Totò e... Lucio Fulci

Un grande comico atellano

 

Antonio de Curtis spesso non sopportava la parte più crudele del “pubblico”, sempre pronta a far sfoggio di denti. Mi ricordo in macchina, io e lui — riferisce Lucio Fulci —, «fermati a Trastevere da un mucchio di gente che gli diceva: “Totò, facce ride’!”, e lui: “Non ne posso più, sapeste come non ne posso più! ”».


Totò è uno dei più grandi comici atellani del mondo. I critici hanno detto che era mal servito, ma non è vero, perché Totò doveva fare solo questo tipo di film. Il peggior film che ha fatto è stato proprio Uccellacci e uccellini perchè con la sua comicità non c'entrava niente. I suoi film veramente atellani son Miseria e nobiltà, Guardie e ladri, film semplici. lo l'adoravo, era un uomo squisito, tristissimo come tutti i comici.

Quando decisi di fare I ladri con Totò, dopo tanti film come aiuto-regista e tanti altri come sceneggiatore, Totò l'ha fatto per amicizia, per simpatia verso di me. Fu un film fatto senza una lira. Il produttore, quando firmai il contratto mi chiese: «Vuoi un anticipo?». Chiamò un usciere e gli ordinò di andare a comperare una cambiale da duecentomila lire.

Ci sono sempre meno film comici. La commedia all'italiana è un'altra cosa dal film comico. C'è solo Franco Franchi adesso che ha un tipo di comicità simile a quella di Totò. Ma gli altri attori italiani cosiddetti comici non sono comici, sono dei bravi attori e basta.

Lucio Fulci



Più che di Ponti per Totò a colori, bisognerebbe parlare di Ferrania: fu fatto infatti coi soldi della Ferrania, che pagò la pellicola del primo film italiano a colori a scopo promozionale. I primi giorni venne un ingegnere della Ferrania a dirci: "Guardate, le lenzuola devono essere azzurre, i riflettori devono stare là sopra", tant'è vero che fu il famoso giorno in cui la parrucca di Totò cominciò a fumare. "Ma come mai le lenzuola devono essere azzurre?", noi: "Non vi preoccupate, vedrete". E infatti in proiezione le lenzuola vennero azzurre. Nello sketch del vagone letto, io dovevo fare uno dello scompartimento accanto, che batte contro la parete perché non vuol sentire rumori. In realtà, io dovevo battere quando mi accorgevo che Totò allungava troppo certe cose, perché non si ricordava. Per Ponti fu un vero affare, perché il film gli costò pochissimo. Era un insieme di vecchi sketch di rivista di Totò, bellissimi, quello che costava era solo la pellicola.

Di L'uomo, la bestia e la virtù, io lo dissi fin dall'inizio che era un'operazione sbagliata. Lo sceneggiammo io e Brancati. Totò non lo voleva fare, ma aveva il contratto con Ponti e De Laurentiis e non poteva tirarsi indietro. Era una fissazione di Ponti. Non aveva mai funzionato in teatro, perché doveva funzionare in cinema? Costò un sacco di soldi, e non fece una lira. Con le grane e le rotture di scatole che ci furono nel girarlo, soprattutto per via del marito della Romance, che la troupe chiamava Pallesecche. E lei pure non scherzava. A Welles chiesi una volta:"Ma perché hai fatto 'sto film"? "Perché sono 'desperato'". Difatti era dovuto scappare da Hollywood dopo La signora di Shangai. Siccome il film fece perdere un sacco di tempo a tutti, Ponti non gli diede la prorata. Welles se la squagliò pochi giorni prima della fine della lavorazione. Non ne poteva più, continuava a scappare. Cominciò in quel periodo l'amore per la Mori, dopo i disastri con la Padovani in Otello.

Tra Welles e Totò i rapporti erano buoni. All'inizio Ponti diceva:"Che succederà con Totò?" e io: "Totò se lo magna dopo due minuti", e infatti nel film fu proprio così, e finì che Welles faceva la spalla a Totò, gli dava il pretesto per i suoi lazzi. Welles voleva recitare in italiano. Totò: "Meglio in inglese, lo capisco meglio!". Povero Totò. Mi ricordo in macchina, io e lui, fermati a Trastevere da un mucchio di gente che gli diceva: "Totò, facce ride'!"e lui:"Non ne posso più, sapeste come non ne posso più!". Era un personaggio triste, Totò. A Napoli, poi, girare con lui era impossibile.

