L'Onorevole in vagone letto

Lo sketch del vagone-letto come ci è stato tramandato da «Totò a colori» è un po’ una summa dell’arte comica di Totò, e vi ritornano molte gag e molti tormentoni già noti: la frase «lo sono un uomo di mondo: ho fatto tre anni di militare a Cuneo», ad esempio, si era già sentita nell’Imperatore di Capri; sulle mani addosso e sui "tocchi e ritocchi" era già impostato il duetto fra Totò e Fabrizi in Guardie e ladri; e la trovata esilarante della maschera antigas risale addirittura al primo film di Totò, Fermo con le mani. Ma qui tutto funziona alla perfezione, ogni divagazione sembra necessaria, anche il già noto sembra ritrovare una sua verginità. E dire che il testo di partenza, privato delle improvvisazioni di Totò e compagni, sarebbe tutt'altro che eccezionale: a ben guardare non c'è neanche una trama, e l’unica vera idea narrativa (la signora che si rivela una ladra) viene esaurita in pochi secondi e poche battute. Quello che conta è solo e soltanto il modo in cui Totò riesce a ingigantire per più di venti minuti uno spunto di partenza minimo, banale: una serie di acrobazie nel vuoto, di variazioni su un tema quasi inesistente. Come la Quinta Sinfonia di Beethoven: un’architettura sonora di trenta minuti e più poggiata su quattro semplici, banali, insignificanti note, tà-tà-tà tà. Qui più che mai trionfa l’individualismo di Totò, la sua mancanza di rispetto per i ruoli, per le cariche, per i nomi: perché è a cominciare dagli appellativi e dai cognomi che si esercita la spocchia di chi detiene il potere o crede di detenerlo. Così la pura e semplice affermazione di sé diventa senza volerlo satira politica, anzi satira antipolitica; e Totò diventa l’uomo qualunque in eterna lotta contro il nemico numero uno: il potere, l’autorità. Senza manifesti, senza programmi, senza intenzioni: semplicemente mostrando la realtà per quella che è dietro ai nomi e agli aggettivi che ce la vogliono far sembrare diversa. Totò, il candido e ignorante Totò, scambia l’uomo politico per un ladro: non sa che in Italia un mestiere vale l’altro, e forse il vero insulto sarebbe scambiare un ladro per un uomo politico.

Enrico Giacovelli "Poi dice che uno si butta a sinistra", Gremese Editore


La scena integrale e completa del Wagon Lit, il più famoso in assoluto, su cui è nata tutta una letteratura e che può essere studiato da tanti punti di vista, primo tra tutti quello della grandezza recitativa di Totò, che riesce a immettere nell'episodio una carica comica straordinaria, fatta di impercettibili movimenti e di tonalità linguistiche esilaranti, di non-sense e di battute fulminanti (quel trombone di suo padre, c'è a chi piace e a chi non piace, sono un uomo di mondo. Ho fatto tre anni di militare a Cuneo, parli come badi, ecc.) in un crescendo e in un complesso recitativo di altissima scuola.


Doveva durare dieci minuti: alla fine eravamo arrivati con Castellani, la mia spalla, a un'ora e forse più. A Foggia uno spettatore si sentì male dal divertimento, dovettero chiamare l'ambulanza. Lo chiamavano sketch, ma era un lungo atto, tutto inventato. Ma in teatro era una cosa: l'ho fatto per il cinema e tutto si è infiacchito; forse perché mancava il fiato del pubblico, quel fiato che ti scalda il collo, ti sveglia l'animo.

Antonio de Curtis


IL TESTO

(Ambientazione: cabina del vagone letto del treno Napoli-Milano)

