Un dilettante a Sanremo: Totò partecipa come autore al Festival di Sanremo

Sanremo 1954 


Se invece di chiamarmi Totò, di essere sulla piazza da trent'anni e di guadagnarmi, come dicono, milioni, fossi un napoletano sconosciuto, penso che farebbero il tifo per la mia canzone e pregherebbero San Gennaro di darmi l'alloro della vittoria. Ma che differenza fa? Come autore di canzoni io sono poco più di uno sconosciuto. E allora? Se la mia canzone piacerà più delle altre al pubblico di Sanremo, mi lascino vincere in pace e mi consentano, una volta tanto, di commuovermi agli applausi che spero saluteranno il mio lavoro, come dire, straordinario. Se, invece, a Sanremo non riporterò nessun alloro, cantino lo stesso la mia canzone: mi faranno tanto piacere, come quando, all'ultimo Piedigrotta, li ho sentiti eseguire a mezza voce Mergellina blu o Maria Rosa. Ma è possibile che, soltanto perché mi chiamo Totò e sono un attore cosiddetto «celebre», io non possa fare ciò che a qualsiasi altro è permesso, purché ne abbia l'estro e la capacità, cioè scrivere una canzone?


Dal 28 al 30 gennaio 1954 ebbe luogo, presso il Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, la IV edizione del Festival della Canzone Italiana. Presentò Nunzio Filogamo il quale aprì la manifestazione canora dicendo: «Chi non ha assistito almeno a una serata del Festival non può farsi un’idea dell’interesse, delle passioni, delle accese polemiche e della curiosità per la più importante gara nazionale della canzone". Il biglietto per il Casinò costò 5 mila lire per le prime due serate, mentre per la finale 10 mila lire.L'talia a metà degli anni 50 viveva le mille contraddizioni, condizionata  dalla ingombrante presenza della Chiesa, che alla nascita della TV, già mandava le sue reiterate proteste per l’apparizione in video di ballerine succinte, la qual cosa pareva contravvenire al classico concetto della donna come figura “casta, modesta e pudìca”. Il Festival 1954 si caratterizzò per il rifiuto di Nilla Pizzi a partecipare alla manifestazione canora. Si dice che si sarebbe offesa perchè era stata invitata Katyna Ranieri, considerata da tutti sua rivale. Cercarono in tutti modi di convincerla, con fare gentile ed anche con delle minacce, senza ruscire a farla distogliere dal suo intento.  Ma ci fu anche un altro rifiuto importante, quello di Claudio Pica, in arte Claudio Villa. Tra gli autori, invece, partecipò Totò, con la canzone "Con te". Ricorda Flo Sandon's: "Conobbi Totò proprio in quei giorni del Festival. Era una persona molto compita, molto principe insomma. Fu contento di come cantammo la sua canzone, e dopo l'esibizione diceva che non era un gran che, ma che per il Festival poteva andare bene ".La radio trasmise in diretta sul Secondo programma le tre serate, collegandosi alle 22 con il Casinò. Poi mandò in onda altri programmi, ricollegandosi verso mezzanotte per l’esecuzione dei brani prescelti per la finale. Delle venti canzoni approdate al Festival, dieci vennero giudicate la prima sera e dieci la seconda, per un totale di dieci brani (cinque e cinque) in finale. Doppia esecuzione anche stavolta, per due orchestre, una guidata da Cinico Angelini e l’altra da Alberto Semprini. Tradizionalisti contro modernisti: questa la sintesi della gara. Al primo gruppo appartenevano i cantanti che si esibirono con l'orchestra Angelini, mentre i "ritmici" preferirono essere diretti dalla bacchetta del secondo maestro. Fra le due fazioni non ci fu gara: l'Italia ha troppo bisogno di tranquillità e di affermazione di valori patriottici. Per i modernisti sono giorni magri, al punto che il Quartetto Cetra non rimetterà più piede a Sanremo.L’entusiasmo degli spettatori, la febbre dell’attesa, il tifo dei sostenitori di questo o quell’autore hanno riscontro soltanto nelle più emozionanti competizioni sportive. Come negli anni precedenti le canzoni prescelte furono venti, ma ne arrivarono oltre quattrocento e la scelta fu tutt’altro che facile. Gli alberghi della città furono gremiti, molte automobili si trasformarono la sera in letti di fortuna.

