Detti & Contraddetti: Totò, le donne e l'amore

Detti e contraddetti Uomo Maschera2


Chi è Totò?

Caratteristiche fisiche e psicologiche

Ha una fisionomia incredibile se non fosse vera. Occhi folli e maligni, ma anche "disillusi” e animalescamente inteneriti, la linea della bocca distorta in una smorfia umiliata o ghignante, che segue l’assurda e mobilissima sporgenza della bazza, sua inconfondibile sigla. Il collo è snodabile e allungabile, le articolazioni interamente slogate in meccanismi dinamici assurdi, ma che si indovinano derivati da forzate dormite in luoghi duri e scomodissimi, come panchine e angoli di strada. Le mani vorticano in continuazione in offensive palpate, in osceni sberleffi, in inarrestabili mulinelli che suppliscono eloquentemente al suo farfugliato e improvvisato modo di esprimersi, fra dialettale e analfabetico. Il suo abbigliamento è costituito da pezzi composti, raccolti da stracciaroli e burattinai: ma a suo modo tiene al decoro dell’abito, anche se questo non riesce a ricoprirlo interamente, lasciandogli scoperte le caviglie impazzite, abituate a lunghe passeggiate e fughe precipitose. Lussurioso e affamato, non ha quasi mai potuto permettersi pasti consistenti e puttane, arrangiandosi così alla meglio, e scatenandosi quando riesce a conquistarsi un piatto di spaghetti fumanti o una serva prosperosa ("cosa serve la serva se non serve?”). Totalmente amorale, apolitico (perfettamente manovrabile dalla Destra nazionale ma anche da gruppuscoli subproletaristici, in nessun caso dai partiti "democratici”, per il suo inveterato antiparlamentarismo).

Condizione sociale e cultura

Sottoproletario, anzi, più precisamente, preproletario. Figlio di NN (il suo unico palpito di solidarietà di classe lo prova quando trova un altro illegittimo, specie se di sesso femminile). Ha provato forse orfanotrofi, carovane di girovaghi, ospizi fetidi, concependo un odio feroce per i "benefattori" spesso mascherato da esageratissimo ossequio. Non legge, non vede la televisione: conosce qualche film, perché si è infilato di straforo in localetti di periferia, magari facendosi assumere come gelataio, per poter schiacciare un pisolino in pace. Ma si incanta di fronte alle canzonette napoletane, piange alle storie d'appendice, ha riso moltissimo a qualche film di Orson Welles. Parla napoletano, impastandolo con le parole e le frasi che gli paiono più rilevanti “quisquiglie”, “pinzillac-chere”, "a prescindere”, "parli come bada!” pronunciate da persone ragguardevoli (grandi aristocratici feudali, verso i quali nutre un’ammirazione incantata, attori del piccolo varietà, caporali, avvocaticchi imbroglioni, onorevoli, gagà di passaggio per Capri, burocrati sottogovernativi): particolarmente disinvolti i suoi congiuntivi, preziosissime le q. Usa doppi sensi pesantissimi, spesso evocanti il membro virile. Le sue esperienze estetiche sono il teatro all’aperto dei burattini, Pulcinella, i pupi, le bande di strada e i pazzarielli. Ama forsennatamente i fuochi artificiali. Ha una fede religiosa più animistica e superstiziosa che cattolicamente ortodossa. Vive in abitazioni fatiscenti, in baracche, o nelle case degli altri dove si intrufola volentieri con i pretesti più fantasiosi. Non ha frequentato scuole continuativamente, la sua scuola è l’arte della sopravvivenza. Conosce Napoli, i suoi dintorni, essendosi spinto fino a Capri in cerca di gonzi, Cuneo, dove ha fatto il militare (quasi sempre consegnato, di ramazza). L’idea della morte gli è familiare, ci scherza, diabolicamente macabro, come sulla fame atavica.

