La morte di Totò: «Eduà, è la fine. Ti raccomando, portami a Napoli»

Morte Totò


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Sopporto le disgrazie facendomi guidare dal raziocinio. E certo, dico a me stesso, che esse fanno parte della condizione umana. E allora arrabbiarsi non serve. Sarebbe come inveire perché piove o c'è il sole o perché si muore. La morte esiste, come la pioggia, e quindi bisogna accettarla.


I fatti

Il sipario calò sulla sua vita il 15 aprile 1967, verso le tre e mezzo del mattino nella sua casa di Roma. Nel giro di sette ore un susseguirsi di attacchi cardiaci lo avevano stroncato.

La voce si sparge subito. Le cronache dicono che alle sette del mattino una piccola folla s’è già radunata davanti al 4 di via dei Monti Parioli. Ci sono persone semplici, umili lavoratori dello spettacolo, colleghi famosi come Walter Chiari, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Davanti a Totò, disteso a letto con una giacca da yachtman, la processione durerà due giorni. L’unico che fa problemi è il sacerdote chiamato a benedire la salma, venuto a conoscenza del fatto che Franca e Antonio non erano regolarmente sposati; s’impunta, per varcare la soglia ottiene che la “concubina” esca sul pianerottolo. Totò rischia anche di non entrare in chiesa: per ottenere una dispensa dal Vaticano ci vogliono i buoni uffici di Fabrizio Sarazani, uno dei pochi veri amici del principe.

Lunedì mattina la bara esce di casa sormontata dall’inconfondibile bombetta ed entra nella chiesa di Sant’Eugenio dove viene deposta per terra, more nobilium, e velocemente benedetta. Totò aveva lasciato per le esequie solo centoventimila lire, desiderandole modeste, ma la folla di celebrità le trasforma in un evento spettacolare: ecco Sordi, Tognazzi, la Magnani, Luigi Pavese, Tino Scotti; e tanti registi, Mattoli, Mastrocinque, Monicelli, Comencini, Germi, Zampa, Blasetti, e Nanni Loy che ha lasciato il set del Padre di famiglia. Altri nomi eccellenti, bloccati altrove, mandano telegrammi e corone di fiori: Pasolini è in Marocco, Steno in Francia, Peppino a Salsomaggiore, ricoverato in clinica, Fellini ora si duole di non aver avuto il coraggio di chiamare Totò in un suo film.

Le telecamere di Lello Bersani filmano Renato Rascel quasi in lacrime e Mario Castellani visibilmente atterrito. Ma la Faldini ricorda anche una discreta percentuale di ipocriti, "una pletora di produttori registi attori letterati che, dopo avergli riservato in vita un trattamento da guitto, lo riscoprivano di botto, tra i flash dei fotografi e il fruscio di cineprese e registratori, amico intimo, immenso artista, una perdita incolmabile per il mondo dello spettacolo e loro stessi".

Da Roma il feretro passa velocemente a Napoli per i funerali ufficiali, organizzati da Nino Taranto; fra l’uscita dell’autostrada e la chiesa del Carmine Maggiore lo attende una fiumana di gente. La questura parla di centoventimila persone, una ressa incredibile che impedisce a un certo punto a Franca e a Liliana di seguire la bara; il prete della chiesa chiede ordine al microfono, devono intervenire i celerini. Per far uscire il feretro si ricorre al classico trucco del mezzo civetta che attira la folla, intanto la bara viene fatta uscire da un’apertura secondaria e portata velocemente al cimitero del Pianto.

Si dice che alcune persone furono colte da malore, per lo spavento provato nel vedere lì ai funerali, Totò vivo. L’uomo che tanto assomigliava al Principe era Dino Valdi, professione attore cinematografico, per molti anni controfigura di Totò. Poi la salma fu portata nella cappella di famiglia dei De Curtis.


La morte è un fatto inevitabile e averne paura è da fessi. Io, appena ho guadagnato un po' di soldi, ho comprato una cappella al cimitero di Napoli per andarci ad abitare quando non ci sarò più, speriamo il più tardi possibile. È già pronta con tanto di lapide, busto di bronzo, nome e data di nascita. C'è da riempire solo uno spazio in bianco, per segnare il giorno della mia morte. Ho pensato a tutto.


L'orazione funebre di Nino Taranto ai funerali di Totò a Napoli:

Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo. La tua voce è nel mio cuore. Nel cuore di questa Napoli che è venuta a salutarti, a dirti grazie, perché l'hai onorata, perché non l’hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che la avvolge. Tu, amico mio, hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l'allegria di un'ora, di un giorno. Tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui. Ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l'ultimo esaurito della sua carriera. E tu, tu maestro del buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio. Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore, vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori e non ti scorderà mai. Addio amico mio, addio Totò.


Nino Taranto


E’ stato un momento terribile. Non lo dimenticherò mai. Aveva terminato l’altro ieri un lavoro per la televisione e si preparava ad interpretare due film, uno diretto da Nanni Loy e l’altro da Bolognini. Non era affaticato, stava bene. Non aveva mai sofferto di cuore. Ai primi sintomi del male, ho chiamato un dottore che è arrivato in pochi minuti. Ma non è stato possibile salvarlo: due ore dopo il nostro Totò era morto.

Franca Faldini


Totò mi diceva spesso: "tu sei il mio grande amore artistico" e questa frase è stata per me molto importante. Dinanzi alla morte rimango sempre imbarazzata e stupefatta e non so abituarmi all’idea che un essere umano possa scomparire così all’improvviso. Tutti hanno amato Totò e hanno compreso la sua umanità interiore e lo si ricorderà come una figura di eccezionale nobiltà d’animo.

Anna Magnani


La notizia della morte del caro Totò mi ha fatto molto male. Soffro tanto all’idea di non vederlo più. È per me un grande dolore. Totò rappresentava molto nella mia vita e nel mio passato. A parte il fatto che era un vero gentiluomo, generoso e buono, penso che deve essere considerato come uno dei più grandi attori comici d’Italia e del mondo. Avevamo collaborato strettamente insieme ed in particolare per "L’oro di Napoli", del quale Totò era stato uno degli interpreti migliori e più significativi. Mi dispiace di non averlo potuto incontrare ultimamente per esprimergli di nuovo a viva voce tutta la mia stima come uomo e come artista.

