CHE TI SEI MESSO IN TESTA?

(1944)

Titolo originale Che ti sei messo in testa?

Testo e regia: Michele Galdieri, rivista in due atti
Interpreti: Totò, Anna Magnani, Mario Castellani, Harry Feist, Gianni Agus, Olga Gentili, Miranda Giuntini, Adriana Serra, Elena Giusti, Diana Dei, Nico Pepe, Mario Merlini, Liana Rovis
Compagnia: Compagnia Grandi Riviste Totò-Magnani
Prima: Roma, Teatro valle, 5 febbraio 1944


SCENE PRINCIPALI

Il figlio di Iorio

Spunto narrativo: il filo conduttore, che Galdieri peraltro non ha mai amato, è complesso da reperire ed è affidato a una chiave metatestuale secondo una cifra cara all’autore. In tempi sempre più difficili, attraverso la figura dell’Amministratore teatrale, ci si interroga, fra l’altro, sulla Rivista, sulle sue figure caratteristiche, su come metterla in scena: con due grandi nomi, Totò e la Magnani - che qui interpretano se stessi - o con attori non professionisti, come oggi il pubblico sembra apprezzare. Eliminati gli attori, si susseguono diversi personaggi famosi, Mila e Aligi de La figlia di Iorio, Romeo e Giulietta, Otello, Pascal «fu Mattia», Carmen che duetta con Aligi ecc. Falliti attori e personaggi che non soddisfano più neanche loro il pubblico, l’Amministratore si consola col sorriso della fidanzata, migliore di uno spettacolo che si rivela impossibile.

Alcuni quadri: l’Amministratore rimpiange i successi che una volta riscuotevano gli spettacoli di rivista, soprattutto quelli con la coppia Totò/Magnani. Essi entrano in scena e rievocano cantando alcuni dei loro celebri personaggi: il Gagà e la Gagarella, la Fioraia del Pincio, Pinocchio e Malombra. Tra autocitazioni e battute sulla politica contemporanea Totò e la Magnani escono di scena (Atto I).

Aligi si sveglia da un sonno di settecento anni in una camera d’affitto in cui lo ha messo Mila, affidandolo a un’affittacamere che ora s’incarica di spiegare ad Aligi “ignaro” i tempi a cui si è destato. Il Portiere poi gli spiega che dovrebbe quantomeno presentarsi al servizio di leva, dato il suo anno di nascita non molto recente.

L’Amministratore nota come anche la prosa non abbia più successo e suggerisce così ai personaggi di drammi famosi come Otello, Amleto, La figlia di Iorio, di andare a lavorare al mercato nero. Tra i banchi del mercato troviamo Turiddu (protagonista della Cavalleria rusticana di Verga, che nella seconda versione della commedia diventa Pascal dal personaggio del romanzo di Pirandello II fu Mattia Pascal), che accompagna e aiuta un ingenuo Aligi, incalzato dalle attenzioni erotico-amorose di Carmen, venditrice di «sigarillos» (Atto II).

Venuto a sapere della presenza di Vienda come manicure nel negozio di un barbiere, Aligi ne difende l’onore cacciando un cliente che l’aveva pizzicata; poi si prende giuoco della moglie-padrona del barbiere e finisce col fare lui stesso la barba al padrone della bottega (Atto II).

Totò è se stesso, e ripercorre le sue interpretazioni più famose, la propria memoria di attore. Quindi interpreta Aligi.



Censura: la rivista fu pesantemente tagliata e modificata dalla censura nazifascista di guerra: il titolo, che doveva essere "Che si sono messi in testa?" dovette essere modificato perché vi si ravvisava un riferimento alla politica tedesca del periodo; moltissime battute furono tagliate o modificate anche dopo l'inizio delle rappresentazioni sebbene la critica (o meglio, lo "sberleffo") al regime fosse spesso solo "sussurrato" (come la famosa "io penso che le pecore sono stufe di belar" ed altre che Totò diceva nei panni del pastore Aligi). Impossibile rendere conto di tutti i tagli e le modifiche apportate. Segnaliamo che quasi tutto il primo atto del primo copione presenta accanto alle battute la dicitura: «Non compreso nel copione definitivo». Citiamo per tutti quelli relativi alla canzone che riprende il titolo: «Che si sono messi in testa / i governanti affé? ! / Se poi li si spodesta, / si lamentano perché?», che diventa, «Che ti sei messo in testa / ma che lo dici a far / non ci guastiam la festa / rimettiamoci a danzar!»; quando il pastore Aligi dice «Io penso alle mie pecore che han smesso di belar» la Censura sostituisce con «che vanno al casolari». Anche la vita dello spettacolo è turbata da incursioni “repubblichine”.

