QUANDO MENO TE L'ASPETTI

(1940)

Titolo originale Quando meno te l'aspetti

Testo: Michele Galdieri, rivista in due tempi
Regia: Michele Galdieri
Interpreti: Totò, Anna Magnani, Vera Worth, Paola Orlova, Paola Paola, Mario Castellani, Lia Origoni, Massimo Ungaretti, Minnie, Eva, Mathea Marryfield.
Compagnia: Compagnia Grandi Riviste di Totò
Prima: Roma, Teatro Quattro Fontane, 25 dicembre 1940


Il filo conduttore della rivista è l’imprevedibile mutar del fato: “Quando meno te l’aspetti / la sorte muta, / è più dolce dei confetti / la sua cicuta”. L’allusione è politica, all’orizzonte non più cosi radioso dell’Italia imperiale e mussoliniana; qualche mese dopo il debutto, viene aggiunto un quadro, Il fatto è successo a San Babila, in cui si parla apertamente di povertà, di “stampa nemica”, del clima di paura e delazione in cui vivono le città. Dentro la rivista, secondo lo stile combinatorio tipico di Galdieri, entra comunque un po’ di tutto: Totò fa la parodia di se stesso in San Giovanni decollato, la Magnani inaugura l’invincibile numero della fioraia del Pincio, poi filmato da Visconti in Siamo donne. Totò, nei panni di un impiegato, indossa i guantoni per boxare contro un collega raccomandato, e quando lo spettacolo arriva al Lirico di Milano si trova di fronte l’autentico campione mondiale Primo Camera: le fughe di Totò sulla passerella inseguito da quel gigante, che poi lo prende in braccio mentre lui cerca di dargli cazzotti in faccia, fanno andare in visibilio il pubblico. Non così il quadro con Pulcinella, che Antonio de Curtis fa solo una volta e malvolentieri, guadagnandosi addirittura dei fischi, a dimostrazione che l’antica maschera partenopea non ha troppi punti di contatto con la sua; nelle serate successive quel quadro viene sostituito da un paio di numeri già sfruttati in avanspettacolo, tra cui il noto Pasquale poi rifatto a Studio Uno davanti a Mina.

Nota: viene vistata dalla censura nel dicembre e rappresentata per la prima volta al Quattro Fontane di Roma il giorno di Natale. E la prima rivista che Michele Galdieri scrive per la Compagnia di Totò, il quale incontra adesso una partner formidabile in Anna Magnani e ritrova in Mario Castellani la “spalla” per eccellenza. Al copione originario vengono aggiunte successivamente (marzo 1941) alcune scene, quella sul modo in cui le notizie si diffondono e si alterano - siamo in un’epoca dove la delazione è costume sociale - che diventa «Il fatto è successo a San Babila», la scena di Marcello il bello, che ripropone lo sketch degli «schiaffoni» ambientandolo nell’ambiente cinematografico, le strofette che prendono di mira Gandhi ecc. Il duetto fra la Signora e il Gagà diventa un classico della coppia Totò/Magnani e verrà ripreso quasi identico nel successivo lavoro di Galdieri con Totò, Volumineide (1942).

Fonti:
I grandi comici, «Totò-Buona-ventura», «Totò-Gagà», «Totò-Pinocchio», pp. 23-39;
Quisquiglie e pinzillacchere: «Il ritto è successo a San Babila», «La boxe quotidiana», «La danza di Narciso», «Il Gazi e la Signora», pp. 115-127.

Anna Magnani, vestita alla Edith Piaf, in Quando meno te l’aspetti

Anna Magnani, vestita alla Edith Piaf, in «Quando meno te l’aspetti»


La Magnani a Roma recitava e cantava vestita alla Edith Piaf. Non c’era ancora la grande rivista, non c’erano i boys, i quadri spettacolari, le parate, che d’altra parte per lei sarebbero stati ridicoli. La rivista allora era una specie di cabaret e la Magnani era la negazione della vedette. Tuttavia andava bene così, era brava, aveva un filo di voce intonatissimo e quegli occhi importanti: la gente non l’ha mai capita abbastanza.

Wanda Osiris

Era Castellani che si occupava delle prove, Totò veniva poco per la verità. Con Totò io facevo tre cose, e ricordo che alla prova generale prima del debutto mi disse: ‘Caro Cajafa, guardate, in questo primo sketch non imparate la parte, perché tanto è inutile, perché vi farò ridere, e allora il pubblico vede che voi ridete e ride pure lui. Avete capito?’ E io pensai: ‘Ma guarda com’è presuntuoso questo individuo! Io non riderò, qualunque cosa faccia non riderò, voglio vedere che succede’. Ebbene, per tutti i dieci mesi dello spettacolo, tutte le sere, io non è che ridessi, mi rotolavo dal ridere per le cose che faceva. Era una cosa enorme.

 Gianni Cajafa (1995, in Alberto Anile, Il cinema di Totò (1930-1945). L’estro funambolo e l'ameno spettro, Le Mani, Recco 1997, p. 186.)


