Tonti Giorgio

Operatore cinematografico, direttore della fotografia

Giorgio Tonti bio

Mio nonno materno era di origini francesi, di cognome Marlat, morto centenario (1888-1988). A Venezia sposò mia nonna, gran bella donna, una veneziana di nome Maria. A Venezia gestivano 4 grandi alberghi, ma, nonno si mangiò tutto... Mio padre, Aldo Tonti, è scomparso nel 1989, era figlio di un ferroviere. Dei suoi 7 figli, ci dedicammo al cinema in quattro. Il Luciano Tonti assistente operatore in “Totò al Giro d'Italia” era mio zio paterno; perché l’altro Luciano Tonti (B), è mio fratello, ed iniziò attorno al 1955-’56 con “i 4 dell’orsa maggiore” (se il film è questo allora iniziò nel 1952). Oltre a Luciano e me, l’altro è Toni o Tonino, Antonio. Mia sorella Daniela è segretaria di edizione. Con Totò ho lavorato come primo assistente operatore per una decina di film; mio padre Aldo ne avrà fatti una trentina! (Ne conto 6, perlomeno come direttore di fotografia) Erano i miei primi film. Da piccolo conobbi bene Bianca, prima moglie di Dino De Laurentiis, dalla quale divorziò perché non poteva avere figli. Entrambi poi si risposarono. Ci voleva talmente bene che la chiamvamo “zia Bianca”. Da ragazzo frequentavo Aurelio De Laurentiis. Da ragazzo vedevo i film di/con Totò a casa perché lui ne mandava una copia a papà. Io ero timido e non osavo avvicinarmi a lui,anche perché “i grandi” mi sconsigliavano di avvicinarmi ai divi, ma nel suo caso sbagliavano, perché era affabile. In quei 10 film, lavorai spesso con Enzo Barboni che era direttore di fotografia, spesso con la regia di Sergio Corbucci. Secondo assistente operatore era Renato Fait. Mi pare che in uno dei dieci fosse direttore di fotografia papà. Con Alvaro, Memmo e Sandro Mancòri non ho lavorato. Ricordo “Totò, Peppino e la dolce vita”, “I due marescialli”, “Lo smemorato di Collegno”, “ I due colonnelli”, “Gli onorevoli”, “Il giorno più corto”, “Il monaco di Monza”… No “Totò contro i 4” o “i 4 al commissariato” non mi risulta averlo fatto: feci invece “I 4 monaci”, ma qui Totò non c’era. “Lo smemorato di Collegno”: facemmo parecchi interni negli stabilimenti Titanus alla Farnesina. Poi una scena sul lungotevere; la scena finale al balcone girata in un paese vicino a Roma: Subiaco o Rieti o Palestrina, non ricordo; comunque, era il medesimo posto dove girammo tutti gli esterni de “I due colonnelli”. “Il giorno più corto”: le scene di guerra le girammo vicino a Manziana, poi De Laurentiis in persona montò materiale di collage tratto da una decina di altre pellicole. Non ricordo chi fosse tale “Rinchiusi”, che lei mi cita scritto nei titoli di testa de “Il monaco di monza”. Mi pare che uno dei due cavallerizzi,che controfigurarono Totò e Macario nel “totale” della cavalcata, fosse Enzo Maggio, figlio di Beniamino. Facemmo tanti provini per selezionare i 12 figli della Provvidenza: tante volte la macchina non era carica, per non sprecarne: se ne sarebbe usata più che per l’intero film! Circa “Gli onorevoli”: il condominio da dove Totò con la tromba lancia lo slogan: “Vota Antonio!” era un palazzo a Roma, con all’interno una biblioteca, nei pressi della ambasciata francese, vicno a Largo Argentina. De Laurentiis possiede un archivio incredibile su Totò! Oltre a Dino Valdi, Totò aveva due o tre cascatori: uno era Ettore Bevilacqua, che poi diverrà il massaggiatore di Fellini. Nel 1966 feci la meravigliosa esperienza di lavorare come fotografo in Etiopia.

Giorgio Tonti

Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, 26 ottobre e 4 novembre 1999