LILIANA CASTAGNOLA, FU VERO AMORE

È morta, se n'è ghiuta 'n paraviso!
Pecchè nun porto 'o llutto? Nun è cosa
rispongo 'a gente e faccio 'o pizzo a riso
ma dinto 'o core è tutto n'ata cosa!

Liliana Castagnola


Biografia sintetica di Liliana Castagnola

Liliana Castagnola è stata una famosa cantante del Teatro di Varietà italiano del primo dopoguerra. Liliana è nome d’arte, in realtà si chiamava Rosa Natalina detta Eugenia. Nacque a Genova in via Montallegro ad Albaro alle ore 18.00 del 6 settembre 1898, nella Villa della famiglia Cambiaso alla quale apparteneva da parte di madre.

Suo padre, Castagnola Daniele, detto Giovanni, era un verniciatore; sua madre, Cambiaso Nicoletta, era una libraia. Fu lei a educare la piccola Eugenia all'amore per i libri, per la cultura e per lo spettacolo. Abitavano nella zona di Sarzano, prima in vico Casareggio, poi in vico Fate, nelle vicinanze del Teatro di Marionette di Campopisano, all'epoca famoso e frequentato.

Eugenia fu la prima figlia di Daniele e di Nicoletta, che si erano sposati nel 1897. Di seguito ebbe tre sorelle: Durdindana, nata nel 1900 e morta a soli due anni; Maria Emilia, nata nel 1903; Luigia, nata nel 1909. Il nome Durlindana (la spada di Orlando) dato da Nicoletta alla sua seconda figlia è da ritenersi significativo della sua personalità. [...] Il 1914 fu l’anno del matrimonio. Non aveva ancora compiuto 16 anni che si sposò con Colonello Umberto, detto Dario. Era 1’ 11 maggio. Lui aveva 27 anni e faceva il costruttore di pavimenti. Un anno dopo ebbero un figlio: Giovanni. Ma Eugenia iniziò a sentire sempre più forte il richiamo per il mondo dello spettacolo e il palcoscenico e capì quanto fosse importante per lei seguire la sua passione. Si separò dal marito e iniziò la carriera di cantante ma, dopo ogni tournée in giro per l’Italia, tornava regolarmente a Genova per stare il più possibile con suo figlio.

Portò nei vari Teatri d’Italia un repertorio di qualità: non solo le canzoni più in voga all’epoca (fra queste la famosissima Abat-jour) ma anche brani di opere liriche e di operetta e, per questo, è lecito pensare che, da giovanissima, abbia studiato canto e dizione.

Fra il 1920 e il 1924 fu applauditissima nelle grandi città: a Roma al Teatro Apollo e al Salone Margherita; a Bologna all'Arena del Sole; a Milano al Trianon; a Torino al Chiarella; a Piacenza al Teatro Italia, eccetera. Oltre ad avere una voce sublime, riusciva a estasiare il pubblico con le sue mise en scene particolarmente coreografiche e con abiti sempre molto particolari che lei stessa disegnava. Più volte citato nelle riviste d'epoca, è quello decorato con lampadine che utilizzava per cantare Abat-jour.

Nel 1920 fu vittima di un fatto di cronaca nera che ne segnò l'esistenza futura. Il 14 ottobre di quell'anno, Liliana rischiò la vita all'Albergo Agnello di Milano. Il suo amante Alberto Scala, proprietario di una piccola ditta di lucido da scarpe, le sparò un colpo di rivoltella alla testa prima di uccidersi lui stesso. Il proiettile le penetrò nella scatola cranica ma senza essere letale. Un centimetro più sotto e sarebbe morta. Fu. probabilmente, una questione di gelosia. A ogni anniversario di quella tragedia sfiorata, Liliana era solita fare una donazione agli artisti bisognosi, dimostrando così, oltre alla sua generosità, anche il suo profondo senso di gratitudine alla vita.

Nel 1925 fece una tournée all'estero, in Francia. Al suo ritorno in Italia ebbe un fittissimo calendario di spettacoli ovunque, in particolare a Milano, Roma, Catania, Napoli, con repertori musicali sempre nuovi e raffinati. Fu considerata una stellissima del varietà. A Roma, in quegli anni, ebbe una simpatia per il giovane Roberto Rossellini. All'epoca, 1926/1927, lui era appassionato di corse automobilistiche e correva nei circuiti romani. Lei, dalle tribune, lo salutava a ogni passaggio. Ma fu una storia d’amore appena abbozzata e incompiuta: Rossellini era più giovane di lei di otto anni.