Vittorio De Sica


Non so veramente cosa dire, sono costernato. Conoscevo Totò da quando aveva quindici sedici anni ed era per me un fratello. È vero che non potevamo vederci spesso, per impegni di lavoro, tuttavia siamo sempre stati molto vicini. Due mesi fa si era parlato di fare un film assieme, poi le trattative andarono a monte perché non trovammo un accordo con la casa di produzione. La sua fine è stata repentina e crudele; sono però convinto che sia stato meglio così, perché Totò era un uomo molto sensibile ed avrebbe sofferto tanto se fosse stato a lungo ammalato. Sotto questo punto di vista si può dire che sia stato fortunato. Sono stati invece sfortunati il teatro e il cinema italiani i quali hanno perduto uno dei più grandi attori della nostra epoca». Alberto Sordi: «Ero legato a Totò da una vera, sincera amicizia. Non vi sono aggettivi per definire Totò. Totò era il massimo che un attore comico potesse rappresentare in tutta la storia del teatro e del cinema italiano. Adesso ci ha lasciati. Totò non c’è più e non ci sarà più. Di Totò non ce ne saranno altri,

Peppino De Filippo


La notizia mi sorprende e mi addolora e penso che queste reazioni e sentimenti siano comuni a tutti; Totò aveva suscitato profonda simpatia umana sia come uomo che come maschera. Il cinema gli aveva offerto meno di quel che poteva dare, ciononostante alcune sue interpretazioni rimarranno nella storia del cinema. In fondo è giusto che Totò sia morto così, d’improvviso, di notte, in modo che nessuno abbia potuto vedere sul suo volto una maschera tragica.

Ugo Tognazzi


Lui è stato uno dei più grandi attori di varietà, di rivista, e di cinema, per molti il più grande di tutti, che è riuscito a beffarsi anche della morte, se i suoi film, a 46 anni dalla sua scomparsa, sono ancora molto amati e visti anche dalle nuove generazioni!

Nino Taranto


Non credo che dopo la morte avrò mai un monumento e neanche un monumentino. Io lo farei alla mia bombetta che ha tanto contribuito al mio successo. Come la pietra filosofale che rendeva invisibile chi la possedeva, anche la mia bombetta è capace di compiere un incantesimo: trasformare Antonio de Curtis in Totò. Vi pare poco?


È morto Totò. Viva Totò

1967 04 16 Paese Sera 02 intro


Mario Castellani

attore

«Conobbi Totò nel 1927. Il nostro fu un « assortimento » quanto mai estroso. Lui veniva dal varietà e io dall'operetta. Totò era un comico grottesco ed io un comico di stile. Facemmo subito amicizia. Per la prima volta lavorammo insieme in una rivista della compagnia Maresca. Pur rimanendo buoni amici prendemmo ognuno la nostra strada per rincontrarci nel 1941. Da allora siamo stati sempre insieme. Debuttammo con la rivista di Galdieri «Quando meno te l'aspetti» e si può dire che per venticinque anni abbiamo praticamente vissuto insieme. Dal 1950 Totò ha lavorato essenzialmente per il cinema ma la sua vera passione era rimasta il teatro. Totò viveva veramente solo quando era sul palcoscenico.

Giorni fa mi confidò che stava scrivendo una commedia e mi mostrò il canovaccio che già aveva steso. «Con questa commedia», mi confidò Totò, «voglio dare un addio al teatro». Di amici ne aveva moltissimi, ma quelli ai quali era veramente legato da vincoli strettissimi erano il conte Gaetani, l’avv. De Simone, il conte Sarazani ed io. Di contro posso affermare che non aveva nemici. Era un tipo impressionabile: ricordo una notte passata cinque anni fa a Parigi quando ebbe una febbre improvvisa — 37.2 — e volle tornare di corsa a Roma perché, mi confidò, voleva morire in Italia. Diceva sempre di avere un cuore di atleta. La sua battuta preferita era « Lo sai che ho le pulsazioni di Bartali e Coppi?».

Da qualche tempo però il fumo gli dava dei disturbi e una volta si sentì mancare. Negli ultimi anni a causa della sua vista debole i nostri rapporti di amicizia si erano fatti per così dire ancora più stretti: egli non leggeva più ed imparava tutte le parti ascoltando me che gli leggevo i copioni».

Nino Manfredi

attore

Siamo stati noi ad avere l’ingrato compito di comunicare a Nino Manfredi l'avvenuto decesso di Totò. L'attore che si era appena alzato, ci è parso sconvolto; non ha potuto trattenere le lacrime.

«Non posso crederci — ha detto — è una notizia che mi addolora in un modo indicibile. Ho perso di recente mio padre ed ho molto sofferto: per questo evento riprovo le stesse emozioni. Totò era una persona meravigliosa. Mi voleva un gran bene. Una volta, molti anni fa, quando io non avevo nessuna fama, mi mandò un telegramma che mi sbalordì per fa nobiltà delle sue espressioni, sebbene io avessi già una stima incondizionata di lui. Ricordo episodi indimenticabili della mia amicizia con Totò. Una volta avevo un cane che ospitai a casa mia dopo essermelo trovato sempre vicino per giorni e giorni. Tenni la bestiola fino a che non trasmise una malattia a un mio figliolo. Il medico mi impose di liberarmene, ma io non volevo abbandonarlo. Totò se lo prese e lo tenne nel canile dove raccoglieva e manteneva cani randagi. Ogni volta che ci incontravamo scherzava sul cane "Manfredi”. Quando il cane morì me ne dette notizia dicendo che, per fortuna, il cane "Manfredi" più buono era rimasto in vita. Era un nobile personaggio. Totò. indipendentemente dal suo titolo nobiliare. Il titolo non conta: il titolo più appropriato per il grande attore scomparso è quello di uomo. Stavamo girando insieme il film "Il padre di famiglia" e adesso... Non reggo, non reggo... di fronte a queste cose sono come un bambino».

