ANTONIO GRIFFO FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS PORFIROGENITO GAGLIARDI DE CURTIS DI BISANZIO




1898

  • Sono le 07.30 del 15 febbraio 1898 e nel rione Sanità a Napoli (un quartiere considerato il centro della “guapperia” napoletana), numero civico 107 di via Santa Maria Antesaecula nasce Antonio Vincenzo Stefano Clemente, in arte Totò (non al civico 109, come erroneamente si sostiene). All'anagrafe viene registrato col cognome della madre, Anna Clemente, nubile. Il padre naturale era Giuseppe De Curtis, figlio di un nobile decaduto, un marchese che non aveva mai gradito e per questo si era sempre opposto alla relazione di Giuseppe (senza lavoro e da lui dipendente), con la bella popolana Anna. La nascita viene denunciata dallo zio materno, Vincenzo Clemente, meccanico.


    Il fratello di Anna Clemente, Vincenzo. Fu lui che denunciò la nascita di Antonio all'anagrafe.

1904

  • Anna Clemente, sua madre

    e Giuseppe de Curtis

    vivono un amore tanto grande quanto contrastato e ostacolato dai genitori di Giuseppe che per molti anni tiene la relazione con Anna nascosta. L’amore tra il Marchese e la giovanissima Anna è grande e nonostante non vivano insieme si vedono tutte le sere, Anna s’imbelletta e per uscire con il suo amato lascia il piccolo alle cure amorevoli degli zii e della nonna. Nonostante tanto amore parentale il piccolo Antonio cresce malinconico e timido, poco sopporta di essere un figlio di N.N.
  • Inizia a frequentare le scuole elementari, ma preferisce passare il tempo tra i vicoli del rione. 
  • I compagni a scuola lo allontanano, lui si sente emarginato e si difende nel solo modo che può, ribellandosi a quei compagni e alla povertà che lo costringe a indossare indumenti ricavati dalle gonne dismesse della madre, pantaloni con disegni a fiori inducono i suoi compagni a burlarsi di lui chiamandolo ”femminiello, ricchione” . Il piccolo Totò si difende da quesgli attacchi facendo smorfie ed esibendosi in movimenti con il corpo atti solo a disprezzare gli antipatici compagni ma con sua grande sorpresa, appaiono divertiti e lo applaudono. Totò per tutta la sua infanzia rimane un bambino chiuso e solitario.
  • Cresce in condizioni estremamente disagiate e fin da bambino dimostra una forte vocazione artistica che gli impedisce di dedicarsi allo studio, cosicché dalla quarta elementare viene retrocesso in terza. Ciò non crea in lui molto imbarazzo, anzi intrattiene spesso i suoi compagni di classe con piccole recite, esibendosi con smorfie e battute. Il bambino riempie spesso le sue giornate osservando di nascosto le persone, in particolare quelle che gli appaiono più eccentriche, cercando di imitarne i movimenti, e facendosi attribuire così il nomignolo di «'o spione». Questo suo curioso metodo di "studio" lo aiuta molto per la caratterizzazione di alcuni personaggi interpretati durante la sua carriera.
  • I suoi giochi variano dalla campana al calcio ad un barattolo per strada, si deve arrangiare visto la mancanza del pallone… ma c’era un gioco che amava fare più degli altri, forse perché includeva il rispetto della figura, ”Il prete” . Si traveste di un autorità bonaria, in completa autonomia, immaginando di essere rispettato dai parenti dalla madre e dai compagni, inscenava altarini con immagini sacre e preparava funerali agli animali morti che trovava per strada deponendoli in scatole, trascinandoli per le strade per dargli una degna sepoltura.

1905

  • Anna Clemente mette a rischio l'incolumità del piccolo Antonio: nell'atto di punirlo perchè prende una foglia di insalata dal piatto con le mani, lo ferisce involontariamente con una forchetta all'occhio sinistro

1909

  • L’educazione del piccolo Totò si limita a dei sonori ceffoni che la madre gli somministra ogni qualvolta si sente minacciata dalla ribellione del figlio, il padre è poco presente e Anna (affermava: «Meglio ‘nu figlio prevete ca ‘nu figlio artista»), sente tutto il peso della responsabilità di quel bambino. Totò è ribelle e svogliato a scuola piuttosto che studiare si limita a osservare, a spiare i compagni e i maestri e una volta a casa ne fa le imitazioni, viene bocciato e retrocesso dalla classe 4° alla classe 3° ma a lui sembra non pesare la cosa e continua con le sue macchiette a far divertire i compagni.

1910

  • Terminate a fatica le elementari, viene iscritto al collegio Cimino nel palazzo del Principe di Santobuono in via San Giovanni a Carbonara. Nel collegio non fa progressi, decide di abbandonare prematuramente gli studi senza ottenere perciò la licenza ginnasiale. La madre lo vuole sacerdote, in un primo tempo deve quindi frequentare la parrocchia come chierichetto. Viene duramente rimproverato dalla madre che lo accusa di non saper fare neanche il prete.

1911

  • Presso il Collegio Cimino per un banale incidente con uno dei precettori, che lo colpisce involontariamente con un pugno, il suo viso subisce una particolare conformazione del naso e del mento e questo determinò un dislivello di un centimetro fra i due lati del volto caratterizzando in maniera inconfondibile l'espressione di Totò; una asimmetria che determina in parte la sua "maschera". 
  • Durante le cosiddette "periodiche", le feste fra amici e parenti, Totò si diverte ad imitare il fantasista Gustavo De Marco, molto noto a Napoli in quel periodo. Quando confessa alla madre il suo desiderio di diventare attore e la donna non vede di buon occhio questa "professione", decide di farsi prete. Inizia "la carriera" come chierichetto ma quando il prete della parrocchia di San Vincenzo finalmente decide che sarà proprio Totò ad aiutarlo sull'altare per la messa, per l'emozione dimentica le battute in latino, e si prende ceffoni dalla madre e rimproveri dal prete.
  • In questo periodo si innamora di Vincenzella, figlia di un fruttivendolo del quartiere.

1912

  • Inizia a frequentare i teatrini periferici esibendosi - con lo pseudonimo di "Clerment" in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco, l'interprete napoletano dalla grande mimica e dalle movenze snodate, simili a quelle d'un burattino. Proprio su quei palcoscenici di periferia incontra attori come Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Andrea Bixio e Armando Fragna.
  • A 14 anni lascia gli studi va a lavorare come aiutante di mastro Alfonso, pittore di appartamenti, ma anche in questo lavoro non dura molto.
  • Finalmente incontra il suo beniamino, Gustavo De Marco, andandolo a salutare nei camerini del Teatro Trianon. Curioso, gli domanda come avesse imparato quei movimenti. De Marco risponde che aveva imparato da solo, studiandosi davanti ad uno specchio oppure osservando il suo viso deformato all'interno di un cucchiaio.
  • Ha la sua prima esperienza con la "nave scuola" Carmela, una vecchia prostituta del quartiere che aveva avviato al sesso tutti gli adolescenti della Sanità. Paga care le conseguenze poichè contrae lo scolo, una malattia venerea frequente in quei periodi che se non curata, poteva avere conseguenze drammatiche. Chiede aiuto allo zio materno Federico Clemente, che lo tira fuori dai guai ma non evita le sberle della madre.

1914

  • Muove i primi passi negli scalcinati teatrini di periferia, tra i rioni Vasto e Porta Capuana, costituiti da fatiscenti tendoni, qualche sedia e pubblico della peggior risma. In uno di questi tuguri situato dalle parti di Piazza Garibaldi, per una lira e ottanta Antonio si esibisce, utilizzando il repertorio di De Marco, facendosi chiamare per la prima volta col nome d'arte di "Clerment", francesizzazione del cognome Clemente.

1915

  • La madre si oppone nuovamente alla passione per lo spettacolo del figlio e così Totò all'età di 16 anni decide di arruolarsi nell'esercito. Durante gli anni della prima guerra mondiale si arruola volontario nel Regio Esercito venendo assegnato al 22º Reggimento fanteria, rimanendo di stanza dapprima a Pisa e poi a Pescia. Viene quindi trasferito al CLXXXII Battaglione di milizia territoriale, unità di stanza in Piemonte, ma destinate a partire per il fronte francese. Alla stazione di Alessandria, il comandante del suo battaglione lo arma di coltello e lo avverte che avrebbe dovuto condividere i propri alloggiamenti in treno con un reparto di soldati marocchini dalle strane e temute abitudini sessuali. Totò a quel punto, terrorizzato, fu colto da malore (secondo alcune voci improvvisò un attacco epilettico) e viene ricoverato nel locale ospedale militare, evitando così di partire per la Francia. Rimasto in osservazione per breve tempo, quando viene dimesso dalle cure ospedaliere è trasferito presso l'88º Reggimento fanteria "Friuli" di stanza a Livorno; proprio in quel periodo subisce continui soprusi e umiliazioni da parte di un graduato; da quell'esperienza nacque il celebre motto dell'attore: «Siamo uomini o caporali?». Terminata la guerra Totò torna nella sua Napoli.

1916

  • Ottiene una piccola scrittura nella modesta compagnia di Mimì Maggio, all'Orfeo di Napoli, dove si rappresntava per la prima volta una "scaneggiata".

1917

  • Il secondo amore giovanile più importante per Antonio è per una macchiettista, che lo spinse definitivamente a calcare le scene e a creare la maschera di "Totò", dismettendo definitivamente quella di "Clerment".

1918

  • Dopo il servizio militare, avrebbe dovuto fare l'ufficiale di marina ma, non digerendo la disciplina, scappa di casa per esibirsi ancora come macchiettista; viene scritturato dall'impresario Eduardo D'Acierno e recita le "macchiette" alla "De Marco" nei piccoli teatri periferici e nelle "staccate" (diventa poi celebre la macchietta de Il bel Ciccillo, riproposta nel 1949 nel film Yvonne la nuit).

  • Ritroviamo Totò alla sala di Napoli in Piazza Carità, il proprietario di questo locale è il Sig. Occhiuti, Totò si afferma con le parodie, iniziando con la nota canzone Vipera, di E.A. Mario, portata al successo dalla chanteuse

    Anna Fougez, la canzone citata diventa, a questo punto, Vicoli che in chiave autobiografica racconta la scoperta di un adolescente della propria mascolinità. La caricatura benché divertente non può essere replicata per sempre, quindi ancora una volta cambia vestito diventando Biscia, che Totò interpreta con movimenti del corpo e del collo, che diventano la sua caratteristica. Il teatro Trianon diventa un altra tappa delle sue esibizioni, ma le cose non vanno bene, Totò non riesce ad avere il successo desiderato e decide di trasferirsi a Roma con i suoi genitori. Una volta lì, deciso a perseguire la sua vocazione, si presenta ai più noti impresari declamando successi ottenuti a Napoli, ma la risposta è sempre la stessa ”il personale artistico è al completo“.


