L'USO DELL'IMMAGINE DI TOTÓ NELLA PUBBLICITÁ


SERIE DI FOTO LOCANDINE PUBBLICITARIE

Foto e locandine pubblicitarie

 


CAMPAGNA PUBBLICITARIA CISA-LAMBRETTA - 1957

Tournée della rivista "A prescindere" - Bologna

Il pomeriggio di venerdì 22 marzo 1957, Antonio de Curtis e Franca Faldini accettarono esser “testimonial” per un vermouth pubblicitario a favore della Cisa-Lambretta, come documentato da una illustrazione nel quotidiano “Il Resto del Carlino” dell’epoca e poi confermato dagli Archivi Lambretta. Una pubblicità come tante altre per recuperare un po’ di spese.


DIFFIDA ALLA RAI - 1963

CAMPAGNA PUBBLICITARIA STAR - 1966

Immagine 17 Carosello con TotoNei suoi vent’anni di esistenza, Carosello non ha costituito solamente la migliore vetrina catodica per pubblicizzare prodotti, ma è stato anche un veicolo formidabile per affermare nuovi attori o consentire ai volti celebri dello spettacolo di stabilire un rapporto maggiormente diretto con il loro pubblico.

Tra i tanti personaggi celebri che calcarono le scene di Carosello, merita particolare attenzione Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, noto a tutti con il semplice appellativo "Totò". Classe 1898, l’attore napoletano aveva raccolto nella sua sfolgorante carriera un successo popolare inimmaginabile, divenendo una vera e propria icona di un certo tipo di italiano, un po’ maneggione e cinico, ma in fondo generoso e altruista verso il prossimo.
Nel 1967, a pochi mesi dalla sua morte, Totò registra uno spot per Carosello destinato a entrare nella storia della pubblicità italiana. A volere a tutti i costi il grande caratterista napoletano per pubblicizzare i propri prodotti è la Star, fondata nel 1948 dall’intraprendente industriale brianzolo Danilo Fossati. La scena si svolge in un seminterrato, dove Totò esercita in maniera alquanto singolare e poco ortodossa la professione del calzolaio. Il malcapitato cliente, interpretato da Gino Ravazzini (attore poliedrico già comparso in numerosi film con Totò), cerca di farsi risuolare una scarpa dal maldestro e stralunato ciabattino, che pare proprio non combinarne una giusta. L’acustica della scenetta è di scarsa qualità: Totò era ormai praticamente cieco e quindi incapace di doppiare la propria voce in postproduzione, era quindi necessario registrare l’audio in presa diretta. Buona visione!

Fonte: http://www.cattivamaestra.it/

Quelle bestie della Star - si lamenta Luciano Emmer in un’intervista del 2007 riportata da Gulia Croce - hanno distrutto i nove caroselli, ne sono rimasti due. [...] Ce n’era uno che era straordinario, girato in un albergo di Roma, vicino a piazza della Repubblica. Lui faceva il cameriere, c’erano ottanta persone, e arrivava con un pesce grande così al tavolo e una signora isterica diceva: «Nooo! Io voglio la sogliola, non voglio un pesce cosi, lo porti via! » Allora lui se ne andava, tornava in cucina, pigliava una pressa da lettere, metteva sotto il pesce e lo schiacciava, e riportava il vassoio!

TOTO' CASSIERE

Un rapinatore, impersonato da Gino Ravazzini che fa da “spalla” nell’intero ciclo, entra in banca e si imbatte in Totò cassiere. Naturalmente non riesce a rapinarlo. «Fuori il grano», grida il rapinatore, a cui Totò replica subito: «Ah, ho capito. Ma, vede, lei ha sbagliato. Deve andare al deposito appresso dove c’è il deposito del grano». Nel codino pubblicitario finale, Totò lancia il doppio brodo Star tra mortaretti e scoppi ripetendo la frase celebre: «Mi faccio un brodo? Ma me lo faccio doppio!».