Sergio leone

regista

«Quando ho appreso la notizia sono rimasto sconcertato: sembrava quasi uno scherzo di pessimo gusto perchè Totò è sempr esistito, come il teatro, lo settacolo e l’arte in genere, e quindi non può morire. Totò è in noi e rimarrà sempre! Io piango l’uomo: Antoio De Curtis!»

Sofia Loren

attrice

«Sono sconvolta. Vorrei sfuggire alla routine delle comunicazioni delle dichiarazioni ufficiali. Ho perso un carissimo amico, un incomparabile ispiratore: perchè Totò rappresentava quanto di più fantasioso di più folle e nello stesso tempo di più buono c’è nella natura di un napoletano. In questo triste momento mi consola il ricordo dell'ultimo tributo che ho potuto rendere alla sua arte: l’anno scorso, al festival di Cannes, quanto la giuria gli ha consacrato uno speciale riconoscimento. Io credo che con la morte di Totò l’Italia abbia perso il suo attore più grande e più genuino.»

Alberto Moravia

scrittore

Anche Albeto Moravia è rimasto vivamente colpito dalla morte di Totò. Lo scrittore ha dichiaato:

«In occasione del suo centesimo film scrissi che Totò era uno dei nostri miglior attori comici, un attore di gande qualità, e questa qualità si riallacciava alla tradizione culturale del teatro napoletano. E sostenevo che in fondo nel corso della sua attività cinematografica aveva fatto bene a guardarsi dai film di carattere troppo impegnato, al contrario di Petrolini».

Chiediamo i Moravia: «E il film con Pasolini?». Ci risponde:

«Quello non è che un episodio nella vita di Totò. Prima di "Uccellacci e uccellini" Totó aveva fatto altri cento film, e quello che contano sono quei cento film. Insomma — soggiunge lo scrittore — Totò era uno dei nostri attori migiori, e con una tradizione culturale dietro di sé ».

Mario Monicelli

regista

«E’ una grande perdita per il cinema italiano: Totò era un attore di eccezionali qualità. Apparteneva alla generazione di attori come oggi non ne nascono più».

Cesare Zavattini

regista

Raggiunto a Reggio Emilia, dove si trova per ragioni di lavoro, Cesare Zavattini ha accolto la notizia della morte di Totò con doloroso stupore. Il regista ci ha detto:

«Totò è stato mi attore straordinario, particolarmente per me, per la sua partecipazione alla mia vita cinematografica e per essere stato il provocatore di tante mie iniziative. Ci comprendevamo benissimo, e io debbo ricordare quando lui era ancora un attore solo di varietà. Quando lavorava al "Trianon" Allora parlavo a tutti di lui: avevo una grande ammirazione per lui fin da quel momento, e con lui l'intesa fu subito straordinaria da tutti i punti di vista. Oggi posso dire che è stato veramente uno dei più grandi attorr di questo mezzo secolo. Gli mancava solo un niente essere più consapevole della sua grande arte: un'arte che veniva dalla Magna Grecia, con un senso di tradizione misteriosa e straordinaria Ora la notizia della sua morte mi giunge inattesa, e mi addolora per la grave perdita che colpisce il mondo dello spettacolo e per quanto mi legava a lui: per le cose che con lui ho fatto, e per quelle che avrei dovuto fare».

Nino Taranto

attore

«Quando sfortunatamente ci si trova di fronte a queste gravi, incolmabili perdite, si è istintivamente presi da un grande senso di panico. Panico? Ma vediamo perchè: anzitutto si pensa alla tragedia che ha travolto l’amico, poi si va indietro col tempo nel ricordo delle lotte compiute assieme per l'affermarsi del proprio lavoro. Mi ritornano così alla mente i lunghi colloqui avuti con lui, le cose dette e non dette, sempre rivelatrici di intime amarezze sempre associate a questo nostro meraviglioso lavoro; mai, caso strano, si pensa alle soddisfazioni che pure da esso ci derivano. Totò, come me, si rammaricava di vivere lontano dalla città natale ed alla quale ci sentivamo legati da passioni quasi violente. Questa condizione ci faceva credere che essa ci considerasse al pari di quei figli più fortunati che non sono bisognosi delle sue tenerezze. Questo era l’uomo, cosi come io lo conoscevo. Ora, se penso alia scomparsa dell'attore, mi atterrisce l'idea che esso porta via con sè una gran parte del teatro, una parte certamente insostituibile. Credo di aver detto tutto! L’ho amato e mi ha amato; ci stimavamo reciprocamente e ce lo siamo dimostrato in tante occasioni. lo, come attore, credo di aver perduto un punto di riferimento, un uomo che aiutava tutti ad innalzare il prestigio del nostro teatro».

Vittorio De Sica

regista

Vittorio De Sica ha appreso la notizia della morte di Totò negli studi di Boulogne Billancourt, a Parigi, dove il regista è impegnato nel «mixage» del suo ultimo film «Sette volte donna». Ha dichiarato:

«La notizia della morte del caro Totò mi ha fatto molto male. Soffro molto all'idea di non vederlo più. E’ per me un gran dolore. Totò rappresentava molto nella mia vita e nel mio passato. A parte il fatto che egli era un gronde gentiluomo, generoso e buono, penso che deve essere considerato come uno dei pia grondi attori comici d’Italia e del mondo.

«Avevamo collaborato strettamente insieme, in varie occasioni ed in particolare per "L’oro di Napoli”, del quale Totò era stato uno degli interpreti migliori e più significativi.

«Mi dispiace di non averlo potuto incontrare ultimamente per esprimergli di nuovo a viva voce tutta la mia stima come uomo e come artista. La sua morte è per me un vero dolore ».

