La fame, la miseria e la falsa nobiltà

Miseria e Nobiltà, Eduardo Scarpetta (1888)

La tragica situazione, il pericoloso modo di vivere e la fame, soprattutto la fame, dei più infimi strati del ceto medio, sono ancora oggi quelli di sessantasei anni or sono. Eduardo De Filippo ha presentato quindi Miseria e nobiltà come l'avrebbe scritta oggi Edoardo Scarpetta . Proprio qui è l'intelligenza artistica di Eduardo; proprio qui è il suo devoto omaggio alla grande memoria di Scarpetta: nel mostrare, cioè, quale sostanza viva e vitale, quale umanità, quale capacità di affrontare i drammi di più generazioni vi siano nel testo scarpettiano. Da allora ad oggi, soprattutto nel Mezzogiorno, ciò che [...] è restato immutato è la fame, la fame, la fame. Ricordate il celebre finale del primo atto? Tutta la famiglia del salassatore e quella dello scrivano siedono muti, accasciati, perchè ogni tentativo di procurarsi da mangiare è fallito. Improvvisamente un cuoco e due sguatteri entrano [...] portando ogni ben di Dio [...] nessuno si chiede donde provenga quella grazia [...] contemporaneamente, scattano come molle e si avventano sui maccheroni fumanti. E' scena che rappresenta e riassume in termini di grottesco non il dramma di due famiglie, ma la secolare tragedia di un popolo.

Giulio Trevisani (L'Unità, Milano, 3 ottobre 1953)