    Soffia la ragazza ad un guappo del quartiere, protetto da Luigi Campoluongo caporione della Sanità, detto Nas' 'e cane. Antonio affronta coraggiosamente il guappo, mettendolo in fuga. "Nas' 'e cane" vuole conoscerlo di persona, diventandone nel tempo amico e "protetto".

1919

  • Ottiene un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una parodia della canzone di E. A. Mario Vipera, intitolata Vicolo, che aveva sentito recitare dall'attore Nino Taranto al teatro Teatro Orfeo di Napoli e che chiede allo stesso se poteva "rubargliela". L'anno successivo è al Teatro Trianon con il suo repertorio di macchiette.

1920

  • L'imitatore Clerment diviene ben presto Totò, avvicinandosi al suo vero nome, abbandonando definitivamente il cognome materno. Il 12 gennaio 1920, la rivista napoletana "Cafè-Chantant" pubblica una fotografia di Totò, incorniciata con un fregio geometrico, con la didascalia "TOTO' IL COMICISSIMO".
  • Gli ultimi giorni dell'anno muore il Marchese Luigi De Curtis

1921

  • Il 24 febbraio Anna Clemente, sua madre, sposa Giuseppe de Curtis.
  • Fortunatamente Totò vive con i genitori, alla fine ottiene una scrittura, non pagata, nella compagnia dell’impresario Umberto Capece, al teatro Salone Sant’Elena in Piazza Risorgimento. In effetti si tratta di una baracca di legno dove vengono alternati drammi a tinte forti ( Le due orfanelle, La cieca di sorrento ecc ecc). Il metodo di Capece è basato sull’ improvvisazione, le prove si fanno 2 ore prima dello spettacolo che stesso gli attori arricchiscono con battute fatte sul momento, Totò abita lontano, per arrivare in teatro deve attraversare mezza Roma. Una sera in cui la pioggia era forte e battente, Totò arriva in ritardo in teatro e viene cacciato malamente. Il freddo forte lo costringe a fermarsi e a riscaldarsi le mani davanti ad un braciere di una venditrice di castagne che riconoscendolo gli regala una manciata di castagne.

1922

  • All'inizio degli anni '20 il marchese Giuseppe de Curtis riconosce Totò come figlio e regolarizza la situazione familiare.
  • Inizi teatrali difficili: al teatro Della Valle di Aversa viene sonoramente fischiato, insieme a

    Enrico Demma e Ferdinando Rubino, mentre rappresenta le solite macchiette di Gustavo De Marco. Porta a termine lo spettacolo ma medita seriamente di abbandonare tutto.

  • Riunita, la famiglia si trasferisce a Roma in un appartamento in Via Villafranca, vicino a Piazza dei Cinquecento ove, con la disapprovazione totale dei genitori, viene scritturato come "straordinario" cioè un elemento da utilizzare occasionalmente e senza nessun compenso, nella compagnia dell'impresario Umberto Capece, un reparto composto da attori scadenti e negligenti. Si affaccia così alla commedia dell'arte e guadagna un particolare apprezzamento del pubblico impersonando sul palco l'antagonista di Pulcinella presso il Teatro Salone S. Elena, un baraccone di legno di cui è proprietario Umberto Garassino, interpretando piccoli ruoli di "mamo". Tuttavia, il giovane si sacrifica non poco per raggiungere il teatro: dal momento che non ha i soldi neanche per un biglietto del tram, deve partire da Piazza Indipendenza per arrivare a Piazza Risorgimento, che si trova dall'altra parte della città; a tal proposito, nella stagione invernale, chiede qualche moneta all'impresario Umberto Capece che, in modo esageratamente brusco e inaspettato, lo esonera e lo sostituisce all'istante con un altro "straordinario". Nel corso di quelle esperienze, decide di puntare al genere teatrale a lui più congeniale: Il varietà (variété, nella declinazione francese). Progetta di presentarsi al capocomico napoletano Francesco De Marco (famoso per delle stravaganti esibizioni teatrali), ma ha un ripensamento - causa probabilmente l'insicurezza - all'ultimo minuto.
  • Totò viene scritturato, per sua fortuna, nella compagnia di Francesco De Marco al teatro Diocleziano, ma un attore già affermato e con la paura che l’ultimo arrivato possa oscurare il suo successo, rende la situazione tale da indurre il licenziamento di Totò, a cui non resta altro che il caffè Canavera in Piazza San Silvestro e il caffè Vesuvio in Piazza San Claudio, meta di artisti per lo più in cerca di scritture. Nonostante Totò si trovi nel suo ambiente, l’esasperazione dell’attesa di un lavoro lo porta ad un gesto insano: il giovanissimo Totò tenta il suicidio con l’etere ma viene tempestivamente soccorso dalla madre che sente odore di medicinale, trova il figlio riverso sul letto in stato di incoscienza, ma rimedia mettendolo con la testa sotto il getto dell’acqua fredda del rubinetto.
  • Ritroviamo Totò al massimo della depressione dopo avere avuto una strana avventura con una attrice calabrese che cela la sua vera identità, dichiarandosi indiana solo perché esegue un numero dove balla in modo esotico. I lunghi capelli neri, le movenze esotiche affascinano Totò che non evita la compagnia delle belle ragazze e che quindi la invita in camera, ma proprio nel mentre di quella che doveva essere una bella serata intima, lei caccia un grosso serpente da una cesta, con la scusa di dovergli dare da mangiare. Totò, che non si aspettava nulla di simile, si spaventa talmente tanto che raccoglie le sue cose e scappa via, lei non perde tempo e si vendica dichiarando l’impotenza del malcapitato.
  • Ma ben si conoscono le passioni di Totò, oltre che al teatro, appunto, le belle donne, a cui non riesce proprio a fare a meno. I fallimenti lavorativi subiti non avviliscono più Totò che caricatissimo di spirito di combattività lascia il teatro dialettale e si lancia tentando la sorte nel varietà. Si presenta a Giuseppe Jovinelli.

    proprietario dell’omonimo Teatro Ambra Jovinelli, in piazza Guglielmo Pepe, cerca di convincerlo dicendogli di essere disposto a tutto  facendogli l’imitazione di Gustavo De Marco. Giuseppe Jovinelli si diverte molto tanto che lo scrittura per una settimana di prova, ma deve ricredersi rendendosi conto del successo che Totò ottiene, e il divertimento del pubblico lo induce a rinnovargli la scrittura di qualche mese ancora. Finalmente Totò ottiene un camerino tutto suo dove poter posare il costume di scena e i suoi trucchi, il pubblico sembra finalmente apprezzare sempre di più le sue esibizioni.Dopo la piccola parentesi con la compagnia di Francesco De Marco al Teatro Diocleziano, viene scritturato da Giuseppe Jovinelli. Totò ricorderà in fututo che fu proprio Jovinelli a scoprire e a lanciare attori del calibro di Raffaele Viviani, Ettore Petrolini e a valorizzare attori come De Marco, Bambi, Gill e Pasquariello.

1923 

  • L'attore iniziò a ponderare l'idea di esibirsi da solo e dunque decide di mantenere come modello d'ispirazione Gustavo De Marco (omonimo, ma non parente del capocomico Francesco), che Totò, esercitandosi davanti allo specchio, riesce ad imitare senza particolari sforzi. Appena si sente pronto, decide di tentare al Teatro Ambra Jovinelli, che a quel tempo era la massima rappresentazione dello spettacolo di varietà, dove erano passati artisti come Ettore Petrolini, Raffaele Viviani, Armando Gill, Gennaro Pasquariello, Alfredo Bambi e lo stesso De Marco. Emotivamente teso, si presenta al titolare del teatro, Giuseppe Jovinelli, un uomo rude conosciuto e rispettato per un suo passato scontro con un piccolo boss della malavita locale. Il breve colloquio va inaspettatamente bene e Totò, per sua gioia e incredulità, venne preso. Debutta con tre macchiette di De Marco: Il bel Ciccillo, Vipera e Il Paraguay, che ebbero un buon successo di pubblico e un impensabile entusiasmo da parte di Jovinelli.
  • Il consenso del pubblico ottenuto al teatro non compensa però con lo stile di vita dell’artista: la paga è molto bassa e non può neanche permettersi abiti eleganti e accessori raffinati (ai quali lui tiene molto) o un taglio di capelli caratteristico, con le basette come quelle di Rodolfo Valentino
  • La sera dell'esordio l’attore da il meglio di sé, lasciandosi andare in mimiche facciali, piroette, doppi sensi e le immancabili macchiette di Gustavo De Marco. Tra grida di bis ed applausi, l’esperienza al salone Umberto I segna per Totò l’affermazione definitiva nello spettacolo di varietà. Dopo la consacarazione della Sala Umberto, dal '23 al '27 si esibisce nei principali caffè-concerto italiani, dal Teatro Trianon al San Martino di Milano, al Teatro Maffei di Torino. Il repertorio rimane quello collaudato di macchiette e parodie in cui si esplica il tipo della marionetta disarticolata, che inizia a diventare famoso come "l'uomo di gomma".

  • Per la prima volta in vita sua usa un vagone letto per andare a Milano. L'episodio sarà rielaborato in futuro nella famosa scena "Il wagon lit". Gli fu assegnata la cabina n.13 ma non volle entrarci prima di aver svitato la targhetta con la nefasta cifra. 

1925

  • Sta diventando una stella del varietà romano, il numero uno dell'Umberto I e nei manifesti troneggia a caratteri cubitali il suo nome.

1926

  • Conosce in quell’arco di tempo un barbiere, Pasquale Anatriello detto "Pasqualino 'o barbiere" il quale vanta moltissime conoscenze e amicizie importanti in campo teatrale, a causa della sua attività.