CONDUTTORE: Prego, Onorevole, di qua... Ecco... il suo posto... questo di sotto... numero 15. (gli porge il biglietto)
ONOREVOLE (Castellani): Grazie... e di sopra chi c’è?
CONDUTTORE: Non so. E prenotato, ma non si è visto ancora nessuno...
ONOREVOLE: lo prendo spesso questo treno, appunto perché è quasi sempre mezzo vuoto... Mi secca moltissimo stare in cabina con gente che non conosco...
CONDUTTORE: Deve avere un po’ di pazienza, Onorevole... Stasera abbiamo un po’ di affollamento... E sabato... Se ha bisogno... suoni...
ONOREVOLE: Grazie... Vado a letto subito... perché ho un sonno da morire...
CONDUTTORE: Buonanotte e buon riposo, Onorevole! (fracasso interno)
TOTÒ (entrando nel corridoio): Capotreno, personale viaggiante, ferrovieri... ausiliari... scambisti... lampisti...
CONDUTTORE (accorrendo): Cosa c'è? Chi è?
TOTÒ: Sono un viaggiatore in borghese... Cerco il mio posto...
CONDUTTORE: La prego signore, di non fare baccano... C’è gente che dorme, cosa cerca? La terza classe, forse?... E giù, in coda...
TOTÒ: Quale capo e coda! Io ci ho il posto per questo carrozzone qui!
CONDUTTORE: Lei ha il biglietto per il Wagon Lit...
TOTÒ: No, no... qui, qui...
CONDUTTORE: Appunto, dico... Lei ha il biglietto per il Wagon Lit?...
TOTÒ: Non cominciamo a fare camorre... Io ci ho il biglietto per il vagone qui... e solo Iddio sa quello che mi costa!
CONDUTTORE: E allora, se ha il biglietto per qui... vuol dire che ce l’ha per il Wagon Lit...
TOTÒ: Mi scusi... lei è scemo? Come è possibile che io ho il biglietto per questo vagone qui... e me ne vado a quell’altro vagone lì?...
ONOREVOLE (entrando nel discorso): Guardi, signore... Scusi se mi intrometto... Lei è in equivoco... Wagon Lit... sarebbe appunto vagone letto ...vagone letto in francese... Wagon Lit... chiaro?...
CONDUTTORE: In sostanza... si diceva lo stesso... favorisca il biglietto... (prende il biglietto che gli porge Totò) Lei ha il 16... Quello è il suo posto. E scusi tanto... Se ha bisogno di me...
TOTÒ: Mi stanno portando le valigette?
CONDUTTORE: Appena verranno... sarà mio dovere... prenderle, (via)
TOTÒ (osservando l'Onorevole): Che brutta faccia!
ONOREVOLE (che si vede osservato tra sé, battuta a concetto)
TOTÒ: Deve essere un tipo losco... qualche rapinatore... quasi quasi lo faccio arrestare...
ONOREVOLE (tra sé): Parla solo... mah... Permette?...
TOTÒ: Che cosa?
ONOREVOLE: Permette che mi presenti? Io sono l’Onorevole Cosimo Trombetta...
TOTÒ: Come?
ONOREVOLE: Trombetta...
TOTÒ: Trombetta... Trombetta... questo nome non mi è nuovo.
ONOREVOLE: Infatti... Il mio nome è molto noto... In Italia di Trombetta ce ne sono parecchi.
TOTÒ: Altro che... sentiste a Piedigrotta... Ma... allora io ho conosciuto an-che suo padre...
ONOREVOLE: Possibilissimo... Mio padre ha molte conoscenze...
TOTÒ: Eh! Chi è che non conosce quel trombone di suo padre!
ONOREVOLE: No, no! Guardi!... Lei confonde Trombetta con Trombone... scusi... se io mi chiamo Trombetta... anche mio padre fa Trombetta... viceversa...
TOTÒ: ... sua sorella...
ONOREVOLE: ... mia sorella...
TOTÒ: ... fa Trombone...
ONOREVOLE: ... già fa Trombone, (riprendendosi) No... cosa mi fa dire?... Mia sorella non fa Trombone... da signorina faceva Trombetta, come tutti noi... Adesso, invece, mia sorella, da maritata... fa Trombetta in Bocca...
TOTÒ: Ho capito... sua sorella si mette in bocca la trombetta di quel trombone di suo cognato... e suo cognato ha in bocca la trombetta di quel trombone di sua sorella...
ONOREVOLE: No, no... non ci siamo... Lei non m’ha capito...
TOTÒ: Beh... pensiamo alla salute! E che mestiere fate?
ONOREVOLE: Mah... Veramente da quando sono stato eletto... Non esercito più la mia vera professione... Io sono ostetrico...
TOTÒ: Ah, certo, certo di questa stagione! E poi, con le ostriche si deve guadagnare poco... Perché non si fa una bella cassettina con le sigarette americane...
ONOREVOLE: Ma cos’ha capito, Lei? Io ho detto «ostetrico»... non «ostricaro». Roba da pazzi! Giovanotto... poca confidenza! E ricordatevi che io sono un onorevole...