TOTO' CALZOLAIO

Nel 1967, a pochi mesi dalla sua morte, Totò registra uno spot per Carosello destinato a entrare nella storia della pubblicità italiana. A volere a tutti i costi il grande caratterista napoletano per pubblicizzare i propri prodotti è la Star, fondata nel 1948 dall’intraprendente industriale brianzolo Danilo Fossati. La scena si svolge in un seminterrato, dove Totò esercita in maniera alquanto singolare e poco ortodossa la professione del calzolaio. Il malcapitato cliente, interpretato da Gino Ravazzini (attore poliedrico già comparso in numerosi film con Totò), cerca di farsi risuolare una scarpa dal maldestro e stralunato ciabattino, che pare proprio non combinarne una giusta. L’acustica della scenetta è di scarsa qualità: Totò era ormai praticamente cieco e quindi incapace di doppiare la propria voce in postproduzione, era quindi necessario registrare l’audio in presa diretta.

Luciano Emmer, che degli spot della Star con Totò curò la regia, racconta che gli spot dovevano essere tre (allora uno spot era girato in un solo giorno). Il primo appunto è Totò cassiere alle prese con un improbabile rapinatore che, di fronte alle obiezioni del cassiere (“conosce qualcuno in questura che possa certificarmi che lei è un rapinatore?”) rinuncia all’impresa. Poi c’é quello che vede Gino Ravazzini fare da spalla ad un impagabile Totò ciabattino. E poi ancora Totò cameriere, Totò superstizioso. Il materiale girato è stato conservato fino a che non è stato rubato durante un furto ai magazzini della casa di produzione.
Nell'autunno del 1966 Totò girò nove sketch pubblicitari per la RAI, che andarono in onda su Carosello; oggi di questi ne sopravvivono solo due (Totò cassiere e Totò calzolaio), probabilmente gli altri sono andati perduti.

* Totò cassiere
* Totò calzolaio
* Totò spazzino
* Totò petroliere
* Totò proprietario di ristoranti
* Totò farmacista
* Totò barista
* Totò giocatore
* Totò elettricista

Nel gennaio 1967 vennero girati altri sette caroselli. Il progetto era di dieci ma Totò non riusci a finirli tutti perché era impegnatissimo; questi sketch non vennero mai messi in onda in quanto furono trafugati prima di essere utilizzati. Al mattino del 15 aprile Totò non si presentò sul set. Il Principe si era congedato.

* Totò ingegnere
* Totò pittore
* Totò meteoronauta
* Totò iettatore
* Totò ferroviere
* Totò operaio
* Totò giardiniere


CAMPAGNA PUBBLICITARIA SUPERMERCATI CONAD - 1987-1988


(POSTUMO)




CAMPAGNA PUBBLICITARIA CARAMELLE SPERLARI - 1988


(POSTUMO)

La figlia del grande attore vince una battaglia legale sul diritto d'immagine contro la "Sperlari"
A de-curtis-stilizzato-bas-risLa Cassazione: Totò non riproducibile per un qualsiasi spot
ROMA - Totò è unico, per questo identificabile e non si può riprodurre per un qualunque spot. Senza il consenso dei famigliari. Il suo mento è già caratterizzante, come il suo collo, i suoi occhi. I giudici di Cassazione hanno ribadito questo diritto all'immagine e hanno cosi' dato ragione alla figlia del mito, Liliana De Curtis, che ha vinto la sua "battaglia" dopo aver fatto ricorso contro la Sperlari. La prima sezione civile ha accolto. La De Curtis aveva contestato alla Sperlari l'uso di un marchio per vendere cioccolatini, composto "da un disegno e da una particolare grafia, in guisa - a suo giudizio - da formare la parola Totò e da richiamarne l'immagine". Adesso sulla vicenda dovrà nuovamente pronunciarsi la Corte d'appello di Roma. Per la Suprema Corte, non si fa la caricatura di chi non esiste e non si "stilizza" senza motivo un elemento che non è reale. Una caricatura, infatti è tale, scrivono i giudici, se presuppone "un'identità precisa e riconoscibile di riferimento". Una "stilizzazione" è poi una tecnica che "interpreta, evidenziandoli, elementi specifici per giungere a un risultato evocativo, a un messaggio, quale che ne sia il contenuto e il valore. Insomma mento storto, occhi a mandorla e il diminutivo Totò, anche se solo disegnato, potrebbero richiamare, nell'immaginario collettivo, il grande principe de Curtis, attore e autore arcinoto. E deve essere preso in considerazione il fatto che si possa cercare un'immagine che colpisca, un nome che attiri per vendere sul mercato. Anche se la "piazza non è solo quella cinematografica, ma quella di dolciumi e delicatessen per golosi".



