Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2015

LA VERGINE DI BUDDHA

(1932)

Titolo originale La vergine di Buddah (primo avanspettacolo scritto da Antonio de Curtis)

Testo: Antonio de Curtis
Compagnia: Compagnia Achille Maresca

Lo sketch viene presentato dalla Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò - che compare per la prima volta come soggetto richiedente in questa stagione - per l’autorizzazione della censura il 15 febbraio 1932, subito dopo Tric Trac, per il Teatro Morgana. Totò fa riferimento alla “rivista madre” nel filo conduttore, che racconta entrando in scena, e amplia invece il quadro nel villaggio africano. Le scenografie e le coreografie sono abbastanza articolate.

Fonte: Quisquiglie e pinzillacchere, pp. 41-46.


Toto in teatro 38

Gli sketch:

Lo sketch di Serafino - La Vergine di Budda.

Gelsomino incontra un arabo - ma si tratta di un napoletano - che lo porta da una strega che tra giochi di linguaggio imbastiti sui termini esotici (Salam, Tukul, Ma-cacco, Budda/budello/buddana) lo indirizza dai buddisti. Si intrattiene amorosamente con una donna e, sorpreso dal sacerdote, viene aggredito dalle sue contumelie: «Vile meningitico automedontico...». Quando entra la Vergine Regina, Gelsomino la riconosce e viene incoronato Tric Trac i dal popolo acclamante, a cui risponde con la nota scena del Nerone di Petrolini (appena diventato film).

Totò, alla fine di un gran ballo selvaggio, «planando lentamente calerà in scena su un aeroplano»: sta inseguendo la sua seduttrice che ha smarrito in un «crocicielo». Lascia alla propria spalla lo sproloquio contro di lui e si riserva controscene a soggetto, soprattutto gestuali. Contraffà la scena della Traviata e, al momento del ritrovamento, si mette a cantare «Or tutti a me, questa donna conoscete» per concludere poi con la scena degli applausi nel Nerone di Petrolini.