All’apice del successo, Liliana aveva ormai copertine e articoli su tutte le più importanti riviste di spettacolo e società, sempre elogiata per la sua bravura, per i suoi abiti, per la sua generosità. Spesso veniva scritto che nessuna era pari a lei per bellezza, sfarzo, carattere. Purtroppo, a seguito della tragedia di Milano del 1920, Liliana aveva ricorrenti mal di testa ed era costretta a prendere barbiturici forti per lenire il dolore. È plausibile pensare che gli stessi provocassero in lei mutamenti d’umore. Spesso, ai momenti di gioia e di euforia per l’indiscusso successo, si affiancavano momenti di tristezza e di fragilità emotiva.

Fu in uno di questi momenti di fragilità emotiva che Liliana conobbe Totò a Napoli. Lui le fece recapitare in camerino un mazzo di rose rosse, come era solito fare con tutte le cantanti e le ballerine che gli interessavano. Era il dicembre del 1929. Lei era stata scritturata dal Teatro Sannazzaro; lui era ancora un piccolo artista dialettale (1). Iniziò fra di loro una brevissima relazione che da subito sfociò in discussioni e malintesi.

Nonostante tutto, lei si illuse di essere amata da Totò e, soprattutto, si illuse di creare insieme a lui a una nuova Compagnia Teatrale. La notte del 2 marzo 1930, nella pensione di Ida Rosa in via Sedil di Porto a Napoli, Liliana morì per una dose eccessiva di barbiturici. I giornali dell’epoca parlarono di sbaglio e di tragico errore. Già nel ’27 aveva rischiato di morire nello stesso modo e, una seconda volta, nei primi mesi del 1929. Da dichiarazioni da lei stessa rilasciate al dottore che la soccorse, si può desumere che fosse consapevole del rischio in cui incorreva quasi ogni notte pur di riuscire a dormire senza incubi. Sua madre, Nicoletta Cambiaso, morì due anni dopo di lei.

Liliana Castagnola, già inumata nel campo di S.Maria della Purificazione, fu esumata e trasferita circa un anno dopo la morte nella nicchia De Curtis al vecchio Cimitero del Pianto di Napoli e, di seguito, nella nuova Cappella De Curtis, costruita nel ’51, dove attualmente si trova.

Paola Farah Giorgi


NOTE:
(1) Il periodo in cui Liliana incontra Totò, vede l'attore già affermato a livello nazionale. Ha calcato tutti i teatri di varietà più importanti d'Italia, scritturato dalle più importanti compagnie dell'epoca (Maresca, Bluette, ecc.)


Liliana Castagnola, dopo una tournée in Sicilia, tornò a Napoli per un lungo corso di recite al Salone Margherita. Esauriti i suoi impegni, si concesse il lusso di fermarsi a riposare a Napoli. Nel dicembre 1929, scritturata dal Teatro Santa Lucia, andò all'appuntamento con il suo destino; pochi giorni più tardi Liliana telefonò all'impresario del Teatro Nuovo dove recitava Antonio de Curtis, in arte Totò, e gli chiese di riservarle una poltrona.

«È le sette meraviglie e poi da tutto quanto si capisce che è un vulcano, un fuoco, una forza della natura». Così Salvatore Rubino, segretario e servo di scena dell'attore, gliela annunciò quella sera; Antonio la sbirciò dal palcoscenico scostando appena il sipario: era seduta in un palco sola, il volto pallido è ombreggiato da un cappello di velluto nero, che nascondeva un poco gli occhi verdi che molti amarono. Antonio non temette la sua “cattiva fama”, affascinato da questa donna bellissima e sensuale che lo cercò; avvertì il privilegio ma pure la certezza della conquista.

«È col profumo di queste rose che vi esprimo tutta la mia ammirazione».

Con questo biglietto e un grande mazzo di rose Antonio, il mattino successivo, iniziò il corteggiamento. Liliana lo invitò alla Pensione degli artisti "Ida Rosa" in Via Fenile di Porto, dove abitava in un quartierino composto da un ingresso, una sala da pranzo e una camera da letto. L'arredamento era troppo carico con poltroncine damascate, tendaggi, ninnoli, un gusto che ad Antonio non piaceva e il suo primo impulso fu di scappare. Lei gli si avvicinò per donargli una foto nella quale appariva con un abito di scena chiaro e vaporoso, i capelli acconciati alla garçon, la frangetta a coprire la cicatrice lasciatele dal colpo di pistola, e la dedica: «Totò, un tuo bacio è tutto». Fu l'inizio del loro amore.

