Renato Carosone

Pseudonimo di Renato Carusone (Napoli, 3 gennaio 1920 – Roma, 20 maggio 2001), è stato un cantautore, pianista, direttore d'orchestra e compositore italiano. Pianista classico e jazzista, è stato uno dei più grandi autori e interpreti della canzone napoletana e della musica leggera italiana nel periodo collocabile tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni novanta, avendo fuso i ritmi della tarantella con melodie africane e americane e creato una forma di macchietta, ballabile e adeguata ai tempi. Tra i suoi maggiori successi si ricordano: Torero, Caravan petrol, Tu vuò fa l'americano, 'O sarracino, Maruzzella e Pigliate 'na pastiglia. Carosone è stato anche uno dei due cantanti italiani (l'altro è stato Domenico Modugno) ad aver venduto dischi negli Stati Uniti senza inciderli in inglese.
Dopo tre anni passati in piccole formazioni di orchestre da ballo tra Napoli e Roma, in locali come il Colibrì e il Bernini, Carosone fu invitato a formare un trio per un nuovo locale a Napoli, lo Shaker Club. La data dell'inaugurazione era prevista per il 28 ottobre 1949. Agli inizi di settembre Renato ingaggiò il chitarrista olandese Peter Van Wood, che aveva introdotto, per la prima volta nella storia della musica, la pedaliera alla chitarra con i relativi effetti elettronici. Il giorno del debutto si presentò, alle ore 16:30, all'hotel Miramare, dove Carosone stava provando con Peter Van Wood, il batterista-fantasista napoletano Gegè Di Giacomo, nipote del sommo poeta Salvatore, il quale arrivò senza batteria, dicendo che l'aveva portata a cromare. Carosone e Van Wood, contrariati, cominciarono a dubitare della validità di Gegè, che intuì tutto e per fugare ogni dubbio improvvisò una batteria casalinga: una sedia di legno, un vassoio, tre bicchieri di diversa grandezza e tonalità, due pioli, un fischietto. Questa fu la prima prova del Trio Carosone, che, sulle note benaugurali di Music! Music! Music!, ottenne subito un clamoroso successo, e una sera, grazie alla strana richiesta di un ricco commerciante di tessuti presente tra il pubblico, il trio eseguì con ritmo più veloce il brano Lo sceicco e nacque così il loro stile inconfondibile.

Tuttavia, Carosone fu bocciato al primo provino con la Fonit. Un importante impresario svizzero titolare di una catena di locali notturni assicurò: "Trovatevi un mestiere serio, lasciate perdere". Per fortuna, però, Sergio Bruni gli presentò Nino Oliviero, autore di successo, il quale ascoltò i tre, li esaminò e decise di scommettere su di loro, permettendo loro nel 1950 di incidere un primo 78 giri con la Pathé, contenente Oh! Susanna e Scalinatella, per duecentomila lire di compenso. L'eco di questo successo portò il trio all'inaugurazione di un locale a Roma, l'Open Gate, e di un night a Capri, La canzone del mare.

Il 7 settembre 1959, al culmine del successo, Renato Carosone si ritirò inspiegabilmente dalle scene. L'annuncio avvenne durante la trasmissione televisiva Serata di gala, presentata da Emma Danieli. Per ogni italiano fu uno shock, non si riusciva a comprendere come un musicista al massimo della fama avesse potuto abbandonare tutto senza spiegazioni. Alcuni settimanali scandalistici dell'epoca motivarono quella decisione persino con un voto di Carosone alla Madonna, ipotesi che non si poteva scartare a priori, risaputo il profondo senso religioso che albergava nell'animo del maestro napoletano.

Nonostante ciò, gli impegni internazionali di Carosone non si esaurirono. Della sua nuova formazione, accanto a Gegè e Gianni Tozzi, entrarono a far parte Claudio Furlani, Roberto Abramo e Franco Motta. Tra gli ultimi giorni di aprile e i primi di maggio del 1960, il Sestetto Carosone fu di nuovo alla Carnegie Hall di New York. Il 1º maggio Carosone e i suoi ragazzi vennero invitati all'Ed Sullivan show, il più importante spettacolo musicale degli Stati Uniti. Carosone fu il terzo italiano, dopo Nilla Pizzi e Domenico Modugno, a esibirsi alla televisione statunitense. Presentati da un padrino d'eccezione come Charlton Heston, i sei italiani riscossero un successo travolgente, superiore a quello della precedente tournée, che fece guadagnare loro un altro invito, questa volta in California, al Dinah Shore show.

Al ritorno in Italia, Carosone si ritirò con la moglie Lita a Rota d'Imagna, in provincia di Bergamo, dove mise in piedi un piccolo studio di registrazione per dare vita a una collana musicale sotto l'etichetta discografica di nome Lettera A. Nel frattempo, Gegè si lanciò per un po' nell'avventura solista. Nel 1961 si classificò terzo al Festival di Napoli con Tutt' 'a famiglia (una canzone di Gigi Pisano e Furio Rendine, presentata in coppia con Aurelio Fierro) e si adeguò persino alla nuova moda dei capelloni mettendo su una formazione beat, ma il successo non durò a lungo.