Cassazione: figlia di toto' vince ricorso contro "Sperlari" - 12 marzo 1997

Liliana De Curtis, la figlia di "Toto'" ha vinto la sua ''battaglia'': la prima sezione civile della Cassazione ha accolto il suo ricorso contro la "Sperlari". La sentenza (n.2223/97) è stata depositata oggi. Liliana De Curtis aveva contestato alla "Sperlari" l'uso di un marchio per vendere cioccolatini, composto "da un disegno e da una particolare grafia, in guisa - a suo giudizio - da formare la parola Toto' e da richiamarne l'immagine". Sulla vicenda dovrà di nuovo pronunciarsi la Corte d'appello di Roma. Per la Suprema Corte, non si fa la caricatura di chi non esiste e non si 'stilizza' senza motivo un elemento che non è reale. Una caricatura, infatti è tale, se presuppone "un'identità precisa e riconoscibile di riferimento". Una "stilizzazione" è poi una tecnica che "interpreta, evidenziandoli, "elementi specifici' per raggiungere ad un risultato evocativo, ad un messaggio, quale che ne sia il contenuto ed il valore. Insomma 'mento storto', 'occhi a mandorla' ed il diminuitivo Toto', anche se solo disegnato, potrebbero richiamare, nell'immaginario collettivo, il grande principe de Curtis, attore ed autore arcinoto. E deve essere preso in considerazione il fatto che si possa cercare un'immagine che colpisca, un nome che attiri per vendere sul mercato. Anche se la 'piazza' non è solo quella cinematografica, ma quella di dolciumi e delicatessen per golosi.

aggiornamento delle 17:30 Il tribunale e la Corte d'appello di Roma, chiamati a decidere dallo stesso fabbricante di dolciumi, la Sperlari, se avesse usato per i propri prodotti un marchio che richiamava l'immagine dell'attore, non 'davano ragione' alla De Curtis. Per i giudici, infatti, il nome Toto' non poteva "riferirsi esclusivamente all'attore scomparso, indipendentemente dalla pacifica, perdurante, grande notorietà del medesimo, in quanto altri soggetti dello spettacolo e dello sport lo adoperano, e perché inoltre esso è fortemente diffuso nel meridione ed evoca una simpatia che ben si presta a reclamizzare un prodotto commerciale". In altre parole la stilizzazione con mento 'storto' ed occhi a mandorla non ha elementi che siano esclusivi dell'attore. Per i magistrati, inoltre, la richiesta di una perizia tecnica avanzata da Liliana De Curtis indica un'ammissione della non percepibilita', per il consumatore medio, del "dato conclusivo del richiamo al volto di Toto'". La Cassazione invece sostiene: "non si effettua la caricatura di chi non esiste" e non "si stilizza senza motivo un elemento che non sia reale". La Suprema Corte ritiene, infatti, che i giudici avrebbero dovuto chiedersi "le ragioni e la funzione della scelta pratica dell'oggetto della rielaborazione grafica. Quindi, avrebbe dovuto esaminare la combinazione fra l'effetto visivo complessivo di questi tratti, caratterizzanti, sia pure in forma stilizzata, un volto come connotato da un mento storto, e così via, ed il nome Toto'".

aggiornamento delle 17:31 La sentenza di secondo grado "trascurando questo essenziale percorso e questo esame complessivo e ragionato nel segno - scrive la Cassazione - ha parcellizzato il suo esame ai singoli componenti grafici e fonetici ed ha tratto dal dato della diffusione del nome in questione, e dal fatto che un mento storto ed occhi a mandorla possono averli anche persone diverse dall'attore in questione, la conseguenza della non univocita'", ma non si è chiesta , "del pari", se un "imprenditore che per commercializzare il suo prodotto sceglie un nome di persona, non lo faccia appunto perché questo è certamente noto, come la sentenza riconosce, per essere quello di un attore tutt'ora vivente nella realtà dello spettacolo cinematografico e televisivo. E senza chiedersi del pari perché mai questo nome, e non altro diverso, benché analogamente breve, simpatico e meridionale, sia stato connesso proprio a quei tratti che costituiscono l'immagine dell'attore stesso, se con ciò non si è inteso far riverberare la simpatia verso quell'attore, e non la simpatia generica di un diminutivo meridionale, sul prodotto reclamizzato" . La Corte d'appello avrebbe dovuto esaminare "congiuntamente" tutto il segno commerciale e l'effetto "precipuo prodotto da tale combinazione di elementi, ponendosi anzitutto il problema di capire se di elementi caricaturali si trattasse. Quindi - si legge ancora - nel caso di una conclusione positiva avrebbe dovuto chiedersi perché mai si era ritenuto di effettuare una caricatura di quei tali elementi somatici, giacché una caricatura è tale se presuppone una identità precisa e riconoscibile di riferimento".

