La cappella gentilizia della famiglia de Curtis

Ormai per me il trapasso è 'na pazziella;
è 'nu passaggio dal sonoro al muto.
E quanno s'è stutata 'a lampetella
significa ca ll'opera è fernuta
e 'o primm'attore s'è ghiuto a cuccà.

La morte è una cosa naturale e averne paura è da fessi. Io, la prima cosa che ho fatto quando ho guadagnato 'nu poco di soldi, è stato comprarmi una cappella a Napoli: per andarci ad abitare da morto. C'è già la tomba e sopra c'è incisa già la data di nascita e il nome. Il giorno della morte è in bianco. No, non mi importa morire. Mi importa, ecco, invecchiare.

Io l'ultima dimora ce l'ho a Napoli. È sulla strada di Poggioreale, in un camposanto piccolo, isolato, il primo salendo: si chiama II Pianto. No, non è vicino al recinto degli uomini illustri, quello è nel cimitero nuovo; più su, quasi all'incrocio per Capodichino.


La cappella gentilizia della famiglia de Curtis si trova a Napoli al Cimitero di S.Maria del Pianto

(detto anche Cimitero del Pianto).

Il Cimitero del Pianto, collocato in cima alla collina di Poggioreale nella via nuova del Campo a Napoli, è il luogo in cui riposa Totò dal 17 aprile 1967, quando venne lì inumato a conclusione del rito funebre, accanto ai resti dei genitori, di Liliana Castagnola e del figlio Massenzio. Sulla tomba, comprensiva di quarantasette loculi (potenza del numero!) che Totò aveva fatto costruire molti anni prima, dovevano comparire per sua volontà soltanto il suo nome, Antonio de Curtis, e la data di nascita, 15 febbraio 1898. Qualcuno però, mentre il suo corpo faceva ritorno a Napoli per l’ultima volta, fece scolpire anche la data della morte, 15 aprile 1967. Questo è stato l’inizio di un processo di devozione crescente nei confronti di un uomo che è diventato il simbolo di Napoli e della sua cultura, intrisa di riso e di pianto, di profonda conoscenza dell’animo umano e di forza risolutiva, di estrema generosità, di superstizione, ma anche di lucida razionalità. Per questo ancora oggi, con assiduità crescente, ogni giorno sulla tomba di Totò si trovano sempre non solo fiori freschi portati da mani fiduciose e imploranti, ma anche biglietti con i quali si chiedono grazie e favori, oppure si esternano semplici sfoghi per i mille problemi dell’esistenza, proprio come i napoletani fanno con San Gennaro. Per il popolo napoletano infatti, con un tacito decreto che ha valore universale, Totò è ormai diventato “San Totò”.

"Totò in 100 parole" - Ennio Bìspuri

Perché, principe? Ha paura di morire?

No, di morire no. La morte è una cosa naturale e averne paura è da fessi. Io, la prima cosa che ho fatto quando ho guadagnato nu poco di soldi, è stato comprarmi una cappella a Napoli: per andarci ad abitare da morto. C’è già la tomba e sopra c’è incisa già la data di nascita e il nome. Il giorno della morte è in bianco. No, non mi importa morire. Mi importa, ecco, invecchiare. Quello proprio mi disturba, mi secca. Sapesse che dramma sentirsi giovani e poi guardarsi allo specchio, vedersi un volto pieno di rughe, una testa di capelli grigi... Gesù! Che schifezza! Cosa dice?! Maturità?! No, no, bella mia: lei non mi incanta coi discorsi sulla maturità. Io vorrei essere immaturo e aver 18 anni. Che dice?! Povertà?! No, no: io me ne infischio della povertà. Io vorrei essere povero e aver sedici anni. Macché sedici! Quindici. Tredici. Nove!

(Intervista a Oriana Fallaci per il settimanale "L'Europeo", 1963)



A POGGIOREALE TOTÒ PER SÉ E PER I SUOI

La notizia si è sparsa in un baleno, è stato il custode del cimiitero a divulgarla, rompendo la pace e la quiete della Città dei Morti. Totò in carne e ossa era disceso da una macchina lussuosa davanti al cancello principale e si era avviato mesto e pensieroso seguito dal alcuni familiari per i viali ombreggiati. La notizia era vera e i parenti più lontani di alcuni defunti, in visita più per dovere familiare che per intimo bisogno, hanno abbandonato le tombe dei loro cari per dare la caccia all' attore. E Totò era lì, vicino a una cappella in costruzione, osservando la solennità dei marmi. Non si trattava di un film. Il principe de Curtis, col passare degli anni, è diventato preveggente. Si è fatto costruire un loculo per sé e per i suoi e ha voluto visitare quella che un giorno sarà la sua dimora. All'uscita Totò è stato da noi avvicinato. La rivista? «Non formerò compagnia di rivista, almeno per quest'anno». E il cinema? «Quello sì, ci sono un bel po' di film in programma, anche troppi ... ». Come mai ha deciso di farsi costruire una tomba? «Capitemi, siamo o non siano uomini? E tra un paio di secoli,forse ... »

(«Il Mattino», domenica 23 ottobre 1950)


 


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Attualmente nella cappella riposano Antonio de Curtis, Liliana Castagnola (la donna che per amore di Totò si tolse la vita nel 1930), Diana Bandini Rogliani (la moglie di Antonio de Curtis), Massenzio de Curtis (il bimbo nato e morto il 12 ottobre 1954), nato dalla relazione con Franca Faldini, Anna Clemente e Giuseppe de Curtis (i genitori di Totò), Federico e Vincenzo Clemente (fratelli di Anna e zii di Totò).

logo.Lapide di Diana Rogliani nella Cappella De Curtis

Marmo commemorativo in omaggio a Diana


Nel 2002 fu apposta una lapide con incisa la famosa poesia di Totò "'A livella". L'iniziativa fu curata e realizzata da Domenico Striano, direttore del cimitero di Santa Maria al Pianto. Presente alla cerimonia d'inaugurazione la figlia del grande comico, Liliana de Curtis.

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Le immagini della cappella gentilizia in costruzione (b/n 1951) e del marmo commemorativo di Diana Rogliani, sono state concesse da Federico Clemente.