Liliana stava per compiere 35 anni, troppi per il mondo crudele del Café Chantant; ebbe ai suoi piedi molti uomini, ma sembrò trovare nel giovane attore la fine del suo peregrinare. Volle legarlo a sé, gli propose di lavorare insieme ma, giorno dopo giorno, perse agli occhi di lui quell'aura peccaminosa di irraggiungibile seduttrice: lo tormentava con scenate di gelosia e pressanti richieste di stabilizzare il loro legame.

Totò dopo un breve periodo di furiosi litigi e successive riappacificazioni accettò, anche per sfuggire a quel rapporto sempre più complesso, un contratto con la Compagnia Cabiria che lo avrebbe portato a lavorare a Padova. Liliana non sopportò quello che poteva essere un addio.

Dopo l'ennesima discussione con Totò, una notte Liliana tornò alla pensione a tarda notte, in apparenza di ottimo umore trattenendosi anche a conversare con le amiche. Alla cameriera, entrando in stanza, disse che la domenica mattina si sarebbe levata assai per tempo; poi la chiamò ancora per darle incarico di far impostare subito delle lettere che aveva premura che giungessero ai suoi parenti a Genova. L'indomani mattina, per errore, la cameriera della pensione entrava nella camera della Castagnola, e avvicinatasi al letto della diva, notava che era immersa in una specie di letargo. Allora dava l'allarme e al capezzale della Castagnola accorreva il dr. Rizzi che, osservando i tubetti vuoti di sonnifero, che erano sul comodino, stabilì che la sventurata aveva ecceduto nella dose dello stesso. Veniva anche chiesto l'intervento del prof. Pavone dei Pellegrini, che si recava subito sul posto con alcuni infermieri. Ma tutti i tentativi ai quali la scienza ricorre in simili casi, furono vani. Senza aver mai riacquistato i sensi, la donna spirò.

Liliana Castagnola era pietosamente morta in poche ore per avere assunto una dose eccessiva di sonnifero, ponendo così fine alla sua breve tormentata vita.

Totò apprese la notizia il mattino successivo: era in procinto di partire in tournée per Padova ma si precipitò alla Pensione degli Artisti. Sapeva di averle mentito, di averla illusa. Rimpiangerà di aver trovato comodo pensare «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità» e di non aver voluto o saputo cogliere la profondità del suo sentimento.

Il rimorso per la morte di Liliana lo accompagnerà per tutta la vita. Anni dopo non esiterà a contravvenire alle tradizioni, e chiamerà la sua unica figlia (nata dalla moglie Diana Rogliani) Liliana, piuttosto che Anna, come sua madre. E già nei giorni successivi alla tragedia decide che Liliana riposerà nella cappella della famiglia De Curtis, al Cimitero del Pianto di Poggioreale (Napoli): chi va in visita alla tomba di Totò trova così, appena sopra la sua, quella di Eugenia Liliana Castagnola, diva innamorata morta suicida.


Una sera — chissà perché — ero di cattivo umore e, come dire, non sono stato proprio gentile con lei; ma niente di straordinario, eh? le ho detto solo che mi lasciasse in pace e che non ne avevo voglia. E mi ha lasciato in pace sul serio, anche troppo! Un tubetto di Veronal: morta. E chi l’avrebbe immaginato? Manco p’a capa!



Partitura del brano "Donna che sai mentire", interpretato da Liliana Castagnola (1926)


Liliana Castagnola: la diva nella stampa degli anni '20


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Salone Margherita. Serate scintillanti di pubblico, films interessanti che si alternano sullo schermo fra i plausi del colto e dell' inclita.
Il 1° Gennaio s' iniziarono le presentazioni di Liliana Castagnola che ebbero per risultato un crescendo di successi serali.
Bella ed artista come sempre, elegantissima ed a posto con la sua bella voce che non ha rivali fra le attuali cantanti dei varietà Liliana è sempre in forma e degna degli applausi prodigatele in quantità enorme. Con Liliana figurava in programma Liana Love cantante italo napoletana il Faed Singer violinista e le sisters Danias attrazione al trapezio.

