Daniele Palmesi, Federico Clemente Dic 2016

Il teatro di Totò: 1916-1927

Sono anni in cui la guerra, il dopoguerra, l’avvento del fascismo segnano anche importanti trasformazioni di gusti e culture. Tramonta il cafè chantant, mentre sulla scena italiana continua la temperie futurista che coinvolge anche Petrolini e si afferma la rivoluzione drammaturgica di Pirandello. Sulla scena napoletana è ben viva ancora la drammaturgia di Eduardo Scarpetta, mentre è più problematica la vita del teatro d’arte e sta esplodendo il fenomeno Viviani. Gli esordi di Totò (nel primo periodo con lo pseudonimo Antonio Clerment, dal cognome della madre, Clemente) vissuti fra Napoli e Roma e poi nei varietà del centro nord, per un verso contano sui racconti dello stesso attore e su testimonianze affascinanti di spettatori straordinari che, a distanza di anni, ne rievocano il ricordo senza precisi riferimenti di tempo e di luogo, e per l’altro su sparse notizie di cronaca e rare locandine, che viceversa, quando danno indicazioni logistiche, non offrono che poche e scarne informazioni sullo spettacolo che annunciano. La selezione di notizie che segue parte dal 1916, quando Totò aveva diciotto anni - ma sicuramente si esibiva già da alcuni anni - e si ferma al momento in cui l’attore viene ingaggiato da Achille Maresca nelle sue formazioni.

(Fonte: "Totò partenopeo e parte napoletano" - Ed. Marsili) Antonella Ottai


Teatro Partenope, Napoli. Una locandina, risalente probabilmente ai tempi della guerra, ne annuncia le acrobazie in un numero di varietà che seguirà alla commedia di Scarpetta.
Teatro Orfeo, Trianon e altri non meglio precisati, Napoli. Totò partecipa probabilmente agli spettacoli organizzati da Mimi Maggio, padre di Beniamino, Dante, Rosalia e Pupella. Il primo tempo prevede un bozzetto drammatico e canzoni; il secondo tempo, una farsa di Pulcinella, e il terzo tempo arte varia: Totò esegue, nella terza parte del programma, oltre a qualche macchietta imparata pescando nel repertorio di Peppino Villani, numeri acrobatici, in particolare quello del “morto vivo”, e quello delle “capriole a pagamento”, da uno, due, tre soldi. Il prezzo sale in relazione alle difficoltà di esecuzione delle capriole concordate. Gli spettatori che impostano la richiesta, devono poi lanciare il corrispettivo in palcoscenico.
1916

Teatro Statuto, Roma. «La compagnia comica napoletana con la nota maschera del Pulcinella Giulio Balzano costituisce la delizia dei molti habitués, i quali applaudiscono alle buone risorse di Totò, degno emulo di Gustavo De Marco e ai restanti numeri femminili» («il Cafè Chantant», a. XX, 11 maggio).
1917

Teatro Diocleziano, Roma, settembre, lo troviamo segnalato come comico («il Cafè Chantant», a. XXI, 11 settembre).

Salone Elena, Roma, dicembre: «Gustavo De Marco, pardon, imitazione particolare eseguita da certo Totò, e, dicono, esageratissima [...] A terminare il varietà ci apre la stabile Compagnia De Marco “nfrù” [si tratta di Francesco De Marco, che faceva impazzire il pubblico con questo verso, che ne costituiva la “sigla” degli spettacoli e a volte sostituiva il suo stesso nome] sempre eclatante, sempre applauditissima» («il Cafè Chantant», a. XXI, 5 dicembre).
1920

Una foto pubblicitaria di Totò ventiduenne impegnato a Napoli con il proprio repertorio di macchiette annuncia che ripropone «meglio dell’originale» i balletti allucinanti di Gustavo De Marco («il Cafè Chantant, a. XXIV, 12 gennaio).

Aurora, Roma, novembre: «All’Aurora c’è Totò, e tanto basta perché gli incassi siano triplicati» («il Cafè Chantant», a. XXIV, 9 novembre). La stessa rivista lo segnala allo Iovinelli.
1922

Salone Elena, Roma, dicembre: «Oggi grandiosi spettacoli con Totò, Dorange, Duo Palmes, Dina Dini, ecc.» («Il Messaggero», Roma, 10 dicembre).

