Angelini Cinico (Cinico Angelo)

Cinico Angelini bio

Nome d'arte del direttore d'orchestra Angelo Cinico (Crescentino 1901 - Roma 1983). Maestro direttore d'orchestra. (1)

E' stato legato alla cantante ed attrice bolognese Nilla (Adionilla) Pizzi. Attivo già durante la Seconda guerra mondiale dirigendo orchestra dalla sala Gay di Torino.



C'è un servizio fotografico alla "Parata di canzoni" (Rubrica radiofonica a Torino?) dove, fra gli altri, è accanto ad Antonio de Curtis Totò.

Gennaio 1954 a Sanremo, in occasione del 4° Festival della Canzone italiana, dirige l'orchestra per l'esecuzione di Achille Togliani del brano di De Curtis Antonio "Con te".



Perlomeno nell'estate 1948 ha ricevuto la Maschera d'Argento per attrazioni musicali.


Galleria fotografica e rassegna stampa

1941 Canzoniere della Radio Cinico Angelini
«Il Canzoniere della Radio», 15 settembre 1941

1949 Assi e stelle della Radio Cinico Angelini intro

Cinico Angelini è nato a Torino quarantasette anni or sono. Squisito e istintivo temperamento d'artista, si sentì portato fin da ragazzo verso la musica e la pittura e studiò contemporaneamente e con uguale passione le due arti, alternando il violino e il pennello. Ma la musica finì per avere il sopravvento.

Angelini era poco più che ventenne quando formò una propria orchestra: una orchestra piccolissima, solo un quintetto di appassionati, ma che riuscì ben presto a farsi apprezzare per la precisione e la cura delle esecuzioni. Da allora la sua orchestra è andata sempre moltiplicandosi, perfezionandosi, arricchendosi di nuovi impasti musicali, di nuovi effetti, ma sempre conservando l’inconfondibile stile del suo artefice.

«Assi e stelle della Radio», 1949


1953 09 20 Epoca Cinico Angelini intro

Il beniamino dei radio ascoltatori si è sposato segretamente con una maestrina milanese, sua ammiratrice.

Torino, settembre

Un un giorno d’autunno dello scorso anno, un gruppo di operai specializzati prendeva in consegna l'appartamento situato al quarto piano di via delle Rosine 2, a Torino. Il palazzo di recente costruzione è amministrato in condominio e si trova al centro di un quartiere che durante la guerra fu quasi letteralmente distrutto da un’incursione. Nella stessa zona si trovano la Mole Antonelliana, oggi decapitata, gli auditori della RAI. l’Università e gli argini del Po.

Gli uomini erano guidati da un’elegante ragazza in tailleur grigio che aveva la sicurezza e i modi di un architetto, e un accento volu-t a m e n t e lombardo. Anzi, quando il capo degli operai non afferrava subito un'idea, la donna ne ripeteva i punti essenziali in milanese, traducendoli subito in italiano. L’effetto era immediato: non c’è possibilità di equivoco tra persone che si parlano con i rispettivi accenti casalinghi, specialmente quando il colloquio riguarda una vicenda artigiana.

«Perbacco, lei sa quello che vuole!» le disse a un tratto il capo. La ragazza lo guardò riconoscente e, come sciogliendosi dal riserbo sui suoi affari privati, rispose:

« Non può essere che così ! Sono anni che immagino il mio appartamento di sposa!».

Il fidanzato arrivò più tardi e approvò le sue disposizioni. Era la prima volta che gli capitava di non trovare stonature: la orchestrazione della sua futura vita matrimoniale Io trovava consenziente. Anche lui, il maestro Angelini, da molti anni viveva di questa attesa: gli premeva soltanto che la cosa avvenisse nel più assoluto segreto, soprattutto per non creare turbamenti e curiosità nella massa di aficionados che ogni giorno lo ascoltano e gli scrivono.

1953 09 20 Epoca Cinico Angelini f1
Il signor Angelo Cinico, conosciuto dagli ascoltatori della radio come maestro Angelini, sulla porta del suo appartamentoi, in via delle Rosine, 2 a Torino, con la moglie Guglielmina Sanvito.

E il segreto è stato mantenuto. Come, non saprei dirvi. Il 2 aprile successivo, verso le sette del mattino, una fuoriserie azzurra usciva dal garage che affianca la sede radiofonica di via Montebello e imboccava l'autostrada per Milano. Angelini era al volante. Aveva un soprabito grigio ed era senza cappello, mentre grossi occhiali neri gii occupavano parte del volto. Col Maestro viaggiavano due signori in abito scuro, uno dei quali continuava ad osservare con evidente apprensione le lancette del tachimetro. Alle porte della metropoli, Angelini rallentò e i suoi compagni di viaggio respirarono.

