Totò in «San Giovanni decollato»

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1941 01 18 Cinema San Giovanni Decollato intro

«San Giovanni Decollato», se cosi può ancora chiamarsi questa riduzione cinematografica, ha tradito, a parer mio, le speranze e le aspirazioni di Liborio Capitani, il quale, dopo avere avuto il merito di rivelare cinematograficamente il grande e indimenticabile Musco ed aver dato alla cinematografia nazionale alcune opere veramente significative, ha voluto, mantenere vivo nel nostro ricordo il compianto attore siciliano offrendo alla macchina da presa una delle commedie più significative e più a successo del suo repertorio teatrale.

1940 San Giovanni Decollato 020 LNon si è pensato, però, che il «San Giovanni» proprio per queste ragioni, cioè per essere troppo, nel ricordo del pubblico, legato alla interpretazione di Musco, avrebbe richiesto da parte del nuovo interprete doti, se non maggiori, per lo meno eguali a quelle dell'artista che aveva reso celebre una commedia altrimenti destinata a non divenirlo mai o a restare seppellita nel repertorio delle piccole compagnie dialettali.

Totò sa ancora troppo di rivista per assumersi un sì oneroso impegno. Anche nel «San Giovanni» egli fa poggiare tutta la sua comicità in quelle grottesche espressioni dialettali, in quelle facili e - ahimè - troppo sfruttate deformazioni di linguaggio che hanno fatto la sua fortuna nel teatro di varietà e che possono avere la loro ragione di essere e di divertire solo nel teatro di varietà.

Son dieci anni che il pubblico ride in teatro per le «bazzecole quisquilie e pinzellacchere» di Totò. Era necessario portarle anche nel cinema? Era necessario condire il «San Giovanni» con le stesse spezie e gli stessi aromi un po' svaniti di un gusto artistico un po' dubbio con cui Totò da anni condisce le sue macchiette tipicamente dialettali? lo penso di no. E penso di no, perchè, anche dopo aver visto il «San Giovanni», resto dell'opinione che dei nostri attori comici Totò è ancora il più cinematografico, quello capace, per le sue doti più che artistiche naturali, per quella sua maschera cosi grottescamente e comicamente fotogenica, per quel muoversi cosi strambo e originale, di dare al nostro cinema un « tipo» comico nuovo e francamente divertente.

Chi deve scoprire questo «tipo»? Totò o il regista? Io penso: il regista. Totò è troppo legato ancora al varietà, e più che al varietà, al successo che ottiene in varietà per dimenticare sè stesso e tentare di dare alla luce un Totò nuovo, un Totò cinematografico, un Totò di una comicità meno dialettale ma più elaborata e consistente.

Come ho già detto, del «San Giovanni decollato» di Martoglio è rimasto, in questa riduzione, solo il titolo. Gli sceneggiatori hanno saputo trasformarlo in modo completo e, direi quasi, devastatorio. Una specie di farsa che non fa ridere, senza la più piccola trovata, senza - ad eccezione di quelle di Totò già note da un ventennio - la più economica battuta. E si che di occasioni la trama originale ne offriva parecchie. Quando si pensa che per scrivere questa sceneggiatura, scritta e riscritta tre volte, si sono impiegati circa quattro mesi, bisognerebbe sospettare che gli sceneggiatori passino le loro ore di lavoro come i critici passano quelle di ozio!

Inutile dire che anche in «San Giovanni» abbiamo la solita scena finale a base di piatti in faccia. E' l'unica che faccia sorridere. Ma se si pensa che, dopo quanto tutti hanno scritto sul nascente film comico italiano, per far sorridere è necessario ancora ricorrere al piatto in faccia o al l'innaffiamento, cioè ai due elementi comici sui quali vennero costruite l prime « comiche » di Mack Sennett e dei Fratelli Lumière, vien da piangere...

L'ambientazione del film è buona. Esso è costruito con quella signorilità e larghezza di mezzi che distinguono tutti i film di Liborio Capitani. Il quale ha ancora una volta avuto il merito di avere tentato di dare al cinema italiano qualcosa degno di essere ricordato. (E poiché si parla tanto di un «cinema d'arte», in contrapposto a quello di «cassetta», bisogna dire che Capitani è uno dei pochi produttori italiani che non dicono mal di no quando si tratta di lare un tentativo coraggioso). Insieme a Totò lavora anche Titina De Filippo, ottimamente truccata, ma non, nella recitazione, all'altezza delle sue possibilità.

Consiglio, a chi sì reca a vedere questo film di portare con sè dei batuffoli di cotone. E ciò per non correre il rischio di divenire sordo, dato che dalla prima scena all'ultima ognuno del protagonisti fa a gara a chi grida più forte. Ho il piacere di salutarvi. Arrossendo, umilmente corro a raggiungere i colleghi critici nei luoghi di piacere ove, per mantenersi in esercizio, sono raccolti.

Osvaldo Scaccia


Film Osvaldo Scaccia, «Film», anno IV, n.3, 18 gennaio 1941