Ugo Tognazzi

attore

«Ho fatto due film con Totò. Lavorare con lui, a parte l’artista, era una evasione gioiosa. La morte cosi improvvisa di Totò addolora e stupisce. Certi attori non si immaginano morti, ma la morte di Toto è la morte più giusta perchè nessuno ha visto di lui la maschera dolorosa, ed ha visto e ricorda solo quella gioiosa».

Carlo Levi

scrittore

«E’ stato un attore straordinario e di grandi capacità, con una rmischerà unica, con quel viso asimmetrico e terribilmente espressivo nella sua immobilita: un modo d'essere di per sè un personaggio che di volta in volta entrava nella singola porte, sia negli infiniti film che si reggevano unicamente sulla sua recitazione, sia in quelli in cui egli è riuscito a diventare un personaggio simbolico e a divorarsi l'ideologia».

Franca Valeri

attrice

«La notizia della morte di Totò mi colpisce molto, moltissimo. Lo consideravo un grande nel campo rarefatto della comicità e mi fa molto dolore. Il discorso su Totò sarebbe molto complesso, così all'impronta posso dire solo che era un sofista della comicità italiana tradizionale. Credo sia insostituibile».

Gina Lollobrigida

attrice

«Sono sottosopra, pièna di sorpresa e di dolore, non solo perchè la morte di Totò è una grande perdita per il mondo dello spettacolo, ma anche perchè lo ammiravo moltissimo e gli volevo bene come persona».

Sandro De Feo

«Era il più antico e il più moderno dei nostri attori comici. La sua arte di far ridere faceva pensare alle farse atellane e alla psicanalisi. Le più grandi risate che ho fatto a teatro è stato lui a farmele fare, e credo che sia il miglior elogio e il miglior pensiero che io possa rivolgergli in questo momento ».

Wanda Osiris

attrice

«Ho provato un dolore grandissimo. Il mio primo debutto nel teatro avvenne proprio con Totò in "Piccolo caffè". Già da allora ebbi modo di conoscere e apprezzare la sua bontà, la sua generosità, le sue alte qualità umane, oltre che il suo talento di grande attore. Sono veramente desolata, costernata».

Renato Rascel

attore

«E' una cosi dolorosa sorpresa che rimango ammutolito. Totò, anche alla sua età, era cosi giovane e attivo. Lui aveva preso il mio posto a una rubrica radiofonica. Il solo fatto che fosse lui a continuare la rubrica mi dava una grande gioia per la stima che avevo di lui, per l’affetto e la amicizia che ci legava. Perdiamo un grandissimo attore, un poeta della risata e del divertimento buono. Personalmente perdo un grande amico. E’ un lutto per tutti noi. Totò è stato un grande maestro del teatro e anche un maestro di vita perchè era un buon signore».

Garinei e Giovannini

Telefonando da New York per ragioni di lavoro. Garinei [...]

«[...] non traviamo altra risposta se non un paradosso e cioè la sua perenne attualità di mimo. Perchè egli, prima che attore comico, era un grande mimo; e si distingueva dai comici del suo tempo — tutti legati ad un certo costume, come ad un certo gergo umoristico — per la sua straordinaria capacità di rendere astratta, geometrica la sua vis comica. Egli aveva ridotto il comico a pochi gestì essenziali ed esemplari, come quelli di una marionetta che trova sempre la sua cadenza più spontanea e armonica, Fu Zavattini fra i primi intellettuali italiani, ad intuire la straordinaria modernità del mimo Totò, e a battersi per impiegare la sua trascinante comicità in un suo testo di umorismo astratto. Che il mimo Totò, dopo trent'anni da allora, fosse ancora vivo fra noi, doveva dimostrarcelo un altro scrittore. Pasolini, che gli affidò una parte difficile in un film diffìcile e che pur tuttavia rimane fra le cose più pateticamente riuscite di "Uccellacci e uccellini"».

Alberto Sordi

attore

Alberto Sordi quando ha saputo della morte dell’attore è rimasto silenzioso per qualche minuto, gli occhi fissi a terra. Poi con voce grave, commossa ha detto:

«Ero legato a Totò da una vera, sincera amicizia. Non vi sono aggettivi per definire Totò, Totò era il massimo che un attore comico potesse rappresentare in tutta la storia del teatro e del cinema italiano. Adesso ci ha lasciati. Totò non c'è più e non ci sarà mai più. Di Totò non ce ne saranno altri».

Anna Magnani

attrice

«Totò mi diceva sempre: "Tu sei il mio grande amore artistico** e questa frase è sempre stata per me molto importante. Dinanzi alla morte rimango sempre imbarazzata e stupefatta e non so ancora abituarmi all’idea che un essere umano possa scomparire così all'improvviso. Tutti hanno amato Totò e hanno compreso la sua umanità interiore e lo si ricorderà come una figura di eccezionale nobiltà d’animo ».

Patroni-Griffi

regista

«Una grande perdita, un vuoto incolmabile per lo spettacolo in Italia. Con la sua morte non esiste più una certa misura di attore comico. Lo avrei voluto nello spettacolo di Viviani che ho diretto per lo Stabile di Roma, come protagonista dell’atto unico "Caffè di notte e giorno": solo la sua comicità metafisica poteva risuscitare un personaggio esclusivamente comico. Quando disse che non se la sentiva ho rinunciato addirittura alla pièce».

Walter Chiari

attore

«Secondo me, non c’è aggettivo elogiativo che non si possa scomodare per Totò come artista e come uomo. E secondo me, soltanto il criterio esplicitamente venale e commerciale del cinema italiano ha impedito che Totò in Italia stabilisse un mito che poteva durare anche più a lungo di quello che stabili il primo Chaplin in America.»

Alessandro Blasetti

regista

«Totò — ha detto Alessandro Blasetti che lo ha diretto in un episodio di un suo recente film — possedeva il più grosso temperamento umoristico del palcoscenico e del cinema. Per la sua indiscutìbile sensibilità artistica è stato certamente secondo solo a Charlot. La sua scomparsa mi ha profondamente costernato. E' stato un carissimo compagno di lavoro. Lui che lavorava con onestà e passione, al di fuori di qualsiasi ambizione ».