«Varietà», 10 gennaio 1930


Liliana Castagnola: gennaio 1930, cronaca di un suicidio


Totò piange dettando le sue memorie

Dal mese di novembre scorso, tutte le domeniche, dalle 15 alle 21, Totò, cioè il Principe De Curtis,Eduardo Passarelli, e il giornalista Alessandro Ferraù...
Arturo Musini, «Stampa Sera», 20 marzo 1951 86

Totò cerca maschio

Fu cosi che fu realizzato, al prezzo di 150 mila lire (al cambio d'oggi, tanto costarono le varie spese legali), il sogno d'amore di Totò e Diana non più sposi.
Crescenzo Guarino, «La Stampa», 8 giugno 1951 78

Il principe e la ballerina

Le donne fatali gli hanno sempre fatto perdere la testa, sul set e nella vita. Ma una sola l’ha fatto piangere. Uccidendosi per lui
Claudio Carabba, «L'Europeo», n.25, 23 giugno 1990 741

Liliana Castagnola, il segreto di Totò

La Castagnola — come veniva chiamata nell'ambiente del «variété» — era una sciantosa, una donna fatale capace di amori eterni, tragici e distruttori...
Giancarlo Governi, «Radiocorriere TV», anno LXVII, n. 29, 8-14 luglio 1990 141

Totò va in treno con la maschera antigas

La strada, ai Parioli, è quieta. La casa è silenziosa. L’appartamento come foderato, felpato. Da fuori, non giunge il più piccolo rumore della notte romana...
Silvio Bertoldi, «Oggi», anno XXII, n.48, 1 dicembre 1966 473

I fiaschi dell'uomo di gomma

Dal libro Totò il principe del sorriso (Fiorentino Editore), che è costato due anni di lavoro e di ricerche al nostro collaboratore Vittorio Paliotti...
Vittorio Paliotti, «Oggi», anno XXVIII, n.49, 7 dicembre 1972 225

La scomparsa di Totò: siamo uomini o caporali?

Il giornale-radio — di solito così fedele a tutto ciò che è ufficiale e governativo — ha aperto il suo notiziario del 15 con la notizia della morte di Antonio de Curtis...
Antonio de Curtis, «Domenica del Corriere», anno LXIX, n.18, 30 aprile 1967 420

Totò, una donna si uccise per lui

Una sera, in preda alla disperazione, si avvelenò in una pensione di Napoli. L’attore battezzò la propria figlia col nome di Liliana...
Ada Mariani, «Grand Hotel», anno XXVIII, n.1400, 3 maggio 1973 208

Totò trenta anni dopo

Il settimanale Film TV omaggia Totò nel 1997, in occasione del trentennale della morte, con una serie di articoli a testimonianza della passione che ancora...
«Film TV», anno V, n.17, 20-26 aprile 1997 661

Tragedia fra amanti in un albergo

La Castagnola, urlando dallo spavento, si precipitò giù per le scale. I medici giudicarono la ferita molto grave, essendo il proiettile penetrato in cavità...
«Corriere della Sera», 14 ottobre 1920 69

Totò e lo sport: siamo campioni o caporali?

Il 15 febbraio ricorrono i 100 anni dalla nascita dell'attore. L'abbiamo voluto ricordare con le parole e le immagini dei suoi film dedicati allo sport...
Vincenzo Cito, «La Gazzetta dello Sport magazine», anno IV, n.7, febbraio 1998 307

L'enigma Totò

Quali rapporti c'erano tra l’elegante signore semicieco che viveva ai Parioli e il clown con la mascella deragliata che giocava vertiginosamente con le parole?
«Specchio della Stampa», n.108, 14 febbraio 1998 231




La storia di Liliana Castagnola


Puoi darmi risposta? Puoi darmi qualche speranza? Vuoi incominciare a darmi la felicità? Questi due mesi starò vicina a te, per studiare, per seguire i tuoi ordini, per aiutarti a montare il numero.


Queste offerte di Liliana su de Curtis esercitavano una preoccupazione costante: egli non poteva credere che una donna che fino allora aveva trascinato nella tragedia diversi uomini, potesse e volesse chiudersi in una specie di francescanba rassegnazione: potesse e volesse cessare la sua vita intessuta di avventure, di amori, di successi. Liliana Castagnola aveva in quel periodo appena trent'anni ed era quindi nel pieno della propria bellezza. A trent'anni non si può parlare minimamente di decadenza: né una donna vi pensa mai a quell'età.


Il dramma di Liliana Castagnola

1926 Liliana Castagnola 02 LÈ il 1930. Tra i giovani che si presentano coraggiosamente al pubblico ancora soli sul palcoscenico, con un repertorio di cinque o sei canzoni, vi era una cantante, che, prima di concludere tragicamente la sua già movimentata esistenza, ebbe il suo quarto d’ora di meritata notorietà artistica: si chiamava Liliana Castagnola.

