Giornate a Cinecittà: Totò fantasma

Totò Franca

1940 12 14 Film Allegro Fantasma intro

Dopo "San Giovanni decollato" - Mutismo e loquacità - Ottocento e Novecento - E' lui? E' il suo fantasma?

Avevamo incontrato il marchese Antonio De Curtis due mesi fa, a pochi giorni dall'inizio di S. Giovanni decollato. Allora avevamo parlato con lui del film che stava per iniziarsi, delle sue speranze e dei suoi timori. Questa volta Totò ci accoglie con un altro viso. Ci siamo incontrati pochi minuti fa al ristorante di Cinecittà.

1941 Allegro fantasma 00 L

— Ci vediamo dopo? — aveva domandato passando avanti al nostro tavolo — Sto al teatro uno.

Al teatro uno si sta realizzando l'Allegro fantasma, per la produzione Capitani - Fonoroma. Quando entriamo, il teatro è ancora in penombra; gli operai stanno sistemando alcune scene. Totò è in un salottino: un salotto vecchiotto con certe belle poltrone pesanti; è disteso più che seduto.

— Beh! come va?

E’ la domanda d'obbligo, soltanto che è Totò a rivolgerla a noi. Ci sediamo. Dall'ambiente vicino giunge rumore di martelli che battono.

— Stanno modificando una scena, dice Totò; che poi ricade nel suo abituale mutismo.

— Sei contento?

— Contentissimo. San Giovanni decollato è riuscito assai meglio di quello che speravo. Fino ad oggi le mie prove in cinematografo non sono state eccessivamente fortunate. Ma questa volta, spero, il pubblico mi vedrà con un volto nuovo. Ho trovato il mio regista. Palermi non è soltanto un uomo di mestiere sicuro: è anche dotato di un enorme intuito e lo ha profuso a mio favore.

In altra occasione avevamo parlato di certe possibilità che Totò crede di avere. Egli punta ad una comicità nuova, più raffinata; saremmo tentati di dire: surreale. Totò afferra al volo la parola e non la molla più.

— Si. Infatti era in questo che speravo. Palermi mi ha capito e in questo film mi sta dando il modo di esprimere un mondo che ho dentro di me e che credevo non sarei mai riuscito a far vedere al pubblico. Vedi? — aggiunge — Il mio fisico potrà anche far ridere al primo sguardo; Ma non si capisce mica bene perchè susciti un sorriso. Non ho la classica linea comica; se guardo le mie fotografie, mi vedo angoloso, angoscioso, come un uomo normale visto in uno specchio deformante. Nei miei lineamenti c'è qualcosa di indefinito; vogliamo dire ima bella frase? che tende all'infinito. E' su questa deformazione delta realtà quotidiana che io devo puntare: e soltanto io questo modo, credo, potrò arrivare ad avere veramente una personalità cinematografica.

— Chi sei in questo film?

— Guardami — dice Totò indicando un quadro ad olio appeso alla parete. Nel quadro è effigiato Totò come antenato. Un Totò ottocentesco, in abito severo e col mento adorno di una magnifica barba.

— Io sono quello, cioè il suo fantasma. Un fantasma che passeggia tranquillamente nella casa in cui ha abitato e di cui nessuno ha paura tanto fu amato da coloro che lo conobbero. Nei panni di fantasma mi trovo benissimo, vado dove mi pare, a qualunque ora, e posso fare qualunque cosa. Senza dover dare retta ad una logica di maniera.

— Ma ieri ti ho visto in altri panni.

— Si perchè non sono soltanto un fantasma ma anche altre tre persone vive. Un musicista, un portalettere e un vagabondo. Tre persone che assomigliano come gocce d'acqua alla buonanima e che, in fondo, non si capisce bene se non siano tutti e tre la stessa persona, cioè il fantasma, che ama divertirsi. Oppure — dice dopo un attimo di riflessione — potrebbe essere l’antenato che nella sua vita successiva è riuscito a dividersi in tre, forse per maggiore gioia di coloro che gli vogliono bene. Di queste tre vite, o meglio di questa vita scomposta in tre, Palermi ha fatto una vera creazione adattandola alle mie possibilità Non sono mai stato contento di un film come di questo.

— Non mi racconti altro?

— No. Segreto. Se no come faccio a sorprendervi ? Vorrete almeno lasciarmi questa soddisfazione.

Le lampade di scena si sono accese e Totò, chiamato dal regista, torna al suo posto. Adesso è musicista. Prende posto al piano e batte ritmicamente qualche nota. Le tre ragazze del Trio Primavera prendono posto intorno a lui. Totò suona e le tre ragazze cantano. Suona accompagnando la musica con quel divincolarsi della persona che gli è caratteristico. Le ragazze devono faticare per trattenere il riso. Una prova, poi viene io primo piano il «cìack».

Quando la scena è finita, usciamo con Totò. Va in camerino a cambiarsi la parrucca poiché nella scena successiva dovrà impersonare il vagabondo. Ci salutiamo davanti alla scaletta dei camerini. Ma, dopo averlo lasciato, lo incontriamo un'altra volta. Lo incontriamo nel viale buio, davanti al teatro. La persona che ci sfiora nella penombra non può essere che lui: a meno che non sia il suo fantasma.

U. De Franciscis


Film U. De Franciscis, «Film», anno III, n.50, 14 dicembre 1940