LA BANDA DELLE GIALLE

(1933)

Titolo originale La banda delle Gialle

Testo: Paolo Rampezzotti (Tramonti) - fantasia in due tempi
Compagnia: Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò di Achille Maresca


Il copione viene consegnato alla censura per il visto il 10 ottobre 1933. La rivista ha un filo narrativo all’interno del quale ricompare «La camera affittata per tre». Sono, inoltre, presenti gli echi del rapimento Lindbergh, appassionante caso di cronaca di quell’anno. Ad aprile dello stesso anno la Compagnia di Totò aveva messo in scena la rivista La banda delle bambole bionde. Nel maggio, sempre all’Eliseo, Totò presenta come autore e attore la rivista Quelli della mano verde in tre atti e sedici quadri. Probabilmente questa rivista la cui affinità di termini e personaggi ci fa intuire una similarità con le precedenti, ne costituisce una elaborazione successiva, anche se Totò non vi interpreta l’investigatore ma il suo cliente, il maestro di musica Mardocheo Stonatelli.

Fonti:
Quisquiglie epinzillacchere, «Il figlio di Mardocheo» e «Il dottore» pp. 52-57;
TuttoTotò, «Il dottore», pp. 298-300.

SCENE PRINCIPALI

Il dottore

Parodia del noir americano e dei suoi celebri investigatori, la rivista trova il filo conduttore nelle peripezie di Mardocheo, cui hanno rapito il figlioletto, e dell’investigatore Nik Nak, che deve risolvere il caso. Un’esile traccia li porta da una Signora che li scambia per parenti del giovane amante e spiega loro che quel figlio “rapito”, di cui i due parlano, la sta rendendo madre! Quindi Nik e Mardocheo si fingono fotografi per individuare la banda e invece devono fotografare il Cafone e la Tedesca. Segue lo sketch del dottore, con tiro a segno alle mosche e quindi Mardocheo approda alla camera che viene affittata a tre persone tra loro sconosciute. Infine quando si crede che il bimbo è morto, entra la Rivista e dichiara che l’aveva preso l’Autore per scherzo. E «la banda delle gialle?»: è il finale della Rivista.

Totò è Mardocheo Stonatelli, maestro di musica. Fiuta i clienti mentre li mette in posa, misura le pazienti mentre tergiversa con i nomi delle loro malattie, spara alle mosche secondo le vecchie “assurdità comiche” del varietà e dell’avanspettacolo.


Così la stampa dell'epoca

«[...] È uno spettacolo quasi giallo [...] Basterà dire che Totò (Nik Nak) anche per i più daltonici ne combina di tutti i colori: trovate esilaranti, sketch garbati, quadri allestiti fastosamente, e poi, poi un finale grandioso all’ombra di Piazza del Duomo»

Il Piccolo, Roma, 9 maggio 1933