La rigida regolamentazione voluta dal regime fascista per gli spettacoli di satira, procurava ad attori e autori non pochi problemi. Gli interventi della censura non si contavano. Totò fu addirittura costretto a fuggire per scampare a un ordine di cattura emesso nei confronti sui e di Peppino ed Eduardo De Filippo. Uno dei primi problemi cli venne dalla rivista "Che ti sei messo in testa?". Il lavoro andò in scena al teatro Valle di Roma nel 1944. Il titolo originale doveva essere "Che cosa si sono messi in testa?" ma la censura lo fece modificare perchè ci vedeva allusioni alla pretesa di Hitler di dominare il mondo. La sera in cui si ebbe notizia dell'attentato ad Hitler, Totò, che adattava sempre i copioni all'attualità, si presentò in scena con baffetti e ciuffo, tutto incerottato e zoppicante, attraversando la scena durante l'esecuzione di un altro numero, suscitando l'ilarità generale. Quella sera stessa un colonnello delle SS, suo amico, gli confidò che stava per essere emesso un mandato di arresto per lui e per i fratelli De Filippo che avevano preso in giro in una loro commedia i nazisti. Dopo aver avvertito Peppino, Totò dovette scappare, rifugiandosi per qualche tempo a Valmontone.

Curiosità: il leitmotiv della rivista s'incentrava sul fatto che la Ragione fosse andata in ferie allontanandosi da Roma, come tutti i divi, impedendo ai teatri di organizzare delle buone riviste: l'intento profondamente e sottilmente critico nei confronti del nazifascismo era evidente. Si susseguivano in scena alcuni dei più celebri pezzi di repertorio dei maggiori interpreti: la Magnani nella fioraia del Pincio, Totò in quelli di Pinocchio, insieme nella gag de "Il gagà", già cavallo di battaglia di Ettore Petrolini e, successivamente, di Enrico Montesano.

La prima si ebbe al Teatro Valle di Roma, il 5 febbraio 1944, per passare in poco più di un mese al Teatro Sala Umberto e poi, successivamente al Teatro Brancaccio, ma gli spettacoli furono interrotti dopo pochi mesi a causa del susseguirsi degli eventi bellici.

L'avanzata alleata è lenta, l'Italia attende di essere liberata ma ci vuole tempo. E' così che Totò esce da solo sul palcoscenico, in silenzio, consulta impaziente l’orologio, si guarda scocciato d'intorno, senza mai dire una parola: la platea capisce e fa cadere il teatro dagli applausi. Le repliche vanno avanti tra eroismo e incoscienza.

Le rappresentazioni s'interruppero bruscamente poco prima della liberazione di Roma: Totò fu avvertito (pare proprio da un ufficiale tedesco) che sarebbe stato di lì a poco arrestato dai Tedeschi, insieme a Peppino De Filippo (che pure aveva "sbeffeggiato" il regime). Avvertito Peppino, Totò scappò quindi a Valmontone, per ripresentarsi nella capitale solo dopo la venuta degli Alleati e quindi proporre, con la stessa compagnia, una nuova rivista ("Con un palmo di naso") con un chiaro riferimento alla mutata condizione politica.

Considerando anche il periodo e la localizzazione particolarissima in cui venne rappresentata (in regime di occupazione, con il fronte di guerra - la linea Gustav - a pochi chilometri dalla città), questa rivista viene sovente vista come uno dei periodi "più alti" della capacità comica e di spettacolo della coppia Totò-Magnani.

