LA MALATTIA AGLI OCCHI

Io ho sempre reagito ai colpi bassi della vita con forza d'animo e molta filosofia, ma questa volta è stata una prova davvero dura.


I primi sintomi delle difficoltà visive, Antonio de Curtis iniziò ad averli appena quarantenne. Nell’estate del ’38 infatti, mentre si trovava in vacanza a Viareggio, accusò un abbassamento di vista a un occhio; successivamente i medici diagnosticarono un distacco di retina e decisero di operare. Ma la sua assurda gelosia coniugale gli giocò un brutto scherzo. Antonio,  in clinica dopo l’operazione, entrambi gli occhi bendati, ha Diana sempre accanto al suo letto; a un certo punto la sente alzarsi, allontanarsi un momento, lui s’insospettisce, si allarma, vuol vedere dove sta andando, arriva a togliersi la benda... Annullati in un attimo i benefici dell’intervento, l’attore viene sottoposto a una seconda operazione che non servì a nulla: perse definitivamente la vista dall’occhio sinistro. Il dramma ebbe ovvie ripercussioni sull’attività teatrale del comico e sulla messa a punto del suo secondo film ma la cosa venne tenuta segreta. Un giornale dell’epoca accennò solo a una generica “lunga malattia” che avrebbe tenuto l’attore “lontano da ogni attività artistica”. Antonio non rivelò a nessuno la natura della sua infermità, temendo che un attore mezzo cieco non venisse considerato affidabile sulla scena, e perciò si comportò come se nulla fosse, facendo finta di avere due occhi perfettamente funzionanti, costringendo a recitare anche nella vita.


1957 05 23 Tempo Malattia A prescindere 1957 05 19 L Europeo Malattia occhi
«Tempo», 23 maggio 1957 «L'Europeo», 19 maggio 1957

La cecità però lo colse nella primavera del 1957, durante la tournée di "A prescindere" che aveva segnato il suo ritorno al teatro dopo un'assenza di sette anni. Al Sistina di Roma, quando si era affacciato in scena la sera del debutto, il pubblico lo aveva accolto con tre minuti e quarantadue secondi di applausi cronometrati e lui, in fracchesciacche e una valigia in mano, si era appoggiato al sipario commosso e nella voce bassa e smozzicata che dopo un attimo avrebbe cangiato in quella di Totò aveva mormorato più volte grazie, con le labbra che gli tremavano.
Il teatro era la sua vita, il suo ambiente naturale, ci si muoveva a suo agio quanto un animale rimesso in libertà. E per il teatro nutriva un sacro rispetto tanto che, quando attraversava il palcoscenico per raggiungere il camerino all' ora o al termine dello spettacolo, immancabilmente, secondo un antico costume artistico, si toglieva il cappello "perché", diceva, "per l'attore il palcoscenico è un tempio e non si attraversa un tempio fregandosene da maleducati" .
Era istintivo. Non provava i suoi sketch che negli ultimi due giorni precedenti il debutto, lasciava che gli attori per allenarsi li ripetessero con la sua spalla, poi ogni sera li modificava un poco secondo l'inventiva del momento e lo stato d'animo del pubblico, tanto che spesso nascevano brevi e via via assumevano la corposità di un atto unico. Ai componenti la compagnia dedicava un interessamento quasi paterno, approfondiva i loro problemi umani, li trattava con grande rispetto e non ammetteva alzate di voce per redarguire qualche trasgressore. Spesso la sera, a sipario calato, li ospitava tutti a casa.

Nel febbraio di quell'anno, quando la rivista andava a gonfie vele al Nuovo di Milano, fu colpito da una broncopolmonite virale curata in fretta e furia con dosi massicce di antibiotici e una degenza di quattro giorni in un appartamento dell'Hotel Continental, mentre Remigio Paone, che era il suo impresario preferito di quella e di tante riviste celebri del passato, si aggirava nella hall come un corvo a stecchetto che deve rinunciare a un lauto pasto, supplicando i medici di accelerare i tempi. Il teatro era venduto al completo per un paio di settimane, fosse stato per lui lo avrebbe spedito in scena anche semicadavere. E poco ci mancò, perché il terzo giorno di degenza tanto fece e disse che egli si levò dal letto febbricitante e rintronato, raggiunse il Nuovo, si truccò grondando sudore freddo, e quando per i camerini riecheggiò il classico Cinque minuti, avviandosi in quinta ebbe un collasso e lo spettacolo venne sospeso.

