TUTTOTOTÓ

(1967)

Tuttototo

Nell’aprile del 1966 viene formalizzato un contratto: Totò Tv, che poi diventerà Tutto Totò, sarà una serie televisiva costituita da dieci puntate di un’ora l'una, dirette da Daniele D’Anza e girate su pellicola bianco e nero a 16 millimetri. L’impegno non è formalmente con la Rai ma con la B.L. Vision, dai cognomi di Sandro Bolchi e Mario Lanfranchi: saranno loro a produrre la serie e pagare Totò, garantendo alla Rai sei telefilm composti da sketch vecchi e nuovi e quattro ‘speciali’ dedicati al Natale, alla Befana, al cinema e alla musica pop.

L’idea iniziale era per 15 episodi, ma solo 10 furono girati e uno risulta introvabile; il programma, a cui avrebbe dovuto collaborare Michele Galdieri, avrebbe spiegato e contestualizzato i numeri storici del repertorio di Totò, che sarebbero stati eseguiti davanti a un pubblico vero e confrontati con scenette più moderne scritte per l’occasione. La scomparsa di Galdieri nel novembre del ’65 ha ridimensionato il progetto ma per Totò è comunque un’occasione per tornare ai vecchi tempi.

Mentre ancora si stava girando Totò morì, e la serie rimase incompleta. La regia accreditata era di Daniele D'Anza, che girò i primi otto episodi. Mentre lavorava alla serie fu però costretto a girare lo sceneggiato Abramo Lincoln e lasciò la regia a Bruno Corbucci e Sergio D'Anza, i quali però, appunto, non riusciranno a terminarla.

Le dieci puntate vengono girate tra aprile e settembre 1966, con l’aiuto prezioso di Mario Castellani nel ricostruire sketch storici mai trascritti dopo la messa a punto teatrale: il vagone letto, il parrucchiere per signora, il numero del finto pazzo, la scenetta del manichino vengono riesumati con la speranza di traghettarli alle nuove generazioni. Antonio de Curtis partecipa alla lavorazione con un misto di gioia e di apprensione, firmando finalmente come co-autore gli sketch storici che in passato il cinema ha utilizzato senza dargliene credito. Negli episodi intervengono come comprimari e guest star Ernesto Calindri, Antonella Lualdi, Gino Cervi, Walter Chiari, Sandra Milo, Corrado Mantoni, Enzo Turco, Marisa Merlini, Ubaldo Lay, Gordon Mitchell; per le puntate speciali vengono registrate esibizioni musicali di Mina, Patty Pravo, Gianni Morandi, Nomadi.

Bolchi, Lanfranchi e D’Anza hanno consegnato il girato di Tutto Totò e i dirigenti Rai non sono affatto contenti. Pretendono di tagliare gag e battute, vorrebbero sopprimere personaggi, rigirare interi episodi. La serie fu presa di mira dalla censura, che impose molti cambiamenti ritardando le riprese: dovette essere rigirato interamente l'episodio Il tuttofare e fu imposto di modificarne parecchi altri. Probabilmente, senza questo allungamento dei tempi, Totò sarebbe riuscito a completare la serie. Lo sketch del wagon-lit, rifatto con Castellani e Sandra Milo, è stato riscritto in modo da salvaguardare la rispettabilità dell’onorevole Trombetta, costringendo Totò a filarsela dallo scompartimento subito dopo il parlamentare; lo sketch del parrucchiere per signora, all’interno dell’episodio Il tuttofare, deve essere rigirato — pare perché il personaggio del coiffeur interpretato da Castellani risulterebbe troppo effeminato. Totò protesta: “Non si può dir niente nel teleschermo, il gesto più innocente è temuto come uno scandalo”. Ma i dirigenti continuano a tagliare e la messa in onda, prevista per la fine del ’66, slitta a una data indefinita.

Ancora nel marzo 1967, poche settimane prima della morte dell’attore, la Rai protesta definitivamente l’episodio Totò a Natale, “inidoneo alle esigenze della serie dei programmi in oggetto”, trattiene in risarcimento una parte di quanto pattuito a Bolchi e Lanfranchi e chiede ancora rifacimenti agli altri tre speciali, Totò a Napoli, Totò ye ye e Totò ciak.

L’avventura televisiva di Totò si rivela una delle sue esperienze professionali più avvilenti: i copioni 'curati’ da Bruno Corbucci si limitano il più delle volte a diluire gli sketch ricostruiti da Totò e Castellani, le scenografie sono miserrime, la regia spesso assente (anche letteralmente: a volte D’Anza è costretto ad assentarsi e a lasciare ad altri la direzione); come operatore c’è un futuro premio Oscar, ma Vittorio Storaro è giovane e inesperto e offre una prova tecnica imbarazzante. Forse per il ritardo accumulato, o forse perché la Rai si vergogna del risultato, si decide infine di mandare tutto in onda in piena estate. Il principe per una volta fa sentire la sua voce: “Non posso assolutamente accettare che la Tv mi releghi nella stagione morta”. E ottiene almeno l’anticipo di un mese: la prima puntata viene annunciata per il 4 maggio 1967 sul primo canale nazionale.

La trasmissione fu replicata nell'Estate del 1978, in 2^ serata, su RAI 1. La sigla iniziale fu composta per l'occasione. Per la chiusura fu adottata invece Non c'e' più niente da fare di Bobby Solo, che, anche grazie ai passaggi in televisione, ottenne un grande successo.



In occasione del lancio della serie televisiva "Tutto Totò", il 4 maggio 1967, Sandro Bolchi presenta il primo episodio rievocando la figura del grande attore (scomparso da meno di un mese) insieme agli scrittori Cesare Zavattini e Achille Campanile, nonché con il regista Daniele D'Anza, autore delle nove puntate.