1927

  • Il comico firma un contratto prolungato con Giuseppe Jovinelli, che lo usa spesso in varie parti dello spettacolo e che organizza addirittura un finto match tra lui e il pugile Oddo Ferretti, un peso medio campione di boxe; l’idea è quella di inscenare un finto incontro, ma Totò era troppo entusiasta e suo malgrado inizia a tirate pugni un po’ troppo pesanti al campione che innervosito risponde con pesanti diretti, Totò si spaventa e scappa, inizia a correre in platea seguito dal campione, un pubblico entusiasta applaude il suo beniamino credendo di assistere ad una recita.
  • Nonostante il successo stia aumentando, Totò non riesce ancora a comprarsi un vestito nuovo, va in giro accompagnato ad un lungo cappotto che non toglie mai perché gli serve per nascondere le toppe ai pantaloni, e quando un giorno si presenta dal barbiere Pasqualino, senza cappotto e vestito con un abito da cerimonia, quest’ultimo gli chiede se deve andare a cantare ad un matrimonio. Totò gli racconta che ha dovuto aspettare la fine della scrittura con Jovinelli per barattare il cappotto con un suo conoscente, che gli ha dato quell’abito ed ha preteso anche 23 lire, prima non aveva soldi e non poteva comprarsi niente. Pasquale Anatriello sente tanta tenerezza per quel suo amico e riesce a farlo scritturare da Salvatore Cataldi e Wolfango Cavaniglia, guadagnandosi la sua
    eterna gratitudine. Il giovane attore sostituisce il suo vecchio costume di scena, un anonimo abito, con un vestito estroso dettato dalla povertà, che diventerà poi il suo biglietto da visita: una bombetta vecchia, un tight di un paio di misure più grandi, una camicia consunta con il colletto corto e basso, per cravatta una semplice stringa, pantaloni a saltafosso e scarpe basse. La prima al teatro Sala Umberto I risulta un successone. Per l’entusiasmo, Totò, che si sente a casa felice di tutto ciò che lo circonda, si lascia andare ad una serie di esibizioni, che lasciano il pubblico, contento di applaudirlo, di chiedere il bis per assistere alle sue mimiche facciali, alle sue macchiette che regolarmente ripropone: Il bel Ciccillo, Vicoli, Il Paraguay, con continui doppi sensi e sberleffi. Totò da il meglio di se stesso per ringraziare quel pubblico entusiasta. E’ fatta!

  • Dal 1923 al 1927,  Totò calca i teatri principali d’Italia come il Teatro Trianon, San Martino di Milano, Teatro Maffei di Torino. L’uomo gomma, così viene chiamato per il suo modo particolare e unico di contorcersi nelle sue esibizioni, finalmente può vestirsi in modo elegante, con i capelli impomatati e le basette alla Rodolfo Valentino, moda dell’epoca. Le donne lo trovano irresistibile e lui colleziona storie e relazioni con quelle che la mamma Anna chiama senza molta simpatia ”signorine puttane”. Ma a lui piacciono more e formose con biancheria di seta; sarà molto generoso con le sue amanti, ma non vuole legami, dice di sovente "Un attore deve essere libero" e nonostante il successo, rimane una persone umile. Ora tutti sentono quasi un dovere essergli amico, anche chi non lo conosce o lo ha semplicemente incrociato qualche volta.
  • Scritturato da Achille Maresca, titolare di due compagnie di rivista e di operetta, entra a far parte da prima della compagnia di rivista e operetta Maresca n. 2 di cui è soubrette Isa Bluette, poi della compagnia Maresca n 1 di cui è soubrette Angela Ippaviz (dall'estate del '27 all'estate del '29). Il repertorio delle due compagnie comprende tra l'altro Madama Follia, Mille e una donna, Girotondo, Baraonda, Si si Susette di Luigi Miaglia Anacleto Francini con gli pseudonimi di Ripp e Bel Ami e sono tra i più prolifici autori del genere. Scritturato dalla ripresa Eugenio Aulicino nel settembre del '29 debutta al Teatro Nuovo di Napoli con la Compagnia Stabile Napoletana Molinari in Messalina di Kokasse (Mario Mangini) e Maria Scarpetta dove è un irresistibile Caio Silio. Notevole successo arride anche I tre moschettieri di Kokasse e Maria Scarpetta in cui è uno straordinario D'Artagnan. Il repertorio della compagnia in cui c'è anche Titina De Filippo, comprende numerosi testi del teatro in vernacolo tra cui quelli di Eduardo Scarpetta: 'Na santarella, 'Nu turco napoletano, 'O balcone, Mettiteve a ffa' l'ammore cu mme, Li nepute de lu sinneco, Na criatura sperduta.

    Nel dicembre dello stesso anno conosce Liliana Castagnola una delle più celebri "Chanteuse" del caffè-concerto che si trova a Napoli per esibirsi al teatro Santa Lucia.

1928

  • Totò ama molto lavorare, ma non rinnega il dolce far niente. In tutti gli anni di varietà viaggia con la sua inseparabile valigetta di cartone dove custodisce i suoi risparmi, all’epoca le banconote da cento lire sono grandi, riempie la sua valigia e, a scrittura terminata sparisce. A Rapallo possiede una casetta, Totò si rifugia lì ogni volta che può, dove resta finché non gli finiscono i risparmi. Il lavoro gli piace e in pochi anni si affianca  alla spumeggiante Isa Bluette

    e alla grande Angela Ippaviz,
    esibendosi in nuovi repertori,  che privilegiano lo spettacolo e le coreografie.
  • La critica, tra il 1928 e il 1929 lo definisce un comico grottesco della storia contemporanea e si consacra sulle cronache di testate giornalistiche importanti. Continua ad esibirsi con la compagnia Maresca n° 1 e n° 2,  affiancato dalle soubrette più ammirate del momento. Nella compagnia conosce Mario Castellani.
  • La sua paga giornaliera è di 75 lire al giorno, ma già verso la fine dell'anno il suo compenso triplica, passando a 200 lire al giorno (equivalenti a 160 euro).
  • Sostituisce Eugenio Testa, ammalato, nel debutto alla Sala Umberto, con la Compagnia di Isa Bluette diretta da Achille Maresca, in Madama Follia.
  • Ottiene il riconoscimento dal padre naturale Giuseppe de Curtis ereditando il titolo di Principe. Antonio Clemente, figlio di N.N., da questo momento diventa a pieno titolo e con tutti gli effetti legali il marchese e Principe Antonio de Curtis.

Produzioni teatrali nel 1928

Girotondo

Il paradiso delle donne

La stella del Charleston

Madama Follia

Mille e una donna

Peccati...e poi virtudi

Sì, sì, Susette

1929

  • Una decisione presa sul momento da un impresario, fa di Totò il successore di Gennaro Di Napoli, animatore della Compagnia Molinari. Mentre Totò si trova a La Spezia con la compagnia Maresca, viene chiamato dal Barone Vincenzo Scala, titolare del botteghino del Teatro Nuovo di Napoli, che lo scrittura come primo attore, dopo la morte di Di Napoli con il compenso di trecento lire, una cifra altissima all’epoca. Totò inizia così a lavorare e recitare con Titina De Filippo, Antonio Schioppa e Lia Thomas.
  • Spesso e volentieri improvvisa e, in una delle tante volte, a fine spettacolo si arrampica su per il sipario iniziando a fare smorfie e dispetti a chi lo inseguiva per recita; ovviamente non era prevista l’arrampicata ma il pubblico preso alla sprovvista, applaude divertito ed entusiasta. Da quel momento in poi si crea un feeling particolare tra Totò e il suo pubblico, che lo accompagnerà per tanti anni.
  • Totò durante le tournée teatrali dimora in alberghi di lusso, fino a quel periodo da lui solo sognati e viaggia in taxi anche per arrivare al teatro; è generoso con le sue donne che se lo contendono, ma l'amore vero non arriva.
  • La sua paga giornaliera, verso la fine dell'anno, passa a 400 lire al giorno (equivalenti a 300 euro).
  • Negli ultimi mesi dell'anno, Antonio de Curtis inizia una relazione amorosa con una delle più affermate sciantose del periodo: Liliana Castagnola. Sarà un amore breve e tragico.

Produzioni teatrali nel 1929

Amore e cinema

Bacco, tabacco e venere

Il processo di Mary de' Can

La giostra dell'amore

Messalina

Monna Eva

Santarellina

1930

 

 

  • Le soddisfazioni professionali dell'attore non vanno però di pari passo con quelle sentimentali. Nonostante il suo successo con le donne e le numerose avventure, il giovane si sente inappagato. Fino a quando non irrompe nella sua vita Liliana Castagnola, che Totò nota su alcune sue fotografie in un provocante abito di scena, rimanendone subito colpito. La sciantosa, fino a quel momento, era stata costante oggetto delle cronache mondane: fu espulsa dalla Francia per aver indotto due uomini al duello, e un suo amante respinto si tolse la vita dopo averle sparato un colpo di pistola che la ferì di striscio al viso (a causa della cicatrice, sebbene lieve, la Castagnola adottò la pettinatura "a caschetto" che le copriva le guance). La donna giunse a Napoli per lavoro, e incuriosita dal veder recitare l’artista napoletano, si presenta una sera ad un suo spettacolo. Totò non si lascia sfuggire l’occasione ed inizia a corteggiarla mandandole, alla pensione degli artisti dove lei abitava, mazzi di rose con un biglietto d’ammirazione, al quale lei risponde con una lettera d’invito ad una sua esibizione. Sono questi gli inizi di un'intensa (seppur breve e tormentata) storia d’amore. Sebbene sia una donna fatale, sia sul palcoscenico sia nella vita reale, la Castagnola ha per l'artista napoletano un sentimento sincero e passionale.
  • Dopo il primo periodo iniziano però i problemi legati alla gelosia: Totò non sopporta l’idea che Liliana, durante le sue tournée, venga corteggiata dagli ammiratori e ciò lo induge a pensare a eventuali tradimenti, che danno origine a continui litigi. Entrambi sono poi vittime di malelingue e pettegolezzi, la donna entra in un profondo stato di depressione e la loro relazione inizia sempre più a deteriorare. Liliana, accrescendo un senso di attaccamento morboso al suo uomo, pur di restargli accanto propone di farsi scritturare nella sua stessa compagnia; ma Totò, sentendosi continuamente oppresso dal comportamento della donna, è più volte sull'orlo di lasciarla, fino a quando decide di accettare un contratto con la compagnia “Cabiria", che lo avrebbe portato a Padova. L'epilogo fu che Liliana, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicida ingerendo un intero tubetto di sonniferi. Viene trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d'addio a Totò. L'attore, che ritrova il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimane sconvolto, si sente in qualche modo responsabile e il rimorso lo accompagnò per tutta la sua vita, tanto che in seguito decise di seppellirla nella cappella dei de Curtis a Napoli e decreta che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana. In merito all’impegno già preso, la sera stessa partì per la tournée con la compagnia.
  • Marzo del 1930. Tornato a Roma il mese successivo, si esibisce nuovamente in numerosi spettacoli alla Sala Umberto I, dove ripropone il suo repertorio di macchiette e nuove creazioni, impersonando anche Charlot, come umile omaggio a Chaplin. Torna poi a lavorare con l’impresario Achille Maresca, con il quale inizia una nuova tournée riproponendo i successi degli anni precedenti, con la compagnia Cabiria e successivamente in numerosi spettacoli di varietà nei più noti caffè-concerto d'Italia. 
  • Nell’anno dell’avvento del sonoro Stefano Pittaluga, che produsse con la Cines La canzone dell'amore (il primo film italiano sonoro), è alla ricerca di nuovi volti da portare sul grande schermo. Le doti comiche di Totò non gli sfuggono e, dato che era in procinto di produzione un film chiamato "Il ladro disgraziato", gli fece fare un provino. La pellicola non vide mai la luce, anche per il fatto che il regista avrebbe voluto che Totò imitasse Buster Keaton, idea che all’attore non garbava affatto.
  • La sua paga giornaliera passa a 1000 lire al giorno (equivalenti a 800 euro).