I medici gli avevano prescritto un minimo di convalescenza di quindici giorni. Il virus broncopolmonare non era del tutto sgominato, a evitare ricadute e danni si rendeva necessaria questa ulteriore cautela. Per Antonio fu una tegola in testa. Ci rifletté fino all' alba, poi, sfinito e angosciato, tirò le sue conclusioni. Con quella ulteriore sospensione la tournée sarebbe zompata per aria. E come avrebbe sbarcato l'inverno la gente della compagnia, a stagione più che iniziata, senza lavoro o paga? Erano tutti individui che vivevano della loro fatica, no, non se la sentiva di infliggergli quel colpo a tradimento, era stato anche lui un pesce piccolo e i disagi del conto non pagato alla pensione o alla bettola gli si erano scolpiti nella memoria. Quindi, al diavolo le raccomandazioni, curarsi è un lusso che non debbono pagarti gli altri, sarebbe tornato al lavoro, era il capocomico, aveva la responsabilità di quelle persone che non campavano d'aria.

E così, vincendo gli intimi timori, le obiezioni cliniche e lo sforzo fisico, terminò la piazza di Milano e partì per una serie di debutti in provincia. Biella, Bergamo, San Remo. Fu qui ché avvertì le avvisaglie di quanto stava per accadergli. Festeggiavamo, dopo lo spettacolo, il matrimonio di due ballerini di "A prescindere", Sandro e Josey, a cui aveva donato una 500 perché "vi siete conosciuti, amati e uniti in mano a me e spero che scarrozzerete a due per il resto delle piazze e della vita".
Guardandosi attorno per il locale mi sussurrò: "Strano, vedo ballare le pareti e i tavoli, oscillano come se fossi sbronzo fradicio, eppure non ho bevuto niente". All'uscita, lo stesso fenomeno gli si ripeté con i palazzi. Il giorno dopo si recò da un oculista che attribuì la manifestazione agli antibiotici e alla debolezza, e prescrisse un ricostituente e delle vitamine.
Anziché diminuire, il fastidio si accentuò. A Firenze, dove il teatro crollava per la calca e ogni sera il pubblico ritrovava un Totò parossistico e disarticolato, diceva che quel disturbo gli dava un senso di maretta e mi pregava di leggergli i quotidiani poiché le righe gli si accavallavano.

Antonio divenne cieco in scena, sulle tavole del Politeama a Palermo, vestito da Napoleone, a tre passi da me che gli ero accanto nello sketch del cocktail party poiché, per uno di quei rari casi del destino che nella necessità ti fanno trovare fisicamente vicino a chi ti è caro anche quando proprio non dovresti esserci, da circa un mese avevo accantonato la mia veste borghese di compagna indossata circa tre anni prima per seguirlo, e sostituivo la soubrette Franca Mai infortunatasi nelle piroette di un ballo. Al nostro fianco, c'erano Franca Gandolfi, non ancora signora Domenico Modugno, Elvy Lissiak ed Enzo Turco.

Notai che batteva le palpebre come per togliersi un corpo estraneo dagli occhi e voltava per un attimo le spalle al pubblico guardandosi attorno con le pupille sbarrate. Poi, sottovoce, pacato, con quel tono impercettibile con cui in scena, tra una battuta e l'altra, ci si comunica a volte i fatti propri, mi disse: "Non ci vedo, è buio pesto". Nessuno se ne accorse in sala. Accelerando i tempi, tagliando battute, con una vitalità selvaggia scaricò se stesso in una mimica frenetica che fece delirare il pubblico e, tra le ovazioni di un teatro impazzito che gli urlava "Totò, si 'na muntagna ri zuccaru", si avviò ad intuito verso le quinte mentre il sipario si chiudeva lento, per ritornare più volte sul proscenio a ringraziare la platea, le file di palchi e il loggione neri di folla e illuminati a giorno che lui, però, non distingueva più. Da quel momento e per oltre un anno fu notte piena.

Tornammo a Roma tra la curiosità morbosa dei passeggeri sul traghetto che avevano appreso la notizia della sua disgrazia dai quotidiani, i lampi crudeli dei fotografi e il tatto di cacciatori di autografi che, allontanati a forza, gli sbottavano in faccia un "Ma allora è vero che è proprio cieco." Pianse al rientro a casa, quando non riuscì ad afferrare la mano tesa del personale e a vedere Gennaro che dal trespolo gli volava incontro. Poi non pianse più. Si rintanò nella sua stanza e lì rimase, tra letto e lettuccio, le serrande abbassate sul sole di primavera, per mesi e mesi di oscuro isolamento.

Franca Faldini

I pareri degli specialisti, ieri e oggi


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Che tipo di malattia è quella che ha colpito agli occhi il comico Totò? Quali conseguenze potrà avere per il popolare attore? Potrà guarire e continuare nel suo lavoro?