Vennero presentate 10 canzoni per sera, per i primi due giorni. Al termine di ogni serata i giurati votarono e decisero quali delle 5 canzoni ebbero accesso alla finale e quali furono eliminate. Durante la terza sera ebbe luogo la finale. I giurati furono 320, diversi per ogni serata e così suddivisi: 80 sorteggiati fra il pubblico presente in sala, 240 fra gli abbonati alla Radio. Ogni canzone venne proposta nella stessa sera in due interpretazioni diverse con due diversi arrangiamenti. 

 Questi i piazzamenti finali:

1 - Tutte le mamme (Umberto Bertini-Eduardo Falcocchio) Giorgio Consolini – Gino Latilla
2 - Canzone da due soldi (Pinchi-Carlo Donida) Katyna Ranieri – Achille Togliani
3 - ...e la barca tornò sola (Mario Ruccione) Gino Latilla – Franco Ricci
4 - Notturno (Per chi non ha nessuno) (Francesco Saverio Mangieri) Natalino Otto – Vittoria Mongardi
5 - Non è mai troppo tardi (Dino Olivieri) Flo Sandon's – Carla Boni
6 - Aveva un bavero (Mario Panzeri-Virgilio Ripa) Quartetto Cetra – Vittoria Mongardi e Duo Fasano
7 - Sotto l'ombrello (Nino Casiroli) Gino Latilla e Duo Fasano - Katyna Ranieri e Giorgio Consolini
8 - Mogliettina (Saverio Seracini) Achille Togliani – Natalino Otto
9 - Con te (Antonio De Curtis) Achille Togliani – Flo Sandon's e Natalino Otto
10 - Donnina sola (Simoni - Casini) Achille Togliani – Natalino Otto

Così il "Corriere della Sera": «Un pubblico elegantissimo e attento ha gremito la sala degli spettacoli del Casinò di Sanremo per la serata conclusiva del Festival della canzone italiana che ha visto in gara dieci canzonette prescelte nelle due precedenti eliminatorie. I risultati sono stati resi noti a milioni di ascoltatori in attesa davanti agli apparecchi radio e a mille privilegiati in sala». Era un po’ una contraddizione il vedere mischiate due classi sociali del Paese: i “ricchi” a cui il Casinò si era rivolto per rilanciarsi, e i “poveri”, conquistati da una manifestazione in teoria a loro preclusa sul "campo" ma che furono in realtà i migliori fruitori di quel genere di musica leggera, che seppe conquistare i cuori semplici e non solo.



“Con te” (Antonio de Curtis) cantata da N. Otto, L. Morosini, A. Togliani, 1954

“Con te” (Totò, 1954) cantata da N. Otto, L. Morosini, A. Togliani
Con te logo

Tra i partecipanti, la canzone "Con te", interpretata da Achille Togliani diretto dall'orchestra Angelini e dalla coppia Flo Sandon's e Natalino Otto accompagnati dall'orchestra Semprini, di cui fu autore Antonio De Curtis.
Il brano arriverà soltanto al nono posto; una bella soddisfazione per Antonio de Curtis che, pur non conoscendo la scrittura musicale, approdò ad una manifestazione canora così importante raggiungendo la serata finale. È il primo anno che la televisione arriva nelle case degli italiani, ma il Festival viene trasmesso ancora dalla radio. Alcuni giorni dopo però, in differita, verrà messo in onda anche alla Tv e otterrà un grande successo. Tra le varie testimonianze dell'epoca, Flo Sandon's (interprete del brano) raccontò: "Conobbi Totò proprio in quei giorni del Festival. Era una persona molto compita, molto principe insomma. Fu contento di come cantammo la sua canzone e dopo l'esibizione disse che non era un gran che, ma che per il Festival poteva andare bene"


La settimana Incom 01052 del 04/02/1954
Il Festival di S. Remo 1954


Descrizione sequenze:Totò e Franca Faldini fanno il loro ingresso al Festival di Sanremo ; Totò fa la linguaccia alla cinepresa ; Latilla entra con altre persone sorridente, poi entra Togliani ; arrivo del presidente dell'Inter Masseroni ; sul palco Consolini canta la canzone Tutte le mamme ; operazioni di voto tra gli elettori estratti tra il pubblico ; gli scrutatori segnanno i suffragi trasmessi al telefono dalle stazioni RAI ; vittoria di Consolini annunciato dal presentatore Filogamo alla platea, applausi e congratulazioni 


Così la stampa dell'epoca



IV Festival di Sanremo, 1954

Con te!