«[Totò] fu scritturato per la prima volta nel 1922 a Roma nella compagnia dell’impresario Umberto Capece come “straordinario”, e cioè come elemento da usare solo sporadicamente e senza alcun compenso [...] Il capocomico, secondo lo schema della Commedia dell’Arte, prima dello spettacolo radunava gli attori facendo una generica prova che lasciava ampio spazio all’improvvisazione [...]». Nel frattempo alla Sala Umberto debutta con grande successo Liliana Castagnola e si esibisce il cabarettista futurista Rodolfo De Angelis, mentre al Valle trionfa Petrolini.
1923

Teatro La Fenice, Roma, dicembre: è presente nella serata d’onore del professor Magno Occultis «che ha preparato nuovi numeri di suggestione. Vi sarà l’intervento di vari dottori che controlleranno detti esperimenti. Inoltre debutto della Stella dicitrice Parva Favilla. Continuato successo del comico Totò, dell’eccentrica Cherubini,..» («Il Messaggero», Roma, 18 dicembre).

Ambra Jovinelli, Roma: «[...] Totò debuttò con tre macchiette di Gustavo De Marco, Il bel Ciccillo, Vipera e II Paraguay con grande successo. Il pubblico lo applaudì calorosamente gridando per incoraggiarlo: “Sei meglio di De Marco!”». In realtà risulta allo Jovinelli già nel 1920.
1924

Sala Umberto, Roma, dicembre: Totò viene segnalato come comico "coutchone". Insieme a lui si esibiscono la Primaria Compagnia Ungherese e Diana Mac Gill, «artista d’eccezione». Diana Mac Gill in quegli anni recitava spesso in un programma di liriche futuriste testi di Marinetti e Palazzeschi.

«[... ] E a quel punto Totò capì di non avere scelta: strinse la mano a Pasqualino per farsi coraggio e si consegnò al pubblico della Sala Umberto. Era molto diverso da quello chiassoso e maleducato del Teatro Iovinelli, ma alle macchiette del debuttante reagì alla stessa maniera; applausi e richieste di bis seguirono le sue esibizioni ne II bel Ciccillo, in Vicolo, parodia della famosa canzonetta Vipera, ne II Paraguay».
1925

Sala Umberto, Roma, dicembre: «Oggi il programma si arricchisce col debutto del comico Totò, nel suo numero di trovate burlesche e assurdità esilaranti, che già riportò nei maggiori teatri il più lusinghiero successo. [...]» («Il Messaggero», Roma, 22 dicembre). Nei giorni seguenti, nello stesso programma, viene segnalata anche la presenza di Milly.
1926

Sala Umberto, Roma, novembre-dicembre: gli ultimi giorni di novembre, alla Sala Umberto, Totò è annunciato all’interno di un programma mondiale, che comprende fra l'altro una jazz band: «Il nuovo programma è giudicato dal pubblico che affolla seralmente la Sala Umberto 1 il più vario e divertente con Totò che fa far buon sangue con la sua irresistibile comicità [...]» («Il Messaggero», Roma, 28 novembre). Man mano che le serate si susseguono gli aggettivi incalzano fino a qualificare Totò come «il comicissimo dei comici grotteschi».

Una testimonianza di Sandro De Feo, rilasciata nel 1967, che si riferisce alla metà degli anni venti:

«[...] bisognava vederlo portare le braccia in su, piegando le mani verso gli omeri come una danzatrice sacra indiana, e poi cominciare a buttare il dorso nella direzione opposta all’addome e la testa in tutt’altra direzione rispetto al torso, e gli occhi storcersi nella direzione contraria a quella del capo, e la bazza per conto suo rispetto alla bocca, e il pomo d'adamo correre in giro vorticosamente facendo correre la farfallina nera della cravatta. Era proprio allucinante Totò, a ventisei, ventisette anni in quell’esercizio [...]»

Fonti: ("Totò" di Goffredo Fofi, "Siamo uomini o caporali" di A. Ferraù e E. Passarelli)