(V. E., Empoli)

I giornali hanno riferito che la prima causa del male che ha colpito Totò sarebbe una broncopolmonite curata con antibiotici, alla quale seguì una emorragia retinica all’occhio sinistro. Ci troveremmo allora in presenza di una coroidite settica localizzata al polo posteriore del bulbo oculare sinistro che, di per sè, può essere causa di una atrofia della retina localizzata purtroppo nella parte più sensibile della retina stessa e capace, quindi, dj sottrarre ai malato la visione centrale: ossia quella con cui fissiamo gli oggetti che più ci interessano.

Queste conseguenze potrebbero essere aggravate qualora l’occhio fosse miope e quindi avesse altre alterazioni localizzate purtroppo anch’esse al polo posteriore dell'occhio nella posizione media della retina.

Se queste sono le alterazioni che hanno colpito Totò, la prognosi è certamente riservata perché alle cure locali dovranno essere aggiunte cure generiche. Di solito in tali alterazioni, alla causa infettiva generale, che in questo caso sembra doversi ricercare nella cura con antibiotici, si aggiungono alterazioni circolatorie, specialmente delle arterie e dei capillari. Ne consegue pertanto che su questi tipi di malattia influiscono tutte le altera-
zioni circolatorie generali ed anche le manifestazioni che si accompagnano generalmente dopo i 60 anni.

Se le cose stanno nella maniera predetta e la lesione è limitata a pochi elementi retinici e se l'andamento della malattia, come noi ci auguriamo, avrà dei caratteri estremamente benigni è da pensare che i suoi esiti potrebbero permettere ancora a Totò di ricalcare le scene, anche se la visione centrale fosse perduta. Nei casi favorevoli infatti la visione ambientale rimarrebbe bastante, a nostro avviso, per permettere al popolare attore di continuare il suo lavoro.

Emilio Raverdino
Primario Oculista dell'Ospedale Maggiore di Milano

«Epoca», anno VIII, n.345, 12 maggio 1957


Tesi di laurea del Dott. Andrea Maria Costanzo - "La malattia oculare di Totò ed il rapporto con la sua arte"


Così la stampa dell'epoca

Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1959

Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1959 Totò Chiunque di voi, in qualsiasi città d'Italia, può essere interpellato, passando per la strada, da un nostro cronista, il quale vi chiederà se avete qualche curiosità che ITALIA DOMANDA si affretterrà a…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 181
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Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1957

Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1957 Totò «Il Messaggero», 6 gennaio 1957 «Momento Sera», 12 gennaio 1957 Napoli, 14 gennaio. Il principe Antonio de Curtis (Totò) ha smentito la notizia, pubblicata da parecchi giornali, che egli avrebbe chiesto al…
Daniele Palmesi, Federico Clemente 682
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La malattia agli occhi: Totò migliora e pensa a un Festival di “canzoni in salotto” La musica leggera è diventata il "pallino" del popolare comico napoletano che sta ora trascorrendo un periodo di riposo per rimettersi dalla malattia agli occhi. Il…
Maurizio Costanzo, «Sorrisi e Canzoni TV», anno VIII, n.33, 16 agosto 1959 534
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La malattia agli occhi: sono sempre Totò e tornerò a farvi ridere

La malattia agli occhi: sono sempre Totò e tornerò a farvi ridere In questo articolo il principe Antonio de Curtis racconta il pericolo che ha corso la sua vista e, rivolgendosi particolarmente a quelle persone che gli hanno offerto in dono gli occhi,…
Antonio de Curtis, «Oggi», anno XV, n.32, 6 agosto 1959 305
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L'enigma Totò

L'enigma Totò Principe del Sacro Romano Impero e plebeo del Rione Sanità. Divo adorato dalle platee teatrali e cinematografiche, ma selvaggiamente sfruttato dai meccanismi commerciali. Uomo di irresistibile comicità, eppure pervaso da un’invincibile senso di…
«Specchio della Stampa», n.108, 14 febbraio 1998 318
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Gli telegrafarono: "sei imperatore!"