Era una donnina deliziosamente bella e attraente. Ad un certo fascino di marca umbertina accoppiava, in gradevole contrasto, un sex-appeal sfacciatamente moderno. Signorile, elegante, non mancava di una tal quale spiccata personalità, che faceva di lei ima autentica diva. Cantava bene certe canzoni romantiche e le alternava con altre brillanti e maliziose. Un pubblico, affezionato e fedele, la seguiva, la sosteneva e l’applaudiva, e i galanti amatori dell’epoca se la contendevano.

Il nome di Liliana Castagnola, che appariva spesso sui manifesti dei grandi Varietà, era soltanto per metà un nome d’arte. Si chiamava in realtà Eugenia Castagnola ed era nata nel 1900 a San Martino in provincia di Genova.

A sedici anni, in piena guerra mondiale, all’epoca delle Mata Hari e delle Mistinguette, la conobbe Guido Da Verona, e si disse, dopo qualche anno, che fosse stata proprio lei a ispirare allo scrittore il personaggio di Mimi Bluette. Il certo è che la sua carriera fu rapida e brillante; il battesimo del palcoscenico lo ricevette in Francia, in quella città e in quei locali, dove in maggior misura si concentravano il fuoco e le emozioni scatenate dalla guerra.

Lavorò infatti a Marsiglia, e in un ristorante della Cannebière suscitò entusiasmo e passioni. Due avventori vennero a lite per lei, e, in un feroce duello rusticano all’arma bianca, uno di essi rimase ucciso. Erano tempi pericolosi e Liliana fu espulsa dalla Francia.

La ritroviamo in Italia, a Montecatini, nascente stazione climatica alla moda, e fu lì che la diva fece la conoscenza di un giovane industriale milanese. Fu un amore violento in una relazione movimentata e pericolosa. Il giovane era geloso all’eccesso e lei non faceva nulla per rassicurarlo. Il suo temperamento, il suo mestiere, la sua stessa vita la portavano a certi atteggiamenti, che, in quell’epoca, costituivano ancora un pericolo per gli uomini innamorati.

Ed infatti la tragedia, improvvisa, scoppiò. Un mattino, mentre lei era nel bagno, la porta fu violentemente spalancata e l’amante, armato di pistola, l’aggredì con frasi violente e ingiuriose. Invano lei cercò di calmarlo, invano lo pregò, lo scongiurò di credere alla sua fedeltà. Il giovane milanese non sentì ragioni. Accecato da una gelosia, forse anche irragionevole e ingiusta, le sparò addosso. Un colpo la ferì di striscio alla fronte, un altro la colpì alla tempia, e la poveretta cadde riversa sul bordo della vasca da bagno in una pozza di sangue. Il giovane rivolse l’arma contro se stesso e si uccise. Le cadde addosso, quasi come per stringerla in un ultimo abbraccio disperato.

Il fatto fece un enorme rumore. Se ne parlò a lungo in Italia e fuori. Era il secondo uomo che moriva per lei e la sua figura si colorava ancor più di romantiche tinte ottocentesche.

Nell’ospedale, dove venne ricoverata, fu un corteo di ammiratori, amici e simpatizzanti. La sua cameretta era sempre piena di fiori e di profumi. Un ricco patrizio genovese le fu particolarmente vicino nella difficile convalescenza, e, quando, finalmente guarita, ella lasciò l’ospedale, raggiunse la ricca villa principesca che il signore innamorato aveva messo a sua disposizione. Seguì per entrambi una vita smodata di lusso, nella quale l’uomo non potette a lungo resistere. La famiglia di lui intervenne e iniziò un giudizio d’interdizione. E di nuovo Liliana si trovò sola.

Si lanciò allora in un vortice di abitudini, di costumi e di amori turbinosi. E, a trent’anni, già stanca e desiderosa di pace, si pose, inconscia e inconsapevole, alla ricerca di un amore calmo e borghese. Alla fine del 1929 si trovò a Napoli in un programma al teatro Santa Lucia. Contemporaneamente al Nuovo Totò mieteva successi e allori nella Compagnia Molinari. Conoscere Totò e innamorarsene come una educanda fu per lei un’esperienza nuova.