Alberto Lattuada

regista

«Sono molto commosso per la scomparsa di un grande attore come Totò e di un uomo dalle alte qualità umane. In tempo di scetticismo, di crudeltà, di indifferenza, Totò era il simbolo insostituibile di una partecipazione totale alla vita sotto l'aspetto più profondo di un umorismo malinconico e gonfio di affetti non corrisposti.»

Federico Fellini

regista

«Vivo è il mio dolore. E' come se mi venisse a mancare una persona cara. Ricordo di avere conosciuto Totò quand'ero ragazzo. Da allora è rimasto per me come la gioia fiabesca dei Natale, come i fuochi d'artificio, come la magia dei sogni dell’infanzia animati da personaggi che nella vita non si incontrano mai. Ha avuto un destino meraviglioso realizzato in una vita che pochi artisti hanno potuto vivere, spargendo a piene mani una gioia viva e sincera che riusciva a consolare ogni mestizia ».

Camillo Mastrocinque

regista

«Povero caro Totò: la notizia l'ho avuta questa notte qui a Milano dove sono per lavoro. Ero assieme a Marcello Marchesi e siamo rimasti folgorati. Non abbiamo avuto coraggio di continuare a scrivere. Cosi ce ne siamo andati a zonzo per la città ricordando mille e mille episodi che riguardavano il caro amico scomparso. Totò... un grande attore, un grande uomo... perchè Totò era buono, un vero amico per tutti, pronto ad aiutare chi era momentaneamente in disgrazia, pronto sempre a tendere una mano. Con lui ho girato venti, forse trenta film, non ricordo. Ed ogni incontro era un diletto: Totò si sa, non teneva conto del copione; il film lo creava lui, battuta per battuta, gag dietro gag. Era un vulcano di invenzioni, recitava come usiamo dire noi ”a ruota libera”. Non aveva coraggio di assistere alle "prime", forse per una sorta di pudore. Allora gli telefonavo e lui si informava: hanno riso a quel punto? Hanno riso a quell’altro? Ecco la sua preoccupazione: era di far gioire lo spettatore, di dargli un’ora di serenità, di evasione. Lo avevo visto recentemente, avevamo in programma di fare un film sul capelloni, mi era stato sufficiente accennargli l'idea che già egli aveva inventato decine di divertenti situazioni. Era un attore nato, un grande attore. Non so dire altro ».

Carlo Bernari

scrittore

«La scomparsa di Toto segna una irreparabile frattura fra due epoche, un confine fra un prima ed un poi che la straordinaria bravura dell'attore napoletano ci aveva impedito sinora di notare. Sarà capitato anche ad altri come a me - udendo la notizia della sua morte improvvisa - di esclamare: Come? Cosi giovane? , Sì, cè da stupirsi che il grande Totò avesse soltanto 69 anni. Lo avevamo annesso ormai come un mito ai nostri ricordi di adolescenti; e lui sembrava dominarvi da tempo immemorabile. [...]»

Omaggio dello Stabile a Totò

Gli attori del «Teatro stabile di Roma» hanno dedicato ieri sera la loro interpretazione della commedia «Napoli notte e giorno» a Totò. Il regista dello spettacolo, Giuseppe Patroni Griffi, prima dell'Inizio della rappresentazione ha ricordato la eccezionale arte di Tolò invitando il pubblico del teatro Valle ad osservare un minuto di raccoglimento.


I funerali di Totò a Roma


Il funerale di Totò a Napoli

Io l'ultima dimora ce l'ho a Napoli. È sulla strada di Poggioreale, in un camposanto piccolo, isolato, il primo salendo: si chiama II Pianto. No, non è vicino al recinto degli uomini illustri, quello è nel cimitero nuovo, più su, quasi all'incrocio per Capodichino.

Foto Archivio Carbone - Napoli


Il terzo funerale di Totò

Il terzo funerale di Totò, con la bara vuota, fu celebrato in occasione del trigesimo della sua morte nella Basilica Santa Maria alla Sanità per volere di Luigi Campolongo detto "Nase 'e cane", qui ritratto tra Liliana e la madre Diana; in seconda fila Nino Taranto e Dolores Palumbo. Luigi Campoluongo, quasi cinquant'anni prima era diventato il discreto protettore di Totò, dopo lo sgarro della ragazza soffiata a un guappo, aveva poi portato i due a diventare amici. La cerimonia fu celebrata con tutti i crismi, a pochi metri dalla casa natale di Totò, benché il suo corpo non si trovasse in quella bara deposta sul pavimento, sotto l'altare, da "Nas' 'e cane" e dai suoi uomini. Diana e Liliana si abbracciavano a Nino Taranto, che piangeva disperato. 


Così la stampa dell'epoca

2017 04 15 Repubblica Funerale Napoli intro

Il racconto del cronista che 50 anni fa seguì dal campanile del Carmine il rito funebre “Un dolore composto, una folla enorme”

Pensando alla morte - un pensiero fisso, ossessivo, come un'ansia della quale non ci si può liberare - Totò sicuramente aveva sognato per il suo funerale una "festa" come questa. Centomila "spettatori" (ma a occhio ne contammo di più, forse addirittura il doppio), la città paralizzata, una esplosione di affetto incontenibile, travolgente e drammatica al tempo stesso, con il carro funebre bloccato all'ingresso della piazza del Carmine, applausi, pianti, svenimenti e la voce tremante del diacono della basilica che avvertiva i fedeli: «Ricordatevi che stiamo nella casa del Signore»". Era il 18 aprile 1967, giusto cinquantanni fa: cominciava così la cronaca dell'ultimo abbraccio tra Napoli e il "suo" comico, il suo mito. Per descriverla sul Roma il cronista di allora, lo stesso di quello di oggi, si era arrampicato, grazie al complice aiuto del sagrestano, sul campanile della basilica del Carmine dal quale l'immagine della piazza e delle strade laterali era totale.

