L'avanspettacolo

Lo spettacolo dal vivo prima del film

Wanda Osiris

Wanda Osiris, regina della rivista e dell'avanspettacolo

La parola stessa lo specifica, AVANSPETTACOLO ossia "prima dello spettacolo". Era questa una forma di intrattenimento che veniva inserita nelle sale cinematografiche tra una pellicola e l'altra ma andiamo con ordine.
Una prima forma di avanspettacolo nasce nell'Inghilterra del 1700 dove nei Pub la gente si fermava a bere e chiaccherare. Qualcuno pensò bene di mettere al centro del locale una pedana su cui chiunque poteva esibirsi a parole o in altro modo spettacolare e costui, se il pubblico apprezzava, veniva compensato con bevande e cibo.

Nasceva questa singolare forma di intrattenimento che si è evoluta coi tempi fino ad arrivare a ciò che è il tema di questa introduzione.

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Con l'avvento del cinema, negli anni 30, vi fu un proliferare di sale di cinematografiche e per attirare a se il pubblico molti impresari pensarono di allestire uno spettacolo di intrattenimento tra una proiezione e l'altra.

Questo poteva essere paragonato, se ben in forma minore, al teatro di rivista ed al varietà poiché da questi prendeva spunto. In esso erano presenti tutte le figure che caratterizzavano queste forme di spettacolo, il comico, la soubrette, l'attore di spalla, le ballerine, i ballerini e numeri di attrazione.
Alla scuola dell'avanspettacolo si forgiarono buona parte dei grandi del teatro, del cinema e della rivista. Il pubblico a volte irriguardoso non lesinava fischi o battute nei confronti degli artisti e coloro che riuscivano a resistere erano in grado di affrontare qualsiasi situazione.Anche il rapporto con gli impresari non era facile.

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Non erano rari i casi di compagnie lasciate a se stesse in quanto l'impresario si era eclissato con l'incasso. In questo contesto chi era bravo e sapeva farsi valere andava avanti mentre gli altri purtroppo per loro venivano dimenticati. Ricordare tutti i nomi di coloro che dall'avanspettacolo sono approdati poi alla rivista, al teatro, al cinema ed alla televisione non e' impresa facile, vengono alla mente Tognazzi, Banfi, Marchetti, Ferrero, Vianello, De Filippo, Totò, Fabrizi, I Brutos, Gerry Bruno e tanti altri. Anche se altri grossi nomi non sono passati attraverso fumose sale di periferia non significa che siano essi piu' importanti degli altri, con il Varietà e la Rivista hanno caratterizzato un'epoca in cui lo Spettacolo si scriveva con la ESSE maiuscola.

Oggi l'Avanspettacolo non esiste più


Per tutti gli anni Dieci del XX secolo il cinema non prevede sonoro, se non un accompagnamento musicale eseguito dal vivo da un pianista ma per nulla sincronizzato con le immagini. Gli attori si muovevano sullo schermo agitando le labbra, poi, bianca su uno sfondo nero, passava la didascalia del dialogo, abbellita da una cornice arabescata. Nel 1921, il siciliano Giovanni Rappazzo brevettò la «pellicola a impressione contemporanea di immagini e suoni». Idea formidabile da cui ebbe origine il film sonoro, ma come già era accaduto con Edison e il Phantoscope, in assenza di un finanziatore se ne impadronì la statunitense Fox.

Poi venne la Marcia su Roma. 

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Alla fine degli anni Venti, con l’avvento del sonoro, il fascismo intravide nel cinema un’arma potentissima per la propaganda del proprio verbo, cosi il regime dispose sgravi fiscali e incentivi per tutti i teatri che avessero adottato il cinematografo all’interno delle proprie strutture. Accadde perciò che i gestori delle sale si fecero attrarre dalla sirena del denaro e si adattarono al volere supremo. Erano previste tre proiezioni al giorno? Ciascuna era preceduta da una serie di numeri di varietà, allo scopo di attrarre spettatori. Era nato l'avanspettacolo, cioè la messinscena che precedeva la proiezione del film. L’esibizione durava poco ed era scenograficamente misera. Guitti, comici, ballerine, cantanti e prestidigitatori si trasformarono in «scavalcamonta-gne» e girarono per le città di provincia alla ricerca di una scrittura. Facevano il loro numero, poi d’improvviso si abbassava il telone bianco; i poveri artisti si rintanavano dietro lo schermo a rifocillarsi e riposare in attesa della fine del film e dunque dell’andata in scena successiva. Il film intanto era diventato filmo, a Mussolini non stavano bene i sostantivi di derivazione straniera, e s’era messo di buzzo buono a italianizzarli.

