Parolin Aiace

(Cagliari, 28 marzo 1920 – Roma, 19 novembre 2016) è stato un direttore della fotografia italiano.

Il primo contratto da direttore della fotografia arriva con il film Giorno per giorno disperatamente (1961), di Alfredo Giannetti, si afferma illuminando tutti i film di Pietro Germi, da Sedotta e abbandonata (1964) all'ultimo Alfredo, Alfredo (1972).

Negli stessi anni ha fotografato anche Spara forte, più forte... non capisco! (1966) di Eduardo De Filippo e Discutiamo, discutiamo di Marco Bellocchio, episodio inserito in Amore e rabbia (1969), nonché gli unici due lungometraggi firmati da Corrado Farina, Hanno cambiato faccia (1971) e Baba Yaga (1973), tratto dai fumetti di Guido Crepax.

Uno dei suoi film migliori è probabilmente Keoma (1976), un cult del genere spaghetti-western diretto da Enzo G. Castellari e una delle pellicole preferite del regista Quentin Tarantino.

Tra i suoi ultimi lavori figura Io sto con gli ippopotami (1979), di Italo Zingarelli: si ritira con il televisivo Requiem per voce e pianoforte (1993), di Tomaso Sherman.

Aiace-Parolin

Sono nato nel 1920 in Sardegna. Mio padre era un vicentino. Iniziai nel mondo del cinema nel 1934: ero meccanico per macchine da presa, prima alla Cines di Pittaluga e poi a Cinecittà.

“Risate di gioia” fu uno spasso. La lavorazione durò tre mesi. Qui Totò era in forma, non manifestò problemi per la vista. La Magnani voleva delle belle foto, fu preso come fotografo di scena Poletto. Il 40% del film fu girato di notte: a Piazza dei Cinquecento, all’Eur, ecc. La villa dei tedeschi era in realtà l’ambasciata tedesca, e ci concessero di girarvi anche gli interni, gli esterni a Piazza Cancelleria. Vi era una prima troupe che allestiva tutto il set al mattino, e più tardi arrivava Enzo Barboni che preparava per le luci, poi noi, ed infine, dopo due ore, arrivava Monicelli: si iniziava a girare quando non c’era più traffico, verso l’una di notte. Monicelli era deciso, severo, sui set non concedeva interviste. Anche Annarella non concedeva interviste durante la lavorazione. Lei si chiudeva nella roulotte, perché di notte faceva freddo. Gli unici che venivano sul set erano i “soliti” che venivano pubblicati nelle riviste specializzate di cinema. Fred Clark parlava solo inglese, Totò solo in napoletano. Ad Anzio girammo gli interni al “Paradiso”, dove furono collocati una colonna di specchi, e Totò non ebbe problemi alla vista. Ad Anzio, la Magnani girò per ben due settimane con un braccio ingessato. Sia le scene della pensione dove alloggiava Umberto Pennazzuto, cioè Totò, che quelle della casa di Gioia Fabbricotti, cioè Anna Magnani, furono girati in un negozio di parrucchiera sito sul fondo di via Marsala, con vista sull’Eur. La scena finale dell’alba, filmata una alba autentica, dopo aver deviato il percorso delle auto. Le scene in chiesa, girate in quella di Sant’Andrea Valle.

Nell’episodio “Le belle famiglie” Totò era a disagio per la vista, debole, non sereno. In particolare negli esterni al bosco, aveva terrore perché non riusciva a distinguere le distanze fra gli alberi, procedeva ad intùito.

Ho lavorato anche in altri films con Totò, in brevi sostituzioni di colleghi, o in seconde troupes, per esempio in “Uccellacci e uccellini” nel pezzo fotografato da Mario Bernardo.

Aiace Parolin


Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, 2 febbraio 2000