Osservazioni

La figura di Totò nella storia del costume italiano è ormai ben definita, fino al libretto curato dal Fofi, che fa piazza pulita di alcuni luoghi comuni "neorealistici” e di malintesa difesa di privilegi estetici crociano-razzistici. La sua carica eversiva, la sua genialità interpretativa, la sua natura fantastica e burattinesca sono ormai dati di fatto incontrovertibili. Ma qui - senza inutili ripetizioni - varrà la pena di insistere sul Totò attore di rivista: si raccomanda allora un suo confronto con gli altri "grandi" comici del genere per notare il distacco da questi, tutti di estrazione e ispirazione piccolo borghese. Totò si inseriva nella rivista all’italiana, come elemento di disturbo, recuperato al massimo, e pericolosamente, nel rientro della fine degli anni cinquanta, come puro pittoresco. Si capisce come - istintivamente magari - Totò preferisse fare cinema, e il cinema plebeo e “volgare”, attraverso cui poteva trovare, sia pure indirettamente un pubblico complice e disteso, non curioso e “solo” divertito. Ma non si è ribadito abbastanza, e va sostenuto con forza, che il vero Totò, anche cinematografico, è quello della rivista (la rivista galdieriana, pre-garineigiovan-ninica), grazie alla libertà totale che la struttura aperta dello spettacolo di rivista lasciava a Totò, alla possibilità di scatenargli l’estro più aggressivo e oscenamente liberatorio (leggendarie le sue arrampicate sul sipario, i suoi gesti immensamente postribolari, le sue scorregge al pubblico delle prime file). “Ma la platea era con lui - scrive Vittorio Viviani - e diventava frenetica quando Totò, al finale, si metteva a fare il pupazzo, attraversava e riattraversava il palcoscenico al ritmo della fanfara dei bersaglieri, bersagliere e fanfara lui stesso, dirigeva l’orchestra con strepitosa furia o svagato puntiglio, e intimava la chiusura del sipario dopo aver imitato con gli occhi, con le mani, con tutto il corpo l’esplodere di fuochi pirotecnici in un oscuro cielo immaginario." La forza fisica dell’attore era un dato in più, essenziale e del tutto liberato (o quasi, mentre nei film la necessità di una storia, di un personaggio da far evolvere limitava di molto la carica d’urto). Anche l’accostamento di Totò al quadro “lussuoso” della rivista sortiva un effetto di contrasto prezioso. “In mezzo a tante donne belle Totò sembrava, con indosso la sua redingote color vecchio ombrello, veramente il pantin, il burattino" - annota in una sua recensione Orio Vergani - sottolineando proprio questo elemento di contrasto iperbolico su cui era costruito genialmente, anche suo malgrado, il Totò della rivista.



  1. Il mio primo amore era molto più vecchio di me; lei aveva cinque anni e io tre e si chiamava Nanà

    (Totò e Franca coppia all'antica, a cura di Eia Wiedermann e Bruno Modugno, “Le Ore”, 11 marzo 1965.)

  2. Forse è proprio per questo che andiamo d’accordo. Se si è uguali, se si hanno gli stessi gusti, ci si annoia. Franca è stata importante per me fin dal primo momento che l’ho vista: su una fotografia di giornale, immagini. Chiesi a un amico che la conosceva di presentarmela. Le mandai dei fiori. Quando decido di ottenere una cosa, modestia a parte, ci riesco.

    (Intervista ad Antonio de Curtis raccolta da Silvio Bertoldi, Oggi n.48, 1 dicembre 1966)

  3. Se non mi fossi innamorato, chissà che sarei divenuto. Io dovevo fare, secondo i desideri dei miei genitori, il capitano di marina. Ero napoletano, amavo il mare ed ecco bell’e stabilita la mia strada. Invece scelsi il teatro, e i miei si disperarono. Poi: quando cominciarono a entrare i primi quattrini, la disperazione gli passò. Cosa vuole, i soldi sono una grande consolazione per certi dispiaceri.