Fonte: AGI.it


 

'LA FACCIA DELLO SPOT ASSOMIGLIA A TOTO'
ROMA - Il 'mento storto' e gli occhi a mandorla di Totò, se affiancati al suo nome, rievocano indiscutibilmente l' attore scomparso, e non possono essere utilizzati, senza il consenso dei familiari, per la pubblicità di un prodotto. Lo sostiene la Cassazione che ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva ritenuto legittimo l' utilizzo da parte della Sperlari del nome Totò, affiancato da un volto stilizzato con, appunto, mento storto e occhi a mandorla. Secondo la Corte di Appello il nome infatti "non può riferirsi esclusivamente all' attore scomparso, in quanto altri soggetti di sport e spettacolo lo utilizzano, è diffuso nel meridione ed evoca una simpatia che ben si presta a reclamizzare un prodotto" e gli elementi grafici del marchio "riproducono tratti somatici che non sono esclusivi dell' attore". La Cassazione ha dato ragione a Liliana De Curtis spiegando che la Corte di Appello erroneamente aveva esaminato nome e disegno separatamente, "senza chiedersi se un imprenditore che per commercializzare il suo prodotto sceglie un nome di persona, non lo faccia appunto perché questo è noto per essere quello di un attore tutt' ora vivente nella realtà dello spettacolo cinematografico e televisivo e senza chiedersi perché mai questo nome sia stato connesso proprio a quei tratti, che costituiscono l' immagine dell' attore".

(La Repubblica, 13 marzo 1997)

Il tribunale e la Corte d'appello di Roma, chiamati a decidere dallo stesso fabbricante di dolciumi, la Sperlari, se avesse usato per i propri prodotti un marchio che richiamava l'immagine dell'attore, non "davano ragione" alla De Curtis. Per i giudici, infatti, il nome Totò non poteva "riferirsi esclusivamente all'attore scomparso, indipendentemente dalla pacifica, perdurante, grande notorietà del medesimo, in quanto altri soggetti dello spettacolo e dello sport lo adoperano, e perchè inoltre esso è fortemente diffuso nel meridione ed evoca una simpatia che ben si presta a reclamizzare un prodotto commerciale". In altre parole la "stilizzazione" con mento storto e occhi a mandorla non ha elementi che siano esclusivi dell'attore.
Sperlari mini

CAMPAGNA PUBBLICITARIA RAS ASSICURAZIONI - 1990

 

(POSTUMO)

 


CAMPAGNA PUBBLICTARIA CONI - TOTOSEI - 1998

 

(POSTUMO)

Roma, 6 nov. - (Adnkronos) - L'indimenticabile' Totò e' il protagonista dello spot pubblicitario del Totosei che da questa settimana si potra' giocare su tutto il territorio nazionale. In programma anche una campagna pubblicitaria sui giornali. Il Coni corre cosi' ai ripari per il calo delle entrate dei suoi concorsi. ''Speriamo di recuperare molti spazi -si augura il reggente del Coni Bruno Grandi- affidandoci alla pubblicita' e alla fortuna del nostro Toto'''. ''La pubblicita' e' diventata una necessita che nasce da uno stato di fatto anche per i concorsi a pronostici del Coni'', conclude.
Alla presentazione dello spot anche la figlia dell'attore, Liliana De Curtis. ''Lo spot e' molto bello e mi auguro che questo gioco abbia lo stesso successo di Totò. ''Cosa avrebbe detto mio padre? Pero' pure nel calcio mi avete messo, ma sarebbe stato contento''. Nel passato del testimonial dei concorsi a pronostici del Coni una ''grave macchia''. Toto' in un film del '58 dove interpreta l'avarissimo presidente di una societa' di calcio, il Cerignola, recita una frase che suona piu' o meno cosi': ''basta con i quiz, con i concorsi, con i toto-toto, la fortuna bisogna cercarla''.
Nello spot, ovviamente i bianco e nero, confezionato con un montaggio rapido delle immagine tratte da vecchi, le battute pronunciate dai personaggi interpretati da Toto, invitano a giocare al Totosei definito il ''fratello di Totocalcio e Totogol''. Lo spot e' condito con due delle parole piu' caratteristiche della comicita' del principe De Curtis ''pinzillacchera'' e ''quisquilia''. Battuta finale dello spot la frase ''Vincere e' bello, essere in tanti e' meglio''.
Fonte: Adnkronos (1998)