Che ti sei messo in testa


La rivista fu presentata a Roma nella prima metà del 1944, nel periodo di occupazione nazista della capitale. Rappresentò il terzo capitolo della felice collaborazione della coppia artistica Totò - Anna Magnani, che in seguito si produssero anche in altre riviste dello stesso regista con una compagnia propria ed è stata autorizzata una prima volta a Venezia il 17 gennaio. L’Ufficio Censure, alla cui direzione non c’è più Leopoldo Zurlo, che nel frattempo si è dimesso, riceve un esposto che denuncia il fatto che gli attori non si attengono al copione vistato. La compagnia viene diffidata e il copione torna a essere autorizzato una seconda volta il 12 aprile dello stesso anno, previa abolizione delle allusioni politiche. La prima viene data a Roma, al Teatro Valle, il 5 febbraio. Segnaliamo come esempio delle variazioni apportate nel primo atto la canzone Ma che ti sei messo in testa?, che nel primo copione fa riferimento ad avvenimenti bellici e politici e, nel secondo, parla solo di scoperte scientifiche e teorie filosofiche. Tornano tra i personaggi, gli immancabili Gagà e Gagarella e lo stesso Pinocchio, rievocati dagli interpreti come cifra del loro rimpianto sodalizio artistico.

In quei momenti io ce l’avevo un po’ con i tedeschi, e nelle battute della rivista ci mettevo un po’ di malignità. Vedevo per strada i rastrellamenti, fucilazioni... certo ne abbiamo passate...

Giacomo Gambetti, Intervista con Totò, uomo di due secoli, in Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e uccellini, Garzanti, Milano 1966, p. 238.


Anna Magnani, quando vedeva in sala soldati tedeschi, diceva a Totò: ‘Guarda, qualcosa galleggia sull’acqua, staserà, iniziando così una gag irresistibile, e alla fine convenivano che erano stronzi [ispirata a un romanzo ungherese dallo stesso titolo, Qualcosa galleggia sull’acqua è una delle canzoni che la Compagnia sta nel frattempo provando in vista di un nuovo lavoro, n.d.a.] A questo punto i nazisti, che tuttavia qualcosa capivano, s’offendevano, arrivavano sul palco, interrompevano lo show. E si ripeteva lo stesso copione: correvano a calmarli il direttore e l’autore, cercando di mettere le cose a posto. Io, defilata, ridevo come una matta.

Maurizio Porro, Elena Giusti: l’eleganza fatta soubrette, “Corriere della Sera”, 4 agosto 1993.

Totò dietro le quinte faceva delle grandi litigate con la Magnani. Poi prima d’entrare in scena avevano paura l’uno dell’altra, e allora grandi baci de corsa. Se ne dicevano... Erano due grandi, pieni di lazzi, di battute, e i grandi insieme hanno sempre fatto scintille.

Marisa Merlini (intervista di Alberto Anile, 1995)

Quando lo spettacolo arrivò al dunque, Anna si piazzò al centro del palcoscenico e cominciò a dire la battuta incriminata: ‘Del tuo re la volontà / e alfin, la cosa più importante...' fece una pausa carica di suspense, si rivolse a noi sottovoce, guardandoci con aria ironica, ‘ve cacate sotto, eh?’, quindi riprese: ‘...aria, aria pura per respirare’, gridò forte e con violenza all’indirizzo dei repubblichini.

Marisa Merlini - "Nannarella" (Giancarlo Governi), Bompiani, Milano 1981


 

E' nel 1944, durante la tournée teatrale della rivista 'Che ti sei messo in testa?', che Totò e la sua famiglia rischiano la vita. Ha sbeffeggiato gli occupanti nazifascisti e adesso vogliono catturarlo per deportarlo al Nord. Un "anonimo" gli salva la vita, consigliandolo di fuggire o nascondersi. Senza perdere tempo avvisa gli amici di sempre, Peppino e Eduardo De Filippo i quali corrono lo stesso rischio; prende Diana e la piccola Liliana e va a nascondersi dalla fidata famiglia De Santis, una coppia di ammiratori sfegatati che è sempre presente ai suoi spettacoli e occasionalmente invia cibo e leccornie prelibate, nei pressi dell'Aurelia


Estratto dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi. 