    (Intervista ad Antonio de Curtis raccolta da Silvio Bertoldi, Oggi n.48, 1 dicembre 1966)

  4. La Castagnola

    Una sera — chissà perché — ero di cattivo umore e, come dire, non sono stato proprio gentile con lei; ma niente di straordinario, eh? le ho detto solo che mi lasciasse in pace e che non ne avevo voglia. E mi ha lasciato in pace sul serio, anche troppo! Un tubetto di Veronal: morta. E chi l’avrebbe immaginato? Manco p’a capa!

    (Totò, Quand’ero reverendo, “Film”, n. 8, 21 febbraio 1948, p. 2.)

  5. Spesso, invece, dopo essersi impigrito tutta la notte dietro un tavolo, ballava al rientro a casa, dove su un carrello trovavamo del bianco in ghiaccio e una sfiziosità fredda, e allora, borbottando roco:

    'Scendi dai trampoli. Un uomo che è un uomo non si impruscina in pubblico con la donna sua.' Metteva un disco sul grammofono: ed era come Fred Astaire.

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  6. Flirt è una amicizia sentimentale e poetica tra tredicenni che guardano mano nella mano la luna. E allora che non me la appioppino come ieri a quei due arrivati in ritardo, quando lei oltretutto è una femmina sposata e fatta... Che gli diano il nome giusto alle cose, pane al pane, merda alla merda o stiano zitti, che è meglio ancora, tanto il fatto mica cambia e quella sempre puttana resta...

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  7. L’uomo è poligamo. Ha mai visto cento pecore e cento montoni, dieci galli e dieci galline? Io ho sempre visto cento pecore e un montone, dieci galline e un gallo. Se fossi musulmano... Dica: ma come fanno quegli uomini cui non piacciono le donne? Io non li capisco. Io, quando dicono sì, quello è, no, quello ci fa ma non è, mi sento malato. Cielo. Che schifezza! Ma come fanno?! Lei lo sa?

    (Intervista ad Antonio de Curtis raccolta da Oriana Fallaci, L'Europeo n.17, 27 aprile 1963)

  8. (Il regalo a Franca: l'Alcor)

    Sai, sulla strada c'era un traffico d'inferno. Volevo arrivare a Portofino, invece, per l’imbottigliamento, mi sono fermato sul molo di Santa Margherita. Ho girellato un po’, mi scocciavo, cosi ho visto un Cris Craft e l’ho comprato. Questo è il remo del barchino di salvataggio. Tieni!

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  9. In un modo o nell’altro son stato sempre accoppiato, pardon, accompagnato. Non posso stare, io, senza una donna. Prima, quando viaggiavo senza una donna, portavo sempre con me una vestaglia femminile e un paio di scarpine col tacco. Sempre. Così, prima di andare a letto, appendevo la vestaglia accanto alla mia, mettevo le scarpine accanto alle mie, e mi sembrava di aver la donna. Che vuol farci: amo troppo le donne. Sarà perché sono meridionale, sarà perché odio gli uomini: ma le donne, secondo me, sono la cosa più bella che ha inventato il Signore. Io le amo tanto, le donne, che riesco perfino a non essere geloso. Tanto a che serve esser geloso. Se una donna ti vuol bene, è felice. Se non ti vuol bene, ne prendi un’altra. Sì, lo so cosa pensa. Che dalle mie canzoni risulta tutto il contrario. Ma quelle cose si scrivon così perché fanno comodo...

    (Intervista ad Antonio de Curtis raccolta da Oriana Fallaci, L'Europeo n.17, 27 aprile 1963)

  10. Amo le donne, dicon tutti. È vero: come un'arancia quando si ha sete. «Mi hanno rubato la mia arancia.» Che disperazione, pianti, grida. Amo profondamente mia figlia. Questo può parere in contrasto con qualche affermazione di prima: ma non siamo d'accordo che la vita è veramente misteriosa?

