SE QUELL'EVASO IO FOSSI

(1933)

Titolo originale Se quell'evaso io fossi
Testo di Bel Ami, rivista in un atto e cinque quadri
Compagnia: Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò di Achille Maresca


La rivista, il cui titolo è la parodia del film Io sono un evaso di Mervyn Le Roy (1932), viene presentata per il visto della censura alla fine di dicembre del ’33, un mese dopo la precedente, e anche questa dovrebbe andare in scena subito dopo, il 1° gennaio del ’34. E nuovamente il direttore dell’Eliseo a intervenire sollecitando la restituzione urgente di uno sketch inserito all’ultimo minuto dagli autori al copione vistato il 20 dicembre stesso: lo sketch è basato sulla presenza di una radio e su una moglie che riesce a convincere il marito che il dialogo che ha avuto con il suo amante è una trasmissione radiofonica. I due personaggi principali di Golia, forzaiolo, e Faina, borsaiolo, e la situazione dell’evasione verranno riprodotti, anche nel dialogo, nella situazione di partenza del film tratto dalla commedia di Scarpetta Un turco napoletano di Mario Mattòli (1953), come pure lo sketch delle misure per la cassa da morto che torna nel film Totò cerca casa di Steno e Monicelli (1949); Totò/Pinocchio, qui appena accennato, tornerà in Volumineide, di Michele Galdieri (1942).


Gli sketch: l’azione è introdotta da un ballo di poliziotti. Golia, forzaiolo da fiera, e Faina, borsaiolo, decidono di evadere dal carcere e Faina si impegna a dare a Golia per la sua complicità, invece di soldi, la carta d'identità delle persone derubate. Golia quindi acquista una serie di identità diverse: tra gli altri, è il Commendatore - che in realtà è un capocomico - ma Golia dai personaggi che gli si presentano, non riesce a intuire il mestiere della persona che ha sostituito. E il Macellaio che cerca di farsi pagare dalla Mondana infilandosi nel suo letto insieme alla Padrona di casa, che ha lo stesso problema. È, ridotto come Pinocchio, il marito di una donna terribile che ne tira i fili. E lo scienziato che ha inventato il pensiero sonoro ed è, nel travestimento finale, la Donna-crisi (con dieta alla Gandhi). Lo sketch del becchino scambiato per sarto, verrà riproposto nel 1950 all'interno del film Le sei mogli di Babrablù

Totò interpreta Golia - condannato per strozzinicidio - in tutte le sue trasformazioni: come forzaiolo si esibisce nella sua possente muscolatura, entra poi come commendatore Gustavo Delburro, in redingote e cilindro e folte sopracciglia nere. Come Macellaio ha il naso rosso e l’aria truce, come Pinocchio è «un uomo molto magro e stecchito» e obbedisce «frullando come un burattino».

Censura: questa volta la censura è pesante e agisce ad “ampio spettro”. Alcuni esempi significativi: nella scena del Commendatore, quando di uno degli attori che cerca un ingaggio si dice che è applaudito da tutti, Golia esclama: «Ma allora è Hitler!» che viene sostituito con «Ma allora è Lauro Volpi! [con riferimento a Giacomo Lauri Volpi, noto tenore dell’epoca]». Nella stessa scena viene soppressa la battuta: «E dire che sono Commendatore, c’è scritto qui». Nella scena del Macellaio viene soppressa la battuta della Cameriera: «In una casa come la nostra dove non vengono che signori dell’aristocrazia!». Ma i tagli più incredibili sono quelli in cui la censura entra nelle didascalie e sembra prescrivere anche le azioni: sostituisce «comincia a spogliarsi» a «si spoglia»; suggerisce l’azione «sedendosi in maniche di camicia ai piedi del letto» invece della battuta di Golia alla Mondana: «Ma che credete? Che io venga a letto perché ci siete voi. Prima di tutto voi non siete il mio tipo» ecc.



Riferimenti e bibliografie:

"Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976
"Tutto Totò" (Ruggero Guarini) - Gremese, 1991
"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017