Anche i teatranti, come tutti, furono costretti ad adeguarsi all’autarchia linguistica: non più bordereau, dunque, ma «distinta d’incasso»; niente più ciak, ma «ciac»; non claque bensì «ciacche», l'entr’acte diventò «intervallo», il festival «musicone», la pochade «commedia libera», le paillettes «lustrini», il parterre «platea», lo sketch «scenetta», la soubrette «brillante», la tournée «giro». All’elenco ci piace aggiungere - anche se slegati dal mondo dello spettacolo - «casimiro» per cachemire, «fuggicasa» per pied-à-terre, «scopofilo» per voyeur e, in ultimo, lo strepitoso «principe» e basta per definire il tessuto principe di Galles, in questo caso era stato sufficiente cancellare l’ignominioso nome della terra del Galles. Gli artisti di varietà poco noti e con scarse possibilità economiche si adattarono quindi al nascente avanspettacolo. E gli altri ?

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Gli altri, più ricchi e famosi, si misero in proprio. Si accollarono i costi j di produzione di spettacoli che, per non essere schiacciati dall’onda d’urto del cinema, dovevano essere sfarzosi, magnificenti e incantatori più del pericoloso rivale. E idearono la rivista. Sempre di varietà si trattava, il meccanismo e gli artisti che lo componevano erano gli stessi, solo che adesso ci si appoggiava a scenografie fastose e agli spettacoli si davano un tema e un titolo; ciascun numero si rifaceva a quel tema e a quel titolo, ma non c’erano agganci tra un’esibizione e l’altra. Dato l’immane impegno organizzativo, si rese irrinunciabile la figura dell’impresario, cui faceva capo ogni incombenza e «rogna» di ordine amministrativo e produttivo, anche se in qualche caso si ritrovava a essere pure autore o coreografo delle riviste. Andò avanti cosi fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Poi la rivista cedette piano piano il passo alla commedia musicale, mentre a partire dagli anni Sessanta l’avanspettacolo degenerò in mesti spogliarelli che precedevano la proiezione di film a luci rosse.

(Fonte: "Non principe, ma imperatore" - Valentina Pittavina)


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Nel panorama delle arti teatrali non va dimenticato l’avanspettacolo. Genere di brevi rappresentazioni di rigoroso carattere comico-farsesco-rivistaiolo che ha fatto divertire generazioni di spettatori, tra gli anni’30 e agli anni ’60, quantunque considerato, sin da subito, come teatro minore o anche fratello povero della Rivista.
L’avanspettacolo è stato un fenomeno prettamente italiano che ha visto il suo nascere e svilupparsi nel periodo di maggior diffusione del cinematografo (anni ’30, ’40, ’50). Il pubblico che allora assiepava le sale dei cinema, infatti, era frequentemente soggetto a lunghe attese prima che la pellicola da proiettare arrivasse a destinazione, poiché la tecnologia di quei tempi non consentiva la realizzazione di costose repliche in celluloide dei film, le cui pizze venivano passate da una sala all’altra, spesso con conseguenti notevoli tempi d’attesa. All’avanspettacolo quindi, si chiedeva di fare da tappabuchi, intrattenere ossia, gioiosamente, il pubblico prima che arrivasse il film o durante l’intervallo tra un tempo e l’altro dello stesso. I numeri, di conseguenza, non potevano che essere brevi, assolutamente comici, volendo anche sexy, ma sempre dotati di scarsità di mezzi, scenografie inesistenti e spesso anche di bassa qualità artistica. Così il temine avanspettacolo finì per essere utilizzato in senso dispregiativo per indicare una recita di scarsa qualità o anche il comportamento poco serio di un qualsiasi professionista, tant’è che definire un avvocato, un ingegnere o un commerciante: d’avanspettacolo significava bollarlo per sempre.

In realtà questo genere d’intrattenimento figlio di un Dio minore, si rivelò come una vera e propria importante fucina per numerosi talenti teatrali che, proprio lì, cominciarono a calcare il palcoscenico e ad avere, quindi, un sanguigno contatto diretto col pubblico il quale non sempre era paziente, anzi, spesso sgarbatamente esigente. Attori come Totò, Anna Magnani, I fratelli De Filippo, Aldo Fabrizi, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Nino Taranto, Lino Banfi, tanto per citarne i più noti, ebbero il loro trampolino di lancio proprio tramite il vituperato avanspettacolo, acquisendo quella padronanza e presenza scenica che li avrebbe fatti affermare in futuro anche nel Teatro Maggiore, come la rivista, la commedia musicale, il cinema ecc, insomma, tuti i generi di spettacolo.

Compagnia Avanspettacolo Genova
Alla fine degli anni ’60 il vistoso repentino declino. Il diffondersi della televisione, la migliore organizzazione dei cinema e della distribuzione delle copie dei film, unitamente ad una sicura crescita del gusto del pubblico, ne assottigliò le frequenze e ne abbassò la qualità. Per continuare ad attirare il pubblico l’avanspetacolo, ricorse sempre più frequentemente agli spogliarelli, per poi scadere nella pornografia degli spettacoli hard, che decretarono un’ingloriosa fine.

Il suo ricordo e il suo indiscusso merito, rimane legato, sempre e comunnque, a tutti i grandi artisti che, in quel trentennio, è stato capace di forgiare.

Adriano Zara

Fonte: puntodidomanda.altervista.org