Telegramma inviato dalle Forze di Polizia alla Questura di Roma per "presunte" offese alle Forze Armate germaniche
ed al Regime contenute nella rappresentazione della rivista 'Che ti sei messo in testa'


 

Il 5 febbraio del '44 Totò debutta al Valle di Roma, con la Compagnia Grandi Riviste Totò-Magnani, insieme ad Anna Magnani, in "Che ti sei messo in testa?", il cui titolo originale, fatto cambiare dalla questura, era, con chiara allusione agli occupanti tedeschi, "Che si son messi in testa?". Il critico del «Messaggero» concludeva il suo pezzo sullo spettacolo con queste parole: «Al simpaticissimo Totò dedichiamo soltanto la nostra adesione sentimentale e il nostro entusiasmo di spettatori. Il quale vada anche ad Anna Magnani, unica attrice comica, ci sembra, degna di far coppia con Totò».

Dietro le quinte del teatro, Totò e Anna Magnani litigano in continuazione e la loro voce spesso arriva fino in platea. Però ogni volta che devono entrare in scena, si scambiano puntualmente il bacio della pace e si scatenano in una recitazione di coppia che è sempre perfetta e produce valanghe di applausi.

Con un coraggio che rasenta l'incoscienza, Totò non perde occasione, ad ogni replica, di strizzare l’occhio al pubblico con allusioni e battute a doppio senso, che si riferiscono alla situazione politica, al fascismo che è caduto e ai tedeschi che occupano Roma.

Rappresentando il pastore Aligi ne "II figlio di Jorio", una parodia del testo dannunziano, scritta da Eduardo Scarpetta e rappresentata già a Napoli nel 1904, Totò si scatena letteralmente ripetendo in tono implorante alla soubrette «Vieni avanti! Vieni avanti! E vieni avanti!», riferendosi chiaramente agli Americani sbarcati ad Anzio, che non si decidevano ad avanzare verso Roma. Il pubblico capisce e applaude, ma i rischi non mancano, perché molti ufficiali tedeschi conoscono bene l'italiano e afferrano senza farseli tradurre i doppi sensi di Totò.

Per esempio, interpretando il pastore Aligi, che si risveglia dopo settecento anni di letargo, ammicca agli spettatori con battute del tipo:

Io penso alle mie pecore che tirano a campar!
Io penso alle mie pecore che fanno tutte... mhè...
Io penso alle mie pecore che han smesso di belar!
Io penso alle mie pecore che son stanche di belar!

E a volte, sull'onda di queste battute allusive, incitava il pubblico a belare, per cui tutti gli spettatori, con somma provocazione, si mettevano insieme a Totò a fare il verso delle pecore e a ridere.

Alla fine di gennaio viene trovata una bomba al Valle, fortunatamente inesplosa.

11 24 marzo, quando alcuni membri della resistenza romana mettono in atto l’attentato di via Rasella, Totò e Anna Magnani vanno in scena al Valle con il tutto esaurito.[...]

Il 21 aprile, a quasi un mese di distanza dall’attentato di via Rasella e dall’eccidio delle Fosse Ardeatine che ne era seguito, viene fatta una segnalazione al Comando tedesco nei confronti di Totò e della sua compagnia per frasi offensive contenute nel suo spettacolo Che ti sei messo in testa?, che andava in scena tutti i pomeriggi al teatro Valle. Due settimane dopo, il 3 maggio, Totò viene denunciato dalla polizia, insieme a Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, con un telegramma indirizzato al teatro Principe di Roma, partito alle ore 12,20 dal Comando Tedesco. Quel telegramma però Totò non lo lesse mai.

La sera del 2 maggio, infatti, appena rientrato a casa con la bicicletta, una voce anonima al telefono gli comunica che è in partenza a suo nome un telegramma di convocazione al comando di polizia e che è stato già firmato un mandato di cattura da eseguirsi il giorno dopo per lui, Eduardo e Peppino De Filippo. Totò abbassa il ricevitore ed esce subito di casa, inforca di nuovo la bicicletta e di corsa si reca al teatro Eliseo, dove i tre fratelli De Filippo stanno recitando nel "Berretto a sonagli" di Pirandello, per avvertirli che i fascisti hanno preparato una lista di persone da deportare, nella quale ci sono anche i loro nomi. Poi, riferendosi a se stesso, riflettendo a voce alta, commenta: «Come sarebbe? Un Principe deportato come un malvivente? Ma io so già dove andarmi a nascondere e... non ve lo dico perché queste cose sono segretissime, ma noi siamo amici di gavetta e vi dovete subito nascondere». [...]