Nel 1962 Carosone firmò, sempre insieme a Nisa, un altro buon successo, che non incise mai, Gondolì gondolà. Costruita con grande abilità, la canzone venne presentata al Festival di Sanremo. Affidata alle voci di Sergio Bruni ed Ernesto Bonino, ottenne il terzo premio, classificandosi poi al secondo posto della hit parade, dove restò saldamente per oltre tre mesi. L'anno dopo, la fortunata coppia Carosone-Nisa scrisse altri quattro nuovi pezzi, che vennero incisi da Carosone per la Primary-Ri-Fi su due 45 giri, Nera nera e Vita mia, Camping love e Caino e Abele, ma il riscontro discografico fu assai deludente. In seguito, Renato abbandonò l'idea di fare il discografico per perfezionare lo studio della musica classica e dedicarsi alla pittura, iscrivendosi nel 1968 all'Accademia di belle arti di Brera a Milano, dove aveva accompagnato il figlio Pino a un corso di disegno. Questa passione lo accompagnò per tutto il resto della sua vita.

Dopo ben quindici anni di astinenza dalla musica, il 9 agosto 1975 Renato Carosone tornò a mostrarsi in pubblico alla Bussola di Focette, su invito di Sergio Bernardini. Carosone ebbe a disposizione una big band di diciannove elementi e le telecamere della Rai ripresero la serata sul primo canale il 30 agosto alle ore 20:30 con un'apposita trasmissione intitolata Bentornato Carosone. Per gli arrangiamenti fu aiutato dal maestro Danilo Vaona e la CBS approfittò dell'occasione per registrare un disco dal vivo. L'ottimo risultato ottenuto convinse Carosone a mettere su un nuovo trio con Gigi Caglio al basso e Fedele Falconi alla batteria. Nello stesso anno, all'interno del primo talk-show italiano L'ospite delle due, ideato e condotto da Luciano Rispoli, Carosone spiegò che il suo ritiro di sedici anni prima era dovuto al fatto che in America aveva visto all'opera i Platters e previsto l'esplosione degli urlatori, i quali avrebbero cambiato i gusti del pubblico dell'epoca, che secondo lui non lasciavano più spazio al suo tipo di canzone tradizionale. Nel 1976 prese parte al programma televisivo Per una sera d'estate, condotto da Claudio Lippi.

Nel 1980 Carosone fece amicizia con il giovane produttore discografico Sandrino Aquilani, che, per pura coincidenza, aveva da poco depositato il marchio per la Lettera A e lo convinse a tornare in sala d'incisione. Così, vicino a Roma, al Pomodoro Studio, Renato incise nel 1982 l'album Renato Carosone '82, comprendente Io tengo n'appartamento, Penelope e Ulisse, C'aimma fa'? (dissacrante sguardo sui difetti dell'Italia dei primi anni ottanta), Improvvisamente, 'Nu sassofono americano e altri nuovi titoli. Sostenuto da musicisti come Michele Ascolese alla chitarra e Tonino Balsamo al sassofono, Carosone proseguì l'anno con un Live in Siena, dove, accanto ai cavalli di battaglia, trovarono spazio valzer di Chopin, fughe di Bach, le Sonatine di Muzio Clementi, La Campanella di Liszt e la Rapsodia in blu di George Gershwin. Inoltre, per l'occasione, rispolverò ...e la barca tornò sola, presentando anche 'O miliardario, un testo poetico di grande efficacia, e I magnifici due, omaggio musicale a Totò e a Charlie Chaplin. Il successo ottenuto convinse Carosone ad attraversare nuovamente l'oceano per tornare in America. Grazie all'aiuto di Adriano Aragozzini, nel mese di settembre tenne un concerto al Madison Square Garden di New York, da dove ebbe inizio una nuova fortunata tournée, che lo vide prima in Canada per esibirsi con l'Orchestra Filarmonica di Toronto, poi in giro per il Sudamerica. Tornato in Italia, Carosone preparò una serie di tour, che si sarebbero completati soltanto nel biennio 1987-1988, e partecipò poi a show e trasmissioni televisive.

Carosone chiuse il decennio sul palcoscenico dell'Ariston, partecipando al Festival di Sanremo del 1989 con il brano 'Na canzuncella doce doce, scritto per lui da Claudio Mattone, che si classificò al quattordicesimo posto.

Il 15 marzo 1993 Renato fu colpito da un aneurisma cerebrale e venne ricoverato d'urgenza nel reparto di neurochirurgia dell'ospedale romano San Camillo, dove fu sottoposto a un delicato intervento. Tuttavia, la sua fibra gli consentì di superare la malattia e di continuare a dedicarsi alla musica e alla pittura, tanto che, il 13 novembre dello stesso anno, il maestro ebbe l'opportunità di mostrare la sua produzione pittorica in pubblico, grazie a una esposizione presso la Villa Pompeiana di Napoli.

