Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

VOLUMINEIDE

(1942)

Titolo originale Volumineide
Paese Italia - Anno 1942
Compagnia "Spettacoli Errepi" che presenta la "Compagnia Totò-Magnani" - Genere Teatro di rivista
Regia Michele Galdieri, rivista in due atti
Soggetto Nelli & Mangini - Sceneggiatura Artioli - Produzione Remigio Paone - Coreografia Gisa Geert
Prima il 20 febbraio 1942, Teatro Verdi di Ferrara

Il copione della rivista è stato consegnato al Ministero della Cultura Popolare il 1° febbraio del 1942 e la compagnia di Totò la rappresenta per la prima volta al Teatro Verdi di Ferrara il 20 febbraio. Il titolo originario della rivista era Questi nostri amici... «Il titolo presentato a me era invece Questi nostri amici e pretendevano essere i libri, ma si trattava del solito coup de larnac, gli amici erano i tedeschi, allora imposti e mal tollerati dagli italiani» (L. Zurlo, Memorie inutili, p. 176). Sul copione infatti la censura scrive «da trattenere»: viene aggiunto, in seguito ai tagli della censura, un prologo al primo quadro - inviato due giorni prima di andare in scena - in cui è presente il duetto tra Sesso Debole/Totò e la Presidentessa/Magnani, che riprende in un francese napoletanizzato La cammesella. Il quadro di Marfa e il Gagà riprende la scena del Gagà e la Signora di Quando meno te l’aspetti. La rivista ha molto successo e molte critiche. «Sconcia, antifascista, pornografica» la giudica «L’Avvenire» al suo debutto romano al Teatro Valle (29 aprile). Totò/Pinocchio ritorna in Totò a colori, di Steno (1952), come Pinocchio tornerà ancora nel 1966 in un progetto di Carmelo Bene, che dal suo spettacolo Pinocchio avrebbe voluto trarre un film con Totò. Il personaggio di Policarpo De Tappetti è tratto dal romanzo La famiglia De Tappetti di Luigi Arnaldo Vassallo e verrà interpretato al cinema da Renato Rascel nel film Policarpo, ufficiale di scrittura di Mario Soldati (1958).

Fonti:
Quisquiglie e pinzillacchere, «Il Paese dei Balocchi» e «Il Gagà e la Gagarella», pp. 128-140;
TuttoTotò, «Marcello», «Pinocchio e Lucignolo», «Il gagà e la gagarella», pp. 179-185.La trama è tessuta sulla storia di tre ladri che entrati per sbaglio in libreria, sfogliano i grandi libri del passato mentre i vari personaggi dialogano tra di loro.

Spunto narrativo: tre ladri s’introducono in una libreria e restano affascinati dai volumi in cui si imbattono. I personaggi di alcuni classici della letteratura, Pinocchio, Le due orfanelle, Anna Karenina, Robinson Crusoe, Il padrone delle ferriere ecc., prendono vita e si trovano nell’epoca contemporanea, incontrando problemi odierni come l’autarchia, le sanzioni, la censura. Dalla platea l’Ipersensibile, che ritroveremo in C'era una volta il mondo, lamenta la mancanza del Motivo di sfondo e riceve da uno dei ladri il filo di una matassa affinché non lo perda durante lo spettacolo. Nella scena finale i ladri addormentati tra pile di libri, sono sorpresi da un Agente e dal Libraio e arrestati sebbene non abbiano rubato nulla, al contrario di molti ladri veri che sono lasciati in libertà.