Produzioni teatrali nel 1930

I tre moschettieri

1931

  • Scritturato di nuovo a dall'impresario Achille Maresca, dà il nome alla compagnia di riviste con cui  va in tournée, la "Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò". La compagnia di riviste Totò ripropone il repertorio degli anni precedenti con alcune novità come il Vergine folle ovvero Trik-Trak e la Vile seduttrice entrambe di Ripp e Bel Ami.
  • In tournée a Firenze, il 30 agosto conosce Diana Bandini Lucchesini Rogliani, una ragazza fiorentina sedicenne di cui si innamora.

1932

  • Momentaneamente accantonata l’eventualità di entrare nel cinema, diviene uno dei protagonisti più importanti in Italia, dell'avanspettacolo. Fino al 1939 darà vita a una serie di proprie formazioni di avanspettacolo che facendo base a Roma portano le maggiori cinema teatri della penisola: Colori nuovi, Ridi che ti passa, Era lui sì sì era lei no no, La vergine indiana, Se quell' evaso fossi io, La banda delle gialle, 50 milioni c'è da impazzire, Uomini a nolo, L' ultimo Tarzan, Fra moglie e marito la suocera è il dito e le altre riviste a cui arriva un grande successo popolare soprattutto per la pirotecnica vivacità del protagonista, il quale si prodiga in una girandola di scherzi destinati a diventare proverbiali che dopo l'ultimo quadro si concludeva regolarmente con la passerella finale scandita dalla Marcia dei Bersaglieri. Guglielmo Inglese e Eduardo Passarelli sono in questo periodo le spalle più assidue e meglio sintonizzate con gli scarti del comico.

    Le soubrettes sono di volta a volta Adriana Edelweiss, Clely Fiamma, Olivia Fried, Gioconda de Vinci.
  • Il lungo tirocinio dell'avanspettacolo consolida definitivamente il suo successo, tanto che negli anni 30 rappresenta una delle figure più amate ed entusiasticamente apprezzate dai pubblici popolari di tutta Italia. Viene scoperto anche da una particolare platea di intellettuali e di critici che si avventurano nelle sale dei cinema varietà. Se Cesare Zavattini e Umberto Barbaro sono tra i primi intellettuali a intuirne le straordinarie possibilità, tra i critici teatrali sono sin da allora i suoi seguaci e ammiratori Renato Simoni, Eugenio Ferdinando Palmieri, Sandro De Feo, Adolfo Franci, Marco Ramperti.

Produzioni teatrali nel 1932

La vile seduttrice

1933

  • Il marchese Francesco Maria Gagliardi Focas lo adotta trasmettendogli i suoi titoli nobiliari.
  • Con l'aiuto del cugino, Gaspare de Curtis, ritrova presso il castello de Curtis, a Somma Vesuviana in provincia di Napoli, un'enorme quantità di di documenti attestanti la discendenza bizantina della famiglia.
  • Il 10 maggio nasce sua figlia a cui, in ricordo della Castagnola, dà il nome di Liliana.
  • In quel periodo che alcune personalità importanti nel mondo della cultura e dello spettacolo, tentano di imporlo al cinema: tra di loro Umberto Barbaro e soprattutto Cesare Zavattini.

1935

  • Nel 1935 un Totò affermatissimo realizza il suo sogno: una casa a Roma in via Tibullo 10. La bella e felice famiglia è cresciuta, Totò è felice, ha una bella moglie, una bella figlia, fa un lavoro tanto sudato, quanto agognato che gli piace, lo gratifica ed economicamente è abbastanza soddisfatto ma una cosa lo tormenta: una insana, immotivata e ossessiva gelosia per la moglie Diana. Questa gelosia inizierà a rovinare la loro relazione. Tipico maschio latino Totò, che nonostante conosca bene la sensazione e il sentimento della gelosia, non si lascia scappare brevi avventure con compagne di viaggio e lavoro. Chiude a chiave nel camerino la moglie solo perché un ignaro giovanotto l’ha guardata, mette del borotalco sulla soglia di casa per controllare impronte di eventuali sconosciuti. Ama passare del tempo con la piccola Liliana che scorrazza per Roma in una Balilla comprata di seconda mano.
  • Il 6 marzo dopo la tormentata "fuga" da Firenze ed aver rischiato l'arresto per aver circuito una minorenne, sposa Diana Bandini Lucchesini Rogliani nella chiesa di Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma. Il successo di Totò continua di compagnia in compagnia, di teatro in teatro; molto scrupoloso nei confronti degli attori che scrittura, a volte si accontenta di mangiare un panino con mortadella mentre loro vanno al ristorante, per stare nelle spese. Straordinario il successo all’Olimpo di Milano in Don Giovanni sono io, dove sperimenta le sue doti migliori in mimica e invenzioni linguistiche.
  • I film mai girati: il primo della serie è "Darò un milione". La surreale maschera di Blim, in un primo tempo assegnata a Totò, verrà affidata a Luigi Almirante.

1937

  • Il successo di Totò riscontrato a teatro suscita nei registi cinematografici così grande ammirazione che iniziano a proporgli il cinema, lo invogliano, lo corteggiano, tranne qualcuno che continua a scegliere altri attori più affermati, perché non se la sentono di puntare su un attore ancora poco conosciuto sugli schermi cinematografici. Man mano Totò si avvicina al cinema, ma l’affetto e il calore del pubblico gli manca, un pubblico anche critico ma che lo vuole a teatro, ecco perché il tentativo del cinema gli riesce ancora difficile.
  • Debutto cinematografico con Fermo con le mani!, un film concepito con mezzi molto scarsi, la cui intenzione primaria era proporre al pubblico italiano un'alternativa del personaggio di Charlot, cui farà seguito Animali pazzi entrambi prodotti da Gustavo lombardo, il fondatore della Titanus.
  • I primi tentativi di lanciare Totò come comico in ambito cinematografico non ebbero particolare successo. Nonostante che al successivo film Animali pazzi di Carlo Ludovico Bragaglia avesse collaborato anche Achille Campanile ("tutti noialtri, soggettista, regista, e produttore, capimmo che le grandi qualità comiche ironiche dell'attore potevano essere sfruttate sullo schermo meglio ancora che sulla scena" ricorderà più tardi lo scrittore). 
  • Il suo matrimonio subisce una crisi, nel mentre la piccola Liliana verrà affidata ad un collegio ma ritirata quasi subito dal padre, che avverte la sofferenza della bambina a stare lontana dai genitori.
  • Ripercorre, parallelamente al cinema, la strada dell’avanspettacolo trovandosi a recitare con colui che diventerà poi la sua spalla: Eduardo Passarelli

    (fratellastro dei De Filippo), che reciterà anche in svariati film al fianco di Totò. Un pubblico affezionato applaude un Totò sempre più fantasioso nell'interpretare i suoi svariati personaggi, ma tutto volge al termine e anche l’epoca dell’ avanspettacolo finisce e uno scaltro Totò sa ritirarsi in tempo da questa forma teatrale ormai superata.

Produzioni cinematografiche nel 1937

Fermo con le mani!

1938

  • Non è soddisfatto del suo debutto cinematografico con Fermo con le mani, ma si sa lui è un ribelle, quindi prova a sfidare la sorte e a ripetere la prova, che lo porterà film dopo film, regista dopo regista al successo tanto sperato.
  • In ambito personale, la vera fine del matrimonio è causata dalla passione di Totò per le donne, le ballerine soprattutto, più che l'assenza da casa per le tournée teatrali in giro per l'Italia. Già dall'anno precedente i coniugi sono già in rotta e la bambina è affidata ad un asilo nido, ma alcuni mesi dopo Totò e Diana si rappacificano per amore di Liliana. Non dura molto.

1939

  • Ha un distacco di retina traumatico all’occhio sinistro, per cui viene operato in una clinica romana, con esito negativo, dal Professore Speciale Piccichè e rimane con gli occhi bendati per alcune settimane; si ritrova di fatto quasi cieco da un occhio, cosa di cui erano al corrente soltanto i familiari stretti e l’amico Mario Castellani. Nonostante l'incidente, trova la forza di riaffacciarsi per un breve periodo al teatro d’avanspettacolo la cui epoca, per lui gloriosa, era già purtroppo al termine.
  • Si sente sempre più oppresso dal matrimonio con Diana, causa i continui dissapori, principalmente per la sua opprimente gelosia nei confronti della giovane consorte (si dice che la tenesse perfino chiusa nel camerino mentre lui si esibiva) ed è così che la sua vita coniugale entra definitivamente in una crisi senza possibilità di soluzione. Decide dunque di lasciare Diana e i due trovano un accordo per una civile separazione. Diana Bandini Rogliani e Antonio de Curtis ottengono a Bruenn (Ungheria) una sentenza di annullamento del matrimonio che il 27 dicembre 1939 viene dichiarata esecutiva in Italia dalla Corte di appello di Perugia; fino al 1950 resteranno insieme, trasferendosi in viale Parioli 41, insieme alla figlia e ai genitori di lui; la decisione viene presa per non traumatizzare della loro separazione la figlia Liliana.
  • Su invito del governo fascista, accettò di recarsi in tournée in Africa, Etiopia, a Massaua e Addis Abeba, accompagnato da Diana Rogliani, Eduardo Passarelli e la soubrette Clely Fiamma, presentando lo spettacolo 50 milioni... c'è da impazzire!, scritto insieme a Guglielmo Inglese e già mostrato al pubblico italiano anni prima.