2017 04 15 Repubblica Funerale Napoli f1Uno scenario da brividi, profondamente diverso - più umano e anche più composto - rispetto ai sold out dei nostri giorni: la "qualità" della partecipazione del pubblico era più composta, nonostante la ressa e più attenta a dare il giusto valore ai sentimenti piuttosto che alla "costruzione" della scena. Rimettendo indietro l'orologio della cronaca, quel pomeriggio ci fu data la possibilità di scoprire quanto grande fosse l'amore di Napoli per Totò che più volte, negli ultimi giorni di vita, aveva detto ai parenti: "Vi prego, portatemi a Napoli". E per il funerale si fece promettere che si sarebbe svolto nella basilica del Carmine. Come quelli di Enrico Caruso, Beniamino Gigli e Tito Schipa.

Riuscimmo così a cogliere, tra l'altro, l'attimo drammatico in cui Franca Faldini, la moglie di Totò, non resistette all'emozione e crollò a terra. Era provatissima Franca e, soprattutto, era una donna umiliata: il giorno prima la curia romana non aveva concesso il permesso per la cerimonia funebre, i coniugi non erano sposati in chiesa. Nella chiesa di Sant'Eugenio in via Belle Arti, a poca distanza dalla abitazione romana di Totò, il funerale venne celebrato con una semplice ma fredda benedizione che lasciò tutti delusi. Subito dopo - alle 13,20 per la precisione - il viaggio alla volta di Napoli, la "passeggiata" nel cuore ella Sanità e, infine, il grande funerale. L'unico, anche se ce ne fu un terzo, senza la salma, che, come racconta la figlia Liliana, venne deciso per accontentare la richiesta pressante di Naso 'e cane - Luigi Campo-luongo - un guappo tifosissimo del comico, e degli abitanti del quartiere. La cerimonia ebbe luogo cinque giorni dopo, il 22 aprile, nella chiesa di San Vincenzo e fu seguita da migliaia di persone.

Ma continuiamo a rileggere l'articolo di cinquantanni fa. Ad attendere l'arrivo della salma c'erano Nino Taranto, Sergio Bruni, Maria Paris, Gloria Cristian, Nunzio Gallo, Franco Sportelli e Carlo Taranto. Tutti piangevano, qualcuno si sentì male. All'ingresso della basilica erano schierati il sindaco Giovanni Principe, il senatore Gaetano Fiorentino, il vicequestore Simone. L'orazione funebre fu tenuta da N ino T aran-to che più volte fu sul puto di essere sopraffatto, anche lui, dalla commozione. "Amico mio, sono sicuro che mi stai ascoltando e mi rispondi. La tua voce è nel cuore di questa Napoli che è venuta a dirti grazie perché tu l'hai onorata... tu, amico mio, hai fatto sorridere la tua città, le hai dato gioia e felicità". Al termine, come in un copione studiato per strappare un fragoroso applauso finale, la battuta ad effetto: "Il tuo pubblico ha voluto che facessi a casa l'ultimo esaurito". Oltre i grandi dello spettacolo, confusi tra la gente ma riconosciuti da tutti, anche molti colleghi meno fortunati. Qualche testimonianza raccolta dal cronista è esemplare.

Michele De Stefano, macchinista del teatro Kursaal di Salerno, raccontò di aver ricevuto una mancia di cinque lire - pari alla paga di una serata -«soltanto per avergli comprato un caffè e un pacchetto di nazionali». Pasquale Pedruccini, un comico che aveva lavorato con Totò al Verde e al cinema Gaitè in piazza Carità nel 1918, si vantò, invece, di aver guadagnato più di lui - 18 lire a sera contro 12 - ma riconobbe che il "principe" era già molto più popolare di lui la macchietta di "Ciccio pasticcio". E chiudiamo con la testimonianza di Vincenzo Fragolino, un altro comico minore, il quale tenne a tessere un grande elogio della bontà del comico: «Mi prestò Core 'ngrato, la parodia con la quale aveva debuttato. E in cambio non volle niente».

Carlo Franco, «Repubblica», 15 aprile 2017


Tuttototò: la mia vita in dieci serate

Antonio de Curtis, «La Settimana Incom Illustrata», anno XIX, n.18, 1 maggio 1966 417
Articoli d'epoca - 1960-1969
Tuttototò: la mia vita in dieci serate

Addio Totò

Flora Antonioni, «Sorrisi e Canzoni TV», anno XVI, n. 17, 23 aprile 1967 712
Articoli d'epoca - 1960-1969
Addio Totò

I fiaschi dell'uomo di gomma

Vittorio Paliotti, «Oggi», anno XXVIII, n.49, 7 dicembre 1972 696
Articoli d'epoca - 1970-1979
I fiaschi dell'uomo di gomma

La tardiva RIscoperta di Totò

Luciano Mattino, «Settimana TV», anno XX, marzo-aprile 1973 941
Articoli d'epoca - 1970-1979
La tardiva RIscoperta di Totò

Franca Faldini, la vedova di Totò

Mimmina Quirìco, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 18, 30 aprile 1967 501
Articoli d'epoca - 1960-1969
Franca Faldini, la vedova di Totò

Tuttototò (ma censurato)

Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 19, 7 maggio 1967 16
Articoli d'epoca - 1960-1969
Tuttototò (ma censurato)

Totò trenta anni dopo

«Film TV», anno V, n.17, 20-26 aprile 1997 734
Articoli d'epoca - 1990-1999
Totò trenta anni dopo

Rievocazioni: il mio Totò

Autori Vari, «Panorama», 18 ottobre 1977 571
Articoli d'epoca - 1970-1979
Rievocazioni: il mio Totò

E adesso ascoltiamo la Faldini

Angelo De Robertis, «Gente», anno XXI, n.50, 17 dicembre 1977 337
Articoli d'epoca - 1970-1979
E adesso ascoltiamo la Faldini

Ricordo di Totò

Luciano Pelliccioni di Poli, «Orizzonte dei Cavalieri d'Italia»n.4,5,6, aprile-giugno 1967 228
Articoli d'epoca - 1960-1969
Ricordo di Totò