Sapessi com' è dolce amarti, amore mio, quello che provo io tu non lo puoi saper. Quando ti stringo al petto un fremito m'assale fino a sentirmi male...
Daniele Palmesi, Federico Clemente

Per una canzone Napoli contro Totò

La sua partecipazione come autore al 4° festival di San Remo ha scatenato le più accanite polemiche sui giornali napoletani...
Emilia Granzotto, «La Settimana Incom Illustrata», Anno VII, n.5, 30 gennaio 1954

Totò al Festival: a Sanremo ha vinto la sciatica

È stato scritto che «Con te» avrebbe dovuto essere presentata al pubblico come creazione del signor Antonio De Curtis e non dell'attore Totò...
Alfredo Panicucci, «Epoca», anno V, n.175, 7 febbaio 1954



1954 02 11 Tempo Mini

Passioni di parte a Sanremo

L'imperfetto meccanismo della votazione e le presunte manovre elettorali hanno lasciato anche quest’anno uno strascico di polemiche; ma la sola verità è che oggi la canzone italiana è in crisi

Sanremo, febbraio 1954

Otto milioni d’incasso in tre sere: ecco il bilancio del quarto Festival della canzone. Gli orizzonti del teatro italiano non presentano altri spettacoli capaci di esercitare un cosi potente richiamo. Per tre sere, un pubblico elegante ed entusiasta ha preso d’assalto il salone delle feste del Casinò municipale di Sanremo. Il biglietto costava cinquemila lire le prime due sere e diecimila la terza. La caccia ai biglietti è stata assai movimentata, soprattutto a causa del bagarinaggio, di cui si sono registrati numerosi e clamorosi casi. Agli spettatori di Sanremo bisogna aggiungere i dieci milioni d’italiani che. stando alle segnalazioni raccolte, hanno seguito ogni fase del Festival attraverso l’ascolto radiofonico.

Questo diffuso e ardente amore per la canzone non è un fenomeno isolato: esso rivela, semmai, un importante aspetto del costume dei tempi. E’ noto, a questo proposito, che nei giorni scorsi un Festival del genere si svolgeva anche a Nizza; ed è altrettanto noto che attraenti tornei di canzoni sono ormai collocati stabilmente nel calendario annuale delle manifestazioni di molte regioni italiane.

Ma non basta. Nel campo della piccola musica, il maestro Nello Semprini sta preparando quello che egli ama chiamare « il più grande spettacolo del mondo »: il Festival della canzone italiana a Parigi.

Canzoni, canzoni, canzoni. Nè si può dire che il fenomeno riguardi solo l’Italia e la Francia: nelle tre serate di Sanremo si è inserita la febbrile attività dei signori Orestain di New York e Morbot di Parigi; il primo per conto di quattordici case editrici musicali americane; il secondo per assicurarsi l’esclusività delle canzoni italiane in Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Perchè, per chi non lo sapesse, il genere italiano è attualmente il più ricercato nelle sale da ballo francesi, inglesi e americane: Luna rossa. Papaveri e papere detengono il primato delle esecuzioni.

La presenza di Totò ha offerto, quest’anno, un nuovo e tutt’altro che trascurabile motivo di attrazione. Nella principesca orbita dell’attore-autore gravitavano, con l’impegno di autentici dignitari, alcuni personaggi, fra i quali un « agente per la canzone di Totò ».

Del resto, tutti gli autori in gara e i loro editori disponevano di attivissimi agenti per la propaganda elettorale. A questo proposito, le voci che attribuivano a Totò l’intenzione di tentare, un colpo di forza, si sono rivelate del tutto infondate: l’autore della modesta canzone Con te ha saputo perdere con il sorriso sulle labbra.