TOTÒ: Cosa siete?...
ONOREVOLE: Un onorevole...
TOTÒ: Ma chi?...
ONOREVOLE: Come chi?... (la voce del facchino dal finestrino)
VOCE: Signore... le sue valigie... (soggetto delle valigie)
SIGNORA (Isa Barzizza) (entra appena terminato il soggetto delle valigie. Si ferma, richiudendo dietro di sé la porticina. Non parla, ma dimostra una viva agitazione)
TOTÒ (dopo i soggetti vari): Signora Tromba...
ONOREVOLE: Prego... Trombetta...
TOTÒ: E va bene... poi, in fondo... Trombetta... è diminutivo di Tromba...
ONOREVOLE: Smettetela...
TOTÒ: Chi è, vostra moglie?
ONOREVOLE: Nemmeno per sogno...
SIGNORA: Buonasera signori...
TOTÒ: Buonasera...
SIGNORA: Loro devono perdonarmi, signori... sono stata audace ad entrare in uno scompartimento-letto, occupato da due uomini sconosciuti... ma sono stata costretta a farlo... un caso... di forza maggiore... Si tratta della mia vita... e se qualcuno mi ha vista entrare qui dentro... ne può andare di mezzo anche la vostra...
ONOREVOLE: Ma signora... ci spieghi, per carità, cosa le è accaduto...
TOTÒ: Se è caduto qualche cosa, lo cerchiamo subito...
SIGNORA (presentandosi): Sono la signora Simonetta Bagnaioli... della Stufa...
TOTÒ: Piacere... (all’Onorevole) La signora Saponetta Bagnata nella Stufa... 11 signor Cosimo Violoncello...
ONOREVOLE: Trombetta... Trombetta. Ma se non vi riesce di chiamarmi Trombetta... chiamatemi Onorevole...
TOTÒ: Non posso...
ONOREVOLE: E perché?...
TOTÒ: La mia coscienza... non me lo permette!
ONOREVOLE: Andate al diavolo! Dica, Signora... continui pure...
SIGNORA: Sono inseguita da un uomo, un uomo prepotente, violento, sanguinario... Ebbi la sventura di conoscerlo a Rapallo... durante la stagione balneare... S’innamorò di me follemente... Voleva ad ogni costo che io diventassi la sua amante... Ma... io ebbi paura... e fuggii... Non l’avessi mai fatto. La mia fuga... l’ha inasprito ancora di più... ed ora mi ha fatto sapere che dovunque e con chiunque mi incontrerà... mi ucciderà... e ci ucciderà...
TOTÒ: Signò... abbiate pazienza... Proprio qua dovevate entrare?...
ONOREVOLE: Roba da pazzi! Il caso mi interessa. Ne voglio fare una interrogazione alla Camera... Tanto io parlo domani...
TOTÒ: Io parlo adesso... e senza peli sulla lingua... vi dico che la paura mi frega.
ONOREVOLE: E parlerò della vera democrazia... Basta con questi grassi borghesi che vogliono farsi l’amante ad ogni costo, e rendere schiave le donne, che noi... difenderemo dai loro reazionari artigli... ed alle quali ridaremo la libertà... la libertà di stampa... la libertà di pensiero...
TOTÒ: Sì, per bacco! Anch’io farò l’interrogatorio alla Camera... e dirò alla cameriera: Io voglio una libertà... la libertà provvisoria...
ONOREVOLE: Ma non interrompete sempre... Signora, continui...
SIGNORA: Ora, mentre ero qui, in stazione, aspettando il treno... l’ho visto quel mascalzone... era sull’altro marciapiedi...
ONOREVOLE: E lui l’ha vista?...
SIGNORA: Altro che!
TOTÒ: Ed era sempre a Rapallo?
SIGNORA: Ma no... era qui...
TOTÒ: Appunto, dico...
SIGNORA: Io per sfuggirgli... son saltata su questo treno... e mi sono rifugiata qui... da loro. Ho fatto bene?
TOTÒ: Eh!... Un capolavoro... Mò stiamo a posto.
ONOREVOLE: Ma lui... Che se n’è fatto?
SIGNORA: Io temo che m’abbia vista salire... e che ora sia qui, sul treno, a cercarmi dappertutto... è armato...
TOTÒ: A Rapallo...
ONOREVOLE: Ma possiamo avvertire la polizia...
SIGNORA: No, no... Niente scandali, per carità...
ONOREVOLE: Come vuole... ma... certo... sarebbe bene...
SIGNORA: Io chiedo loro un solo favore... Accordarmi ospitalità e non costringermi ad uscire...
TOTÒ: Ma certamente. Tanto io che il signor Clarino...
ONOREVOLE: Prego... Trombetta...
TOTÒ: ... che il signor Trombetta siamo stati molto tempo all'Ospedale... e siamo moldo ospedalieri...
ONOREVOLE: La situazione non è lieta... ma... ormai ci siamo... piuttosto... come l’aggiusteremo?
SIGNORA: Oh... niente complimenti... Io non voglio disturbare... me ne starò in piedi... qui... nell’angolino... buona buona... zitta zitta...