Welles mi trascinava spesso con sé, in giro. La notte era capace di mangiarsi una quarantina d'arance. Aveva un appartamento a Napoli e da una parte c'era la Mori, dall'altra c'era lui che scriveva, lavorara tutta la notte sui film che pensava di poter fare. Girò addirittura un pezzetto di Mister Arkadin, allora, in mezzo a noi, proprio a Napoli. Una nottè prese il comando di una nave all'una, guidando lui personalmente, con Steno che ci aveva il mal di mare! Campava di arance. Una sera ne contai quarantasette, mi terrotizzava. Carico di debiti! Quando lasciò Napoli, scappando, le sue valige vennero messe all'asta. Welles sosteneva, per tornare a Totò, che fargli fare quel personaggio che lui definiva - mi ricordo benissimo perché scrisse una specie di relazigne per Steno su questo - "sinistro e ignobile", diceva che far fare questa parte a un comico come Totò era un errore clamoroso. Una relazione di sessanta pagine, in inglese, per Steno su questo film, che fu tradotta da una segretaria, e chissà se Steno ha conservato. E finiva dicendo: "Ma perché facciamo questo film?"

Franca Faldini e Goffredo Fofi


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 Lucio Fulci: il periodo dei mille generi

Lucio Fulci nasce a Roma, il 17 giugno del 1927.

Lucio FulciLa sua, sin dall’inizio, è una vita “condizionata” dai familiari, in particolare dalla madre che lo vorrebbe laureato... Ma Fulci ha un carattere molto particolare, e parecchio disordinato: non è chiaro, difatti, se abbia conseguito (come ha più volte sostenuto) la laurea in medicina o meno. Certo è che alcune conoscenze anatomo-patologhe verranno utilizzate per la realizzazione delle più impressionanti sequenze dei suoi futuri film splatter e gore (avallando quindi l’ipotesi che Fulci abbia comunque frequentato la facoltà). Dopo essere stato allontanato da casa, il giovane regista, come un disadattato, vaga per Roma; i suoi unici averi si limitano all’abbigliamento, peraltro molto “misero”: usa un maglione a due colori (verde fuori e giallo all’interno) che rigira quando vuole cambiare d'abito...

Il giovane Fulci è impegnato anche in politica (scrive addirittura alcuni volantini di “estrema sinistra”) e frequenta personaggi impegnati nell’ambito della pittura e della scrittura. Racimola qualche soldo presentando spettacoli di musica jazz (il suo vero amore, oltre al cinema). Conosce, ad una festa mondana (ma presentandosi malvestito e trasandato) la sua futura moglie Luisa Federici che ad un’amica aveva confidato, dopo averlo visto: “questo te lo regalo!”. Quando Fulci venne messo a conoscenza della frase le stette addosso a tal punto da ottenerne il fidanzamento…. che dura molto poco, a causa delle differenti estrazioni sociali (lei è una nobile borghese, lui uno squattrinato “ideologo”)…E’ certo che, dopo l’iscrizione al CSC (Centro Sperimentale di Cinematografia) di Roma, le sue frequentazioni con persone coinvolte nell’ambito dello spettacolo vanno ad intensificarsi. E, sempre in questo frangente, collabora con Il Messaggero in veste di critico (di cinema, arte e musica)…

Celebre è la stima, nutrita nei suoi confronti, riservata da alcuni grandi nomi dello spettacolo (deputati a giudicarlo all’esame di ammissione CSC) come Luchino Visconti (in veste di Presidente del Centro) al quale Fulci, interrogato su alcuni film, non esitò a dire che il regista aveva chiaramente realizzato Ossessione (1942) plagiando altri capolavori (in particolare Renoir). Ottenendo il risultato della promozione, con il massimo dei voti! Altri partecipanti alla giuria d’esame rispondono al nome di Antonio Pietrangeli, Pietro Germi e Michelangelo Antonioni…

Il primo periodo: Totò e Celentano

Lucio FulciCollaborando per una paga mensile di 50 mila lire con Visconti e altri registi, viene coinvolto nella realizzazione di alcuni soggetti che poi diventano sceneggiature e istituisce una stabile relazione con Steno (presentatogli dal regista Bolognini) per il quale aveva scritto una sceneggiatura (mai andata in porto, n.d.r.)… 