Gli telegrafarono: "sei imperatore!" Questa laconica notizia realizzò un sogno che l'attore accarezzava da anni e per il quale aveva speso tutti i guadagni della sua brillante attività teatrale e cinematografica. La vita del grande comico alla ricerca di una…
Alessandro Porro, «Grazia», 26 gennaio 1958 309
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Liliana de Curtis: la vita ha dato molte coltellate alla schiena di mio padre

Liliana de Curtis: la vita ha dato molte coltellate alla schiena di mio padre Liliana de Curtis e la madre (che fu la prima moglie del grande comico recentemente scomparso) non avevano mai fatto confidenze sulla vita privata dell’attore, per non offenderne la…
Ezio Saini, «Oggi», anno XXIII, n.20, 18 maggio 1967 1245
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Totò e la malattia agli occhi: vidi le auto sui tetti delle case

Vidi le auto sui tetti delle case Vidi le auto sui tetti delle case Tornato al lavoro dopo un lungo periodo di inattività al quale e stato costretto per sfuggire alla cecità, Totò racconta la sua esperienza Roma, novembre 1957 Qualcuno mi ha invitato a…
Antonio de Curtis, «Tempo», 21 novembre 1957 551
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Totò non è mai diventato ricco perché non dava valore al denaro

Totò non è mai diventato ricco perché non dava valore al denaro Franca Faldini, la vedova del grande comico, ha concesso soltanto a «Oggi» le sue confidenze: «Volevo dare un erede a mio marito, ma il nostro bimbo visse soltanto poche ore» - «Antonio faceva…
Ezio Saini, «Oggi», anno XXIII, n.19, 11 maggio 1967 1264
Totò non è mai diventato ricco perché non dava valore al denaro

Totò trenta anni dopo

Totò trenta anni dopo Il settimanale specializzato «Film TV» nel numero 17 pubblicato nell'aprile 1997, in occasione del 30° anniversario della morte di Totò ripercorre la vita personale e artistica del grande attore napoletano, con ampi servizi…
«Film TV», anno V, n.17, 20-26 aprile 1997 730
Totò trenta anni dopo

Totò ha affidato gli occhi a Santa Lucia

Totò ha affidato gli occhi a Santa Lucia L'infermità che a Palermo ha colpito la vista del popolare comico sembra sia dovuta a un tuffo fuori stagione nelle acque del Tevere. Il sorriso tornò ad illuminare il volto di Totò soltanto alle sei del mattino di…
Vittorio Paliotti «Oggi», anno XIII, n.20, 16 maggio 1957 639
Totò ha affidato gli occhi a Santa Lucia

La malattia agli occhi: ricco di canzoni il buio di Totò

La malattia agli occhi: ricco di canzoni il buio di Totò Il comico napoletano, colpito da infermità all’occhio destro, trascorre questo periodo di riposo forzato componendo versi di canzoni. Alla malattia si è aggiunta ora l’azione legale intentata contro di…
Antonio Pugliese, «Visto», anno VI, n.21, 25 maggio 1957 1325
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Francesca Alliata Bronner, «Il Venerdì di Repubblica», n. 393, 8 settembre 1995 578
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Totò: quando in scena era solo il «Bel Ciccillo» Dalle prime prove teatrali nelle feste di famiglia all’avanspettacolo: la carriera di fantasista. «In genere, l’umorismo, quale uso comporlo con i gesti del corpo e con la mimica facciale, nasce dalle mie…
Enrico Fiore, «Il Mattino», 11 aprile 1987 117
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Franca Faldini: «Totò è sempre nel mio cuore però da vent'anni ho ritrovato la felicità accanto a un principe» Mentre la TV ripropone i film più belli del comico, parla Franca Faldini, che fu la sua compagna. «Con lui ho trascorso 15 anni meravigliosi», dice…
Mita Murzi, «Gente», anno XXXIX, n.31, 7 agosto 1995 825
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La malattia agli occhi di Totò: la vicenda giudiziaria

La malattia agli occhi di Totò: la vicenda giudiziaria La vicenda giudiziaria. PALERMO, 9 Le conseguenze giudiziarie della decisione di Totò di interrompere la tournée in Sicilia non si sono fatte attendere. Passato il primo momento di commozione, impresari e…
Varie testate, a partire dal 10 maggio 1957 315
La malattia agli occhi di Totò: la vicenda giudiziaria

Totò non rideva mai

Totò non rideva mai Totò lontano dalla scena e dal set era un uomo molto riservato Forse era l’impegno intellettuale che spendeva sul lavoro a renderlo per i familiari e gli amici una persona misurata e laconica. In privato, e cioè nella vita di ogni giorno,…
Vittorio Paliotti, «Il Mattino», 11 aprile 1987 537
Totò non rideva mai

La malattia agli occhi di Totò: la lunga convalescenza

La malattia agli occhi di Totò: la lunga convalescenza Rassegna stampa Roma, 8 maggio. È giunto in automobile a Roma, il principe Antonio De Curtis. che domenica scorsa a Palermo, dovette interrompere lo spettacolo della sua rivista a causa del male agli…
Varie testate, a partire dal 9 maggio 1957 776
La malattia agli occhi di Totò: la lunga convalescenza