 

AGENDA/CALENDARIO ANTONIO DE CURTIS - 2004

 

(POSTUMO)

Agenda 2004

 

 

(Per gentile concessione di Federico Clemente)


PUBBLICITÁ PROFUMO E LINEA DI PRODOTTI ANTONIO DE CURTIS - 2009

 

(POSTUMO)

 

Antonio-De-Curits-profumo

Quando si pensa a Antonio De Curtis, non si può fare a meno di immaginare quell’espressione sognante, altera e triste al tempo stesso, capace di incantare chi se la trovava di fronte. Un volto che sapeva trasmettere, lontano dalla maschera cinematografica e televisiva, tutto lo stile e l’eleganza di uomo, di un blasonato, che incarnava pienamente la storia napoletana della sartoria, della cura di sé e di un universo maschile che oramai è sempre più sbiadito.

A celebrare questo gentleman italiano ci ha pensato la partenopea Mansfield – specializzata in profumi e essenze di qualità- in collaborazione con la famiglia De Curtis, creando, anzi ricreando, quella profumazione che tanto era amata dal Principe e rendendola anche una linea per la rasatura.

Un profumo riportato in vita da una vecchia boccetta e che De Curtis utilizzava ogni giorno che ripercorre strade del passato e percuote la memoria di chi lo indossa facendogli vivere uno strano tuffo in un mondo lontano eppure così sentimentalmente vivido. Quello di Totò e della sua Italia calda, festaiola eppure complicata.

Mansfield fa un’ opera di grande interesse riproponendo questa linea celebrativa non solo di un personaggio ma anche di una nazione e lo fa con un bellissimo packaging che raffigura il più famoso ritratto (qui stilizzato) di Totò e una sobrietà cromatica giocata sul bianco e il nero gessato. Per non parlare dell’elegantissima boccetta con la firma di De Curtis e il suo blasone (presente anche sulla confezione)

I prodotti sono:
Acqua di Toilette da 100 ml: 120.00 euro
Acqua di Colonia da 100 ml: 90.00 euro
Crema di sapone da barba da 200 ml: 24.00 euro
Dopo Barba Vapo da 100 ml: 72 euro.
Balsamo dopo Barba da 150 ml: 69.00 euro

Va precisato che il profumo usato da Totò solitamente era il "Tabac blond" della Caron e la bottiglietta era quella cerchiata nella foto; molto raramente il "Mustache".

Tabac blonde

 


 

USO DELL'IMMAGINE DI TOTÓ PER FINI ELETTORALI - 2009

 

(POSTUMO)


