IMPUTATI, ALZIAMOCI!

(1945)

Titolo originale Imputati, alziamoci!
Paese Italia - Anno 1945

Di Michele Galdieri, rivista in due tempi

Compagnia: Totò-D'Albert di Remigio Paone "Spettacoli Errepi"

Genere Teatro di rivista - Regia Michele Galdieri- Soggetto Nelli & Mangini - Sceneggiatura Artioli - Produzione Remigio Paone - Coreografia Gisa Geert

Prima: il 22 gennaio 1945 a Siena.


Il 22 gennaio 1945, quando Antonio de Curtis debutta a Siena con Lucy D’Albert, collaudato testo di Galdieri, Anna è impegnata a girare il film di Rossellini e a recitare in Soffia so’, rivista di Garinei e Giovannini. Il sodalizio teatrale de Curtis-Magnani s’è interrotto, Anna preferisce compagni di lavoro meno irruenti e aggressivi, che sul palco le lascino un po’ più di spazio; l’accoppiata sarebbe comunque praticamente impossibile perché lei lavora a Roma mentre il comico deve portare la rivista in tournée per l’Italia.

La rivista racconta i tempi tristi delle epurazioni e dei cambi di casacca, con una vivacità che tocca nervi scoperti: al Nord la guerra è ancora in corso. Alla tappa fiorentina un partigiano reagisce male al quadro in cui Totò/Napoleone alla domanda Compagno? risponde Camarade, aggiungendo poi Va bè, fa’ come vuoi. Camarade o compagno è lo stesso. Alla fine il partigiano gli entra in camerino, gli si avvicina con la scusa di un autografo: Veramente per lei camerata e compagno è la stessa cosa?, e gli sferra un pugno in faccia.


La Nazione del popolo, 11 marzo 1945

Filo conduttore: un prologo mette in scena il personaggio dell’Autore e le accuse di collaborazionismo a cui va soggetto. La sua musa ispiratrice, la Realtà, gli suggerisce, dato il clima inquisitorio, che il processo diventi la rivista stessa, che, date le circostanze si ambienta nella Valle di Giosafatte, dove avverrà il Giudizio universale, in cui tutti sono giudicati. Le colpe di cui ci si è macchiati sono, chiaramente, quelle storiche della guerra e, soprattutto, della difficile situazione italiana di quegli anni. Attraversano la valle un numero infinito di personaggi, dalla Signora delle Camelie, a Napoleone, Cesare, i Gracchi ecc., mentre, nella parte recente, si visitano nuovi monumenti, quello al Civile Ignoto che tanto ha sopportato e sopporta ancora negli avvenimenti recenti. Feroce la satira degli americani. Emblematico il dialogo tra Candida Pace e Incerto Dopoguerra. Nel Giudizio finale, l’Italia manda tutti all’inferno.

Alcuni quadri: significativo per il tono della rivista, fortemente moralistico in relazione alle difficoltà del momento, è il quadro ambientato in un programma radiofonico di successo, in cui la Consigliera dà alle ascoltatrici il Decalogo dei tempi nuovi: «Comandamento primo: solo l’io / dev’essere il signore ed il tuo dio. / Agli altri non badar, mai e poi mai / se no... ti trovi in mezzo a tutti i guai» Anche Mariù e Buby, Gàgàrèllà e Gagà, sono imputati e manifestano sensi di colpa per essersi dati alla bella vita nei momenti difficili. Ma in fondo erano proprio loro che smaniavano per una Carnei o una Lucky Strike, dimostrandosi così affini ai “Nuovi Amici” anche in tempi non sospetti. L’arringa dell’Avvocato, Pubblica Accusa contro Maria la Cantante (l’Italia), che si è affidata a un manager che le ha procurato un ingaggio all'Opera di Berlino, è una lettura del cambio di alleanze recentemente verificatosi. Maria vuole tornare a lavorare per i suoi vecchi impresari inglesi, americani e francesi, magari gratis!: «o l’imputata è l’assassina di se stessa... o noi siamo un branco di fessi che non ha capito niente!».

Lucy d Albert

Lucy D'Albert

Data a Roma dalla Compagnia Villi-Brazzi-Sordi, con la partecipazione di Peppino De Filippo. Alla Compagnia Totò-D’Albert, con Bonucci e Caprioli, spetta la tournée che debutta il 22 gennaio ’45 a Siena. Il titolo della rivista riprende in chiave satirica la formula giuridica che, tra l’altro, aveva dato il titolo a un film di grande successo di Mario Mattòli del 1939, interpretato da Macario, che giocava sulla trasformazione di un processo in uno spettacolo di rivista. È chiaro anche il suggerimento che la variazione grammaticale della formula comunica: «siamo tutti colpevoli». Se per Totò questa rivista non risulta particolarmente significativa, segna però un fatto importante nella storia dello spettacolo di quegli anni: la separazione di Peppino, ingaggiato da Galdieri per la stagione romana della rivista mentre Totò la porta in tournée, da Eduardo. Se l’ingaggio fu causa o conseguenza della rottura clamorosa de II Teatro Umoristico è cosa non accertata. Peppino, nel suo libro di memorie, Una famiglia difficile, racconta soprattutto il suo disagio di attore di teatro costretto per ragioni economiche a “retrocedere” nella rivista, proprio quando il fratello affronta un nuovo registro drammaturgico con Napoli milionaria!

Il pubblico gremiva ogni sera la sala, in mezzo a una confusione, un via vai continuo di bambini strillanti e di adulti vocianti: tutti chiacchieravano fra loro come se stessero in una piazza ma, quando appariva Totò, si faceva un silenzio di tomba e tutti pendevano dalle sue labbra tanto che una volta venne ammazzato un uomo in un palco, fu portato via a braccia e nessuno ci fece caso.

Galeazzo Benti, Ricordi di un gagà, “Diario”, 8 ottobre 1997


«Lo spettacolo presentato ieri sera dalla Compagnia di Totò e di Anna Magnani, è una briosa, divertente anche se sconclusionata vicenda di quadri sgargianti e di parodistiche scenette, che l'estro e la fantasia di Michele Galdieri hanno felicemente creato e che la comicità dei due piacevolissimi interpreti ravviva con instancabile lena. Volumineide è il titolo della nuovissima rivista che ai titoli di tanti volumi (romanzi, drammi, commedie) ha chiesto lo spunto per umoristici richiami, e parodistiche invenzioni. Tutto serve a queste illustrazioni: le Due orfanelle e I due sergenti, la Karenina e Un giorno a Madera e anche I tre moschettieri e tutto è riportato sulla scena con fluente comicità e con sicura maestria degli effetti che si palesa in alcune coreografie, inscenate con ardente vivacità di movenze, di ritmi, e di colori. Assai riuscito il finale del primo tempo. Anna Magnani e Totò raccolsero applausi e ovazioni, suscitando continue risate e dando allo spettacolo un tono di franca allegrezza [...]».

[vice],Il Resto del Carlino,Bologna,26 febbraio 1942


Riferimenti e bibliografie:

"Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976
"Tutto Totò" (Ruggero Guarini) - Gremese, 1991
"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
Sito http://www.trio-lescano.it/index.html