Dolori da principe, gioie da Totò

Dolori da principe, gioie da Totò Ciascuno di noi deve avere con la vita una specie di misterioso conto corrente, voti partita doppia perennemente aperta, su cui un ragioniere invisibile viene via via registrando gli incassi e le uscite, i depositi e i…
Flora Antonioni, «Il Messaggero», 10 maggio 1957 120
Dolori da principe, gioie da Totò

La malattia agli occhi: giorni infelici per Totò «il buono»

La malattia agli occhi: giorni infelici per Totò «il buono» Da un pezzo sapeva che i riflettori gli avrebbero aggravato il male alla pupilla - "Dottore, potrò guarire?" - Soffriva immaginando di dover abbandonare il "suo pubblico" e di non portare a termine…
Arnaldo Geraldini, «Corriere della Sera», 9 maggio 1957 108
La malattia agli occhi: giorni infelici per Totò «il buono»

La malattia agli occhi: Tino Scotti offre un occhio per salvare la vista a Totò

La malattia agli occhi: Tino Scotti offre un occhio per salvare la vista a Totò Il principe è giunto a Roma per sottoporsi a nuovi esami. Il comico milanese ha fatto sapere, tramite il direttore delia clinica oculistica di Napoli, di essere disposto a…
Crescenzo Guarino, «Stampa Sera», mercoledi 8 - giovedi 9 maggio 1957 202
La malattia agli occhi: Tino Scotti offre un occhio per salvare la vista a Totò

Lo spirito di Pulcinella rivive nell'arte di Totò

La malattia agli occhi: lo spirito di Pulcinella rivive nell'arte di Totò Il pubblico commosso per la malattia di uno dei suoi attori preferiti. Il cafè-chantant fu la scuola del comico napoletano - Dall’armadio dei nonno provengono il tight ed il tubino di…
Ivano Cipriani, «Il Paese», 8 maggio 1957 162
Lo spirito di Pulcinella rivive nell'arte di Totò

Totò tornerebbe al teatro dopo una cura di quindici giorni

La malattia agli occhi: Totò quasi cieco dopo l'emorragia Così ha diagnosticato ieri un oculista dell’università di Palermo, prima che il popolare comico s'imbarcasse per Napoli, dove sarà ricoverato in una clinica. Palermo, 7 maggio, notte. Dopo l'infermità…
«Corriere della Sera», 8 maggio 1957 109
Totò tornerebbe al teatro dopo una cura di quindici giorni

Esclusa la grave minaccia della cecità Totò ritornerà presto alla passerella

Esclusa la grave minaccia della cecità Totò ritornerà presto alla passerella Tuttavia una ripresa immediata della sua attività potrebbe fargli perdere la vista • Probabile uno strascico giudiziario per lo scioglimento della compagnia - «Da qui in giù mi sento…
f. t., «La Stampa», 8 maggio 1957 137
Esclusa la grave minaccia della cecità Totò ritornerà presto alla passerella

Caro Totò: due giorni prima aveva girato la scena di un funerale

Caro Totò: due giorni prima aveva girato la scena di un funerale Negli ultimi giorni aveva detto: «Adesso che qualcuno s’è accorto che posso essere un grande attore, la salute non mi aiuta più». Quasi cieco, continuava a lavorare, col suo splendido talento e…
Pietro Zullino, «Epoca», anno XVIII, n.865, 23 aprile 1967 474
Caro Totò: due giorni prima aveva girato la scena di un funerale

Totò in clinica colpito da cecità

Totò in clinica colpito da cecità Ha lasciato le scene forse per sempre. Anche l'occhio destro colpito «per simpatia» del male... Il massiccio uso di antibiotici per curare un broncopolmonite... Palermo, 7 maggio, matt. Bendato e immobile, l’attore Antonio De…
«Corriere della Sera», 8 maggio 1957 130
Totò in clinica colpito da cecità

I fiaschi dell'uomo di gomma

I fiaschi dell'uomo di gomma Totò nei ricordi di chi gli ha vissuto vicino - La vita del celebre comico scomparso 5 anni fa, dall’infanzia alla morte • Lo chiamavano «l’uomo di gomma», a Napoli, agli inizi della carriera, ma lo fischiavano sempre, tanto che…
Vittorio Paliotti, «Oggi», anno XXVIII, n.49, 7 dicembre 1972 679
I fiaschi dell'uomo di gomma

La malattia agli occhi: un impresario fa sequestrare i bagagli della Compagnia Totò

La malattia agli occhi: un impresario fa sequestrare i bagagli della Compagnia Totò Dopo la cecità che ha colpito il capocomico. L’emorragia retinica all’occhio sinistro dell'attore pare provocata da abuso di antibiotici - Atteso oggi a Napoli per le cure più…
f.d., «La Stampa», 8 maggio 1957 139
La malattia agli occhi: un impresario fa sequestrare i bagagli della Compagnia Totò

La morte di Totò: «stateve bbuone!»