E’ proprio con Steno che Fulci conosce il celebre Totò, prima in veste di sceneggiatore di alcune sue pellicole (quindici in tutto), compresa quella del celebre film “pirandelliano” interpretato da Orson Welles L’Uomo, la Bestia e la Virtù (ma stando a tante altre testimonianze, il regista era anche impegnato “tecnicamente” sui set, tanto da guadagnarsi stima e fiducia non solo degli operatori del campo, ma anche dello stesso De Curtis), quindi come regista in quello che è il suo debutto ufficiale nel cinema: I Ladri (1959), sceneggiato da Nanni Loy e fortemente sostenuto dal Principe. ImageFilm disastroso al botteghino, che presenta Totò in un ruolo (commissario) decisamente inadatto, ma che già rivela alcuni “tagli” narrativi e stilistici che poi saranno chiari e definiti nel successivo inserimento nel genere thriller/horror. Come pure elementi di carattere “fantastico” sono inseriti nella sceneggiatura di Totò all’Inferno, dell’anno precedente. Sin dagli esordi Fulci manifesta una tendenza alla “ribellione” e all’anarchia (nonché all’indisciplina) declinando qualunque tipo di compromesso o connivenza con i Grandi Autori e rinunciando, quindi, ad atteggiamenti che sfociano nel servile; tanto che Visconti, dopo la sua prima regia, lo rimproverò dichiarando le sue deluse “aspettative”, proiettate verso un cinema più nobile e autoriale… Il debutto con il film I Ladri è da imputare alle necessità “alimentari” di Fulci (sorte a seguito del matrimonio) e al forte sodalizio tra il regista e Totò, che andrà ad incrinarsi qualche anno dopo, quando il Principe sospetta che Fulci abbia avuto rapporti con la bella attrice Franca Faldini, il suo grande amore…

Lucio Fulci

Lucio FulciPer un ampio periodo, nascosto dietro alle sceneggiature (o in veste di aiuto regista) dà il suo apporto a copioni ora drammatici, ora comici, ora storici ed appare (nei panni del vicino di Totò nel “vagone letto”) nel primo film italiano girato in technicolor: Totò a Colori (1952), di cui firma anche la sceneggiatura… ImageAnche dopo il debutto in regia continua a firmare interessanti sceneggiature come: Nerone ’71, Il Sangue e la Sfida, La Gabbia (dal cui prenderà spunto per portare sullo schermo la sua versione del soggetto intitolata Il Miele del Diavolo, 1986), Night Club, I Due Crociati e persino un film di Riccardo Freda: A Doppia Faccia (1969).Affronta poi un paio di musicarelli lanciando Adriano Celentano (e scrivendo i testi delle canzoni “Il tuo bacio è come un rock” e “24.000 baci”!) nel film I Ragazzi del Juke Box (1959), interpretato da Fred Buscaglione, Celentano ed il grande caratterista della commedia sexy (ma non solo) Mario Carotenuto; quindi replica il tema con il simile Urlatori alla Sbarra (1960)….E’ in questo periodo che Fulci tenta, addirittura, di iscriversi alla celebre trasmissione televisiva Lascia o Raddoppia in qualità di esperto di Proust: non verrà accolto perché parlare di Proust, dichiarato omosessuale, all’epoca era contro ogni logica televisiva (e non solo)….

Il secondo periodo: Franco e Ciccio

Lucio FulciIl 1962 rappresenta un’altra data fondamentale nella carriera (malvista dalla critica, ma amata dal pubblico) del regista: con il film Le Massaggiatrici Fulci inaugura una lunga, e proficua, collaborazione lanciando (come è ormai sua consuetudine) il duo Franco Franchi/Ciccio Ingrassia, una coppia conosciuta durante le frequentazioni (assieme ad altri intellettuali) dell’avanspettacolo e per la quale il regista inventa la consolidata (nel tempo) formula: Ciccio “il serioso” e Franco “lo sciocco”…

Nel secondo film imbastito sulle gag del duo comico, I Due della Legione, del medesimo anno, il cast comprende importanti nomi del cinema “di genere” italiano come Aldo Giuffrè e la bella Rosalba Neri, da lì a breve vera e propria icona del thriller/erotico all’italiana.Seguirà I Maniaci (1964) prima di inforcare la via “alternativa” del western, nel quale il regista profonde tutto il suo senso di pessimismo che ben è rappresentato da sequenze violentissime, per l’epoca, e da tematiche scomode e antisociali.   

Il terzo periodo: il West

Lucio FulciLe Colt Cantarono la Morte e fu…. Tempo di Massacro, datato 1966, è opera definita dallo scrittore Alberto Moravia con il termine “artaudiano”, termine di cui Fulci si appropria, in seguito, per definire il suo periodo horror, che raggiungerà l’apice con … e Tu Vivrai nel Terrore! L’Aldilà (1980).