Partitura originale “Non c'è più niente da fare”, cantata da Bobby Solo nella sigla finale della serie televisiva Tuttototò, 1966

D.: Lei ha registrato per la TV una serie di dieci trasmissioni, ma da tempo non le mandano in onda: non potrebbe essere un ritardo causato dalla censura?
R.: «La censura televisiva è terribile: abbiamo tolto qualche cosa, qualche battuta un po’ forte; abbiamo aggiunto qualche altra... potabile...»
D.: Lei pensa che tutto quello che censurano sia censurabile?
R.: «No. Ma lì vi sono dodici funzionari; ognuno trova qualcosa da ridire e allora vengono censurate anche dieci o dodici cose per volta».
D.: Ma che cosa viene censurato?
R.: «Alla televisione censurano delle cose che non c’entrano affatto con la censura! Io, per esempio, facevo uno starnuto in mano alla mia «spalla»; questo ha disturbato uno dei funzionari. Questo non dovrebbe essere censurabile perché poi vediamo alla televisione stessa, in un altro sketch con altri attori, che c’è uno che sputa nell’occhio ad un altro. Beh? Lo starnuto era finto mentre lo sputo è vero!... C’è il liquido!».


Così la stampa dell'epoca

Tuttototò, l'ultima fatica per la televisione



Nel luglio scorso, dopo quindici anni di rifiuti, Totò accettò di debuttare in TV con un'antologia in dieci puntate dei suoi sketch più famosi. Oggi, alla vigilia dell'esordio, fissato per i primi di gennaio, se ne dichiara amaramente pentito. I catoni di via Teulada hanno il taglio facile, ma stavolta, a sentire Totò, hanno passato il segno. [...] Hanno decimato le battute, mutilato le gag, soppresso i sottintesi, anche i più castigati, anzi solo quelli perché a eliminare dal testo ogni allusione, che non fosse più che innocente, ci avevano già pensato gli autori [...].
Gli sketch hanno perduto il 50% della loro comicità. Confezionati con tutte le spezie, gli aromi e le salse per far ridere gli spettatori, minacciano ora di farli sbadigliare. Totò li aveva scelti dal suo repertorio e adattati per la televisione tenendo conto del pubblico al quale essa si rivolge. S'illudeva di esserci riuscito e invece ecco che i censori li hanno ridotti a polpettoni scuciti e inanimati [...].
Nei giorni scorsi Totò e il regista Daniele D'Anza si sono incontrati, anzi scontrati, con i dirigenti della televisione per indurli a limitare le amputazioni e a ridiscutere i testi. Ma, almeno fino a questo momento, senza risultati, mentre continua l'opera di «bonifica» dei censori.
Delle dieci puntate [...] quasi tutte, quale più, quale meno, sono passate sotto la mannaia dei revisori. In una, intitolata Attilio il parrucchiere e imperniata su candidi giochi di parole, il nome Attilio è stato soppresso per timore di offendere i barbieri che portano quel nome.

Roberto Gervaso, "Totò è pentito d'aver ceduto alla TV", «La Domenica del Corriere», n. 51, 18 dicembre 1966


Totò era piuttosto scettico nei confronti della televisione, tuttavia ne seguiva abitualmente i programmi, sforzando gli occhi malati. Sa com'è, nella vita si finisce con l'amare anche l'orrido. Dopo lunghe incertezze, si arrese di buon grado alle nostre pressioni. All'inizio del lavoro mal sopportava i vincoli inevitabili della televisione. «Non si può dir niente nel teleschermo», protestava, «il gesto più innocente è temuto come uno scandalo». Non erano tutti, sa, gesti innocenti. Poi Totò si rese conto delle profonde differenze esistenti fra la TV, che va in tutte le case, e il cinema o l'avanspettacolo; la polemica si esaurì. Devo dire che la censura era orientata a largheggiare con lui, considerando la sua statura. Abbiamo perfino potuto includere lo spogliarello, o quasi, di Sandra Milo nello sketch del vagone-letto. S'è dovuto rifare un solo episodio, quello del parrucchiere effeminato, in cui però la parte incriminata non era di Totò ma della sua «spalla».

Daniele D'Anza, 11 maggio 1967


Fui io ad avere l'idea di quel programma, e mi dispiace parlarne male… L'unica cosa buona di quella trasmissione è stata che Totò non fece in tempo a vedersi sul piccolo schermo, altrimenti si sarebbe guastato il sangue dalla rabbia. Ma ancora una volta avrebbe dovuto incolpare soltanto se stesso, la sua apatia, la sua mancanza di fiducia negli uomini. Era convinto che della sua arte non sarebbe rimasto niente, perché questo è il destino degli attori, e ritenne inutile affaticarsi per smentire il suo fondamentale pessimismo. Del resto, lo interessava solo il teatro vero, quello che lui inventava sera per sera davanti al suo pubblico: nel cinema e nella televisione vedeva unicamente delle macchine per far soldi, per pagarsi i suoi vizi e la sua dorata tristezza di principe venuto al mondo in un secolo sbagliato.

Mario Castellani


Foto di scena e immagini dal set


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • Roberto Gervaso, Totò è pentito d’aver ceduto alla tv, “La Domenica del Corriere”, n. 51, 18 dicembre 1966
  • Daniele D'Anza: ho diretto Totò fino agli ultimi giorni, «Oggi», anno XXIII, n.19, 11 maggio 1967
  • Daniele D'Anza, "Radiocorriere TV", 30 aprile 1967
  • Daniele D'Anza, Ho diretto Totò fino agli ultimi giorni, «Oggi», 11 maggio 1967
  • Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 19, 7 maggio 1967
  • «Radiocorriere TV», anno XLIII, n.41, 9-15 ottobre 1966