Produzioni cinematografiche nel 1939

Animali pazzi

1940

  • Il 22 marzo rientra a Napoli, dopo la tournée in Etiopia.
  • Nuova occasione cinematografica con San Giovanni Decollato. Tratto dalla commedia di Nino Martoglio, considerata il cavallo di battaglia di Angelo Musco. Collabora alla sceneggiatura Cesare Zavattini, da tempo ammiratore del comico napoletano, a cui dedica il soggetto di Totò il buono, che appare per la prima volta nel fascicolo del 25 settembre 1940, nella rivista "Cinema".
  • Nel Natale del 1940 inizia la collaborazione tra Totò e Anna Magnani, Odoardo Spadaro, Lucy D'Albert e molti altri con la messa in scena della rivista Quando meno te l'aspetti al teatro "Quattro fontane" di Roma; lo spettacolo ottiene successi notevolissimi ed è rappresentato in tutta Italia fino al giugno del 1941. Con Totò c'è Mario Castellani che sarà dal quel momento la spalla teatrale e successivamente cinematografica. Michele Galdieri è l'autore di quasi tutte le riviste interpretate da fino al 1949: Volumineide (1942), Orlando Curioso (1942), Che ti sei messo in testa (1944), Con un palmo di naso (1944), C'era una volta il mondo (1947), Bada che ti mangio (1949), rappresentando uno dei momenti più significativi del teatro italiano di rivista prima dell'avvento della rivista "à grand spectacle" della commedia musicale.
  • Nelle prime di queste riviste, Totò trovò la sua partner ideale in Anna Magnani, che vi definì il suo tipo di esuberante "soubrette" romanesca.
  • Il 4 luglio viene ratificata, dal tribunale di Napoli, la ratifica definitiva del divorzio con Diana.
  • Viene ideato da Cesare Zavattini e discusso con Totò, il soggetto di un film che doveva avere il titolo di "Totò il buono", al quale lavorano entrambi.

Produzioni cinematografiche nel 1940

San Giovanni decollato

Produzioni teatrali nel 1940

Quando meno te l'aspetti

1941

Produzioni cinematografiche nel 1941

L'allegro fantasma

1942

  • Il 3 febbraio 1942, Totò entra in scena al teatro Lirico di Milano con Anna Magnani, ma già il titolo originale fu censurato per via dei presunti riferimenti agli alleati tedeschi, quindi da Questi nostri amici diventerà Volumineide.
  • "Volumineide", scritta sempre da Michele Galdieri, è voluta dall'impresario dei favolosi "spettacoli Errepi" Remigio Paone, e inizia il suo tour da Ferrara il 20 febbraio 1942.
  • Ad essa segue "Orlando Curioso" in scena nell'ottobre del 1942 con prima donna Clelia Matania. Nonostante sia un continuo sbeffeggiamento al governo e alla situazione politica del periodo, non viene mai censurata. Si vedrà in seguito, per assurdo, che i tagli della censura ministeriale saranno più inflessibili dopo la dittatura fascista, in regime democratico.
  • Durante la tournée, a Milano lo spettacolo viene interrotto varie volte per i bombardamenti. Gli attori sono costretti a scappare verso i più vicini rifugi vestiti e truccati e Totò in particolare, vestito di tutto punto con corazza e pennacchio; proprio Clelia Matania, sua compagna di lavoro, gli chiede il motivo per cui non si fosse tolto il costume prima di fuggire ritenendolo ridicolo. Le rispose: ”E secondo voi i’ songo accussì fesso da finì acciso sott' 'e bombe pe' colpa 'e nu pennacchio?” E' così spontanea la sua risposta che tutti per un attimo dimenticano la paura e applaudono divertiti.
  • Gli spettacoli si svolgono in un clima di disagio e paura in teatri freddi, gli attori quasi sempre rimangono senza cibo per la scarsità di alimenti; non solo a Milano, ma anche a Roma la situazione era grave.

Produzioni teatrali nel 1942

Volumineide

Orlando curioso

1943

  • Tra il dicembre del 1943 e il gennaio del 1944 Anna Magnani torna a lavorare con Totò in Che ti sei messo in testa? in scena al Teatro Valle di Roma. Il titolo originale sarebbe dovuto essere Che si sono messi in testa? ma la censura lo fa cambiare, causa di allusioni alla pretesa nazifascista di tenere soggiogati interi popoli e di conquistare il dominio sul mondo. Una sera si sparge la voce dell'attentato ad Hitler e Totò, che adatta il copione all'attualità di quei giorni, si presenta improvvisamente in scena coi baffetti e col ciuffo, incerottato e fasciato e attraversa la scena nel bel mezzo di un numero che tratta tutt'altro, e zoppicando scompare tra l'ilarità generale. Quella sera stessa un colonnello tedesco, suo amico, gli confida che il mattino seguente avrebbero arrestato sia lui che i fratelli De Filippo, poiché anche loro avevano preso in giro i nazisti. Dopo aver avvertito Peppino, Totò preoccupato prende Diana e la piccola Liliana e va a nascondersi dalla fidata famiglia De Santis, una coppia di ammiratori sfegatati che è sempre presente ai suoi spettacoli e occasionalmente invia cibo e leccornie prelibate, nei pressi dell'Aurelia. Si rende subito conto che è ancora più pericolosa quella zona, trovandosi nelle vicinanze di una polveriera e quindi bombardata più spesso. In quel periodo, nonostante la fame e la paura, la gente è molto più propensa ad andare al cinema o al teatro se non altro per avere qualche ora di distrazione e per sorridere se lo spettacolo prometteva risate.

Produzioni cinematografiche nel 1943

Due cuori fra le belve

Produzioni teatrali nel 1943

Aria nuova

1944

  • Il 29 settembre Giuseppe de Curtis, padre di Totò, muore a Roma, nella casa del figlio, al numero 42 di via Monti Parioli.

Produzioni teatrali nel 1944

Che ti sei messo in testa?

Con un palmo di naso

1945

  • L’epoca è quella che è e nonostante Totò porti all’occhiello della giacca il distintivo del partito fascista, le sue idee politiche sono assolutamente diverse. Lui è un Principe, il Principe de Curtis e mai potrà sentirsi in sintonia con la presunzione e il potere dei “caporali”, tra l’altro combattuti da lui stesso, nel periodo nazista con l'unico mezzo che aveva a disposizione: la satira. Anche durante gli spettacoli con la complicità di Michele Galdieri, direttore di una nuova rivista, spesso nelle sue esibizioni lancia messaggi di insubordinazione, rientrando subito nei canoni stabiliti dal periodo, solo per quieto vivere. Siamo agli inizi dell'anno e ritrova Anna Magnani in molte riviste, in questo periodo difficile di stenti e privazioni, ma nonostante ciò, carico di speranze. Con la scarsità di mezzi di trasporto e benzina, che veniva razionata, Totò arriva in teatro in bici e la Magnani su di un carretto tirato da un pony chiamato Banana, che mangiava erba perché la biada era introvabile. Lo spettacolo deve andare in scena tutte le sere, e Totò fedele al suo pubblico recita, anche se a malincuore, nel periodo della recente morte del padre.
  • Con sentenza del 18 luglio 1945, il Tribunale di Napoli gli riconosce il diritto di fregiarsi dei nomi e dei titoli di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza Imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia di Illyria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, Conte Duca di Drivasto e di Durazzo, che si trovano riportati, con molti altri ancora, nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana. La discendenza di Antonio de Curtis e dei Suoi diritti erano già stati riconosciuti con decreto Ministeriale del 6 maggio 1941 e saranno riconfermati da vari tribunali degli anni successivi..
  • Totò fu membro della Loggia massonica "Fulgor" di Napoli dal luglio 1945 e, in seguito, della Loggia "Fulgor Artis" di Roma, da lui stesso fondata. Entrambe le Logge appartenevano alla "Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana" di Piazza del Gesù, oggi Gran Loggia d'Italia degli Alam.

Produzioni teatrali nel 1945

Un anno dopo

Imputati, alziamoci!

Produzioni cinematografiche nel 1945

Il ratto delle Sabine

1946

  • Appena liberata Roma, a braccetto con la nuova rivista di Michele Galdieri che ha debuttato al Teatro Valle il 26 giugno del 1944 Con un palmo di naso, in una nuova rivista con argomenti attuali di satira politica, ritroviamo un Totò-Pinocchio-Mussolini e un Totò-Hitler in imitazioni di ciò che è successo negli anni passati e fortunatamente superati: Eravamo sette sorelle
  • Il primo gennaio, proprio durante la rappresentazione di Eravamo sette sorelle, nasce l'invenzione della passarella finale col piumino da bersagliere. E' proprio un bersagliere infatti che, preso da un entusiasmo incontenibile durante lo spettacolo, al momento dell'uscita degli attori per i saluti di rito, lancia il suo copricapo piumato. Facendo un cenno d'intesa con l'orchestra, Totò improvvisa la famosa marcia indossando il copricapo, introducendo così una novità che sarebbe durata per tutto il periodo in cui fece teatro: la sfilata finale al ritmo della marcia dei bersaglieri.
  • Mentre prosegue con successo la sua intensa attività teatrale, Totò riesce a reggere ininterrottamente la commedia musicale di Michele Galdieri in tournée in quel periodo e non desiste dalla battaglia araldica che, assistito dal suo amico avvocato Eugenio De Simone, lo vede impegnato a respingere le frequenti contestazioni e dei numerosi pretendenti nelle aule di molti tribunali.
  • Totò riprende freneticamente le sue ricerche araldiche un po’ in tutta Italia. Al teatro Reale dove recita in quel periodo, una sera manca all’appuntamento di lavoro, cosa stranissima visto la sua puntualità e precisione, l’impresario Elio Gigante decide di andare a cercarlo perché preoccupato, lo trova in compagnia di sua maestà l’imperatore di Serbia che, perché la famiglia gli nega i titoli, appare vestito male e molto trasandato, questo imperatore chiede una mano a Totò in cambio della promessa del titolo di principe a breve tempo, intanto lo nomina ambasciatore. La cosa finisce li senza seguito, ma Totò per un po’ di tempo ha l’illusione di essere davvero ambasciatore della Serbia. Nonostante si renda conto che la sua è una fissazione, continua le ricerche, tiene troppo alle sue discendenze nobiliari, se non altro per onorare i suoi avi ritenuti da lui stesso dei valorosi, ed in questa spasmodica ricerca, lo assiste il fedele avvocato Eugenio De Simone, pronto a sostenere il principe sui dubbi che possono suscitare i suoi tanto declamati titoli nobiliari, scoprendo in quel periodo che il Marchese Giuseppe De Curtis, suo padre naturale, fu adottato dal Marchese Francesco Maria Gagliardi Focas lontano parente di sua nonna materna, la Contessa De Grazia.
  • Nell' aprile del 1946 la Corte di Appello di Napoli conferma Totò ultimo discendente della stirpe imperiale bizantina.
  • In novembre porta in tournée in Spagna, a Barcellona, la rivista "Entre dos noches", dove riscuote un successo così clamoroso che riceve proposte di lavoro anche dal Messico, ma decide di ritornare in Italia dove porta al successo altri spettacoli in cui gli è accanto Mario Castellani, attore della compagnia di Achille Maresca con cui si è rincontrato in "Quando meno te l'aspetti" nelle altre riviste di Michele Galdieri, destinato a diventare nella lunga carriera cinematografica del dopoguerra la sua spalla più assidua e affiatata.