La morte di Totò: «stateve bbuone!» Significa “state bene” ed è un addio alla napoletana. Con questo saluto Totò concludeva ogni settimana la sua trasmissione radiofonica "Il vostro amico Totò", il cui ciclo avrebbe dovuto durare tre mesi. Roma, aprile Tra la…
Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n.17, 23 aprile 1967 479
La morte di Totò: «stateve bbuone!»

La malattia agli occhi: Totò quasi cieco deve lasciare le scene

La malattia agli occhi: Totò quasi cieco deve lasciare le scene Una emorragia alla retina dell'occhio sinistro, con gravi conseguenze anche sull'altro costringe l'attore al più assoluto riposo. La sua compagnia è stata sciolta ed egli da Palermo si è…
f.d., «Stampa Sera», 8 maggio 1957 132
La malattia agli occhi: Totò quasi cieco deve lasciare le scene

La malattia agli occhi: Totò quasi cieco dopo l'emorragia

La malattia agli occhi: Totò quasi cieco dopo l'emorragia Ha lasciato le scene forse per sempre. Anche l'occhio destro colpito «per simpatia» del male... Il massiccio uso di antibiotici per curare un broncopolmonite... PALERMO, maggio Nuovi particolari si…
«Gazzetta di Venezia - Gazzettino Sera», 6 maggio 1957 191
La malattia agli occhi: Totò quasi cieco dopo l'emorragia

Totò va in treno con la maschera antigas

Totò va in treno con la maschera antigas Totò, il grande comico solitario, dichiara di sentirsi fuori del nostro tempo e di appartenere addirittura al secolo delle crociate. Chiuso nel suo patetico isolamento, si rifiuta persino di servirsi degli strumenti…
Silvio Bertoldi, «Oggi», anno XXII, n.48, 1 dicembre 1966 586
Totò va in treno con la maschera antigas

Facciamo visita a Totò

Facciamo visita a Totò Il grande attore, che presto vedremo in un programma televisivo a puntate, sta serenamente percorrendo il viale del tramonto. Ormai ci vede poco, vive in solitudine nell’immenso appartamento di marmi e specchi insieme alla fedele…
Pietro Zullino, «Epoca», anno XXVII, n.818, 29 maggio 1966 342
Facciamo visita a Totò


La malattia agli occhi di Totò: cronologia di un dramma


febbraio 1957

Durante la tournèe della rivista teatrale "A prescindere", Totò venne colpito da una broncopolmonite virale, e nonostante i pareri dei medici che gli dissero di riposare, tornò sul palco dopo alcuni giorni, ciò gli causò uno svenimento appena prima di entrare in scena. I medici gli prescrissero almeno due settimane di assoluto riposo, ma Totò ritornò ugualmente a recitare esibendosi a Biella, Bergamo e Sanremo, dove cominciò ad avvertire i primi sintomi dell'imminente malattia alla vista.


 Milano 12 marzo 1957

Il Professor Cesare Bussolati con studio in Milano, specializzato in malattie infettive, certifica il lieve miglioramento della malattia a carico dell'apparato respiartorio, con l'impiego di massicce dosi di farmaci antibiotici, ricostituenti. Lo stato di salute del paziente, all'atto della visita, risultò buono.

 Palermo, dal 3 al 6 maggio 1957



Nella tappa che toccò la città di Palermo, la situazione precipitò. Per non deludere il pubblico ritornò sul palcoscenico - con un paio di spessi occhiali da sole - la sera del 4 maggio e, in due spettacoli, del 5. Mentre recitava al Teatro Politeama Garibaldi nella serata di domenica 5 maggio, verso il termine dello spettacolo si avvicinò alla Faldini (che aveva sostituito l'attrice Franca May e recitava sul palco insieme a lui) sussurrandole che non vedeva più; contando perciò solo sulle sue abilità e sull'appoggio degli altri attori, fece in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. L'interruzione della rivista fu comunque inevitabile e il giorno 6 maggio fu interrotta definitivamente la tournéee della rivista. Inizialmente i medici ritenevano che fosse un problema derivato dai denti, gli venne però diagnosticata una corioretinite emorragica all’occhio destro. L'aggravamento della malattia patita a febbraio, fu facilitato dall'aver trascurato i necessari tempi di recupero e dalle condizioni persistenti di deperimento generale ancora in essere. Totò perse infatti completamente la vista nella parte centrale della pupilla dell'occhio destro (vedeva soltanto sui lati degli occhi, come un vetro appannato). Inoltre, circa venti anni prima aveva già perso l'altro occhio per un distacco di retina operato male: Totò si ritrovò di fatto quasi cieco. 