Ammonterebbe a 175 mila euro il risarcimento danni che ha ottenuto Liliana De Curtis, figlia del notissimo attore Totò, dal Popolo della Libertà. Il tribunale di Bari, ha infatti condannato il Pdl a risarcire la donna per i fatti che risalirebbero al 2009, quando il partito politico decise di affiggere nella città di Bari dei manifesti di protesta contro la sentenza che condannava lo Stato a risarcire con 49 milioni di euro i costruttori di Punta Perotti, utilizzando come slogan la celebre esclamazione usata da Antonio De Curtis, in arte Totò, ”E io pago!”. Secondo la difesa, infatti, “l’iniziativa sarebbe del tutto estranea alla sensibilità culturale e politica di Totò.”. In sostanza dalla famiglia de Curtis veniva contestato:
che nei giorni 23 gennaio 2009 e seguenti l’intera città di Bari era stata tappezzata di manifesti politici, su iniziativa del partito “Il popolo della Libertà-Berlusconi Presidente”, il cui simbolo era riportato in tali manifesti nell’angolo destro in basso, e Ache tali manifesti riproducevano l’immagine “addolorata” del grande artista Totò, e la sua famosa esclamazione e io pago i”, sopra la fotografia dei palazzi in Bari di Punta Perotti (meglio conosciuti unanimemente come l’ecomostro di Bari), mentre venivano abbattuti al suolo;
che la creazione e l’affissione di tali manifesti avevano avuto vastissima eco nella città di Bari e sul piano nazionale, tanto da trovare riscontro sui giornali (il quotidiano La Repubblica-Bari nell’edizione del 28.1.2009 riportò in prima pagina tale manifesto), e su vari siti internet (cfr. il sito Barilive.it. – il primo giornale telematico della città di Bari” del 28.1.2009, che riprodusse uno di tali manifesti, affisso abusivamente su un cassonetto per la raccolta del vetro, con un articolo di commento, a cura della Redazione di tale giornale, intitolato: “E se si arrabbia Liliana ?”, ed il sito “Aziendabari.it” del 30.1.2009, con la fotografia di Totò “addolorato”, che pronuncia l’espressione “… ed io pago”);
che la riproduzione dell’immagine di Totò in tali manifesti era illecita ed abusiva, sotto vari ed autonomi profili, ciascuno da solo idoneo ad integrare una fattispecie produttiva di danni ingiusti;


La Stampa, 17 settembre 1997

che nel nostro ordinamento giuridico l’art. 10 c.c. prescrive che, “qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni”;
che nella giurisprudenza erano pacifici i principi in dettaglio richiamati in citazione e che, alla luce degli stessi, nella fattispecie sussistevano i seguenti e concorrenti profili di illiceità della riproduzione nei manifesti de quibus dell’immagine di Totò, accompagnata dalla sua tipica frase “e io pago”, forieri di gravi danni patrimoniali e non patrimoniali;
che, da un lato, i manifesti in questione erano illeciti ed abusivi, in quanto l’attrice, quale erede del Principe De Curtis, non aveva mai prestato il consenso all’utilizzo dell’immagine del de cuius;
che, dall’altro, erano contrari alla legge, in quanto distorcono l’effettiva identità personale del Principe De Curtis, alterandone e travisandone il patrimonio intellettuale e politico, mediante un improprio e gratuito accostamento dell’immagine e del repertorio artistico di quest’ultimo, ad un’associazione politica ed al suo Presidente (“Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente”), del tutto estranei (anche sotto il profilo temporale) alla sensibilità culturale e politica di Totò;
che, infatti, il Principe De Curtis è una di quelle personalità (raro esempio nella storia d’Italia), nelle quali si riconosce un’intera collettività nazionale, a prescindere dalle differenti opzioni politiche, sicché era gravissimo che la sua figura venisse strumentalizzata nell’agone politico;
che, ancora, tali manifesti erano illeciti ed abusivi, perché sfruttavano l’immagine e l’arte di Totò per catturare l’attenzione dei cittadini, per una finalità di mera pubblicità politica.

Totò: monnezza è nobiltà: la nuova campagna di comunicazione dell’Asia

[...] L’Asia, dal 2007 ha sempre puntato sulla comunicazione per diffondere la cultura della raccolta differenziata, in modo pungente, ma divertente. E lo fa anche quest’anno con la campagna dal titolo "Totò: monnezza è nobiltà”, realizzata dall’artista Andrea Petrone. Perchè occuparsi di immondizia e prestare attenzione ad una corretta raccolta differenziata è anche nobiltà d’animo e segno di rispetto per la propria città.

“Riteniamo, supportati dai fatti – ha commentato il presidente Lonardo – che nell’ambito della difficile situazione dei rifiuti in Campania, la nostra città abbia imboccato la strada giusta per affrontare dignitosamente il problema. Su questo percorso si inserisce la nuova campagna di comunicazione che vede Totò come protagonista, in veste di censore rispetto ai comportamenti scorretti nei confronti dell’ambiente. Si tratta di una campagna molto diretta che a tratti non disdegna un linguaggio particolarmente ‘confidenziale’ che speriamo possa produrre risultati concreti”.
La nuova campagna 2011, “Totò: monnezza è nobiltà”, ha come testimonial addirittura il principe De Curtis, protagonista delle 9 tavole dell’artista Andrea Petrone, che attraverso battute divertenti, ironiche e pungenti, lancia messaggi importanti.