Alla resa dei conti il Teatro della Crudeltà di Artaud è, in questo caso (come e ancor meglio nel periodo horror) congiunto con cognizione di causa. Si tratta, infatti, di uno dei migliori western italiani, ben interpretato da Franco Nero e Nino Castelnuovo; particolarmente crudo e valorizzato da una colonna sonora cui lo stesso regista dà un contributo.Gli altri due western diretti da Fulci (I Quattro dell’Apocalisse ’75 e Sella d’Argento ‘78) si mantengono sullo stesso piano narrativo amplificando, nel caso dell’ultimo film interpretato da Tomas Milian, l’aspetto crepuscolare e macabro…

Il quarto periodo: Lando Buzzanca

Lucio FulciCome già il 1959 (I Ladri) ed il 1962 (Le Massaggiatrici) erano state due date cardine ed indicative di una nuova “tipologia” (o genere che dir si voglia) affrontato e decodificato/stilizzato dal regista, arriva il 1968.In questo anno Fulci dirige Operazione San Pietro e nasce la sua collaborazione con l’attore Lando Buzzanca. Il film è derivato dal più celebrato Operazione San Gennaro (1966) di Dino Risi.Con l'attore vengono realizzate tre pellicole solo apparentemente prive di “significato” e spesso incanalate, in maniera impropria, nel calderone della commedia sexy…

All’Onorevole Piacciono le Donne (1972), con Laura Antonelli e Lando Buzzanca, è, se “letto tra i fotogrammi”, una satira politica che mira a denudare vizi e malcostumi tipici, radicati in atteggiamenti (spesso truffaldini) della corrente politica nota come Democrazia Cristiana. E già in questo film iniziano, per Fulci, le grane con la censura e i i tribunali (il regista viene citato da un parlamentare della DC identificatosi nel personaggio di Buzzanca, l’On. Puppis)… grane che si configurano, nella loro massima evidenza, come forme di immotivato accanimento nei confronti dell’autore; un atteggiamento che proseguirà con l’attacco a due thriller (Non si Sevizia un Paperino, ‘72 e Una Lucertola con la Pelle di Donna, ’71).

Il Cavalier Costante Nicosia, ovvero Dracula in Brianza (1975), oltre ad avvalersi di una buona serie di caratteristi (tra i quali Ciccio Ingrassia nel ruolo di mago “ciarlatano”) e di atmosfere prettamente oniriche e fantastiche, è una lampante denuncia contro il mondo imprenditoriale, filtrato attraverso gli occhi (lo sguardo) di un ipocrita ed egoista (nonché superstizioso) impresario del Sud, trapiantato al Nord e in forte carriera…. assimilato ad un vampiro su due piani: quello ironico e quello metaforico….

Lucio FulciAltra sexy – ma solo in parte - pellicola diretta dal nostro, spesso (purtroppo) dimenticata, è La Pretora (1976), dove Edwige Fenech si sdoppia nei “panni” (come sempre succinti) di una moralista pretora bacchettona e in quelli della di lei sorella, disinvolta ed attrice di fotoromanzi porno che sono la vera ossessione, e obiettivo di azioni censorie, cui la pretora dedica la sua esistenza….

Lucio Fulci

Variegata, inclassificabile, indipendente e difficilmente, dunque, confinabile in questo o quel genere, la filmografia di Fulci all’inizio degli anni ’70 stava per incanalarsi in quello stile (horror/thriller/splatter) che avrebbe segnato l’affermazione dell’Autore come “Poeta del macabro”, definizione coniata, sin dagli inizi del suo porcorso nei meandri dell’horror, dalla critica francese, paese in cui il regista ha trovato, sin da subito, una grande accoglienza (di pubblico e critica); poco dopo la sua notorietà divampa anche in Giappone dove, già nei primi anni ’80, a lui vengono dedicate retrospettive tematiche spesso incentrate sulla celeberrima “quadrilogia del terrore”; ma sarebbero dovuti passare ancora anni, in Italia, prima che il suo nome raggiungesse la meritata celebrità e soprattutto prima che la critica (che inizia a volgere un occhio di riguardo a questo “misogino” e strano autore grazie all’onestà intellettuale di Claudio Carabba) rettifichi alcune sue posizioni. Non si vuole ammettere sino in fondo, ancora oggi, l’influenza stilistico/narrativa “generale” che l’attività di Fulci (in 40 anni di carriera) ha imposto a buona parte della cinematografia italiana… ed estera.


Le opere


Riferimenti e bibliografie:

"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Totò, l'uomo e la maschera"- Franca Faldini e Goffredo Fofi
www.ildavinotti.com