Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

MALAFEMMENA

(Antonio De Curtis - 1951)

«E adesso, se non vi dispiace, vogliamo parlare di Totò compositore? Da buon napoletano, perché è una cosa che abbiamo nel sangue. A Napoli anche gli analfabeti sono in grado di improvvisare. Non capisco piuttosto perché la Rai abbia trasmesso per tanto tempo le mie canzoni soltanto alle quattro dopo mezzanotte, per i camionisti e per quelli che soffrono d'insonnia. Cioè no, lo capisco benissimo. Le poesie che preferisco le ho scritte nel mio dialetto e hanno un'ispirazione fondamentalmente triste che si ripete come un leitmotiv. Molte poesie, che io stesso ho musicato, hanno trovato la strada del successo: di queste, la più nota è Malafemmena.»

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Chi è la Malafemmena, la Pampanini? Ma perché mai avrei dovuto trattarla da malafemmena? È una bravissima ragazza, con un cuore grande così e tutte le qualità che di solito mancano alle donne troppo belle e troppo ammirate. Soltanto, la gente ha bisogno di mettere in ogni cosa un pizzico di scandalo, soprattutto quando parla di attori e attrici.

Come è nata? Come nascono le canzoni? Le canzoni nascono così. Mi ricordo che ero a Formia, giravo alcune scene di un film. Scrissi i versi su un pacchetto di sigarette. Poi li feci sentire al mio autista, al quale non piacquero. Non capì niente. Alla sera, poi, col fischietto feci l'aria. Le parole stesse portano la musica. Non è una cosa difficile. Per esempio, scrivendo «Femmena-tu-sì-na-malafemmena...», tu dici la musica [fischietta]. Capito? Così nascono le canzoni. Non è vero quello che si dice: «Ho scritto questa canzone perché ho avuto un amore contrastato». Non è vero. Si scrive, viene. Poi la attribuisci a qualcuno per dare importanza alle cose.

La sua canzone più celebre, quella che gli è sopravvissuta, ed anche la sua preferita, è Malafemmina, che si voleva scritta per Silvana Pampanini, la bella attrice di cui Totò si era innamorato. La aveva conosciuta sul set di 47 morto che parla. La Pampanini era di una bellezza prepotente e alimenterà il mito della maggiorata fisica, una espressione coniata da Vittorio De Sica per Gina Lollobrigida, ma che passerà a molte altre attrici degli anni Cinquanta.

Totò la assedia con una corte discreta da grande signore, le riempie il camerino di fiori, le invia regali consistenti. Lei ne è lusingata, probabilmente non è innamorata ma è certamente affascinata dalla sua classe, dalla sua grande personalità, dal prestigio di cui Totò gode nel mondo del cinema. Come siano andate le cose non lo sappiamo ma la Pampanini molti anni dopo raccontò di averlo rifiutato e che lui, deluso, avrebbe scritto Malafemmina. (La malafemmina a Napoli non è, come comunemente si crede, la donna di malaffare, bensì la donna che fa soffrire, la donna crudele).

L'altra versione, che sembra avvalorata dalla copia depositata alla Siae con tanto di dedica, vuole che Malafemmina Totò l'abbia scritta per sua moglie Diana, che aveva deciso di lasciarlo e di risposarsi con un altro uomo.

La più celebre canzone di Totò è stata incisa in quasi 50 anni da moltissimi interpreti, quando Totò era ancora in vita e dopo la morte di Totò. Totò preferiva quella cantata da Giacomo Rondinella, il suo cantante preferito, insieme ad Achille Togliani, che ammirava anche per la sua eleganza. Dopo la morte di Totò, Malafemmina fu rilanciata da Fausto Leali che la incise in una interpretazione modernissima, come sigla di coda del programma televisivo Il pianeta Totò.

http://www.italiamemoria.it/

Malafemmena fu la prima. La concorrenza fu presa alla sprovvista. Il mondo della canzone è diventato una cosa commerciale. Non si entra. (...) Alla radio trasmettono sempre gli stessi autori, ogni autore... quattro, cinque canzoni al giorno. Gli altri non entrano. Ormai è una casta chiusa.
 
Stampa Malafemmena


Si avisse fatto a n’ato
chello ch’e fatto a mme,
st’ommo t’avesse acciso,
e vuò sapè pecchè?
Pecchè ‘ncopp’a sta terra
femmene comme a te
nun ce hanna sta pè n’ommo
onesto comme a me!…
Femmena,
tu si na malafemmena…
chist’uocchie ‘e fatto chiagnere..
lacreme e ‘nfamità.
Femmena,
si tu peggio ‘e na vipera,
m’e ‘ntussecata l'anema,
nun pozzo cchiù campà.
Femmena,
si dolce come ‘o zucchero
però sta faccia d’angelo
te serve pe ‘ngannà…
Femmena,
tu si ‘a cchiù bella femmena,
te voglio bene e t’odio,
nun te pozzo scurdà…
Te voglio ancora bene,
ma tu non saie pecchè,
pecchè l'unico ammore
si stata tu pe me…
E tu pe nu capriccio
Tutto ‘e distrutto, ojnè.
Ma Dio nun t’o perdone
Chello ch’e fatto a mme!…
Femmena,
tu si na malafemmena…

 

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