Totò, che piacere rivederti

Fiammetta Rossi, «Radiocorriere TV», anno LV, n.23, 4-10 giugno 1978 176
Articoli d'epoca - 1970-1979
Totò, che piacere rivederti



DAL DIARIO PERSONALE DI EDUARDO CLEMENTE: LA CRONACA DELLE ULTIME ORA DI VITA DI TOTO'

 Giovedì 13 aprile - ore 2,45

Mentre ero con Carlo in camera sua e Liliana stava telefonando,Totò mi disse:
- Edua', mi dai quella tua “baracca”? (riferendosi al mio rasoio da barba a batteria che tenevo in macchina) poiché mai avrebbe usato quello elettrico per paura della corrente.
Andai a prenderlo e glielo diedi.
Cominciò a radersi stando disteso e mentre gli indicavo dove farla più accuratamente, disse:
- Guagliù, ‘o sapite che pure che murevo m’ero rassignate?

Alle 2.45 di notte mi telefonò Franca allarmata dicendomi:
- Vieni subito che Totò sta male!
Le dissi di chiamare il medico e le chiesi se gli facesse male il braccio sinistro ed avesse bruciore di stomaco.
Arrivai a casa contemporaneamente al dottore ed entrato in camera.
Totò mi disse:
- Mi sento male… chiama Liliana!
Per sdrammatizzare gli dissi di non esagerare altrimenti l’avrebbe allarmata.
Il medico si trattenne fino alle 7 del mattino dopodichè telefonai a Liliana che non era in casa; poco dopo mi telefonò chiedendomi cosa fosse successo e subito venne.
In mattinata venne il cardiologo che fece un’elettrocardiogramma e ci disse che Totò aveva avuto un disturbo circolatorio.
Accompagnai il professore alla porta e volevo pagargli l’onorario ma che non volle dicendomi che sarebbe dovuto tornare per un controllo il sabato mattina.
La giornata trascorse tra il dormiveglia e lamenti per il dolore che a volte diventava più marcato.
Rimasi a casa anche la notte successiva.
Collocai un lungo filo elettrico con un campanello sulla spalliera del suo letto fino al salone dove eravamo io, Franca e Liliana e questo lo faceva sentire rassicurato; ricordo un sorriso nei suoi occhi per l’iniziativa che gli piacque.
Verso la mezzanotte mandai a casa Liliana rassicurandola che se ci fossero state novità l’avrei avvisata e la notte trascorse tranquilla.
La mattina seguente venne l’analista per i prelievi del sangue e fissai un’appuntamento con il professor Catalini che in passato aveva già visitato Totò che ogni 3 mesi era solito sottoporsi ad esami completi ed elettrocardiogramma.
Intorno alle 11 ritornò Liliana.
Alle ore 13 circa Totò si mise una supposta antidolorifica che gli calmò totalmente il dolore permettendogli di riposare tranquillo.
Alternandoci ogni tanto andavamo a controllarlo in attesa degli esiti degli esami che arrivarono intorno alle 18 ed erano tutti nella norma.
Liliana incaricò Carlo l’autista di comprare una bottiglia di wisky ed insieme a me e Franca svegliò il padre dicendogli:
- Almeno facci brindare per la buona notizia!
Totò fu quasi seccato di essere stato svegliato, chiese di essere rifatto il letto e si alzò; Franca e Liliana glielo sistemarono.
Ritornò il dottore che dopo aver visionato gli esami gli fece una iniezione dicendo che tutto andava bene.
- Dai lo stipendio a Carlo e paga gli esami – mi disse ed io gli risposi di averlo già fatto.
Mentre ero con Carlo in camera sua e Liliana stava telefonando,Totò mi disse:
- Mi dai quella tua “baracca”? (riferendosi al mio rasoio da barba a batteria che tenevo in macchina) poiché mai avrebbe usato quello elettrico per paura della corrente.
Andai a prenderlo e glielo diedi.
Cominciò a radersi stando disteso e mentre gli indicavo dove farla più accuratamente, disse:
- Guagliù, ‘o sapite che pure che muravo m’ero rassignate?
Poco dopo Liliana andò a salutarlo ma prima che andasse via le chiesi il suo nuovo numero di telefono qualora avessi avuto necessità di rintracciarla.

Venerdì 14 aprile - ore 19,30

Totò cominciò a mangiare qualcosa che Franca gli aveva riscaldato; cenai anch’io e rimasi nel salone a guardare la televisione con la cameriera e la cuoca.
Mi chiamò e mi disse:
- Edua’, va’ a riposarti. Sono due giorni e due notti che stai quà. Fammi la cortesia… prima di andartene prendimi le supposte casomai mi sentissi male stanotte.
Andai in farmacia a prenderle ma al ritorno trovai la cameriera in preda al panico che mi dice:
- Signor Eduardo, il Principe sta gridando!
Nel corridoio Franca era appoggiata al muro che piangeva, tremava e le battevano i denti.
Mi precipitai da Totò che era cadaverico ed in quel momento capì che non c’era più nulla da fare, mi avvicinai a lui e dissi a Franca:
- Chiama Liliana, la madre, Carlo…
- Edua’, quanto me dispiace...