Un interminabile strascico di polemiche e di proteste ha lasciato l’imperfetto meccanismo della votazione, che pareva fatto apposta per favorire le "pastette”. Basti pensare che mentre le giurie delle sedici stazioni radiofoniche si componevano di quindici giudici ciascuna, quella presente in sala si componeva di ottanta persone; questa rilevante differenza numerica aveva naturalmente il potere di alterare i risultati finali. Per una misteriosa coincidenza, poi, nel settore della sala riservato alla giuria, si vedevano, in stragrande maggioranza, le imperturbabili facce degli autori interessati, dei loro editori e delle rispettive mogli: e solo Dio sa come riuscissero a fare una cosi fulminea incetta degli ottanta biglietti abbinati al diritto di voto.

Ma queste sono le allegre piccolezze del Festival. Belle ed eleganti erano le signore, fiorita e splendida la sala, caloroso l’entusiasmo. anche se turbato dalle passioni di parte, e se tutto si è svolto nel migliore dei modi in una sala assolutamente inadeguata ad accogliere una folla numericamente inconsueta, ritengo onestamente che se ne debba attribuire il merito alla direzione della R.A.I. e alla direzione del servizio manifestazioni artistiche del Casinò.

Circa la qualità delle, canzoni in gara, è un altro discorso. E poiché non me la sento di tacciare d’incompetenza o di cattivo gusto la commissione che fra le quattrocento canzoni in gara scelse le venti finaliste di Sanremo) devo ammettere, con vivo rincrescimento, che l’estro dei nostri autori sta attraversando un periodo di crisi. La canzone vittoriosa Tutte le mamme, musica di Falcocchio e versi di Bertini, deve la sua fortuna al soggetto di troppo facile presa.. Uscita dalla porta la canzone patriottica, è entrata dalla finestra quella che punta sul sentimento della maternità. Sono sicuro che l’anno prossimo vincerà il Festival colui che avrà il coraggio di fare una canzone eu una povera mamma con un imprecisato numero di laceri e gracili figli a carico. La verità è che i nostri autori, in generale, non s’impegnano nel tentativo di disegnare un bozzetto, di tracciare una storia, di condensare un raccontino nei versi di una canzone. ...E la barca tornò sola, di Ruccione, classificata terza, e Aveva un bavero di Ripa, relegati al sesto posto della classifica, rappresentano i due più pregevoli tentativi del genere: due racconti, due storie, due vicende. Specialmente la prima, quella di Ruccione, elabora nel ritornello quelle disperate cantilene dei detenuti che fasciavano di tetra malinconia il carcere di S. Francesco a Napoli. Canzone da due soldi, di Pinchi e Donida, ha vinto il secondo premio, mentre con distacco seguono Notturno, buona composizione del giovane autore napoletano Mangeri, e Non è mai troppo tardi di Olivieri. Al settimo posto della graduatoria troviamo la tanto attesa Con te, di Totò, che presenta qualche singolare analogia con un pezzo americano, At the perfume counter, di Burke. Ma in fatto di analogie, cerchiamo di non sottilizzare troppo: ne troveremmo in molte delle composizioni in gara.

Questo, in poche parole, il quarto Festival della canzone italiana, per il quale un maligno ha lanciato questa definizione: « Dieci canzoni nuove da salvare ».

Vincenzo Rovi, «Tempo», Anno XVI, n.6, 11 febbraio 1954

1954 Radiocorriere TV Sanremo mini

Prescelte a Sanremo le canzoni dell'anno

Con un secco « tre a zero », anche quest’anno San Remo ha clamorosamente smentito le previsioni dei cosiddetti « cerebrali », di coloro cioè che definiscono questo nostro secolo come il più arido e il meno sentimentale. Il mondo cambia, è vero, nessuno oggi degna più di un solo sguardo quelle vecchie cartoline al platino nelle quali due innamorati si baciano appassionatamente, mentre due uccellini sorreggono sulle loro teste il cartello « una capanna e il tuo cuore », nessuno ormai usa più comporre messaggi d’amore con l’aiuto di quell’esperto scrivano che è il fioraio, ma di qui all’affermare che la fretta dì vivere ha eliminato per sempre tutti o quasi tutti i cavalieri del romanticismo, ci sembra onestamente che di strada ne corra parecchia. La riprova la si è avuta con il IV Festival della Canzone Italiana, il cui verdetto ha assegnato due punti alla melodia patetica, sentimentale, e un punto alla canzone semplice, « da due soldi ».

