Totò e sua figlia

Liliana Toto 1940

1940 10 26 Film San Giovanni decollato

La figlia di Totò si chiama Liliana, ha sette anni. Non farà l'attrice, dice Totò con fermezza.

Ma questa bambina ha la forza innocente della natura: ha provato per ischerzo una scena con il padre durante una pausa e subito Amleto Palermi ha inventato un episodio nel «San Giovanni decollato », per utilizzare lo straordinario candore di Liliana che recita senza accorgersene. Totò genitore si è opposto, ma Liborio Capitani, con le sue celebri amichevoli manate sulle spalle, è riuscito a convincere Totò che non era il caso di essere intransigenti: con gli occhi socchiusi il noto produttore aveva già intravisto, mediante la complicità di Amleto Palermi, un film imperniato su Totò e sua figlia. Crediamo che nel 1941 questo potrà rappresentare, nel film comico italiano, una delle novità più interessanti.

Abbiamo intervistato di nascosto Liliana e riproduciamo qui integralmente e risposte:

Domanda: — Che effetto ti fa tuo pare, quando recita?
Risposta : — Nessuna. E' sempre così.

Chi scrive ha visto Totò nella vita privata. La figlia lo segue come un'ombra. Egli s'interrompe a mezzo di un ragionamento e con una carezza, un una smorfia, dimostra alla figlia la sua presenza. Egli parla in fondo per lei, che è la sua interlocutrice ideale. Liliana ascolta come fosse sempre in teatro, tanto che gli ospiti in casa De Curtis assumono davanti occhi di questa bambina dal delicato pallore l'aspetto dei personaggi di una commedia. Il teatro continua tra le pareti domestiche con un processo di semplificazione tutta infantile: per questo, di fronte alla macchina da presa, Liliana non ha fatto altro che proseguire con il tono della sua malizia meridionale i discorsi famigliari.

Domanda : — Farai l'attrice?
Risposta: — Non lo so.

Noi crediamo di si. Liliana non ha niente della bambina prodigio, esco dall'inquadratura come da una camera di casa sua, e si siede su una sedia a contemplare la ripresa successiva senza meravigliarsi. Vive nel teatro, ripetiamo, senza accorgersene. Così non vi sono mai nei suoi gesti gli esibizionismi leziosi dei bambini troppo bravi; quel guardarsi intorno con l'avida ricerca dei consensi che già misura il carattere anche la sera di Natale per la dizione della poesia imparata a scuola.

Domanda: — Ti piace più il teatro o il cinematografo?
Risposta: — Topolino.

La figlia di Totò non poteva rispondere diversamente. Suo padre è vicino ai cartoni animati più di qualunque altro comico moderno. Il volto paterno ha una mobilità seguibile soltanto con la matita: si dilata, si accorcia, si sposta, come «Braccio di ferro»; e il corpo con la giacca a coda ricorda i pinguini di Disney.

Con lo braccia rattrappite, il collo in avanti, la camminata lunga, Totò è un pinguino. Forse sua figlia se lo sogna cosi, in mezzo a blù gialli rosa bianchi, con l'aurora boreale per aureola, e orsi bianchi a pallini rossi che lo inseguono in una grande distesa di ghiaccio che si scioglie come un gelato.

C. D'Antoni


Film C. D'Antoni, «Film», anno III, n.43, 26 ottobre 1940