La campagna partirà dalla giornata di domani, quando saranno affissi i manifesti 6X3 in numerosi spazi cittadini.

A marzo la raccolta differenziata porta a porta sarà in tutta la città di Benevento. Oltre alla comunicazione di sensibilizzazione sulla corretta raccolta differenziata, l’Asia punta ora sul corretto smaltimento dei rifiuti e sull’inopportunità di lasciare i sacchetti per strada, perchè come recita Totò in un manifesto: "chi abbandona i rifiuti vicino alle campane,….ten ‘e corn!"

Erika Farese

Fonte: ntr24.tv - 13 gennaio 2011

CAMPAGNA PUBBLICITARIA CAFFÉ TOTÓ - 2011

 

(POSTUMO)

Prodotti della linea "Caffè Totò" pubblicizzati, prodotti e distribuiti direttamente dalla De Curtis SRL, la nipote di Totò, Elena Alessandra Anticoli de Curtis - Immagini tratte del sito http://caffetoto.com/ - Il sito non è più raggiungibile dal 7 ottobre 2015

A tutti gli amanti del buon caffè, e a tutti coloro che amano il Principe, non puo' mancare nelle loro dispense, il Caffè Totò

Nel presentare il nostro brand, è doverosa una piccola premessa: sono Elena Anticoli de Curtis, nipote del grande Totò; il quale in proposito direbbe come minimo; "Alla faccia del bicarbonato di sodio!" Fu lui a volere, per assicurarsi una continuità anagrafica, che al cognome dei nipoti fosse aggiunto il suo.

... ammesso e non concesso che mio nonno ci stia guardando,
ho voluto fargli un omaggio intitolandogli un caffè. Questa bevanda è il simbolo della napoletanità, apprezzata in tutto il mondo, un elisir di cui Totò non poteva fare a meno. A' tazzulella 'e cafè, costituiva per lui un modo di concedersi
un attimo di relax, per riflettere, per sorridere e magari per inventare una delle sue celebri battute.

Sulla qualità del caffè Totò era esigente e se esso non corrispondeva alle sue aspettative. lo etichettava subito come una "ciofeca". Per questo, nel selezionare i tre tipi di miscela, gusto intenso, arabica e decaffeinato, sono stata attentissima, utilizzando la mia ventennale esperienza nel campo della torrefazione.

Il Caffè Totò è un piccolo lusso destinato ad entrare nelle vostre case, un mix di cialde da consumarsi a secondo delle varie esigenze. Con lo scopo di regalarvi un sorriso, o almeno un sospiro di sollievo nell'assaporare una bevanda
che vi darà la carica per affrontare la quotidianità, che, sopratutto in questo periodo non è certo tutta rose e fiori.

Gustando il caffè che porta il suo nome, potrete ricordare Totò evocarlo, sentirlo tra voi, e allora i pensieri tristi, potranno dileguarsi, magari temporaneamente, ma meglio poco che niente...

Questa è la breve storia del Caffè Totò. L'ho raccontata senza retorica, evitando quei "paroloni" che mio nonno detestava e ridicolizzva. A' tazzulella 'e cafè che berrete pensando a lui vi farà bene alla salute e vi porterà fortuna. È un prodotto carico di positività, destinato ad esorcizzare gli inevitabili infussi negativi.
Totò ci credeva e alla fine, siamo sinceri, ci crediamo tutti.

Prodotto e distribuito direttamente dalla De Curtis SRL, la nipote di Totò, Elena Alessandra Anticoli de Curtis, ci propone una serie di cialde e capsule con caffè intenso, decaffeinato, arabico. Il tutto accompagnato con le bustine di zucchero dove son riportate alcune delle battute piu' celebri di Totò.
All'occorenza per qualsiasi tipo di attivita', danno in comodato d'uso le macchine del caffè.

Nel caffè Totòtroverete il gusto del caffè che piaceva a Totò, e perchè no, ridendoci su quando si gusta.


USO DELL'IMMAGINE DI TOTÓ SULLE SLOT MACHINES - 2013/2014

 

(POSTUMO)

Un lettore denuncia: sfregio al Principe della risata.

