RIDI CHE TI PASSA

(1932)

Titolo originale Ridi... che ti passa

Testo: Antonio de Curtis e Guglielmo Inglese. Rivista in quattordici quadri
Compagnia: Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò

Consegnata al Ministero degli Interni per ottenerne il visto di censura insieme alla precedente, questa rivista presenta un impianto musicale più accentuato del restante repertorio dell’anno. Gli sketch sono essenzialmente due, oltre a un fuori sipario non specificato del repertorio di Totò: è presente anche qui uno sketch famoso, di antica tradizione, «La camera affittata per tre» mentre l’altro sketch «della sposina» (indicato nel copione come «scena in salone Carcavallas») ritornerà con alcune varianti l’anno successivo in Dalla calza al dollaro, di Paolo Rampezzotti Tramonti. La situazione di una camera per due e abitata da tre ritorna spesso nel repertorio di Totò, da La banda delle gialle, di Paolo Rampezzotti Tramonti (1933) a C’era una volta il mondo, di Michele Galdieri (1947) a cui fornisce la situazione della seconda parte del Wagon-lit. Viene ripreso l’ultima volta in edizione televisiva in Premio Nobel (TuttoTotò, 1967).

Fonte: Quisquiglie e pinzillacchere, «La camera ammobiliata» e «Lo sketch della sposina», pp. 24-33.


Toto in teatro 67

Si tratta di una serie di quadri esotici - zingari, messicani, cosacchi - alternati con soprano, ballerine e soubrette - annunciata da quattro “teste che cantano”: la rivista deve mettere in scena quegli stessi contrasti che animano l’esistenza e alimentano il teatro, «anche se nel nostro caso esso [il contrasto] è solo palestra di allegria e spensieratezza». Anche in questa prova, come nella precedente, Totò avverte il bisogno di un breve prologo “dichiarativo” del senso dello spettacolo in cui si propone come autore. Lo sketch della «camera» si basa sull’equivoco di uno stesso letto all’interno di una camera di “passaggio” affittato a tre persone diverse, Antonio Stonatelli, Ercole Sansone, Gennaro Vermicelli; mentre quello «della sposina» sfrutta l’equivoco che si crea tra due matrimoni che si svolgono nello stesso giorno, uno vero e uno finto. Quello finto è organizzato da un nipote che fa vestire da sposa l’amico per farsi regalare soldi dallo zio. Le due spose, quella vera e quella finta, vanno in camera insieme a vedere le corbeille, e lo zio finisce per innamorarsi della sposa finta.

L’attore si riserva ancora un siparietto da comico, che viene indicato come «repertorio proprio». Nello sketch della «camera» c’è il suo rapporto invasivo con le spalle, la sua aggressione fisica ai partner con i quali condivide la scena e dei quali conquista lo spazio fisico. È Antonio Stonatelli, che il mattino dopo deve dirigere la banda e finisce la notte in orazioni; è Bob, vestito da sposa nel gramelot spagnoleggiarne del salotto Carcavallas, che «fa piri e salta in braccio».