Al fascio di rose che l’attore galantemente le inviò alla Pensione di Ida Rosa, a Sedile di Porto, dove lei alloggiava, Liliana rispose con una letterina formale e corretta, che denunziava troppo apertamente la strana evoluzione del suo spirito tormentato.

La lettera diceva:

Signor Antonio De Curtis,

vi ringrazio, gentile signore, delle belle rose che ho gradito con molto piacere. Intanto, suppongo non vi dimentichiate che, dopo un certo numero di giorni, queste meravigliose rose appassiranno, e che, di conseguenza, occorrerà sostituirle con altri fiori.

Che fare per contraccambiarvi? Sabato, al «Santa Lucia», canterò per voi le mie migliori canzoni.

Liliana Castagnola


E la relazione fra i due ebbe inizio. Ma questa volta la gelosia prendeva lei e la faceva amaramente soffrire e i maligni e gli interessati facevano a gara a metterle nel cuore il tormento del dubbio.

Furono tre mesi di amore e d’inferno. Nel febbraio 1930, quando stava per scadere il contratto di Totò al Nuovo, lei, prevedendo che l’amante cogliesse l’occasione per lasciarla, gli fece una proposta: avrebbe abbandonato il Varietà, si sarebbe unita a lui nell’arte e nella vita, iniziando così un’esistenza nuova di lavoro e di amore. Totò in un primo momento accetta, poi lascia cadere la proposta e non ne parla più.

Liliana non desiste da un ultimo tentativo. S’incontra con lui in un pomeriggio nei primi di marzo: i due salgono in un tassì, che senza meta attraversa la città in lungo e in largo, e lei tenta disperatamente di riconquistare l’uomo che ama, invitandolo a rompere il nuovo contratto che ha con Cabiria, prima donna e capocomica di una Compagnia di Rivista.

«E’ troppo tardi — dice Totò — domani debbo partire e raggiungere la compagnia a Padova...». Non c’è nulla da fare. I due si lasciano. Totò va al Nuovo per il suo spettacolo d’addio e lei si avvia verso la Pensione.

Lungo la strada si ferma in una farmacia e acquista un tubetto di «Dinal». In un’altra farmacia ne acquista un secondo e rientra a casa. Ha già maturato il suo proposito, ma a quelli della Pensione non lascia scorgere nulla. Verso tardi, dopo la mezzanotte, si attacca al telefono e chiama il teatro Nuovo. Chiede di Totò. L’attore, che in quel momento ha finito di recitare, va al telefono e scambia con la donna, affranta e piangente, poche frasi d’occasione.

Liliana Castagnola ha i minuti contati. Rientra in camera, riordina la sua roba, ne fà un inventario, chiude a chiave i bauli, siede al tavolo e scrive :

Antonio,

potrai scrivere a mia sorella Gina per tutta la roba che lascio in questa Pensione. Meglio che se la goda Gina anziché chi mai mi ha voluto bene.
Perchè non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatta felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano ...

Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno... Te lo avevo giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un fattaccio nero mi è passato dinnanzi. E ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù nella strada, miagola in continuazione.

Che stupida coincidenza, è vero? ...

Liliana tua


Questa, la lettera rinvenuta il mattino dalla Polizia, accorsa alla Pensione, dopo la scoperta del cadavere.

Questa, la tragica fine di Liliana Castagnola.

Mario Mangini 


Riferimenti e bibliografie:

Luigi Cesareo - http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php

  • 1. È quanto riporta la figlia Liliana nel libro Femmene e malafemmene (Liliana De Curtis, Rizzoli 2003) nel quale, basandosi sulle confidenze del padre a lei e a sua madre Diana, ha voluto che fosse lui, in prima persona, a narrare la vicenda di Liliana Castagnola.
  • 2. Totò, Balcune e llogge , 'A Livella, Napoli, Fausto Fiorentino Editore 1968
  • "Siamo uomini o caporali?" (Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli) - Ed. Capriotti, 1952
  • Gaetano Saglimbeni, "Gente", 24 aprile 1987
  • Claudio Carabba, "L'Europeo", 23 giugno 1990
  • "Il dramma di Liliana Castagnola" - "Il Cafè-Chantant", (Mario Mangini), Ed. Ludovico Greco, Napoli 1967
  • Gli estratti della corrispondenza epistolare tra Liliana Castagnola e Antonio de Curtis provengono dall'archivio Famiglia Clemente
  • Estratti video dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.
  • "Liliana Castagnola (Un romanzo, tre donne)", Paola Farah Giorgi, Youcanprint, 2019