Già la prima sera, quando Filogamo aveva simbolicamente acceso la quarta candelina, in omaggio all’edizione n. 4 del Festival, la fredda apparenza dei grossi calibri della canzone italiana aveva ceduto il passo ad una guardinga apprensione. Più d’uno ne abbiamo seguito mentre con le orecchie tese tentava di percepire i commenti che venivano fatti in sala: l’applauso spesso è scarsamente indicativo, ma il discorsetto fatto a quattr'occhi, fra amici, è di solito sincero. Come forse ricorderete, le cinque canzoni giunte al traguardo, dopo la presentazione del primo gruppo, furono queste: ...e la barca tornò sola di Ruccione (119 voti); Canzone da due soldi di Pinchi e Donida (111 voti); Donnina sola di Simoni e Casini (65 voti); Con te di Totò (48 voti) e Aveva un bavero di Ripa (44 voti). La seconda sera i voti segnalarono invece: Tutte le mamme di Berlini e Falcocchio (181 voti); Sotto l’ombrello di Casiroli 196 voti); Notturno di Mangeri (95 voti); Non è mai troppo tardi di Olivieri (44 voti) e Mogliettina di Seracinl (35 voti).

Stando al punteggio delle due semifinali, la terna vittoriosa sarebbe dovuta uscire dalle cinque canzoni che avevano avuto il maggior numero di suffragi. E cosi, malgrado le previsioni di qualche crollo inatteso e di qualche « fuga » da parte dei più irrequieti « outsider », le cose sono andate anche nella realtà. Prima, come sapete, si è classificata Tutte le mamme, una nostalgica melodia dedicata « all’amore di tutti gli amori ». Eduardo Falcocchio, che è anche l'editore della sua canzone, è «-un napoletano a Milano» ed ha composto la sua melodia apposta per il Festival negli ultimi giorni. Umberto Bertini, il « paroliere », gli dettò al telefono due soli versi da musicare; tre ore dopo la canzone era pronta, venuta di getto, senza neppure l’aiuto del pianoforte.

Seconda si è piazzata la Canzone da due soldi, di Pinchi e Donida, edizione Radio Record Ricordi. Con due soldi, oggi, non si compera più niente: appartengono anche loro ad un mondo finito, perduto per sempre; ma nelle strofe del motivo premiato si cantano parole d’amore a una canzone che non costa nulla ma che vale tutta una vita per chi sente in essa l'eco fedele della propria nostalgia e della propria speranza. Terza è risultata ... e la barca tornò sola, scritta da Ruccione per la Casa Editrice Musicale Suvini-Zerboni: sette note a metà strada tra l’antico e il moderno; una leggenda ispirata al mare (che rappresenta le difficoltà della vita) e ad una sirena dai capelli d’oro (che è la speranza, l’ultima speranza di chi sta per naufragare tra le onde della cattiveria umana». Tre titoli, quelli annunciati da Filogamo, tre ovazioni. Sul palco, intanto, il comm. Masseroni, Presidente della Società del Casinò Municipale, consegnava il Trofeo Pier Busseti (l’indimenticabile animatore dei precedenti Festival, recentemente scomparso) al commosso Falcocchio. Era poi la volta dell’Editore Rapetti, al quale il Sindaco di Sanremo, prof. Asquasciati, consegnava la Coppa d’argento per il secondo posto conquistato dalla Canzone da due soldi. Una seconda Coppa, quella in palio per la canzone terza classificata, era offerta al rappresentante della Casa Suvini-Zerboni dal dott. Novaro. presidente dell’Ente Provinciale del Turismo di Imperia. Prendeva quindi la parola l’avv. Nino Bobba, presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno di Sanremo, il quale — dopo aver accomunato in un unico grazie i maestri Angelini, Semprini, i cantanti e tutti coloro che hanno contribuito al successo del Festival — offriva al Consigliere Direttore Generale della Rai, Salvino Sernesi, un’artistica Coppa a ricordo della manifestazione. « Desidero rinnovare le mie congratulazioni — concludeva l’avv. Bobba — agli autori, compositori ed editori di tutte le 20 canzoni presentate e desidero inviare il mio particolare ringraziamento al Presidente della Rai, dott. Ridòmi, che ci onora qui in sala con la sua presenza, al Consigliere Direttore Generale della Radiotelevisione Italiana, Salvino Sernesi, al maestro Giulio Razzi, Direttore Centrale dei Programmi ed al prof. Fulvio Palmieri, Direttore del Secondo Programma, che del Festival sono stati magnifici realizzatori ».