Palermo, 6 maggio, ore 20,15, teatro Politeama. Circa duemila persone attendono di assistere all'ultima rappresentazione di Totò a Palermo. Arriva invece un certificato medico redatto dal professore Cascio dopo la visita del pomeriggio. La folla davanti al teatro apprende che la recita non ci sarà. Ci vogliono cinquanta agenti della Celere capitanati dal tenente Bresci e dal commissario di pubblica sicurezza Nirabile per tenere a bada gli spettatori. Un cartello viene posto sulla cancellata centrale del Politeama: 'lo spettacolo è sospeso per grave infermità di Totò. I biglietti verranno rimborsati a partire da domani.

Giuseppe Bagnati


Antonio divenne cieco in scena, sulle tavole del Politeama a Palermo, vestito da Napoleone, a tre passi da me [...] Notai che batteva le palpebre come per togliersi un corpo estraneo dagli occhi e voltava per un attimo le spalle al pubblico guardandosi attorno con le pupille sbarrate.

Franca Faldini - Goffredo Fofi


Gli viene diagnosticata una "coroidite essaudivante in atto con pregressa corioretinite disseminata, visus spento".



Liliana de Curtis parla della malattia agli occhi del papà



 Napoli, 8 maggio 1957

Totò, Franca Faldini e Liliana partono da Palermo e sbarcano a Napoli, quindi di corsa verso la casa di Roma dove inizierà un lungo e travagliato periodo di convalescenza. I medici impongono un periodo al buio più completo e circa sessanta giorni di riposo assoluto. Totò, da questo momento in poi, sarà costretto ad indossare sempre un pesante paio di occhiali scuri, che toglierà solo per le riprese dei film.

Fu il Professor Giambattista Bietti ad emettere la diagnosi giusta. Si trattava, disse, di una corioretinite emorragica essaudivante di carattere virale, probabilmente conseguenza della broncopolmonite virale trascurata. Il danno già subito era irreversibile, per evitare di aggravarlo ulteriormente ed arginarlo, oltre al buio e all'immmobilità, erano indispensabili antibiotici, antiemorragici, colliri e controlli

Franca Faldini



Pianse al rientro a casa, quando non riuscì ad afferrare la mano tesa del personale e a vedere Gennaro che dal trespolo gli volava contro. Poi non pianse più, si rintanò nella sua stanza e lì rimase tra letto e lettuccio, le serrande abbassate sul sole di primavera, per mesi e mesi di oscuro isolamento.

Franca Faldini

Edoardo (Clemente), con una genialità tutta napoletana, aveva costruito in casa, per dargli la possibilità di controllarlo più spesso, un rudimentale apparecchio per il campo visivo. E così su questo seguivamo, dietro il puntino luminoso manovrato dall'oculista e i suoi 'vedo, vedo, no, adesso no, non vedo, no, no, no, adesso si, ora vedo di nuovo e anche ora', i suoi impercettibili progressi.

Franca Faldini


Sono state fatte molte esagerazioni. Non andrò in nessuna clinica e non sto per diventare cieco. Mi curerò in casa e ho fiducia che presto riprenderò il mio lavoro. Appena la notizia della mia infermità è stata diffusa dai giornali mi sono giunti a Palermo fasci di telegrammi da ogni città d'Italia, e specialmente da Napoli, da Roma e da Milano. Tutti gli artisti italiani hanno voluto manifestarmi la loro affettuosa solidarietà. Tino Scotti, mio collega e amico, mi ha annunciato di essere pronto a offrirmi un occhio, perché mi sia risparmiata la cecità; ma io ritengo che non ve ne sia bisogno. Sono convinto che si tratti di una quisquilia.

Antonio de Curtis, 10 maggio 1957


14 settembre 1957

Certificazione medica del Prof. Lo Cascio di Napoli, dalla quale si evincono, a distanza di quattro mesi dal fatto, notevoli miglioramenti ma vengono consigliate solo poche ore di lavoro e in condizioni di assenza di stress. Divieto assoluto, per il momento, di doppiaggio al fine di evitare un eccessivo affaticamento della vista.


25 settembre 1957

 Con questa missiva il Professor Lo Cascio di Napoli, rassicurava Totò circa le condizioni dell'occhio colpito dalla malattia. 