Produzioni teatrali nel 1946

Eravamo sette sorelle

1947

  • I due orfanelli di Mario Mattoli segna nel 1947 il suo nuovo è più felice incontro con il cinema e prefigura la clamorosa fortuna degli anni successivi, avviata già nel 1948 con Fifa e arena. Nel 1948-1949 apparvero tre suoi film:  Fifa e arena 395 milioni e il quinto posto nella classifica commerciale, Totò al Giro d'Italia 302 milioni e l'ottavo posto, I pompieri di Viggiù 400 milioni e il quarto posto. Il boom di Totò non poteva essere più clamoroso la stagione successiva l'attore che interpretò ben sei film, uno di essi ottenne un incasso superiore ai 200 milioni 2 ai 300, 1 a 500. Totò cerca casa figurò al secondo posto in classifica (dopo Catene), l'imperatore di Capri al sesto, Totò le Mokò al settimo. 1950-1951 altri 6 film, il meno fortunato dei quali ottenne 280 milioni, mentre tutti gli altri oscillano fra i 400 e il 500 due punti Totò sceicco, 47 morto che parla, Napoli milionaria, Figaro qua Figaro la, raggiungano rispettivamente il quinto, settimo, ottavo e decimo posto in graduatoria. Da allora sino al 1956-1957 almeno un film di Totò è sempre compreso nell'elenco dei dei primi 10 classificati stagione per stagione.

Produzioni teatrali nel 1947

C'era una volta il mondo 

Ma se ci toccano nel nostro debole 

Produzioni cinematografiche nel 1947

I due orfanelli

1948

  • Dopo il successo insperato per il recupero del film I due orfanelli e malgrado l’incasso, non si poteva parlare ancora di successo, ma la via era stata aperta. Man mano che i mesi passano si va delineando sempre più il successo che porterà Totò, l’attore comico, a divo del cinema italiano.
  • Muore Anna Clemente in de Curtis, madre di Totò.
  • Il 10 luglio riceve al parco del Colle Oppio la "Maschera d'argento" per la sua attività artistica.

Produzioni cinematografiche nel 1948

Fifa e arena

Totò al giro d'Italia

1949

  • Sempre più assorbito dal cinema, ottiene con Bada che ti mangio, il suo ultimo significativo successo nel teatro di rivista, a cui ritornerà soltanto nel 1956.

Produzioni teatrali nel 1949

Bada che ti mangio

Produzioni cinematografiche nel 1949

I pompieri di Viggiù 

L'imperatore di Capri 

Totò cerca casa 

Totò le Mokò 

Yvonne la nuit 

1950

  • Presenta alla radio un proprio programma settimanale, Tutto Totò, la cui idea centrale sarà ripresa nell'omonimo ciclo televisivo degli ultimi anni.

    Conosce Silvana Pampanini, con cui ha un flirt molto reclamizzato che urta la suscettibilità della ex moglie.
  • Il 1 marzo 1950 il Tribunale di Napoli delibera che Antonio de Curtis, iscritto al n° 259 del registro dei nati di sezione Stella dell’anno 1898, nel senso che, dove leggesi: “De Curtis, Focas, Gagliardi”, vi si legge “Focas, Flavio, Angelo, Ducas, Comneno, De Curtis, di Bisanzio, Gagliardi”.

Produzioni cinematografiche nel 1950

47 morto che parla

Figaro quà, figaro là

Napoli milionaria 

 Totò cerca moglie

Le sei mogli di Barbablù

1951

  • L'interpretazione dell'umanissimo personaggio del ladruncolo in Guardie e ladri di Steno e Monicelli, gli vale il "Nastro d'Argento" del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici per il migliore attore protagonista dell'anno.
  • Accusato di aver usurpato i suoi titoli nobiliari ne dimostra ancora una volta la legittimità.
  • Diana Bandini Lucchesini Rogliani sposa l'avvocato Michele Tufaroli, da cui si separa da qualche anno dopo.
  • Nonostante l'iniziale divieto del padre, Liliana sposa Gianni Buffardi, da cui ha due figli (Antonello e Diana); negli anni successivi diventerà produttore di numerosi film di Totò.
  • Scrive la famosa canzone Malafemmena (editrice La Canzonetta) per il concorso di Piedigrotta “La Canzonetta 1951″ e fu assegnata a Mario Abbate che la incise su disco Vis Radio. Fu, in seguito, portata al successo da Giacomo Rondinella.
  • L'indicazione esplicita di Bisanzio nella serie dei sui titoli ufficiali caratterizza il cippo nobiliare delle sue origini, dal momento che, con una sentenza emessa il 27 aprile 1951 si riconosceva a Totò il diritto di fregiarsi di gli appellativi Flavio, Angelo, Ducas, Comneno, di Bisanzio e ammetteva la discendenza dall'imperatore Costantino il Grande, fondatore di Bisanzio.​

Produzioni cinematografiche nel 1951

Guardie e ladri

Sette ore di guai

Totò terzo uomo

1952

  • Conosciuta attraverso una foto di giornale entra nella vita di Totò la ventenne Franca Faldini, romana di nascita da famiglia ebrea.Appena vede quella foto sul giornale Totò se ne innamora subito e come al solito manda un cestino di rose accompagnato da un biglietto in cui le chiede un appuntamento. La Faldini acconsente a patto che siano presentati da amici comuni. Dopo il primo appuntamento si vedono sempre più spesso e tra loro nasce l'amore. Il 15 marzo in una conferenza stampa nel suo appartamento in viale Bruno Buozzi numero 64, annuncia il fidanzamento con Franca Faldini. Non si sposeranno mai, a causa della differenza di età (la Faldini ha 21 anni, essendo nata a Roma il primo febbraio 1931). Vivranno assieme fino alla morte di Totò.
  • Collabora con Alessandro Ferraù ed Eduardo Passarelli alla stesura di Siamo uomini o caporali?, la biografia di Totò pubblicata presso l'editore Capriotti con il suo nome.
  • Totò è sereno, l’armonia familiare gli fa bene, ma nonostante questo non riesce ancora ad essere del tutto soddisfatto, non riesce ancora ad emergere nella musica, un altra sua grande passione, lui scrive versi, poesie a cui vengono regalate musiche, i suoi versi sono interpretati da artisti quali Achille Togliani e Nilla Pizzi.
  • Riceve il Premio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per il film Guardie e ladri.
  • Riceve il premio per il cinema "Nastro d'Argento" come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film "Guardie e ladri"

Produzioni cinematografiche nel 1952

Dov'è la libertà?

Totò a colori

Totò e i Re di Roma


Totò e le donne 

1953

  • In seguito ad alcune illustrazioni di Totò il buono disegnate dallo sceneggiatore Ruggero Maccari su Tempo illustrato, furono (con l'ovvio consenso dell'attore) stampati e distribuiti degli albi a fumetti di Totò, rappresentato naturalmente in forma caricaturale, raccolti in una collana chiamata semplicemente Totò a fumetti, che illustrava storie liberamente ispirate ad alcune sue esibizioni teatrali. La collana venne pubblicata dalle Edizioni Diana di Roma.
  • Nella storia del cinema italiano Totò e Carolina ha probabilmente il triste primato del film più tartassato dalla censura.. «Hanno fatto ottantadue tagli - ricordava il principe de Curtis a un intervistatore nel 1965. - Hanno persino voluto la soppressione del nome del mio personaggio che si presentava dicendo: "Caccavallo, agente dell' Urbe».
  • A Piedigrotta partecipa all'omonimo Festival della canzone napoletana, dove Virginia da Brescia interpreta la sua canzone Aggio perduto 'ammore.

Produzioni cinematografiche nel 1953

Il più comico spettacolo del mondo

L'uomo, la bestia e la virtù

Totò e Carolina

Un turco napoletano

Una di quelle

1954

  • Partecipa al 4° Festival della canzone italiana - Sanremo con la canzone Con te! interpretata da Achille Togliani diretto dall'orchestra Angelini e dalla coppia Flo Sandon's e Natalino Otto accompagnati dall'orchestra Semprini, di cui fu autore Antonio de Curtis.
  • Il Principe vuole Franca sempre accanto a sé e le trova anche una parte nel film L'uomo, la bestia e la virtù. Quotidiani e rotocalchi danno sempre più insistentemente la notizia che, dopo pochi anni di fidanzamento, il matrimonio sia stato celebrato segretamente in Svizzera con rito civile, poiché il vincolo religioso con Diana non era stato possibile annullarlo. La stessa Franca ha sempre smentito che il matrimonio sia avvenuto; fu indetta una conferenza stampa per comunicare l'ufficialità della notizia, soprattutto per mettere a tacere le continue chiacchiere e i pettegolezzi che crescevano sempre più intorno alla coppia.
  • Nell'ottobre del 1954 Franca Faldini diede alla luce un bambino, Massenzio, che purtroppo muore il giorno stesso in cui nasce e Franca, colpita da albumina gravidica, si salva per miracolo. Massenzio viene sepolto a Napoli nella cappella gentilizia dei De Curtis. Per la morte del figlio lo abbatte profondamente e solo l'amore per Franca, pallida e smagrita a causa della malattia, gli da la forza di continuare a vivere e a lavorare.