Erano le nove. Il Maestro parcheggiò la macchina nei dintorni di piazza del Duomo e, senza levarsi gli occhiali, rialzando anzi il bavero del soprabito, guidò i suoi accompagnatori in municipio, Qui la fidanzata attendeva, elegantissima in un tailleur azzurro della Marucelli con stola di visone e cappello blu scuro, arricchito da una veletta dello stesso colore della stola. Accanto a lei erano due uomini, che salutarono distintamente, quasi con circospezione, i nuovi arrivati. Le sei persone salirono in silenzio le scale del municipio, e un commesso pregò il gruppo di attendere in anticamera.

«C’è un po' di lavoro questa mattina» disse il commesso. Trascorsero cinque minuti, poi una porta si aprì e una coppia sorridente infilò le scale. Poco dopo, Angelini e i suoi compagni erano alla presenza dell’ufficiale di Stato Civile. Questi svolse i preliminari d’uso, controllò l’identità delle persone ch’e-rano davanti a lui, e diede avvio alla cerimonia. Lo sposo aveva un nome che non diceva nulla agli orecchi del funzionario: Angelo Cinico, nato a Torino, di professione musicista. La sposa, Guglielmina Sanvito, risultava abitante a Milano, in via Mario Pagano, nel popoloso quartiere Magenta.

Dopo il discorsetto di prammatica del funzionario, il gruppo si dirigeva in automobile verso Santa Maria degli Angeli. Qui, le pubblicazioni affisse all’albo della chiesa non avevano richiamato curiosi. Il cognome dell’uomo, che da ventanni s’identifica con la musica leggera italiana attraverso il filtro di un celebre pseudonimo, era passato inosservato. In chiesa c'erano soltanto pochi fedeli in preghiera che guardarono distrattamente la coppia e il gruppo dei testimoni.

Concluso il rito, Angelini pilotò moglie e amici in un bar nei pressi della stazione Nord. La signora Mimma prese un cappuccino e un paio di brioches. Il Maestro e gli altri, in una saletta appartata, bevvero il vermout. Prima di mezzogiorno, la fuoriserie azzurra infilava la strada per Genova, dove la coppia giungeva alle due. Rapida colazione in un ristorante del centro, quindi corsa fino a Rapallo. Due giorni dopo, alle nove precise, il Maestro era in auditorio, a Torino.' davanti alla sua orchestra, con la quale leggeva le partiture di «Dove? Quando?», la vecchia e indimenticabile canzone di Rodgers.

Nulla era trapelato dell’importante avvenimento. Il piano segreto a-veva funzionato anche nei dettagli. Nelle settimane successive, mentre i due sposi completavano l’arredamento della loro casa, alcuni giornali riprendevano con misteriosa sincronia alcuni vecchi e piccanti motivi, arricchiti di pepe nuovo. Tra l’altro si diceva che Nilla Pizzi e Gino Latilla, i cantanti dell’orchestra Angelini di cui si erano date prossime le nozze, avevano rotto il fidanzamento. Era probabile che i due, dopo il disaccordo, si allontanassero dall’orchestra, ognuno per proprio conto. Ma la domanda più scottante di qualche giornale riguardava i sentimenti d’Angelini: quale sarebbe stata la nuova vicenda, se per il Maestro non c’era amore senza Nilla?

Marito e moglie, nell’intimità della loro sala di soggiorno stile Impero, seguivano con interesse le intemperanze dei giornali e sorridevano su questa ansiosa ricerca 'di motivi frizzanti, che diventavano di volta in volta ingiuriosi, volgari, perfidi, e comunque erano sempre di pessimo gusto. Ritornavano in onore i vecchi schemi scandalistici, impostati su una inesistente rivalità amorosa tra persone che ormai s’ignoravano, salvo rapporti di dipendenza e di lavoro. Qualcuno prevedeva che, dopo la lite con Latilla, la cantante bolognese, finalmente libera, sarebbe ritornata al Maestro che le aveva dato uno stile e una personalità.

Il segreto della sposa

La signora Mimma, che si è assunta il ruolo di segretaria, mostrava al marito i ritagli contenenti quella ridda di notizie gratuite. Il segreto, voluto per ragioni di opportunità familiare, ma soprattutto per non costringere editori, compositori, parolieri, colleghi, artisti a partecipare di persona o con dei regali all’avvenimento, minacciava di diventare troppo pesante. Secondo Angelini, era necessario rendere subito nota la nuova situazione, ma la signora Mimma non era dello stesso parere. Secondo lei, non era saggio provocare reazioni finché la casa non fosse completamente a posto: doveva essere cambiato il cinz della sala di soggiorno; la grande discoteca per 100.000 dischi da collocare in sala da pranzo era ancora in lavorazione; lo specchio rettangolare della sala da pranzo, lungo tutta una parete, sarebbe arrivato a fine agosto, e pure in arrivo era la cucina americana che avrebbe permesso d’invitare a colazione amici e nemici.