Prendeva subito dopo la parola Salvino Sernesi, il quale, ringraziato l’avv. Bobba per l’affettuoso riconoscimento, sottolineava l’importanza del Festival, « creato per favorire costantemente la rinascita di uno spirito veramente attivo della canzone italiana », ed assicurava anche per l’avvenire la cordiale collaborazione della Radiotelevisione Italiana per la migliore riuscita dell’importante manifestazione.

Per la cronaca diremo che a tutti gli autori ed editori delle dieci canzoni ammesse in finale, la Direzione del Casinò Municipale ha consegnato una targa d’argento, e che a tutti i musicisti, i poeti, gli editori, i cantanti e i professori d’orchestra che hanno dato vita ai tre spettacoli, è stata offerta una riuscita medaglia d’argento a ricordo della loro partecipazione alla quarta edizione del Festival: un'edizione che si è aperta ed è continuata all’insegna dell’ottimismo e del sorriso. A nessuno, infatti, sarà sfuggita la maggiore percentuale di canzoni allegre presentate quest’anno rispetto al passato.

Il teatro antico veniva simboleggiato da una maschera che piange e da una che ride: trasportando questi simboli nel campo più leggero della canzone, quest’anno la maschera che ride è stata grande quasi quanto quella che dice parole appassionate nelle canzoni d’amore. Consideriamo anche questo un buon segno: il sorriso di chi canta è un conto aperto sulla banca della speranza.

Gianni Giannantonio, «Radiocorriere TV» anno XXXI, n.6, 7-13 febbraio 1954


[...]Totò ha cavallerescamente applaudito le canzoni rivali e dopo il risultato finale ha commentato con un mesto "E' giusto". Non si esclude che Totò abbia segretamente dedicato la canzone "Con te" alla moglie, dalla quale e' diviso da parecchi anni, ma di cui sembra sempre, a detta di taluni, innamorato.
[...]La presenza di Totò ha offerto, quest'anno, un nuovo e tutt'altro che trascurabile motivo di attrazione. Nella principesca orbita dell'attore-autore gravitano, con l'impegno di autentici dignitari, alcuni personagi, fra i quali un "agente per la canzone di Totò".
Del resto tutti gli autori in gara e i lori editori disponevano di attivissimi agenti per la propaganda elettorale. A questo proposito, le voci che attribuivano a Totò l'intenzione di tentare un colpo di forza, si sono rivelate del tutto infondate: l'autore della canzone "Con te" ha saputo perdere con il sorriso sulle labbra.[...]

«Visto», 13 febbraio 1954

 Il bocciato di Sanremo

Ai professionisti della canzone non piaceva la concorrenza di Totò e lo chiamavano "dilettante" anche se egli è l'autore di "Malafemmena" e "Sulo". Alle decine di migliaia di radioascoltatori pronti ad eccitarsi nelle tre lunghe trasmissioni del Festival di Sanremo, Totò, per la sua stessa popolarità di attore, prometteva di essere una grossa rivelazione. Gli ingenui lo pensavano raccomandato. La lettera d'amore "Con te", parole e musica sue, entrata in finale quarta fra le cinque canzoni della prima serata con 48 voti, è invece naufragata nell'ultima selezione. "Con te" era nata, pressappoco con questi atteggiamenti, sulla tastiera che si vede nella foto e certo Totò aveva dedicato il suo sforzo creativo alla fidanzata, Franca Faldini, che qui sembra ispirarlo con incoraggiante speranza. Dopo la bocciatura di Sanremo la Faldini ripeterà il suo ruolo di consolatrice che già fu suo ne "L'uomo, la besti e la virtù", riduzione in film della commedia di Pirandello dove ebbe vicino a Totò, Orson Welles e Viviane Romance.

«La Settimana Incom illustrata», 30 gennaio 1954 


Galleria fotografica


Riferimenti e bibliografie:

  • Vincenzo Rovi in "Tempo", Anno XVI, n.6, 11 febbraio 1954
  • Foto archivi: Getty Images, Giancolombo