Produzioni cinematografiche nel 1954

I tre ladri

Il medico dei pazzi

L'oro di Napoli 

Miseria e nobiltà

Questa è la vita

Tempi nostri

Totò cerca pace

1955

  • L'Amministratore Renato Libassi, insieme ad Alfredo De Laurentiis, fratello del produttore Dino, con l'ispirazione del genero Gianni Buffardi, convincono Totò a fondare la società Produttiva DDL (dalle iniziali dei cognomi de Curtis, De Laurentiis e Libassi), viene scelto, come sede legale, il domicilio di Antonio de Curtis.
  • Il 13 settembre 1955 in occasione della Premiazione per il conconcorso "Maschera d'oro" a Totò viene attribuito il premio "Maschera d'oro" con la seguente motivazione: "per aver contribuito nel decennio, con il suo apporto artistico, alla valorizzazione della rivista e del varietà e della musica leggera italiana".

Produzioni cinematografiche nel 1955

Destinazione Piovarolo

Il coraggio

Racconti romani

Siamo uomini o caporali

Totò all'inferno

1956

  • Il 19 gennaio 1956 viene assegnata ad Antonio de Curtis Medaglia d'oro con la motivazione: "Una vita per il cinema"
  • Continua il lavoro cinematografico: ritorna tra il 1956 e il 1957 sul set interpretando a catena cinque film di Camillo Mastrocinque, che raggiunge il punto più alto del suo sodalizio con l'attore dirigendolo in Totò, Peppino e... la malafemmina (in cui si colloca la nota scena della “lettera”) e ne La banda degli onesti, scritto da Age & Scarpelli e interpretato insieme a Peppino De Filippo e Giacomo Furia. Malgrado la malattia, le sue capacità recitative non si affievoliscono mai, l'unico problema era il doppiaggio; quando alcune scene dei film non sono girate in presa diretta, Totò non può doppiarsi poiché non è in grado di vedersi sullo schermo e non può sincronizzare le battute con il movimento labiale; in tali occasioni, viene doppiato da Carlo Croccolo.
  • Superato il dolore della perdita del figlio, alla quale Totò reagì malissimo rinchiudendosi in casa per settimane, la tentazione di ritornare a teatro lo vince e, spronato anche dall'impresario Remigio Paone, recita nella rivista A prescindere (che prende il nome da uno dei suoi tanti modi di dire), che debutta al teatro Sistina di Roma il 23 novembre  e che venne portata in tournée in tutta Italia. 

Produzioni teatrali nel 1956

A prescindere 

Produzioni cinematografiche nel 1956

La banda degli onesti

Totò lascia o raddoppia?

Totò, Peppino e i fuorilegge 

Totò, Peppino e... la malafemmena

1957

  • Nel mese di febbraio del 1957, a Milano, Totò viene colpito da una broncopolmonite virale e, nonostante i pareri dei medici che gli consigliano di riposare, torna sul palco dopo alcuni giorni; ciò gli causa uno svenimento appena prima di entrare in scena. I medici gli prescrivono almeno due settimane di assoluto riposo, ma Totò ritorna ugualmente a recitare esibendosi a Biella, Bergamo e Sanremo, dove comincia ad avvertire i primi sintomi dell'imminente malattia alla vista. Il 3 maggio la situazione precipita: mentre recita al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, si avvicina alla Faldini (che sostituisce l'attrice Franca May e recita sul palco insieme a lui) sussurrandole che non vede più; contando perciò solo sulle sue abilità e sull'appoggio degli altri attori, fa in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. Nonostante lo sconforto e la quasi totale cecità, cerca di resistere e, per non deludere il pubblico ritorna sul palcoscenico - con un paio di spessi occhiali da sole - la sera del 4 maggio e, in due spettacoli, il giorno 5. L'interruzione della rivista è comunque inevitabile e inizialmente, ritenuto dai medici che fosse un problema derivato dai denti, gli viene diagnosticata una "corioretinite emorragica all’occhio destro". L’impresario della compagnia, Remigio Paone, convinto dagli impresari dei teatri delle città dove doveva concludersi la tournée, richiede una visita fiscale con la pretesa che che Totò torni a recitare. Ciò causerà in futuro la rottura di ogni rapporto, professionale e umano, con Remigio Paone.
  • Totò inizialmente è quasi completamente cieco e anche dopo dei lievi miglioramenti, una volta riassorbita l’emorragia, non riesce più a riacquisire integralmente la vista. Deve abbandonare definitivamente il teatro.
  • Nel 1957 resta quasi inattivo e interpreta solo un film, Totò, Vittorio e la dottoressa, di Camillo Mastrocinque.
  • Per problemi economici è costretto a vendere alcune proprietà e successivamente decide di soggiornare per qualche giorno a Lugano, pensando di trasferirvisi definitivamente ma ritorna a Roma e si trasferisce in un appartamento in affitto in Via Parioli con Franca Faldini, che gli rimane sempre vicino. In futuro dovrà tornare sul set ed interpretare svariati film per fronteggiare il debito fiscale che ammonta a qualche centinaio di milioni, che gli viene notificato con l’avvento della riforma Vanoni. Nonostante il costante successo dei film da lui interpretati, il suo cachet è, come in passato, sempre modesto.
  • Eduardo Clemente, cugino, figlio del fratello preferito della madre, insieme al suo autista, Carlo Cafiero
    saranno sempre vicini all’attore, e non lo lasceranno mai fino alla sua morte.

Produzioni cinematografiche nel 1957

Totò, Vittorio e la dottoressa

1958

  • Pur non coltivando molto interesse per l'ambito televisivo, accetta l'invito come ospite d'onore nel programma Il Musichiere condotto da Mario Riva, con il quale aveva lavorato anni prima in alcuni film e in molte riviste teatrali. Durante la trasmissione l'attore si lascia scappare un «Viva Lauro!», riferendosi ad Achille Lauro, l'allora capo del Partito Monarchico Popolare; questa sua sgradita, seppur scherzosa, considerazione politica, gli costa un allontanamento dal piccolo schermo (salvando alcune interviste in privato) sino al 1965, quando duetta con Mina a Studio Uno.
  • Dopo il forzato distacco dalla televisione, riprende a lavorare nel cinema. Recita con l’attore francese Fernandel in La legge è legge e, tra le altre pellicole, prende parte al celebre film I soliti ignoti di Mario Monicelli, interpretando lo scassinatore in pensione Dante Cruciani e recitando, tra gli altri, con gli affermati attori Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni.
  • Tra i vari premi e riconoscimenti, nel 1958 ad Antonio de Curtis vengono assegnati: la "Maschera d'argento", il permio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per il film Gambe d'oro, il permio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per il film I soliti ignoti.

Produzioni cinematografiche nel 1958

Gambe d'oro

I soliti ignoti

La legge è legge 

Totò a Parigi

Totò e Marcellino

Totò nella luna

Totò, Peppino e le fanatiche

1959

  • La sua salute improvvisamente peggiora: durante la lavorazione del film La cambiale ha una ricaduta e non lavora per due settimane, prima di concludere le riprese. Seguendo i consigli medici si concede alcuni mesi di riposo e dopo essersi ripreso invia una sua canzone, Piccerella Napulitana, al Festival di Sanremo 1959, che però viene scartata, insieme ad un'altra di Peppino De Filippo. Totò accetta comunque di occupare il posto come Presidente della giuria al Festival di Sanremo, in seguito alle insistenze di Ezio Radaelli, rifiutando tra l'altro un cospicuo pagamento giornaliero; però, in seguito a un disaccordo col resto della commissione, abbandona prestissimo l'incarico.
  • In quel periodo, proprio all'apice del successo, l'agenzia artistica statunitense Ronald A. Wilford Associates di New York desidera scritturarlo per uno spettacolo da rappresentare in America, insieme a Maurice Chevalier, Marcel Marceau e anche Fernandel. Naturalmente Totò non se la sente e prefersce rimanere in Italia e continuare in modo più "rilassante" con la cinematografia, rifiutando così, anche se malvolentieri, un'offerta importante e un altissimo compenso. Un'altra occasione persa per diventare un'attore internazionale.
  • Torna con Steno (nel 1959) nel film I tartassati, nuovamente al fianco di Aldo Fabrizi, a cui si aggiunge in un ruolo secondario l’attore francese Louis de Funès.
  • In novembre gli viene assegnata dall'Anica una targa d'oro in riconoscimento della sua lunga carriera artistica ed il suo contributo al cinema italiano.

Produzioni cinematografiche nel 1959

Arrangiatevi! 

I ladri 

I tartassati 

La cambiale

Totò, Eva e il pennello proibito

1960

  • Va ad abitare, con Franca Faldini, in un appartamento in affitto di via Monti Parioli, 4 a Roma. Gli sono accanto ormai da tempo il cugino Eduardo Clemente, suo segretario e factotum e il suo autista Carlo Cafiero, con cui solitamente si reca sul set.
  • Continua a interpretare un gran numero di film con un ritmo di cinque-sei l'anno. Risate di gioia (1960), come già I soliti ignoti (1958) si sottrae per molti versi alle pigrizia della routine. Il comandante (1963), erroneamente annunciato come il centesimo film dell'attore, non riuscirà che in parte nel proposito di rivelare un nuovo Totò.
  • Solo qualche anno dopo Alberto Lattuada con La Mandragola (1965) e Pier Paolo Pasolini con Uccellacci e uccellini (1966) offriranno l'occasione per due interpretazioni di qualità a cui veniva aspirando negli ultimi anni della sua vita.
  • Si dedica a numerose opere di beneficenza, aiutando ospizi e brefotrofi, elargendo somme anche rilevanti alle associazioni che si occupano degli ex carcerati delle famiglie dei reclusi. Per raccogliere cani randagi, destinati alla soppressione, fa costruire nei dintorni di Roma l'Ospizio dei trovatelli, un moderno attrezzatissimo canile che gli costa 45 milioni.
  • Tra i vari premi e riconoscimenti, a Totò viene assegnato il "Microfono d'argento"

Produzioni cinematografiche nel 1960

Chi si ferma è perduto

Letto a tre piazze

Noi duri 

Risate di gioia

Signori si nasce 

Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi

1961

  • Gli viene comunicato che risulta vincitore della "Grolla d'oro" alla carriera, con la motivazione: «Al merito del cinema, per aver da lunghi anni onorato l'estro e il genio del Teatro dell'Arte». Ma la sua salute e i suoi impegni non gli permettono di partecipare alla premiazione a Saint-Vincent.
  • Nonostante la malattia, Totò (da sempre fumatore) continua a fumare fino a novanta sigarette Turmac al giorno. Cerca comunque di non rallentare troppo la sua già allora consistente produzione di film; per il timore di perdere il lavoro e l'affetto del suo pubblico, comincia ad accettare qualsiasi copione. Apre una parentesi con il regista Lucio Fulci ne I ladri. Questa è la fase in cui gli si affiancano - a parte Mario Castellani e gli apprezzati Aldo Giuffrè, Aroldo Tieri e Luigi Pavese - molte altre "spalle", tra cui Nino Taranto, Erminio Macario, Gianni Agus, Ugo D'Alessio, Paolo Stoppa, Gino Cervi, Pietro De Vico e Raimondo Vianello.
  • Sebbene Totò è quasi completamente cieco (vede solo dai lati degli occhi, la "periferia" come descriveva a Bersani in un'intervista), tanto da dover indossare un pesante paio di occhiali scuri che toglie soltanto per le riprese, si muove sul set con assoluta disinvoltura ed è come se tornasse, solo per un attimo, a vedere; cosa che proprio lui affermò: «Appena sento il ciak, vedo tutto. È un effetto nervoso».