La padrona di casa voleva essere in grado di accogliere ospiti e visitatori con la distinzione e le possibilità di una vera signora. Soprattutto non aveva ancora trovato una nuova cameriera che sapesse servire il pranzo con naturalezza e grazia sorridente. La giovane donna ch’era riuscita a far staccare il Maestro dai vecchi mobili, dalle vecchie e polverose poltrone, da tutti i ninnoli e le suppellettili che denunciavano antiche presenze, rinnovando l’uomo anche spiritualmente come se avesse riacceso in lui la fiamma della prima giovinezza, questa donna bella, sollecita, amorosa e un tantino caparbia nella sua eleganza casalinga, voleva che la bomba scoppiasse in un momento scelto da lei.

Angelini accondiscese. Le voleva troppo bene per decidere secondo le vecchie abitudini: cioè, soltanto con la propria testa. Le disse che avrebbe chiesto una licenza e che sarebbero partiti, finalmente, per il loro vero viaggio di nozze. Mimma, questa volta non ebbe esitazioni, e i due si rifugiarono all’Alpino, una località montana che domina il Lago Maggiore. Rimasero assenti più di un, mese, e, al ritorno, entrambi s'accorsero di essere stati felici.

Storia romantica

Venuto il momento, decidevano di comunicare ufficialmente la loro nuova posizione civile e si ricordarono di un vecchio amico giornalista, che accorse subito e che ora spiega come sono andate le cose. Angelini ha conosciuto Mimma Sanvito nell’auditorio della Fiera di Milano, nel 1950. Era una sua ammiratrice e, dopo una trasmissione, gli aveva chiesto un autografo. L’anno successivo, nuovo incontro ad Alassio durante i bagni, presente la mamma, il papà, medico condotto a Gallarate, e il fratello di Mimma, studente d’ingegneria al politecnico di Milano. Nel 1952, terzo incontro, sempre ad Alassio. Scocca la scintilla e il Maestro, per la prima volta, le parla di matrimonio.

La famiglia di Mimma, di rigidi principi, legata a pregiudizi e consuetudini che si scontrano col passato del Maestro (celebre è la canzone di Angelini Un angelo dal ciel dedicata alla sua prima moglie, Clara, e la fantasia popolare ha arricchito inverosimilmente i suoi rapporti con Nilla Pizzi), faceva marcia indietro e non dava il proprio consenso al matrimonio. Particolarmente la mamma, una buona e distinta signora della borghesia milanese, non voleva accettare la circostanza che la figlia unisse la propria sorte a quella di un artista, sia pure famoso. Ma ciò non poteva cambiare il progetto di Mimma: ed ecco uno dei motivi della clandestinità romantica del matrimonio.

Sono andato a trovare i due sposi nella nuova casa. Nitore e serenità ovunque, e ovunque trionfo di fiori. Mimma è una perfetta padrona di casa. Possiede il diploma magistrale, ma non ha mai esercitato. Ha un debole per i quadri d’autore, e nella sua sala da pranzo, alla quale si accede attraverso un salotto di velluto verde, incontro un Fattori di pregevole fattura. Mimma è stata miss Varazze e, recentemente, arrivata a Cinecittà col marito, si vedeva fatta segno a bizzarre proposte: tra le altre, quella d’interpretare una parte di cantante in un film con la voce fornita da Nilla Pizzi. Luigi Emmer insisteva perché si sottoponesse a un provino. Da ultimo si scoperse che Mimma aveva pure una bella voce.

Come nella favola, la moglie di Angelini rispondeva che il suo proposito era quello di fare solo la moglie, e non vide l’ora di ritornare a Torino dove l'aspettava il mobiliere per cambiare quel famoso cinz nella camera di soggiorno.

I.S., «Epoca», anno IV, n.155, 20 settembre 1953



Riferimenti e bibliografie:

  • «Assi e stelle della Radio», 1949
  • Simone Riberto, alias Tenente Colombo
  • (1) Enciclopedia Treccani
  • «Il Canzoniere della Radio», 15 settembre 1941
  • Immagini fotografate dalle pag 24 e 25 del epriodico "GRAZIA" N° 835 per 17 febbraio 1957.
  • Articolo dal Radiocorriere TV, n.1, 1961
  • I.S., «Epoca», anno IV, n.155, 20 settembre 1953