Tuttototò - La scommessa

Tuttototo   La scommessaL'episodio è tratto da una farsa originale dello stesso Totò. Totò comincia da timidone e finisce dicendo: Datemi le sorelle Kessler e vi solleverò il mondo. Il programma fu trasmesso dal Programma Nazionale il 25 maggio del 1967 alle ore 21. Tratto da unantica farsa dello stesso Totò, che qui è anche autore della sceneggiatura, l'episodio è centrato su una crudele scommessa tra due coniugi, che vogliono mettere alla prova l'affidabilità di un impiegato e la sua fedeltà al capo di un azienda, il marito della coppia (Mario Pisu). È ruolo piuttosto insolito per Totò, che - vestito, come sempre, in frac, bombetta e pantaloni a zompafossi - si trova nei panni del fin troppo ingenuo impiegato Oberdan Lo Cascio, nel cui nome e cognome quasi si sintetizzano i due estremi geografici del nord e del sud dell'Italia. È quindi il povero protagonista che accetta di partecipare a una cenetta intima con la moglie del principale (Luisella Boni), senza sapere che ha scommesso sul tradimento di quell'impiegato da tutti ritenuto onesto e incorruttibile. Naturalmente, il tutto è servito in un contesto da sketch d'avanspettacolo, con riprese in studio e pochissimi movimenti di macchina, salvo i numerosi primi piani del viso di Totò, fotografato dal bravo Mario Scarpelli. Solo apparentemente l'attore appare disinvolto in un contesto che strizza l'occhio alla presunta e idolatrata modernità. In realtà il tessuto profondo della sua recitazione, rimanda all'archetipo del tipo costruito negli anni Venti e Trenta, con l'aggravante che l'attore è ora cieco e del tutto privo di energia fisica e di dinamismo. Tutto si riduce quindi alle antiche mossette, alla mimica pulcinellesca e alla confezione manieristica della battuta, stancamente riprodotta nella serie dei duetti su cui l'episodio è costruito. Così lo vediamo prima dialogare con due belle ragazze, che sono le sue colleghe di lavoro, dopo essere sceso da una bicicletta; poi con il capufficio e la moglie di questi; ancora con uno stravagante dongiovanni (Walter Chiari, che fa se stesso pur essendo chiamato da Oberdan prima Ugo Chiari e poi Walter Gassman) che sembra attendere unamante, da lui definita «bella donna», ma che in realtà aspetta solo che il cameriere gli porti una bottiglia del digestivo Belladonna; di nuovo con la moglie del principale; infine, in uno scalcinato night, dove si esibisce nella solita danza fatta di membra sciolte dal corpo, mossette e ghigni vari.

Regia: Daniele D'Anza - Soggetto: Antonio de Curtis, Bruno Corbucci - Sceneggiatura: Antonio de Curtis, Bruno Corbucci - Fotografia: Marco Scarpelli - Scenografia: Giorgio Aragno - Musica: Gianni Ferrio - Montaggio: Sergio Muzzi - Produzione: Aldo Pace per la BL Vision, Roma Prima trasmissione Rai: Programma nazionale, 1967 Durata: 50 minuti Interpreti e personaggi: Totò (Oberdan Lo Cascio) - Mario Pisu (l'avvocato Giulio Cesare) - Luisella Boni (sua moglie) - Mario Castellani (il maitre) - Walter Chiari (se stesso) - Altri interpreti: Franco D'Amato, Tino Fornai, Ivy Holzer, Viviana Larice, Diana Rabitto, Dino Valdi, Rossella Spinelli, Vittorio Zizzari


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