La salute sta benissimo, gli occhi stanno riprendendo... giorno per giorno migliorano.


26-29 ottobre 1957

Questa certificazione medica a firma del Dottor Tullio De Michele di Roma, veniva presentata alla produzione durante le riprese del primo film dopo la malattia "Totò, Vittorio e la dottoressa". In pratica veniva deciso, sotto stretto controllo medico, quando iniziare e interrompere la lavorazione in base alle condizioni del paziente

Con questi occhiali protettivi, difendeva gli occhi dall'eccesso di luce, oltre che nelle pause sui vari set, anche nella vita di tutti i giorni quando si trovava all'esterno.


4 novembre 1957

Il Dott. Tullio De Michele, di Roma, certifica la permanenza al lavoro di Totò nei giorni 3 e 4 novembre, sotto controllo specialistico, dalle ore 16 alle ore 20,30, con prescrizione di interrompere tutte le attività dopo tale ora.


11 gennaio 1958

Il Professor Giambattista Bietti, Direttore della Clinica Oculistica dell'Università di Roma, certifica le condizioni cliniche di Totò  soddisfacenti, pur essendo ancora presenti recenti focolai emorragici nell'occhio destro. Può continuare a lavorare, alle condizioni certificate nelle precedenti visite, limitatamente nel tempo e in condizioni di riprese all'esterno esse non potranno protrarsi oltre le ore 20,30. Rimane il divieto del doppiaggio, poichè procurerebbe ulteriore stress agli occhi con alto rischio di aggravamento del quadro clinico. Furono creati questi occhiali speciali con lenti speciali ad alta capacità d'ingrandimento per sopperire al deficit visivo di Totò.



1957 - 1958



Continua a interpretare film di grande successo come I soliti ignoti (con Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni), Totò nella luna, La cambiale, I tartassati, Risate di gioia (con Anna Magnani), Il comandante, Operazione San Gennaro di Dino Risi (con Nino Manfredi). Dall'inizio della malattia agli occhi e fino al 1967, Totò interpreta altri 48 film.


1959

Niente paura: non sono diventato cieco. Ho avuto, è vero, una ricaduta del male che mi aveva già colpito una volta, e la mia vista si è indebolita al punto che oggi riesco a distinguere poco più che delle ombre. E una situazione estremamente sgradevole, e occorre molta pazienza per sopportarla. Ma fortunatamente si tratta di una cosa passeggera: fra un mese o due le mie condizioni miglioreranno.

1963

Bersani: "Una domanda delicata: come vanno gli occhi?"

Totò: "Bene, vedo con la periferia. Sei io guardo lei, fisso, la vedo senza testa, invece, girandomi, la vedo bene. Sul set cambia tutto. Appena batte il ciack, ci vedo benissimo. E' un fatto nervoso, lo hanno spiegato i medici, un fenomeno. Sul set faccio tutto: salto, mi arrampico..."



1963. Intervista in casa di Totò realizzata da Lello Bersani

Come può vedere sto bene, benissimo. La salute c'è, anche se non tutta. È sempre l'occhio destro che, a dir la verità, mi rompe un poco le scatole. Ma non si tratta di una cosa grave, come quella di tre anni fa. Un velo di opacità si è formato sopra l'occhio e finché non sarà riassorbito, dovrò accontentarmi di vedere solo ombre. Anche l'occhio sinistro è debole, ma è una cosa di vecchia data. Esco di notte e raramente per evitare d'incontrare amici e conoscenti. Se mi salutano, io non voglio che pensino che non contraccambio per maleducazione, o per superbia. Il fatto è che non li vedo proprio.


Riferimenti e bibliografie:

  • Archivio Famiglia Federico Clemente
  • Antonio de Curtis, Io sono sempre Totò e tornerò presto a farvi ridere, “Oggi”, n. 32, 6 agosto 1959
  • Vittorio Paliotti in "Totò ha affidato gli occhi a Santa Lucia", Oggi, 16 maggio 1957)
  • Maurizio Costanzo in "Totò migliora e pensa a un festival di “canzoni in salotto”", "Sorrisi e Canzoni TV", 16 agosto 1959
  • "Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
  • "Totò in 100 parole" - (Ennio Bìspuri) - Gremese, 2014
  • "Totò, l'ultimo sipario" (Giuseppe Bagnati) ,pag.97, Nuova Ipsa Editore, 2013
  • Estratti video dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.
  • Si ringrazia il Dott. Andrea Maria Costanzo per la condivisione della sua tesi dal titolo "La malattia oculare di Totò ed il rapporto con la sua arte".