L'omaggio radiofonico

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Ofelia! Chi tocca i fili muore! Essere o non essere, amico, il problema è questo, se sia più nobile nell'ani-mo soffrire i sassi e i tarli e l'oltraggiosa sorte e prendere armi contro un mare di guai e contrastandoli porvi fine. Morire, dormire, dormire, bere, cantare, passeggiare, fumare, guadagnare e non pagare le tasse. Ofelia!... Ofelia!... Le tasse! Le tasse!... In fondo io sento di avere una certa affinità con questo Shakespeare. Oddio, sì, riconosco che lui ha avuto questa trovata di essere o non essere, e per dire la verità non è brutta, è carina, io invece quell'altra, che pure è buona, modestamente... siamo uomini o caporali. In fondo, in fondo è l'istessa cosa... essere... siamo uomini... non essere... caporali.


E' il 1952, Totò non rinuncia a mettersi alla prova accettando l’invito a condurre un programma radiofonico. Il ciclo di trasmissioni, intitolato Totò uno e due, va in onda da ottobre a dicembre ed è incentrato sul rapporto tra Totò e la canzonetta, con incursioni nel repertorio del teatro di rivista. Ecco un frammento di quelle registrazioni andate purtroppo perdute e di cui resta solo un canovaccio:

«Capirà, ho cantato per tanti anni all’estero [...]. Non faccio per dire, creda pure che gli esterini... pardon, gli esterensi dell’estero, appena io aprivo bocca impazzivano e nell’entusiasmo mi tiravano sul palcoscenico tutto quello che avevano a portata di mano. [...] [Ho ricevuto regali] a zibeffe. E non esagero dicendo a zi-bef-fe. Mi ricordo la prima sera che cantai alPIppodromo di Londra, durante l’intervallo tra il primo e il secondo atto venne nel mio camerino una maschera delle poltrone, portandomi un regalo di un’ammiratrice. Era una scatola. L’apro e dentro c’erano sei pietre di sapone profumato nel quale c’erano scritte quattro parole: lavati, che fai schifo.»