Lella Fabrizi

Elena Fabrizi, detta Lella Fabrizi e anche sora Lella (Roma, 17 giugno 1915 – Roma, 9 agosto 1993), è stata un'attrice, cuoca e ristoratrice italiana.

La ristorazione e gli esordi nel cinema
Ultima di sei fratelli (il maggiore dei quali era l'attore Aldo Fabrizi), prima di dedicarsi al cinema svolse l'attività di ristoratrice nella sua città natale, dove aprì una trattoria nella celebre piazza romana di Campo de' Fiori. Divenne poi famoso un altro ristorante da lei gestito assieme al marito e al figlio sull'Isola Tiberina, chiamato non a caso Sora Lella, attualmente gestito dal figlio Aldo Trabalza.[1] La sora Lella, com'era soprannominata a Roma, si dedicò poi al teatro ed al cinema, sulla scia del fratello Aldo: il suo esordio cinematografico arrivò piuttosto tardi, all'età di 43 anni, con il film I soliti ignoti (1959) di Mario Monicelli, accanto a Totò ed altre colonne del cinema italiano quali Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Tiberio Murgia.

In questo film interpreta una delle tre "mamme adottive" dell'orfano Mario (Renato Salvatori). Prese parte poi a diverse commedie all'italiana, in cui sfoggiava il suo carattere bonario e il marcato accento romano: si possono ricordare I tartassati (1959) di Steno nei panni di una suora infermiera accanto al fratello Aldo e Totò e C'eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola. Nel 1967 apparve anche come ospite in una puntata della trasmissione televisiva Rai di carattere gastronomico Linea contro Linea, replicata nel 2010 da Rai Storia.

L'incontro con Carlo Verdone, il successo e gli ultimi anni
Elena Fabrizi, nonostante avesse già interpretato diversi film, raggiunse però la grande popolarità cinematografica solo all'inizio degli anni ottanta, grazie a Carlo Verdone, che le fece interpretare il ruolo di sua nonna in due dei suoi primi film, Bianco, rosso e Verdone (1981) e Acqua e sapone (1983). La sora Lella incarnava alla perfezione il ruolo dell'anziana nonna romana: saggia, premurosa e allo stesso tempo disinibita, pronta a ribattere e a punzecchiare gli interlocutori, in primo luogo il "nipote" Verdone.

Carlo Verdone nella sua autobiografia Fatti coatti racconta come conobbe Elena Fabrizi: ai microfoni dell'emittente locale Radio Lazio la sora Lella ogni mattina interveniva per dare consigli o per consolare le ascoltatrici che chiamavano per raccontare i problemi quotidiani, dai tradimenti del marito all'aumento dell'affitto, dai guai fisici ai tram in ritardo. Affascinato dal modo in cui sapeva consigliare le persone su qualsiasi argomento (farcendo i suoi interventi con classiche parolacce dette al posto giusto), Verdone decise d'incontrarla al bar dove era solita recarsi. Verdone racconta che quando le disse chi era e che la voleva come coprotagonista del suo nuovo film, la reazione di Lella fu: «Carlo Verdone l'attore? Ma me stai a cojonà o stai a ddì sur serio?».

Verdone s'innamorò subito di questa tipica matrona romana, la quale a sua volta lo considerava come un vero nipote; il successo del film Bianco, rosso e Verdone confermò la bontà dell'intuizione di Verdone. Grazie alla sua interpretazione Lella vinse un Nastro d'Argento come miglior attrice esordiente; con il successivo Acqua e sapone si aggiudicò poi un David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Nel 1982 prese parte allo sceneggiato televisivo della RAI Storia d'amore e d'amicizia diretto da Franco Rossi in cui recitò accanto a Ferruccio Amendola, Claudio Amendola, Barbara De Rossi e Massimo Bonetti. Lo sceneggiato registrò una media di 14 milioni di telespettatori.

Recitò in seguito in alcuni film del filone trash italiano, come quelli della serie di Pierino, prendendo parte sia ad uno dei film apocrifi (Pierino la peste alla riscossa di Umberto Lenzi, interpretato da Giorgio Ariani, in cui Lella cantò anche la canzone-tema del film assieme all'attore toscano che impersonava il discolo) sia ad un film della serie ufficiale con Alvaro Vitali (Pierino torna a scuola di Mariano Laurenti). In questi film Elena Fabrizi, interpretava la parte di una nonna disperata alle prese con un nipote pestifero, Pierino. Se da un lato non poteva che essere disperata per i comportamenti e gli scarsi risultati del nipote, al tempo stesso aveva quella naturale comprensione che ogni nonna ha per il nipote.

Grazie a queste interpretazioni, divenne ben presto lo stereotipo della nonna italiana tutto cuore e qualche scappellotto. Negli ultimi anni della sua vita, fu imitata da Antonello Fassari nel programma satirico di Rai 3, Avanzi, imitazione che la Sora Lella però non gradì, almeno inizialmente: gli sketch la proponevano nel suo ruolo di frequente ospite in talk show televisivi (come di fatto avveniva anche nella realtà), con trovate come l'aprire il borsellino e cominciare a mangiare gli spaghetti che conteneva. In seguito però Fassari e la Sora Lella fecero pace in diretta televisiva nella trasmissione domenicale di Rai 2, Ciao Weekend.

Elena Fabrizi è morta il 9 agosto del 1993 all'età di 78 anni all'Ospedale Fatebenefratelli di Roma dove era ricoverata da un mese a seguito di un una ischemia cerebrale[2] e per le complicanze del diabete, malattia da cui era afflitta da molto tempo. È sepolta nel cimitero di Prima Porta.[3]

La Fabrizi era inoltre una grande tifosa della S.S. Lazio[4]: proprio su richiesta della Sora Lella, Aldo Donati compose il primo inno della squadra, "So' già du' ore"[senza fonte]. I sostenitori della Curva Nord, cuore del tifo biancoceleste, le hanno dedicato nel 2012 un bandierone che sventola tuttora durante le partite casalinghe degli aquilotti. Inoltre è molto celebre la sua frase riguardo la sua fede calcistica: «Io so' della Lazio perché quando ero bambina a Roma c’era solo la Lazio»

Rapporti con il fratello Aldo
La Sora Lella e il fratello Aldo si frequentavano poco e non andavano particolarmente d'accordo, a causa forse della differenza d'età o forse dei caratteri non facili. Massimo, figlio di Aldo, riferì un episodio in cui il grande attore, ricoverato in ospedale poco prima della fine, gli disse a proposito di un'eventuale visita della sorella: "Nun ce la fa' veni'! C'ha quer vocione che me rompe li timpani!"