    (Intervista ad Antonio de Curtis raccolta da Cesare Zavattini, Scenario n.9, settembre 1940)

  11. Commedie! Piantiamola con le commedie! Io già ci sto in mezzo tutti i giorni. Eppoi, chi ne ha davvero l’intenzione, mica fa tante scene! Se ripenso alla Castagnola... Mi salutò composta e calma come una regina. E quando mai avrei potuto prevederlo?

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  12. Esiste la fiducia? in chi? In cosa? Ma fatemi il piacere, la vita la conosco troppo bene. Eppoi non si tratta di fiducia. E' persino un fattore fisiologico. Non dicono che la donna ha una calata alterna di ormoni? Beh, c'è quello che la rende mansueta e quello che la tarsforma in una cavalla pazza... L'occasione, date retta a me, oltre che alla saggezza del proverbio, fa l'uomo ladro. E la femmina leggera, aggiungo io. Meglio evitarla.

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  13. Se fossi musulmano, avrei il vantaggio di poter praticare la poligamia. Sarebbe bello fare il beato fra le donne. Io non capisco quegli uomini che non le amano. Ma come è possibile una cosa simile? Gesù e Maria, che gusti barbari! Diciamolo pure, che schifezza!

  14. Le donne sono la cosa più bella del mondo. Meno male che nostro Signore, per crearle, tolse una costola ad Adamo. Meglio una costola maschile in meno e una femmina in più.

  15. Per farmi innamorare, una donna deve essere prima di tutto bella e poi fedele. Su questo punto non transigo perché non mi piacciono i condomini.

  16. Quelle che ti assecondano sempre magari pensando a qualcos'altro, sai che allegria! Mi sembrano tanti pappagalli ammaestrati. Gli tiri una zampa e loro, Si caro, Caerto caro, Hai ragione caro! Che peso può avere nell'esistenza di un uomo un miele e zucchero così?

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  17. Io non capisco questa mania di dimagrire. Le donne senza petto e senza culo rinnegano la loro natura femminile e sono destinate alla castità forzata. I peccati della carne si fanno con la carne, non con le ossa.

  18. 'E femmene so' 'nu Dio 'e guaio.

  19. Vestito di grigio scuro, un abito nuovo di zecca che mi era costato tre settimane di paga, mi recai a passeggio nel parco e adocchiai una signora seduta su una panchina. Sfogliava una rivista, era giovane, graziosa e sorvegliava il figlioletto che, a breve distanza, giocava a riempire un secchiello con una paletta. Un bimbo ricciuto, gli occhi come stelle. lo rammento ancora. Avrà avuto sei anni. Mi sistemai accanto a lei, attaccammo discorso. Il mio debutto in una nuova macchietta era di pochi giorni prima, aveva visto lo spettacolo. Una parola tira l'altra, la conversazione si fece frizzante, il tempo volava, il piccino riempiva e svuotava il secchiello. Si era avvicinato un paio di volte per mostrare alla madre un qualche piccolo tesoro rinvenuto tra la ghiaia e lei, dopo un'occhiata distratta, lo aveva rispedito a giocare. Buttai lì che avremmo potuto rivederci e, casualmente, le passai un braccio dietro la spalla. "Ma certo, che buona idea", cinguettò di rimando senza scostarsi, "magari domani". Fu in quel momento che una manciata di terra mi centrò la manica. Il piccolo ci fissava con aria indispettita. La madre lo richiamò. "Per carità, è così carino, lasci fare che si diverte", mi affrettai a dire, maledicendolo in cuor mio perchè mi aveva imbrattato l'abito nuovo e stavo chinandomi verso di lei per sottolinearle che davvero si trattava di una marachella da nulla quando ciaf, un'altra manciata di terra mi si appiccicò addosso, eppoi un'altra e un'altra ancora. Mi volsi di scatto a guardare il bambino. Aveva il visino alterato, lo sguardo appannato di lacrime. "Tu", bofoncjiò, "lascia stare la mia mamma... La mamma è mia". Trovai una scusa, mi alzai, me ne andai. Mi sentivo un verme. I piccini capiscono eccome le nostre intenzioni, e se non capiscono, le intuiscono, come gli animali. E allora perchè turbare un poveretto che sta agli esordi della vita e a cui la vita riserverà una razione di sberle garantite, quando invece se ne può fare a meno? Ce ne sono tante di donne libere e farfallone...