Il 12 gennaio 1995, in occasione del settantacinquesimo compleanno del musicista, la Rai organizzò uno spettacolo al Teatro Mercadante intitolato Tu vuò fa l'americano - Un ragazzo e un pianoforte. La serata d'onore fu condotta da Alba Parietti, che con il maestro cantò La pansè. Furono di particolare significato i duetti che Carosone mise in scena con l'amico Renzo Arbore in Giuvanne cu' 'a chitarra, T'è piaciuta, Caravan petrol e Pigliate 'na pastiglia, già inserita dallo showman nel secondo album dell'Orchestra Italiana. Con gli emergenti Baraonna, invece, Carosone eseguì 'O sarracino e Io tengo n'appartamento. Inoltre, convinse Gianni Morandi a cantare per la prima volta in pubblico Maruzzella e si esibì al pianoforte in Per Elisa di Beethoven, nella Toccata e fuga in Re minore di Bach e in sue composizioni strumentali, come Pianofortissimo, Triki-trak e Pallation, quest'ultima eseguita facendo saltare sulla tastiera due palle da tennis. Per solennizzare l'evento, dall'America giunse addirittura l'ottantaseienne vibrafonista Lionel Hampton, che con Carosone eseguì Tea for Two e 'O sole mio. A concludere lo show fu una bambina di nove anni, Colomba Pane, che cantò insieme a Carosone proprio Tu vuò fa l'americano.

Il 26 ottobre 1996 Carosone ricevette a Sanremo il Premio Tenco per il rinnovamento apportato alla canzone napoletana e, in occasione della festa di Capodanno del 1998, diede il suo ultimo concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, alla presenza di duecentomila persone.

Nel 1999 l'America rese omaggio a Carosone, già sofferente di problemi respiratori e circolatori, anche in campo cinematografico con Il talento di Mr. Ripley, una pellicola di Anthony Minghella, in cui Fiorello, Matt Damon e Jude Law si scatenarono in un night al suono di Tu vuò fa l'americano.

Nel 2000 Carosone pubblicò la propria autobiografia, Un americano a Napoli, scritta in collaborazione con il giornalista Federico Vacalebre. Nello stesso anno incise in duo con Tonino Carotone (che proprio al musicista partenopeo ispirò il suo nome d'arte) una nuova versione di Tu vuò fa l'americano, contenuta in Mondo difficile, disco d'esordio di Carotone. Fu l'ultimo brano da lui inciso prima di morire.

Renato Carosone si spense nel sonno alle ore 10:00 di domenica 20 maggio 2001, nella sua casa di Roma, in via Flaminia Vecchia, dove si era trasferito dopo aver vissuto per un periodo sul lago di Bracciano. L'annuncio fu dato da Maurizio Costanzo nel programma Buona Domenica. Ai suoi funerali, celebrati due giorni dopo nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo, parteciparono circa quattromilacinquecento persone, tra le quali Renzo Arbore, Luciano De Crescenzo, Antonio Ghirelli, Marisa Laurito, Enrica Bonaccorti, Mogol, il Mago Silvan, Lucio Villari, Carlo Loffredo, Maria Fiore, Peppino Gagliardi, Fiorello, l'allora presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, l'ex sottosegretario Umberto Ranieri, Michele Guardì e Peter Van Wood. Il musicista fu poi sepolto nel cimitero di Trevignano Romano. L'alter ego di Carosone, il batterista Gegè Di Giacomo, assente per motivi di salute, morì a ottantasette anni nella sua casa di Poggioreale, a Napoli, il 1º aprile 2005. La figura occhialuta di Di Giacomo, accanto alla maschera di Carosone, divenne popolarissima. Il suo grido di battaglia era "CantaNapoli" e la sigla del Sestetto Carosone Pigliate 'na pastiglia iniziava con "CantaNapoli, Napoli in farmacia!".

Il 6 luglio 2001, due mesi dopo la scomparsa di Carosone, venne organizzato, nello Stadio San Paolo, un primo memorial in suo onore, che, dal 21 settembre 2002, divenne il Premio Carosone[6]. Nello stesso anno Gigi D'Alessio (al quale Carosone regalò il suo pianoforte) gli scrisse per omaggio la canzone Caro Renato, incisa nell'album Uno come te, nata come una lettera, mai spedita, in cui gli "chiese" scusa per non essergli stato vicino nel momento della sua morte.

Nel 2010 il duo australiano di musica house Yolanda Be Cool rielaborò in chiave electro dance il classico Tu vuò fa l'americano, ribattezzato We No Speak Americano, che divenne un hit mondiale durante l'estate, arrivando a conquistare il primo posto nelle vendite in Gran Bretagna, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Germania e Austria, e giungendo nelle primissime posizioni in Italia, Australia, Belgio, Spagna, Svizzera, Nuova Zelanda, Finlandia, Norvegia, Irlanda e Francia.