Spunto narrativo: la Fortuna può cambiare, quando meno te l’aspetti: Buonaventura, perseguitato dalla sventura e con le cambiali in mano al posto del milione consueto, insieme allo Spazzino ottiene dalla Madama di Tebe, dispensatrice di consigli e fortune, alcuni quadrifogli per realizzare i desideri - amori e successi - che forniranno il percorso della rivista. Al termine del quale Buonaventura avrà sprecato i propri quadrifogli che arricchiscono invece lo Spazzino e la Rivista celebra, con l’entrata di Anna Fougez, introdotta da Totò, la fine di una delle sue epoche più felici in una grande coreografia. E con brani da La Vedova Allegra il finale conclude sul mistero che sono le donne.


Alcuni quadri: lo Spazzino (Mario Castellami suggerisce a Buonaventura (Totò) di fondare la Società Anonima Sfruttamento Intensivo delle Peccatrici Internazionali per vendere al Cinema soggetti per film: tra le tinte Peccatrici che si susseguono (e a cui - nella parte sostituita - danno ascolto anche un Novelliere, un Canzoniere e un Poeta futurista) il Regista risulterà attratto solo dalla eterna e richiestissima Margherita Gautier Anna Magnani), introdotta da Buonaventura (Atto I).

In un quadro di “vita quotidiana” invece, troviamo Moglie, Marito, Totò, Commendatore e Pubblica Opinione: sulla scena, un ring vuoto. Il Marito con i guantoni, sale sul ring e combatte con Totò; l’arbitro è la Pubblica Opinione. Mentre i due combattono, sul lato opposto della scena si vedono la Moglie e il Commendatore. L’andamento dell'incontro dipende dall’abilità con cui la moire ottiene promozioni per il Marito dal Commendatore; quando quest’ultimo scopre però la Moglie con il Gagà, retrocede il Marito da direttore a impiegato provvisorio. Totò, che fino ad allora risultava sconfitto, mette k.o. il Marito. La Signora e il Gagà rievocano il loro primo incontro nella giovanottiera (garconniere) (Atto I).

Sul tema del rimpianto verso un passato perduto troviamo in un vecchio teatro un’antica farsa. Burbetti ha un appuntamento galante. La moglie Marianna lo costringe a mettersi a letto e lo avverte che entrerà ogni ora per svegliarlo e controllare che sia lì. Entra Pulcinella/Totò, e Burbetti lo fa vestire coni suoi abiti per la notte e coricare al suo posto raccomandandogli di non parlare alla moglie. Entra la cameriera Gertrude con cui Burbetti ha una tresca, e porta la purga a Pulcinella che è costretto a berla poiché è entrata anche Marianna che si accorge dell’inganno e costringe Pulcinella, con fortissimi dolori di pancia, a farle la corte mentre rientra Burbetti. Quest’ultimo, scoperto Pulcinella con la moglie, lo insegue e lo costringe a scappare dalla finestra (Atto II).


La rivista alterna sketch, canzoni, battute e ballerine; coreografie, costumi e scene non sono troppo lussuosi (ricordiamo che dal 10 giugno l’Italia è in guerra ) ma comunque di livello decisamente superiore a quelli dell’avanspettacolo. In platea c’è un pubblico più colto, esigente, danaroso.

Alla serata di debutto Zavattini, in quel momento ancora ansioso per le sorti di "Totò il buono", annota che “Totò è apparso in frac. Sono sicuro che ha accettato di entrare in questo lavoro per il frac. Tutta la sera egli è stato brillante e leggero. Non sapeva la parte secondo il solito tuttavia era contento di ritrovarsi sul palcoscenico dopo la lunga cattività del cinema [...] a un tratto si fece dare il copione dal suggeritore per rammentarsi una battuta. Questo straordinario individuo è minato dalla pigrizia”.


Così la stampa dell'epoca

Settimanale "Tempo", 27 novembre 1940


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Arte antica di Totò - "Ci ricordavamo di lui quella sera, dopo averlo visto attraversare il palcoscenico del Valle quasi per il suggerimento di un'ipnosi, o volteggiare con un'aria estatica e svagata intorno alla figura vampiresca della Magnani. [...] E, soprattutto, Totò non è un attore che debba ridere necessariamente ed in ogni occasione. Chi l'abbia visto nel suo numero del 'gagà', ad esempio, sa benissimo che senso di freddo e malinconico sgomento spiri da quella piccola figura in giacca bianca e cappelluccio schiacciato, un senso quasi tragico nell'evidenza rappresentativa con la quale è rilevata la miseria umana del personaggio, la sua fatuità, l'irrimediabile angustia del suo mondo e delle sue ambizioni." - 20 novembre 1941 - Tempo