Il ricordo

Questo è il ricordo commovente di Eduardo De Filippo:

«Erano più colorate le strade di Napoli, più ricche di bancarelle improvvisate di chioschi di acquaioli, più affollate di gente aperta al sorriso allora, quando alle dieci di mattina le attraversavo a passo lesto avevo quattordici anni per trovarmi puntuale al teatro Orfeo, un piccolo, tetro, e lurido locale periferico, dove, in un bugigattolo di camerino dalle pareti gonfie di umidità, per fare quattro chiacchiere tra uno spettacolo e l’altro, mi aspettava un mio compagno sedicenne che lavorava là….
Oggi è morto Totò. E io, quattordicenne di nuovo, a passo lento risalgo la via Chiaia, e giù per il Rettifilo, attraverso piazza Ferrovia. Entro per la porta del palcoscenico di quello sporco locale che a me pare bello e sontuoso, raggiungo il camerino, mi siedo e mentre aspetto ascolto a distanza la sua voce, le note della misera orchestrina che lo accompagna e l’uragano di applausi che parte da quella platea esigente e implacabile a ogni gesto, ogni salto, ogni contorsione, ogni ammiccamento del “guitto”. Do un’occhiata attorno; il fracchettino verde, striminzito, è lì appeso a un chiodo: accanto c’è quello nero. Quello rosso glielo vedrò indosso tra poco, quando avrà terminato il suo numero. I ridicoli cappellini… A bacchetta, a tondino… e nero, marrone, e grigio… sono tutti allineati sulla parete di fronte. ..Manca il tubino: lo vedrò tra poco. Il bastoncino di bambù non c’è: lo avrà portato in scena. E lì, sulla tavoletta del trucco? Cosa c’è in quel pacchetto fatto con la carta di giornale? È la merenda, pane e frittata. E la miserabile musica continua, e la sua voce diventa via via ansiosa di trasportare altrove quella orchestrina, di moltiplicarla. Dal bugigattolo dove mi trovo non mi è dato vederlo lavorare, ma di sentirlo e immaginarlo com’è, come io lo vedo come vorrei che lo vedessero gli altri. Non come una curiosità da teatro, ma come una luce che miracolosamente assume le fattezze di una creatura irreale che ha facoltà di rompere, spezzettare e far cadere a terra i suoi gesti e raccoglierli poi per ricomporli di nuovo, e assomigliare a tutti noi, e che va e viene, viene e va, e poi torna sulla Luna da dove è disceso.
Ora sono travolgenti gli applausi e le grida di entusiasmo di quel pubblico: il numero è finito. Un rumore di passi lenti e stanchi si avvicina, la porticina del bugigattolo viene spinta dall’esterno. Egli deve aprire e chiudere più volte le palpebre e sbatterle per liberarle dalle gocce di sudore che gli scorrono giù dalla fronte per potermi vedere e riconoscere, e finalmente dirmi: ” Edua’, stai cca’! ” E un abbraccio fraterno che nel tenerci per un attimo avvinti ci dava la certezza di sentire reciprocamente un contatto di razza. E le quattro chiacchiere, quelle riguardavano noi due, le abbiamo fatte ancora per anni, fino a pochi giorni fa».

Eduardo De Filippo, «Paese Sera», 16 aprile 1967


Il cugino Eduardo

Gli ultimi giorni di Totò

Dopo una serie di crisi cardiache, quando si accorse di morire Totò mi disse: "Eduà, è la fine. Ti raccomando, portami a Napoli". Perse conoscenza verso le dieci di sera e morì la mattina alle 3.25. Totò non era molto superstizioso, due sole cose lo impressionavano veramente, il gatto nero e il 13 e il 17. La sorte volle che il 13 si ammalasse e il 17 venisse sotterrato. Morì il 15 aprile del 1967.

Aveva paura della morte?
Non ne parliamo. La morte lo spaventava. Malgrado questo in casa si parlava spesso della morte, tant'è vero che Franca Faldini molte volte si seccava di sentirci parlare di questi argomenti. A questo proposito un fatto curioso è che Totò quando faceva il bagno, per paura, toglieva sempre la corrente. Alla morte poi Totò dedicò una poesia bellissima che in origine si chiamava "Il due novembre", in seguito divenne la famosissima 'A livella. Un grande amico di Totò che si è rivelato soprattutto dopo la morte è stato Nino Taranto. Infatti da allora porta ogni settimana un mazzo di rose sulla tomba di Totò e si è occupato personalmente della cappella dove è seppellito.

Vincenzo Mollica


Eduardo Clemente era il cugino-segretario di Totò, che a lui lasciò in eredità il suo baule da comico: segno di una stima e un affetto sinceri e profondi.


Intervista integrale a Eduardo Clemente


Dino Valdi

Non si erano mai viste a Napoli, prima d’allora centomila persone piangere, ma non piangere per modo di dire, bensì con lacrime e lacrime. Vi furono anche degli incidenti, certo, in quel funerale, mentre la salma veniva avviata verso il cimitero del Pianto. Tre persone, colte da malore, dovettero essere ricoverate all’ospedale di Loreto. La cronaca registrò anche i loro nomi: Vittorio Gambardella di ventitré anni, Italia Stefanelli di venticinque e Maddalena De Vita di trentacinque. Quelle persone si erano sentite male non per la calca o per il caldo, bensì per lo spavento provato nel vedere, lì ai funerali, Totò vivo. Lo stesso naso «deragliato», lo stesso mento aguzzo, le stesse smorfie. Lui insomma. Non che si fosse ripetuto l’episodio occorso nel 1904, all’autore di canzoni Giuseppe Dell’Aquila. L'uomo che davanti alla basilica del Carmine roteava gli occhi e digrignava le mascelle in gesti che erano di dolore e che apparivano di burla si chiamava Dino Valdi. Professione, attore cinematografico, controfigura di Totò.


Riferimenti e bibliografie:

  • Foto Archivio Carbone - Napoli
  • Foto e documenti Archivio famiglia Clemente, famiglia Campoluongo
  • Giovanni Cavallotti, «Gente», anno XI, n.17, 26 aprile 1967
  • Pietro Zullino, «Epoca», anno XVIII, n.865, 23 aprile 1967
  • Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n.17, 23 aprile 1967
  • Antonio de Curtis, «Domenica del Corriere», anno LXIX, n.18, 30 aprile 1967
  • M.V., Novella 2000, anno XLVIII, n.18, 30 aprile 1967
  • Vincenzo Mollica in "Totò", Lato Side, Roma 1983 [pp. 69-70].
  • Eduardo De Filippo in "Paese Sera", aprile 1967
  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • Paolo Zardo, «Paese Sera», 16 aprile 1967
  • "Un grande attore, un vero amico", «Paese Sera», 16 aprile 1967
  • Carlo Franco, «Repubblica», 15 aprile 2017