ONOREVOLE (in disparte, a Totò) Ma... ditemi un po’... come faremo? I letti sono due... Noi siamo in tre... Come facciamo?... Non possiamo permettere che la signora passi la notte in piedi...
TOTÒ: Certamente... Non sarebbe cavalleria! Bisognerà studiare un mezzo come salvare cavolo e capra...
ONOREVOLE: E già... Una risoluzione che ci consenta di star comodamente tutti e tre...
TOTÒ: Io avrei trovato... come accomodarci tutti e tre comodamente...
ONOREVOLE: Meno male... E come? come?
TOTÒ: Adesso... se non sbaglio... è mezzanotte. Fino alle sei domani mattimi che arriviamo a Roma.,, son giuste sei ore... possiamo dividere questo sp.i zio in due riprese... Vuol dire che le prime tre ore la signora dormirà ohi me... pazienza!... Le altre tre ore invece, io dormirò con la signora... l’.i zienza!
ONOREVOLE: Qua la pazienza la perdo io, a ragionare con voi!... Ma vi semina possibile, attuabile, una risoluzione simile?...
SIGNORA: Forse i signori sono in imbarazzo per colpa mia...
ONOREVOLE: No, no per carità... stiamo studiando la maniera per aggiustila I tutti e tre...
SIGNORA: Mi dispiace tanto... che per causa mia...
TOTÒ: Io... il modo l’avrei trovato...
ONOREVOLE: Certo... chi cerca trova...
SIGNORA: Sentiamo... Sentiamo...
TOTÒ: La signora si coricherà nel letto di sotto... Io mi coricherò in queliti di sopra... e il contrabbasso lo mettiamo nel corridoio...
SIGNORA: Quale contrabasso?
ONOREVOLE: Io, signora, non so nemmeno più chi sono! Trombetta! Il miti nome è Trombetta! Lui si confonde... (a Totò) Ma siete pazzo?
SIGNORA: Certamente... una trombetta e un contrabasso nel corridoio!
ONOREVOLE: Signora... ci si mette pure lei?
SIGNORA: Cari amici, giacché siete tanto gentili e carini... considerato ili< volete per fona che io resti qui con voi... cerchiamo di aggiustarci alla miglio tutti e tre...
TOTÒ: Ma sì... Bisogna essere pratici...
SIGNORA: Così... come capita capita... A voi non piace l’imprevisto?
TOTÒ: Eh... specialmente quando poi l’imprevisto si vede!
SIGNORA: E allora, se permettete... io vado a letto...
(Soggetto. Si preparano per passare la notte)
ONOREVOLE: La vostra idea di dividere in due tempi le sei ore di viaggio £ l'u nica attuabile! Però faremo così... Le prime tre ore di letto... le farò In, perché sono stanchissimo e, per giunta, devo parlare domani... Voi farete il secondo turno...
TOTÒ: Va benissimo. Io mi accoccolo qua e vi aspetto. Ma voi, le vostre tre ore fatele svelte svelte...
ONOREVOLE: Non fate lo spiritoso. Tre ore sono tre ore. Signora, chiedo si u sa, vado a letto perché sono stanco e poi... domani...
TOTÒ: ...deve parlare...
SIGNORA: Dovete parlare? E dove?
ONOREVOLE: Alla Camera, signora.
SIGNORA: Alla Camera? E perché? Cosa fate alla Camera?
TOTÒ: Suona il flauto...
ONOREVOLE: Si, suono il flauto! Ma cosa diavolo mi fate dire? Scusate, signora, io non suono il flauto. Sono un Onorevole.
SIGNORA: Oh, piacere... Quale onore...
ONOREVOLE: Grazie, signora buona notte, (si mette a letto come a soggetto)
SIGNORA: Venite qua, voi, vicino a me. Fatemi un po’ compagnia. Io, vedete, in treno non posso dormire... Specialmente stasera, vicino ad un simpaticone come voi... Su... Raccontatemi qualche barzelletta!
TOTÒ: Non ne conosco, signora.
SIGNORA: Vi piace la musica da camera?
TOTÒ: Oh, tanto! Ne vado pazzo. E voi?
SIGNORA: Io sono musicista. E voi ve ne intendete?
TOTÒ: Altro che! Figuratevi che ho il cugino d’un fratello d’un mio amico che suona l’organo...
SIGNORA: Non scherzate! Sentite se questo motivo vi piace, (accenna un motivo. Totò la segue. Via via fanno un baccano indiavolato. L’Onorevole protesta) Che noioso! Non si può neanche fare un po’ di musica!...
TOTÒ: Se se ne andasse ci farebbe proprio un gran piacere. Lasciate fare a me! Ho un’idea. Ora vedrete! Voi assecondatemi... (si mette cappello e cappotto dell’Onorevole, tira fuori la rivoltella. Spara ed urla) Ah, brutta vigliacca! Ti ho trovata! Ammazzo tutti! (soggetto. L’onorevole balza dal letto, si butta a pesce dal finestrino aperto. I due cantano a squarciagola).