"Vita di Totò" - Ennio Bispuri - Gremese Ed.


A maggio, con le divise angloamericane quasi in vista, i nazisti continuano a uccidere e torturare; lo faranno anche ad alleati entrati in città, portandosi dietro alcuni prigionieri da fucilare strada facendo. Un paio di settimane prima della liberazione di Roma, Antonio de Curtis, che durante la guerra è comunque riuscito a crearsi una serie di contatti, riceve una telefonata dalla Questura: una voce anonima gli suggerisce di scappare. In pericolo sono anche i fratelli De Filippo, che Totò si precipita ad avvertire al teatro Eliseo; in seguito alla soffiata dell’antico compagno di gavetta, Eduardo e Peppino si nascondono in casa di amici.

Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Alberto Marotta Editore, Napoli 1976, pp. 367-368.


 

“Il questore Caruso aveva dato ordine di catturarmi per portarmi al Nord”, racconterà Totò: “alla Storta mi avrebbero ammazzato senz’altro”. Il seguito dell’avventura, ingentilito dal passar del tempo e dalla tentazione di far nascere un sorriso anche dalle situazioni più drammatiche, è da farsa napoletana: “Sono scappato da un amico che aveva una casa verso il Gelsomino, da quelle parti lì. E questo qui dopo mezz’ora viene e dice ‘C’è una signorina che vuol conoscerla. Dico: ‘Sor Lui’, io qui sto nascosto...’ ‘No, ma è una parente’. Dopo una mezz’ora: ‘C’è il mio compare...’ Insomma, lo sapevano tutti quanti. A un certo momento me ne sono andato...”

Totò intervistato da Luigi Silori nel programma Rai L'approdo, 1965.


 

L’inopportuno assalto di fan gli fa però venire in mente un tiro da giocare ai De Filippo. Scoperto il loro nascondiglio, vi manda una ragazza con un biglietto: “Caro Peppino, questa bella ragazza desidera un tuo autografo, il mio gliel’ho già dato, le ho detto il tuo indirizzo, accontentala”, firmato Antonio. La ragazza ottiene l’autografo e se ne va ridacchiando, mentre Peppino, impazzito dalla paura, comincia a sospettare che il pericolo della deportazione sia uno scherzo. “Uno scherzo? Fossi matto”, gli dirà Totò a guerra finita. “Tutti gli artisti dovevano essere portati in alt’Italia. Io pure. Ringrazia Dio che venni a saperlo da persona sicura”. “E la ragazza, quella dell’autografo?” “Quello sì, quello fu uno scherzo!”

Peppino De Filippo, Strette di mano, Alberto Marotta Editore, Napoli 1974, pp. 98-99.


 «Ci dicevano che Galdieri è lentissimo nella elaborazione delle sue "gags". Ma, poiché ci "azzecca" sempre, la lentezza dimostra la serietà dei propositi. Comunque, vuoi col Quando ti dico: va ... tranquillo vai, vuoi col Disse una volta un biglietto da mille, vuoi con quest'ultima nuovissima rivista, egli ha puntualmente saputo mettersi sui binari del favore popolare e della voga. Qui sta il problema della rivista: non essere né in ritardo né in anticipo sugli avvenimenti più noti. Il pubblico ride e si esalta a misura che lo spirito proveniente dal palcoscenico si assottiglia nelle allusioni; la gente sente il sale nelle sue pia- ghe e, cedendo al conformismo di "quando tutto manca ... non ci rimane che farci una risata", sghignazza. Inoltre si ride volentieri soprattutto di colui che ci passa accanto o sopra i piedi e ha la faccia feroce e magari picchia sodo e alla cieca secondo come garba al suo chiuso umore; perché qualcosa di ridi- colo nel violento passante si può sempre trovarla. E questa sarebbe la morale meglio apprezzata della garbata e adeguata rivista di Galdieri. Sulla comicità di Totò, se nel programma dello spettacolo non fossero riportati i giudizi di critici come Franci, De Feo, Sarazani e Patti, ci sarebbe piaciuto scrivere le nostre dieci righe. Ma che figura, poi, buoni ultimi? Perciò al bravissimo, al simpaticissimo Totò dedichiamo soltanto la nostra adesione sentimentale e il nostro entusiasmo di spettatori. Il quale vada anche ad Anna Magnani, unica attrice comica, ci sembra, degna di far coppia con Totò [..]».

