schioppa, in una certa scena doveva rivolgersi a Totò, che impersonava Caio Silio con le parole “Ave, Caio Silio! non ricordando con esattezza il copione, storpiò il tutto con un più popolare “Ave, caro Don Silvio”, cui Totò, senza farsi prendere alla sprovvista, di rimando fece: “Salute, ’on Antò, ’a bellezza vostra!” strappando un uragano di risate [..] Totò superò se stesso con una trovata inventata sul palcoscenico. Verso la fine dello spettacolo, inseguito da un pretoriano, si arrampicò agilissimo lungo il sipario di velluto. E al pubblico, che seguiva stupito le sue evoluzioni, dedicò una serie di smorfie e di mossette simili a quelle di una scimmia che allo zoo fa sberleffi ai suoi visitatori. Una cosa simile al Nuovo non si era mai vista e la gente tributò una vera ovazione al comico che, come gli antichi attori della Commedia dell’Arte, associava le battute umoristiche alle acrobazie» (Totò Siamo uomini 0 caporali?, p. 75). «[...] Un successo del tutto personale Totò l’ebbe quando, in sincronia con i suoni dell’orchestra, mimò col movimento degli occhi e con quello delle mani, un’esplosione di fuochi pirotecnici»
(Fonte: Vittorio Paliotti, Totò principe del sorriso, p. 46).

Al Teatro Nuovo di Napoli si rappresentava la rivista Messalina, parodia della vita della dissoluta imperatrice e del suo amante Caio Silio. L'attore Antonio Schioppa, invece di salutarmi con la frase latineggiante «Ave, Caio Silio!», se ne uscì con un «Ave, caro don Silvio...». Afferrai al volo la «papera» e, mantenendomi sullo stesso tono, gli risposi: «Salute, don Antò, 'a Bellezza vostra!...».

Così la stampa dell'epoca