Niente musei né retrospettive cinematografiche: a Totò dedicano una slot machine, una machinetta mangia soldi che nulla ha a che fare col principe della risata. La denuncia è di Gianni Simioli della "Radiazza" di Radio Marte e Francesco Emilio Borrelli dei Verdi: «Ora - dicono - si sfruttano anche i volti "sacri" del cinema e dell'arte napoletana e italiana per attrarre clienti. Chiediamo venga immediatamente ritirata dal commercio perché offende la storia e la dignità di questo grande artista che faceva ridere e aiutava il popolo. Di certo non faceva piangere o impoveriva i malcapitati giocatori. A Napoli ed in Italia invece di dedicare statue, strade e aprire musei al nostro amato Totò lo utilizzano indegnamente per il business per il gioco d'azzardo».

"Con stupore - scrive a "Repubblica" il lettore Andrea Raguzzino - ho appreso dell'esistenza di slot machines elettroniche (o videopoker, che dir si voglia) chiamate "Il grande Totò" ed incentrate sulla figura di Antonio De Curtis e su fotogrammi dei film che lo videro protagonista". Raguzzino ne segnala due: una a Napoli, in un tabaccaio di via Salvator Rosa, ed una nel Golfo di Policastro, al bar di un centro commerciale tra Villammare e Sapri.

"Trovo sinceramente scandaloso - aggiunge - che il nome e l'immagine di quella gloria napoletana e nazionale che è il Principe della Risata siano associati al gioco d'azzardo (soprattutto nella sua versione più deleteria e pericolosa costituita dalle "macchinette mangiasoldi"), e quindi mi domando come sia possibile che i titolari dei diritti sul nome e sull'immagine di Totò (che presumo siano i suoi eredi e familiari) consentano che il ricordo del loro illustre consanguineo sia sfruttato a tale scopo e, soprattutto, chi ci guadagna (e quanto) da quello che trovo essere uno sfregio della dignità di chi fu un grande artista ed un grande uomo".

(Repubblica del 21 agosto 2014)


USO DELL'IMMAGINE DI TOTÓ PER INDICARE IL BAGNO DEGLI UOMINI - 2013

 

(POSTUMO)

 

Le foto di Totò e Sofia Loren per indicare i bagni per uomini e donne, è successo in un locale di Napoli

E’successo in un locale napoletano, ma appena saputa la notizia la figlia del principe della risata, Liliana de Curtis, ha espresso forte indignazione. “Una vera mancanza di rispetto per due grandissimi artisti che a Napoli hanno dato tantissimo”, così Liliana ha definito la notizia appresa perchè resa nota dal conduttore radiofonico Gianni Simioli e dal commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli.
Simioli e Borrelli hano così commentato: “Ai grandi artisti napoletani non vengono intitolate piazze o strade importanti ma in compenso qualcuno comincia ad esporre le loro immagini nei bagni. Chiediamo al locale in questione protagonista di questa grave caduta di stile di levare le immagini di questi due grandi dai wc altrimenti chiederemo assieme ai cittadini che ci stanno contattando indignati di boicottare il locale che manca di rispetto a due grandi napoletani” hanno aggiunto i due conduttori.
Le parole della figlia di Totò, Liliana, non lasciano spazio al gesto di cattivo gusto da parte dei titolari del locale: “Totò è di tutti, ma stavolta mi pare che si sia esagerato, mi ritengo indignata e spero che chi ami Antonio De Curtis faccia altrettanto. Sofia (Loren, ndr) la chiamerò prima possibile. Deve saperlo anche lei che e’stata utilizzata alla stregua di quello yogurt che fa…”.

Fonte: http://urbanpost.it/ - 30 agosto 2013


USO DELL'IMMAGINE DI TOTÓ ALL'INTERNO DI UN BAGNO -2015



USO DELL'IMMAGINE DI TOTÓ ASSOCIATA A FRASI DI DUBBIO GUSTO -2016

 

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Riferimenti e bibliografie:

Articolo redatto con la preziosa collaborazione di Federico Clemente
http://urbanpost.it/
Quotidiano "Repubblica" 
http://caffetoto.com/ (non più online)
www.ntr24.tv
Adnkronos
http://www.cattivamaestra.it/