Il manichino

Fu presentato per la prima volta nel 1938 nella rivista "Se fossi un Dongiovanni". Con aggiunte e varianti è stato utilizzato da Totò in altre riviste, tra le quali "C'era una volta il mondo" di Galdieri, poi riproposto nel 1948 come sketch autonomo all'interno del film antologico "I pompieri di Viggiù", con Isa Barzizza e Mario Castellani. Sketch prevalentemente muto e mimico cui erano aggiunte, nel clima del dopoguerra, battute ad hoc da parte del Totò-fantasma: si faceva regalare delle pezze di stoffa e chiedeva se erano roba buona, del piano UNRRA, ecc.



TESTO

(Ambientazione: la scena rappresenta un laboratorio di confezioni. La comune a sinistra. Una cucina economica con apparecchio del gas. Dei manichini in scena)

MOGLIE: (legge una lettera) E questa la terza lettera che mi manda! Questo imbecille vuole per forza compromettermi... Sentiamo che cosa dice... (legge) “Signora, sappiate ancora una volta che io non mi dò per vinto. Voi mi sfuggite, ma io vi perseguiterò finché non avrete cambiato idea. Vi amo, e sono deciso a tutto. Vostro marito è geloso, è cattivo, è sanguinario, lo so. Non m’importa. Anche se mi ammazza volentieri morirò ammazzato ai piedi vostri. Firmato Gelsomino Fiordalisi”. Quest’uomo è pazzo... Come glielo devo far capire che io non posso, non voglio...
MARITO: (entra, la moglie nasconde la lettera)
MOGLIE: Hai combinato niente?
MARITO: (nervosissimo) Niente! Cosa aspetti per chiudere il negozio? E ora no?
MOGLIE: Non vedi che ho già ritirato i manichini...
MARITO: E allora chiudi la porta... (prende un tavolino a tre gambe per fare dello spiritismo)
MOGLIE: Rieccolo con lo spiritismo...
MARITO: (seduto al tavolino) Anima di mio padre, se ci sei batti un colpo...
MOGLIE: (che nel frattempo avrà preso una giacca del marito da spazzolare, lascia cadere a terra con un colpo secco la spazzola che aveva nella mano)
MARITO: C’è! C’è! Papà... Papà... io sono rovinato. Domani devo pagare una cambiale di diecimila lire... Se non la pago vado in galera... Papà... mi senti? Io avevo pensato di chiederli a quel mio amico Sarchiaponi Eugenio... Che dici? Me li presta? Se sì, batti un colpo... se no... battine due...
MOGLIE: Io non capisco come alla tua età si possa credere a certe sciocchezze... Cosa vuoi che ne sappia il tavolino. Chi vuoi che ti risponda...
MARITO: Taci ignorante... Lo spiritismo è una scienza riconosciuta da tutta l’intellettualità del mondo... Non hai inteso che prima ha risposto?
MOGLIE: Quando?
MARITO: Quando ho domandato: “Se ci sei batti un colpo”...
MOGLIE: Ma se è stata la mia spazzola che è caduta per terra... Senti... “Papà... se ci sei batti un colpo...” (lascia cadere nuovamente la spazzola)
MARITO: (arrabbiato dà un colpo al tavolino che cade per terra) Papà... scusa papà... Ti prego di non scherzare con queste cose... Lo spirito non risponde perché ci sei tu che sei incredula...
MOGLIE: Senti Achille, tu avevi pensato di recarti dal tuo amico Sarchiapone per farti prestare diecimila lire? E non perdere tempo: va, vai a tentare... Che cosa aspetti? Che ci sequestrino anche questi quattro mobili che ci sono rimasti? Non vedi come siamo ridotti? In questo vano a pianterreno, che ci serve da alloggio, cucina e negozio... noi che eravamo i primi negozianti sarti della città...
MARITO: Sì, sì. Hai ragione... Ma cosa vuoi... Sono tre giorni che tento ogni cosa pur di salvarmi. Ne ho tentate di tutte... Ho perfino messo un avviso sul giornale... “Disposto ringraziare chi mi presta diecimila lire”. Non ha risposto nessuno... (via)
MOGLIE: Speriamo che tutto riesca bene! (riassetta i manichini in modo che non vede Totò che entra)
TOTÒ: Cucu, cucu!
MOGLIE: Voi? Voi qua? Avete una bella faccia tosta. Come debbo dirvi che io non posso, non sento di amarvi? Vi prego lasciatemi in pace. Se mio marito sapesse vi farebbe a pezzi!
TOTÒ: Non m’importa. Pezzo più pezzo meno. Io ti amo. Sono pazzo... e se è per te, bella ragazza, anche se mi fanno a pezzi non m’importa un fico secco... Hai capito che ci ho il riscaldamento... Cosa ci vuole?