Alcuni quadri: il primo personaggio letterario a prendere vita è Pinocchio seguito da Arlecchino, Pantalone, Rosaura, Colombina e Pierrot. Insieme a Lucignolo (Mario Castellani) cominciano alcuni giochi possibili in quel Paese dei Balocchi che è l'Italia. Ad esempio, “la trattoria”: Pinocchio fa il cliente che ordina tutto ciò che è possibile date le sanzioni e riceve da Lucignolo tutto ciò che da esse è vietato, ma che evidentemente è stato procurato al “mercato nero”; il “Filoba-loccobus”: un filobus che stenta a contenerli e in cui cercano di sopravvivere all’affollamento. Quando incontra la Fata turchina (Anna Magnani), innamorata di lui, si sottrae al suo corteggiamento e si interessa piuttosto ai personaggi letterari femminili (Atto I).
Sull’isola di Robinson Crusoe sbarca Policarpo De Tappetti, in fuga da una famiglia opprimente e anche un po’ perversa (qualcuno protesterà in questi termini alla Censura). Quando la moglie lo ritrova, preoccupata per il fatto che si è portato dietro la tessera annonaria, Policarpo si giustificherà dicendo di aver trascorso sei mesi alla ricerca della spesa da lei commissionatagli (Atto Il).
All’interno di una giovanottiera il Gagà cerca di sedurre Marfa, che però non si fa più affascinare dalla tecnica del seduttore, non solo per la miseria del luogo in cui egli vive, ma anche per la sua mancanza di originalità, dal momento che, per sedurla, usa le stesse parole di vent'anni prima (Atto II).


L'IRONIA VI SEPPELLIRÀ

Il 3 febbraio 1942 l’attore debutta al teatro Lirico di Milano in un’altra rivista che Galdieri ha scritto per lui e Anna Magnani. Volumineide - il cui primo titolo era "Questi nostri amici", censurato da Zurlo perché pensa che faccia riferimento agli scomodi alleati tedeschi e non agli eroi dei romanzi messi in scena - prende lo spunto per i singoli quadri da un motivo molto indovinato, tanto che la rivista si stacca dagli schemi consueti: tre ladri credono di penetrare di notte in una gioielleria ma entrano invece in una libreria. E qui. sfogliando i volumi, si perdono in un sogno dove rivivono le figure più note della letteratura e del teatro.

Totò diventa di volta in volta Pinocchio, una delle sue caratterizzazioni più celebri, Alessio Wronsky di Anna Karenina, Policarpo De Tappeti, il lupo di Cappuccetto Rosso. Anna Magnani è Malombra, Anna Karenina, Cappucetto Rosso, Carolina in una scena del Galateo di Monsignor Della Casa. Naturalmente i personaggi dei romanzi si mescolano tra di loro dando luogo a incontri inconsueti. Così ritroviamo Totò a colloquio con Malombra, poi con Lucignolo-Mario Castellani al quale canta: «Nel paese dei balocchi / siamo tutti un poco sciocchi/ ma importanza ciò non ha / siamo sciocchi/ siamo allocchi / siam farlocchi / ma che fa? Qui sia grandi che piccini / siamo tutti burattini, / senza limiti di età / Burattini Burattini Burattini in libertà/ Qui le teste son di legno, ch’è proibito avere ingegno / chi ragiona in questo regno / non è degno di campà». I riferimenti all'attualità vengono subito colti dalla censura che cancella alcune battute, reinserite spesso dagli interpreti anche a costo di rischiare in proprio.

Galdieri ironizza anche su se stesso. Dal volume Enciclopedia e vita moderna escono infatti due celebri personaggi di "Quando meno te l'aspetti", il Gagà e la Gagarella. Dopo un breve colloquio che rievoca il tempo passato, il Gagà ci riprova:
- Gagà: «Signora, accontentatemi... / venite nella mia giovanottiera».
- Marfa: «Ma siete pazzo? Foffo! Ricordatevi che delusione per me fu quella sera! Se ci ripenso, vomito! Quello stanzino zozzo e sgangherato».
- Gagà: «Non più! Malgrado i tempi assai difficili, lo scannatoio è tutto rinnovato!».

Non mancano altri accenni di satira politica. Nell’episodio di Anna Karenina la protagonista pretende che il marito e l’amante si diano una stretta di mano. Ma Totò-Alessio esclama: «È abolita!». Quello che si ammira in Galdieri sono il buon gusto e la misura, due doti che spesso erano mancate nello spettacolo di rivista, ma che con lui ritornano in auge, soprattutto quando gli attori principali sono Totò e Anna.

(Tratto da "Totò" di Orio Caldiron - Gremese Ed.)



