Silvana la malafemmina

Approf Silvana

Silvana Pampanini ancora oggi viene considerata la musa ispiratrice della famosissima canzone di Totò, Malafemmena. La storia non andò proprio così: Totò usava dare dolci e bizzarri soprannomi alle donne che amò. Così come Franca Faldini fu soprannominata "Ravachol" (pseudonimo di un famoso terrorista omicida francese di fine '800), a Diana Bandini Rogliani, la donna che sposò, fu dato il nomignolo di "Mizzuzina". Sul retro della bozza del testo della canzone "Malafemmena", fu trovato lo scritto "dedicata alla mia Mizzuzina"; ciò porta alla conclusione, che la famosa canzone fu dedicata a Diana Rogliani. Tale circostanza fu confermata dalla stessa Diana in un'intervista alla RAI negli anni '90.


Rifiutai la sua proposta di matrimonio e lui, deluso e amareggiato, compose per me "Malafemmena”, la sua canzone più bella e più famosa. Quando mi incontrò la prima volta, disse: "Ecco una donna vera, di dentro e di fuori”. Era un vero gentiluomo: se chiudo gli occhi, lo rivedo mentre mi offre un fascio di fiori.


Silvana_Pampanini


Totò dedicò questi versi a Silvana Pampanini

Gli occhi tuoi

Gli occhi tuoi verdi smeraldo
belli sono come il mare
come l’aria che respiro
ho bisogno di guardare.

Le tue mani delicate
che baciare è una delizia
son di rose vellutate
son profumo e son letizia.

Profumata è la fua bocca,
fresca come le viole,
primavera di sorriso
luminoso più del sole.

Bella superba

Bella superba come un'orchidea
creatura concepita in una serra
nata dal folle amore d’una dea
con tutti i più bei fiori della terra.

Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come una calamita,
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai sei tu della mia vita.

Come sono schiavo incatenato
alle catene della tua malia...
e mai vorrei che fosse, ahimè, spezzato
il dolce incanto della mia follia.


Galleria fotografica e rassegna stampa

SIlvana Pampanini, raccolta di articoli di stampa



«Malafemmena era mia madre»

«Diana Rogliani, non la Pampanini, ispirò la canzone»

«Peggio 'e ’na vipera» ma «ddoce comme ’o zucchero»: la vulgata ci ha abituato a immaginare la Malafemmena di Totò con gli occhi verdi e le gambe lunghe di Silvana Pampanini. «Invece era mia madre» afferma Liliana de Curtis, unica figlia dell’attor-principe e della moglie Diana Rogliani, tenendo in mano lo spartito originale della canzone con la dedica «A Diana, la mia Mizzuzzina». «Con i diritti d’autore di quel brano, quando da anni già vivevano separati, mio padre comprò a mia madre un appartamento ai Parioli dicendole: sono soldi tuoi, la canzone me l’hai ispirata tu». [...] «Ho voluto rendere giustizia a una donna discreta — mai avrei potuto scrivere questo libro se mia madre fosse stata viva ! — e celebrare una grande passione, a metà strada tra un film di Truffaut e una sceneggiata napoletana» [...].

Carlotta Niccolini, Corriere della Sera, 12 marzo 2009



Riferimenti e bibliografie:

  • Matilde Amorosi in "Gente", 24 giugno 1978
  • Carlotta Niccolini, Corriere della Sera, 12 marzo 2009