"Il Quattro Fontane s'è riaperto ieri con uno spettacolo divertente e festoso. Una nuova rivista di Michele Galdieri, nella quale lo spirito è felicemente alternato con motivi musicali e coreografici. Quando meno te l'aspetti appartiene al genere fortunato degli spettacoli di Galdieri. Numerosi quadri sono di natura parodistica e satirica, e da questo punto di vista sono certamente i più gustosi dello spettacolo. Allusioni abbastanza trasparenti ad avvenimenti del mondo cinematografico sono state accolte dal consenso del numeroso pubblico. Naturalmente anche in questa rivista non mancano i rituali sacrifici alla signora delle camelie; così come non manca il quadro d'ispirazione letteraria, con toni comico-morali-crepuscolari. Ma il tutto è sapientemente combinato, dosato e agitato prima dell'uso, così che il pubblico ha riso largamente, s'è riempito gli occhi di luci e muliebri esibizioni e gli orecchi di allietanti musichette. Galdieri ha il segreto di questo genere di riviste, di cui il motivo dominante è tratto dalla vita di ogni giorno osservata attraverso le lenti di un buon senso allegro e disinteressato. Ed ecco perché i quadri apertamente farseschi e parodistici sono più apprezzati dalla platea di quelli volutamente satirici e moraleggianti. Totò, in uno spettacolo che non si regge solo sulle sue spalle, ha avuto modo di mettere in migliore luce la sua personalità di mimo e di comico di gran razza. Il suo apparire è stato sempre salutato da un'ilarità istintiva, ogni sua mossa, anche le più classiche e stereotipate, è apparsa irresistibile [...]".

[Vice], Il Messagero , Roma , 26 dicembre 1940 


"Tutto il meglio che c'era sulla piazza è stato preso da Galdieri per la nuova rivista Quando meno te l'aspetti . Perfino troppo, nel senso che i numeri costringono l'autore a ridurre al minimo il testo. E il pubblico vuole dal fortunato Michele la satira, l'intreccio , la trovata base , Totò e la Magnanisono il binomio clamoroso dello spettacolo. Totò è apparso in frac. Sono sicuro che ha accettato di entrare in questo lavoro per il frac. Tutta la sera egli è stato brillante e leggero. Non sapeva la parte secondo il solito tuttavia era contento di ritrovarsi sul palcoscenico dopo la lunga cattività del cinema, come un'anitra nell'acqua, e inventava molte cose curiose: a un tratto si fece dare il copione dal suggeritore per rammentarsi una battuta. Questo straordinario individuo è minato dalla pigrizia. [...]. Mi pare che nel finale Galdieri abbia esposto con avarizia una sicura idea, anche da un punto di vista coreografico: il tempo visto attraverso le operette famosissime poteva permettere qualunque sorpresa scenica. Ma io sono esigente con Galdieri perché egli è in grado di prepararci come nessun altro, nel suo campo, qualche cosa di inedito".
[Cesare Zavattini] , Tempo , Milano , 2 gennaio 1941


Arte antica di Totò - "Ci ricordavamo di lui quella sera, dopo averlo visto attraversare il palcoscenico del Valle quasi per il suggerimento di un'ipnosi, o volteggiare con un'aria estatica e svagata intorno alla figura vampiresca della Magnani. [...] E, soprattutto, Totò non è un attore che debba ridere necessariamente ed in ogni occasione. Chi l'abbia visto nel suo numero del 'gagà', ad esempio, sa benissimo che senso di freddo e malinconico sgomento spiri da quella piccola figura in giacca bianca e cappelluccio schiacciato, un senso quasi tragico nell'evidenza rappresentativa con la quale è rilevata la miseria umana del personaggio, la sua fatuità, l'irrimediabile angustia del suo mondo e delle sue ambizioni."
Tempo, 20 novembre 1941


Totò è Buonaventura, che Sergio Tofano aveva reso famoso prima nei fumetti - disegnandone una sagoma essenziale - e in seguito anche sulle scene. Nei panni e nei ritmi del protagonista di San Giovanni decollato, interpretato nello stesso anno e da poco uscito sugli schermi, si lamenta perché non capisce più se è al cinema, nel film di Palermi, o se è a teatro, nella commedia di Martoglio, da cui il film deriva. Da portiere del condominio viene promosso a Portiere del Cielo e duetta con la Magnani, che fa la parodia di Isa Miranda nel film Senza Cielo. È Don Juan e un grottesco Narciso, oltre ad assumere la maschera di Pulcinella, che riprenderà solo nel film Figaro qua, Figaro là, di Carlo Ludovico Bragaglia (1950).


Censura: ci sono numerosi tagli. Rimane famoso il carteggio tra il censore Leopoldo Zurlo e la Segreteria politica del Partito Nazionale Fascista a proposito dell’episodio della «Cocotte»: ai funzionari sembra infatti scandaloso che la Cocotte venga apprezzata e accettata da una esemplare famigliola borghese in virtù dei vantaggi che può ottenere per il figlio. Zurlo questa volta difende Galdieri e si rifiuta di intervenire.