Il Messagero, Roma, 6 febbraio 1944.


Grande animazione dai primi giorni di novembre nei locali di pubblici spettacoli. Tutta Roma è pavesata di manifesti. Niente di nuovo, ma sono a decine di migliaia le persone che si accavalcano nelle sale per le varie manifestazioni teatrali. Quasi tutti i locali sono stati riaperti.

La notizia di una probabile formazione, veramente eccezionale, con i De Filippo, Anna Magnani, Totò, ecc., che tutto lasciava supporre potesse confermarsi, alla prova del fuoco è sfumata. Peccato! perché era troppo bella.

Avremo invece i De Filippo con l’Orchestra Semprini dal 14 dicembre al 4 Fontane, e la Totò-Magnani dal 23 dicembre alla Sala Umberto (La Compagnia Grandi Riviste Totò-Magnani debutterà il 5 febbraio 1944 al Teatro Valle di Roma con la rivista Che te sei messo in testa? di Michele Galdieri.).

Potrà sembrare strano — forse — che proprio da queste colonne sulle quali tanti si è battagliato al solo scopo di ottenere la ripresa integrale degli spettacoli di Varietà e di far quindi ritornare il sereno in una vasta categoria di lavoratori, venga oggi un grido d’allarme.

Stiamo avviandoci con disinvolto passo scozzese verso l’inflazione del Varietà. Infatti, la mancanza di film, dovuta alle conseguenze dell’attuale stato di guerra, ha indotto gli esercenti a riprendere lo spettacolo misto un po’ dovunque. E fin qui poco male. La faccenda si complica invece quando i locali, che fino ad ora hanno agito a solo cinema, iniziano il solo Varietà. Il genere prescelto è naturalmente lo zibaldone al quale partecipano artisti non solo di rivista e numeri di attrazione, ma anche elementi di cinema trasvolati — in periodo di magra — dallo schermo alle ribalte del tanto (una volta) disprezzato Varietà: elementi che costituiscono il « fuori programma » di chiamata. (O dovrebbero costituire?…)

Valle, Galleria, Quattro Fontane, Bernini e — fra breve — anche quella Sala Umberto I il cui nome è legato — con il Salone Margherita — al periodo aureo del Café Concert internazionale, presentano contemporaneamente un programma di Varietà, ed in almeno quattro di questi locali c’è lo stesso tipo di spettacolo. Abbiamo citato soltanto i teatri centralissimi, escludendo di proposito gli altri che, pur non essendo periferici, possono essere considerati alquanto centrali, quali ad esempio il Savoia ed il Brancaccio che oramai con notevole frequenza ospitano a « teatrale » compagnie primarissime. Quanto durerà questa pacchia!.. Certamente poco ed il danno sarà generale. La concorrenza è forte, poiché si va a caccia dei «fuori programma» di maggiore attrattiva. C’è l’accaparramento dell’attore cinematografico, mentre la diva dello schermo sta salendo a quotazioni di borsa nera.

Così la stampa e l'opinione pubblica del periodo, Roma, novembre 1943

Totò s’è impancato a Roma e non si muove anche se, a quanto si dice, non riesce a far più gli incassi di poco tempo fa.

Microfono, Palcoscenico minore -Varietà, “Film”, n. 13, 22 aprile 1944.


Riferimenti e bibliografie:

"Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976 - «Il figlio di Iorio» e «Il barbiere», pp. 180-199;
"Tutto Totò" (Ruggero Guarini) - Gremese, 1991 - «Il figlio di Iorio», pp. 289-297.
"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I grandi comici", «Mila e Aligi sfollati a Roma», pp. 51-68;