Produzioni cinematografiche nel 1961

I due marescialli

Sua Eccellenza si fermò a mangiare

Totò, Peppino e... la dolce vita


Tototruffa '62

1962

  •  Vince il Festival di Zurigo con la dolcissima canzone dal titolo L’ammore avess’a essere

Produzioni cinematografiche nel 1962

I due colonnelli 

Il giorno più corto 

Lo smemorato di Collegno


Totò contro Maciste 

Totò di notte n.1 

Totò Diabolicus

Totò e Peppino divisi a Berlino

1963

  • Il 10 marzo Antonio de Curtis, accompagnato da Franca Faldini ed Eduardo Clemente, consegna un leoncino allo Zoo di Roma, a nome di un collega attore. Fu un evento mondano, ripreso dalla cronaca dell'epoca.

Produzioni cinematografiche nel 1963

Gli onorevoli

Il monaco di Monza

Le motorizzate

Totò contro i quattro

Totò e Cleopatra

Totò sexy

1964

  •  Presso l'editore Fausto Fiorentino di Napoli, pubblica ''A livella, una raccolta di poesie napoletane scritte negli ultimi decenni.

Produzioni cinematografiche nel 1964

Che fine ha fatto Totò baby? 

Il comandante 

Le belle famiglie 

Totò contro il pirata nero

1965

  • Invitato da Mina nella trasmissione Studio Uno, partecipa subito accolto da un lunghissimo applauso; presenta la sua canzone Baciami, lasciando cantare Mina mentre lui interviene facendo da contrappunto alle parole della canzone con qualche sua classica battuta.
  • Alberto Lattuada, subito dopo aver terminato le riprese de La Mandragola, aveva in mente di realizzare La cattura, tratto da un racconto di Pirandello, ma per una serie di difficoltà produttive, e anche per una improvvisa rassegnazione di Lattuada, il film rimase a livello di progetto.

Produzioni cinematografiche nel 1965

Gli amanti latini

La Mandragola

Rita, la figlia americana

Totò d'Arabia

1966

  • Nella seconda puntata di Studio Uno, ripropone un vecchio sketch "Pasquale" con Mario Castellani. La scena viene poi incisa, insieme alla poesia 'A livella, in un vinile a 45 giri..
  • Molto importante l'incontro con Pier Paolo Pasolini ("Il mio Totò è quasi tenero e indifeso come un implume, è sempre pieno di dolcezza, di povertà fisica") che, oltre a Uccellacci e uccellini, lo vorrà come interprete dei due cortometraggi la Terra vista dalla luna (1967) e Cosa sono le nuvole (1968).
  • Per l'interpretazione di Uccellacci e uccellini gli vengono assegnati il "Nastro d'Argento", il riconoscimento speciale della giuria del Festival di Cannes ed il "Globo d'oro" dei critici stranieri in Italia.
  • Si entusiasmò per una storia che aveva pensato e poi anche sceneggiato insieme a Carlo Croccolo, il cui titolo, Fidanzamento all’italiana, doveva con ogni probabilità rientrare nel filone parodistico aperto da Divorzio all’italiana. Anche il desiderio di Mauro Bolognini di scritturarlo per Arabella e per I fratelli Cuccoli rimase inattuato per lo stesso motivo. Lo stesso accadde con Ugo Gregoretti, che lo aveva chiesto insistentemente per il suo sceneggiato televisivo “Il circolo Pickwick”.
  • Federico Fellini, a metà del ’66, dichiarò al produttore De Laurentiis che avrebbe voluto dirigere Totò nel fantomatico e tormentato Mastorna nel ruolo di se stesso. Totò, che aveva appena finito di girare con Lattuada La Mandragola e stava lavorando in Uccellacci e uccellini di Pasolini, aspettava con ansia il giorno in cui Fellini l’avrebbe chiamato per girare. Ma fu una grande illusione perché quel film, accarezzato da Fellini per tanti anni, non venne mai realizzato.

Produzioni cinematografiche nel 1966

Operazione San Gennaro

Uccellacci e uccellini

1967

  • Agli inizi dell'anno interpreta negli studi Rai del Teatro delle Vittorie gli episodi della serie TuttoTotò. La regia accreditata era di Daniele D'Anza, che girò i primi otto episodi."}, una serie televisiva che ripropone al pubblico gli sketches più belli della sua carriera teatrale.
  • Ha in progetto anche di ritornare in teatro, con Napoli notte e giorno di Raffaele Viviani prodotto da Giuseppe Patroni Griffi. Il 13 aprile è sul set di Padre di famiglia di Nanni Loy e dopo avrebbe dovuto interpretare anche una parte in Arabella di Mauro Bolognini, e il ruolo di protagonista de "I fratelli Cuccioli" tratto dall'omonimo romanzo di Aldo Palazzeschi.
  • Luchino Visconti aveva progettato un film su Antonio Petito, Totonno, con Totò protagonista, ma anche questo film non vide mai la luce. Nell’ultimo anno della sua vita Totò fu tutto un fermento: meditava seriamente con Mario Castellani di tornare al teatro, per recitare nel Malato immaginario di Molière, con la regia di Sandro Bolchi, prodotto da quel Remigio Paone con il quale aveva rotto ogni rapporto all’epoca della sua malattia agli occhi.
  • Francesco Rosi lo avrebbe voluto per il suo C’era una volta, ma fu anche in questo caso la morte di Totò a impedire che il progetto si realizzasse.
  • Subito dopo aver realizzato lo splendido trittico di Uccellaci e uccellini, La terra vista dalla luna e Che cosa sono le nuvole? (gli ultimi due episodi rispettivamente dei film corali Le streghe e Capriccio all’italiana), Pasolini aveva in mente di fargli interpretare il ruolo di Geppetto per il suo Pinocchio, quello di uno dei Magi nell’altro film che avrebbe voluto realizzare, Le avventure del Re Magio Randagio e il suo schiavetto Schiaffo, che era una rielaborazione di un vangelo apocrifo contaminato con i problemi del mondo contemporaneo, e da ultimo Mandolini, con il quale avrebbe riproposto ancora una volta la coppia Totò-Ninetto Davoli.
  • La televisione, già avviata verso l’egemonia e il monopolio dello spettacolo in Italia, tentò in ogni modo il grande assalto finale nei confronti di Totò, ma ormai era troppo tardi: Totò ebbe appena il tempo di registrare, durante l’estate del ’66, andati in onda nel 1967, una serie di mediometraggi dal titolo “TuttoTotò”, con la regia di Daniele Danza.
  • La sera del 13 aprile Totò confessa all'autista, Carlo Cafiero, che lo accompagna a casa a bordo della sua auto: "Cafiè, non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza". A casa il sorriso di Franca gli restituisce un po’ di serenità, ma forti dolori allo stomaco lo costringono a chiamare il medico, che giunto subito gli somministra dei medicinali raccomandandogli di stare tranquillo.
  • Il 14 aprile trascorre l'intero pomeriggio in casa a parlare con Franca del futuro, dell'estate che sopraggiunge e del suo desiderio di godersi le vacanze sopra Posillipo a Napoli. La sera consuma una minestrina di semolino e una mela cotta. Poi i primi sintomi: tremore e sudore. "Ho un formicolio al braccio sinistro" mormora pallidissimo. Franca capisce subito: è il cuore. Avverte la figlia Liliana, il medico curante, il cardiologo professor Guidotti, il cugino-segretario Eduardo Clemente. Gli vengono somministrati dei cardiotonici, ma le condizioni non migliorano. Alle due di notte si sveglia e si rivolge al cardiologo: "Professò, vi prego lasciatemi morire, fatelo per la stima che vi porto. Il dolore mi dilania, professò. Meglio la morte" e rivolgendosi al cugino "Eduà, Eduà mi raccomando. Quella promessa: portami a Napoli". Le ultime parole sono per Franca "T'aggio voluto bene, Franca. Proprio assai". Sono le 03.25 del 15 aprile 1967 e Totò ci lascia. Le ultime parole di Totò non trovano però riscontro nel racconto della figlia Liliana, seconda la quale le ultime parole del padre sono: "Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano".
  • Il 17 aprile alle 11,20 la salma viene portata nella chiesa di Sant’Eugenio in viale Belle Arti e dopo una semplice benedizione, inizia l'ultimo suo viaggio a Napoli. Giunge nella città natia alle 16,30 e già vicino al casello dell'autostrada del Sole c’è una marea di gente. Nella Basilica del Carmine Maggiore lo attendono circa 3.000 persone, mentre altre 100.000 sostano nell'immensa piazza antistante. Un lungo applauso saluta per l'ultima volta Totò, poi il suono delle campane. Si dice che alcune persone sono colte da malore, per lo spavento provato nel vedere li' ai funerali, Totò vivo. L'uomo che tanto assomigliava al Principe era Dino Valdi, professione attore cinematografico, per molti anni controfigura di Totò. L'orazione funebre è pronunciata da Nino Taranto, poi la salma viene portata nella cappella di famiglia dei de Curtis, dove è sepolto accanto al padre Giuseppe de Curtis, alla madre Anna Clemente, e a Liliana Castagnola.

Produzioni cinematografiche nel 1967

Capriccio all'italiana

Le streghe

Produzioni televisive nel 1967

Tuttototò

Serie televisiva composta da 9 episodi che Totò girò nel 1967, durante gli ultimi mesi della sua vita. Egli infatti avrebbe voluto riciclare per il piccolo schermo tutti i vecchi sketch teatrali degli anni d'oro.


Alcuni brani della biografia sono pubblicati su:
http://www.napoliflash24.it/ - A cura di Emanuela Genta
Totò di Orio Caldiron - Gremese Editore - Vita di Totò - Ennio Bispuri