MOGLIE: Un rinfrescante...
TOTÒ: No. Mi ci vuoi tu...
MARITO: (da dentro) Maria... perché hai chiuso la porta...
MOGLIE: Oh Dio! Mio marito... Siamo rovinati. Crederà che io sia la vostra amante... ci ammazzerà tutti e due... Già vedo la scena... La testa qua... le gambe la...
TOTÒ: Nascondetemi...
MARITO: Maria... apri... che cosa aspetti?...
MOGLIE: Aspetta, sono a letto... Un’idea... (mette Totò al posto di un manichino) (va ad aprire)
MARITO: Perché non mi hai aperto subito?...
MOGLIE: Ebbene?
MARITO: Non era in casa... (va a mettersi a sedere dove era il tavolino) Dammi una sigaretta.
MOGLIE: (a Totò) Avete una sigaretta?
TOTÒ: (gliela dà, la moglie la passa al marito)
MARITO: Ma no... Questa è Macedonia... Io fumo Giubek...
MOGLIE: (a Totò) Avete una Giubek?
TOTÒ: Che faccio il tabaccaio? (durante questo tempo Totò continuerà a muoversi ed il marito avrà l’accortezza di voltarsi a tempo per giustificare poi la- scena susseguente)
MARITO: Dio, come mi gira la testa... vedo tutto girare... (come a pensiero improvviso) Sì... non c’è altro da fare... (alla moglie) Ho bisogno di restare solo... Vattene via un momento...
MOGLIE: (non vuole andare sapendo dell’altro) No... non voglio lasciarti solo in un momento come questo...
MARITO: Ho detto: vattene! Capisci ho bisogno di rimanere solo... solo... via.. .via... (la spinge verso la porta mentre la moglie con lo sguardo non abbandona il manichino dove è nascosto Totò) Ah... finalmente...! (si volta e vede Totò che si muove) Oh Dio! Come gira tutto... Già vedo tutta la casa popolarsi di fantasmi... vedo tutto muoversi... Eccoli... guardateli questi manichini... come vi odio... Questi manichini che mi lasciò mio padre e che dovevano essere la mia fortuna... dovevano fare la mia felicità... ora li odio... sì... perché per loro sono ridotto cosi... io che con amore tutti i giorni li ho vestiti, ed accomodati... come fossero figli miei... con la speranza che qualcuno comperasse uno di questi abiti... ed invece... Vi odio... vi odio... (li schiaffeggia avvicinandosi a Totò...) E questo... sembra vivo... guardate... Cosa diresti se ti facessi a pezzi...? eh? Ma no che colpa ne hanno loro...! Sì... non c’è che un mezzo... la morte... sì... finirla... con questa esistenza... (estrae la rivoltella) Sì... un colpo di rivoltella ed è finita... Però ho paura... paura di non colpirmi bene... e se mi dovessi sfigurare... dover stare cinque o sei mesi all’ospedale... no... questo no... bisognerebbe che provassi... se mi trema il polso... la mia paura è questa... sì su un manichino... (si volta e punta la rivoltella su Totò — anione) Ma no... sono un vigliacco... la rivoltella non va... Oh Dio, tutto mi balla,... tutto si muove... E se provassi col gas? Sì... dicono che sia una morte dolce... no... no... è troppo lenta... (si esaspera) (grida) Voglio morire... voglio finire questa esistenza...
MOGLIE: (batte alla porta) Apri... apri...
MARITO: Basta... non ne posso più... non ne posso più... Anima di mio padre... se ci sei batti un colpo...
TOTÒ: (batte un colpo)
MARITO: (si volta di scatto e vede il manichino che si muove) Maria, Maria! L’anima di papà nel manichino... Papà... papà... rispondi sei tu?
TOTÒ: Sì... sono io...
MARITO: Papà... senti... salvami... cosa dici... io sono rovinato... vorrei andare da Sarchiapone a farmi prestare diecimila lire... me le presterà?...
TOTÒ: Sì...
MARITO: Hai sentito... Maria... ha detto di sì... Papà... dimmi...
TOTÒ: Ora figlio mio... me ne devo andare... la mia anima non può fermarsi oltre fra i mortali... ne soffrirebbe troppo... e già ho sofferto abbastanza...
MARITO: Papà... già te ne vuoi andare.. Dimmi almeno che cosa debbo fare per te.
TOTÒ: Apri quella porta... (il marito va ad aprire — Totò alla moglie) Non me vedi più eh!
MOGLIE: Speriamo!
TOTÒ: Ma prima di andarmene vorrei un bacio figlio mio...
MARITO: Sì papà...
TOTÒ: Ed anche a lei...
MARITO: Dai un bacio a papà... (soggetto)
TOTÒ: Ed ora me ne vado...
MARITO: Ciao papà...

(via Totò a soggetto)

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