Totò è Sesso Debole e inverte i ruoli classici del duetto facendo la parte del sedotto da una Magnani aggressiva e incalzante, a cui si sottrae a stento anche nei panni di Pinocchio. Ma è soprattutto Pinocchio, in una delle sue iconografie celebri con la quale impersona il personaggio più impenitente e dispettoso che la letteratura abbia conosciuto in tempi recenti. Da burattino si trasforma, nella seconda parte della rivista, in “umano”, nei panni dell’eroe borghese, Policarpo De Tappetti, marito vittima e padre afflitto da due figli inconcludenti.

Censura: la rivista è sfoltita nelle sue pagine dalla censura e flagellata nei suoi riferimenti all’attualità e nei doppi sensi a carattere sessuale. Qualche esempio: Anna Karenina dice: «[...] lui, la luce, m’inculcò!...», Alessio risponde: «T’inculcai? lo?», dove la prima battuta è sostituita con «[...] quanta luce lui portò!» e la seconda è soppressa. Galdieri non risparmia nemmeno la censura e fa dire all’Ipersensibile: «Ricorrerò al Ministro! Alla Questura, in nome del buon senso e del decoro. Mi meraviglio come la Censura abbia permesso un simile lavoro!» e Zurlo risponde abolendo tutta la battuta. Una lettera inviata alla Censura protesta contro il fatto che viene messa in scena «una famiglia bordello», dove anche il nonno ha abusato della cameriera: «Al cuore non si comanda!».


[vice], Il Resto del Carlino, Bologna, 26 febbraio 1942
«Lo spettacolo presentato ieri sera dalla Compagnia di Totò e di Anna Magnani, è una briosa, divertente anche se sconclusionata vicenda di quadri sgargianti e di parodistiche scenette, che l'estro e la fantasia di Michele Galdieri hanno felicemente creato e che la comicità dei due piacevolissimi interpreti ravviva con instancabile lena. Volumineide è il titolo della nuovissima rivista che ai titoli di tanti volumi (romanzi, drammi, commedie) ha chiesto lo spunto per umoristici richiami, e parodistiche invenzioni. Tutto serve a queste illustrazioni: le Due orfanelle e I due sergenti, la Karenina e Un giorno a Madera e anche I tre moschettieri e tutto è riportato sulla scena con fluente comicità e con sicura maestria degli effetti che si palesa in alcune coreografie, inscenate con ardente vivacità di movenze, di ritmi, e di colori. Assai riuscito il finale del primo tempo. Anna Magnani e Totò raccolsero applausi e ovazioni, suscitando continue risate e dando allo spettacolo un tono di franca allegrezza [...]».

Il "Giornale dello Spettacolo", 28 febbraio 1942
«La rivista Volumineide è stata finalmente varata la sera del 21 corr. al Teatro Verdi di Ferrara. Michele Galdieri, affidando a Totò ed Anna Magnani i variatissimi personaggi, poteva essere tranquillo fidando nella sicura arte comica di un Totò, fatto, con il tempo più misurato e più fine e nel felice temperamento della Magnani che le permette di passare dal comico al sentimentale con uguale facile ed intelligente comunicativa. L'autore, gl'interpreti, Gisa Geert e Onorato furono evocati replicatamente alla ribalta dagli entusiastici applausi del pubblico Ferrarese. Movimento della Compagnia: 15 marzo-6 aprile al Lirico di Milano; dal 16 al 21 aprile al Verdi di Firenze; dal 23 aprile al 21 maggio al Valle di Roma; dal 3 al 14 giugno Alfieri di Torino; dal 15 al 30 giugno al Mediolanum di Milano»

Un nostro quadro che aveva molto successo si intitolava Il paese dei balocchi. A un certo punto Totò e io ci scambiavamo due battute: «Ah, quello lì ha la testa di legno!»; «Benissimo! Vuol dire che lo faremo ministro!». La gente scoppiava a ridere e magari pensava a qualche ministro fascista che non aveva fama di essere troppo intelligente. La censura, tuttavia, non ci disse mai niente. Ma un giorno arrivarono gli alleati a Roma e ci portarono la libertà. Naturalmente, ripresentammo il quadro, e sempre con l'identico successo. Ma ci andò male con la censura democratica: infatti il quadro ci fu proibito dopo la prima rappresentazione.
Mario Castellani

Così la stampa dell'epoca


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