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  20. Se non amassi tanto le donne, sarei un ottimo frate. Non bevo, non bestemmio, vado a messa e faccio la comunione. L'obbligo della castità, però, non lo capisco. Lo trovo disumano, innaturale, insopportabile. Il Cielo, tuttavia, guai a chi me lo tocca: sono cattolico-apostolico-napoletano.

  21. Ci fu un incidente che mi era costato una faccia di schiaffi da mammà. Mannaggia, li ricordo ancora per quanto mi friggevano! A 14 anni i compagni mi avevano condotto da Carmela, la puttana. Ero emozionato, sudavo freddo. E mi ero rimediato lo scolo. Naturalmente finché fu possibile, non dissi nulla a casa. Un po' per ignoranza, un po' per vergogna. Poi, alla fine, confidai è la cosa a Zi' Federico, il papà di Eduardo, che provvide a condurmi da un medico. Ma quando mamma, che era come un generale dei carabinieri e non le sfuggiva niente, si accorse dei nostri viavai da cospiratori e ne scoprì il motivo, perse il lume dagli occhi e voleva prenderci tutti e due a mazzate! Comunque, se tornassi a quell'età lo rifarei. Magari con una un poco meglio di Carnela che avrebbe potuto essere mia nonna, ma sempre simile a lei per mestiere e tatto. Carmela era un'istituzione tra noi ragazzi. Ti faceva passare lo scuorno, diceva fa così e così, piano, no, non è niente, succede a tutti la prima volta. Era paziente, una specie di mucca mansueta, e aveva psicologia. Così, anche quando andavi di là a sciaquarti con la brocca e al posto della carta nel cesso ci trovavi il 'leopardo', non rimanevi di schifato, perché uscivi da quell'antro suo e ti sentivi un Dio, un uomo fatto che ricorda la femmina come una creatura calda, dolce, generosa e comprensiva. Sì, le prime esperienze di un ragazzo dovrebbero sempre essere con una puttana. Sono loro hanno quel tipo di umanità. Le signore, la ragazzetta con cui origini, non servono in questi casi, o vogliono prendere più che dare o sono goffe quanto e più di te? l'incontro finisce in uno scontro. Quelle vanno bene dopo, quando già sai il fatto tuo. Ma è la puttana che ti rende uomo, che sa farti uomo ed eventualmente uomo migliore per cosa per colei che un giorno la donna tua, e non solo sessualmente parlando. Se avessi un figlio maschio vorrei che la sua prima volta fosse con una di queste femmine, magari andrei io a scegliergliela la pulita e profumata, per scomplessarlo precoce e senza traumi.

    (Da "Totò, l'uomo e la maschera", di Goffredo Fofi e Franca Faldini, Ed. Feltrinelli, 1977)

  22. Quell'anima lunga che sembra un contrabbasso con tutte le corde a posto, quelle carni bianche da gelato alla crema, quella creatura che recita poco e male, ride al momento sbagliato, coprendosi la bocca con la mano. Ma se si spengono le luci e lei comincia a cantare, da quella voce escono grandi palcoscenici, pianto e risate. (Parlando di Mina)

  23. Io nun saccio pecché una ha da camminà cu' tante purcarie a fora. 'Nu poverommo o 'nserra l'uocchie o adda fa' stuommaco 'e ferro. (...) L'esibizione di pellecchie, gambe storte, tette pendule e altre fetenzie, secondo me, rientra nel reato di oltraggio al pudore: le racchie sono delle fuorilegge.