«Volumineide» di Galdieri al Valle - Totò «Pinocchio» e Anna Magnani «Cappuccetto rosso»

Totò Magnani

1942 05 02 Film Volumineide intro

Un'idea geniale, in questa rivista, c'è. Non nella trama e nemmeno nell'interpretazione (abbiamo detto: "geniale"). E' nel programma distribuito dalle mascherine. Allegato al solito foglietto pubblicitario, contenente il dettaglio dello spettacolo, viene offerto un fascicoletto di undici pagine, in corpo otto, contenente i giudizi amorevolmente apologetici e lusinghieri — tutti — della critica italiana che prima della rappresentazione di "Volumineide" al Valle, ha recensito questa ultima fatica di Michele Galdieri. Saggia e maliziosa "trovata", che riesce a metterci in imbarazzo! Sarebbe presunzione e scortesia da parte nostra (pur godendo fama di iconoclasti), benché arrivati buoni ultimi, contraddire i maggiori e più autorevoli colleghi. Comunque, sarebbe una mancanza di buon gusto e noi siamo di quelli che in materia di buon gusto, evitiamo con cura le soprascarpe di gomma e la erre moscia. E poi perchè contraddirli se tutto, o quasi tutto, in questa rivista di Galdieri, raggiunge lo stato di grazia?...

1942 Teatro Volumineide 019 LI più... aggraziati sono gli impresari. Paone e Suvini-Zerboni, che hanno saputo darci un elenco artistico sostanzioso ed agile, appoggiandolo a due solide basi: la bazza di Totò e la grazia di Anna Magnani, ambedue ammiratissimi. I costumi ed i bozzetti scenici disegnali da Onorato creano una degna cornice alle preziosità del Balletto Carise. che la coreografa Gisa Geert, assurta al settimo cielo per avere avuto — una volta tanto! — delle ballerine che sapevano anche... ballare, ha regolato con fantasiosa inventiva e con mani di velluto. E per far vibrare il corpo perfetto della flessuosa danzatrice Ines Kaiser, occorrevano proprio mani di velluto!

Anche le musiche, beh, no! Qui mentiremmo, sapendo di mentire. In verità, se si eccettui il vecchio "Fascino“di Derewitskj, onusto di oramai troppo antica gloria, e la pittoresca, magnifica "Danza del fuoco" di De Falla, macchia di colore con la quale in un'orgiastica coreografia si chiude il primo tempo, a musiche andiamo maluccio maluccio... Qualcosa di buono c'è: ad esempio "Marechiare" di Di Giacomo. Ma è una arietta che non ci è apparsa del tutto nuova.

Lo spunto invece della rivista è trottato e svolto con garbo, abilità e senso del teatro, sebbene non sia originalissimo. Ma cosa pretendiamo di originale, in questa materia, se la parola stessa vi dice che trattasi di roba rivista?... L'autore, per bocca di uno dei suoi personaggi, fin dalle prime scene ci ha tanto raccomandato di capire il filo conduttore, e noi, per paura di non averlo afferrato bene e di fare una brutta figura, siamo tornati due volte e mezza a rivedere lo spettacolo. Si tratta, se abbiamo chiaramente compreso, dei personaggi di alcuna fra le più note opere letterarie che una notte, per colpa di certi ladri che svaligiano una libreria scambiandola per una gioielleria (mattoni per pietre, l'errore è scusabile!), fanno un tuffo nella vita di oggigiorno. Quindi impressioni reazioni, emozioni, elucubrazioni eccetera. Figuratevi che due di questi tali a... piede libero sono “Pinocchio" e "Cappuccetto rosso”, rispettivamente interpretati, ottenendo un successo che in alcuni momenti ha raggiunto il "delirium tremens", da Totò e da Anna Magnani. A questi artisti di indubbia, grandissima classa, le cui abilità istrioniche Galdieri ha saputo abilmente sfruttare, permettendo - ad esempio - a Totò di infiocchettare il copione con i suoi lazzi e le sue trovatine personali, e scrivendo per la Magnani un repertorio particolarmente adatto al suo temperamento, spetta il maggior merito, forse, del successo.

Sala gremita, come si conviene ad una prima di Galdieri. Inutile elencare i quadri migliori dello spettacolo. Chi ha interesse se li vada a vedere e li classifichi poi secondo il proprio gusto: ce n'è per tutti i palati. Un rapido cenno, invece, sugli interpreti. Dei principalissimi abbiamo parlato. Poi appare, nella costellazione, una schiera di soubrette tra cui la Orlova, sempre bella e sempre a posto. Mariuccia Dominiani, che ha preso lo strano vezzo di evadere dal personaggio per folleggiare con il pubblico, che è quanto dire par "scherzare con il fuoco". Lo farà perchè è di temperamento ardente! Abbiamo poi Maria Luisa Mirka, che ha ben caratterizzato le sue parti, ed infine un elemento ottimo: Isa Bellini, la quale ha saputo dare levità di toni e freschezza interpretativa ad un graziosissimo brano, avente per tema la vita delle ballerinette. Brava lei e bravo Galdieri. Seguono poi altre figurine, tutte in gamba e volenterose: Anna Benni, Ria Gardì, Kiria Rizzi, ed Elli D'Este. Anna Maria Asias lavora poco, tanto poco che l'abbiamo si e no intravista la prima sera: poi è sparita. Peccatol... O meglio, peccato — il nostro — di desiderio!

Degli uomini, il migliore è nettamente Castellani, elemento prezioso per il teatro di rivista. Buono anche il Benassati, attore gagliardo e coscienzioso, sempre efficace, talvolta perfino troppo. Voce superfonogenica, repertorio afflittivo, interpretazione intelligente. Benassati ha un solo guaio: non dimentica mai di avere la voce tenorile. Ci tiene, anzi, ed il fatto — a lungo andare — preoccupa. A posto i ruoli minori: Krauss, Paoli, Cobelli, Locchi o quel mattacchione di Rudi Bauer. Il maestro Anèpeta ha fatto scintille. Il suo battarìsta, addirittura girandole, affannandosi a dimostrare — chissà perchè — di possedere bicipiti da gladiatore e tirando sulla cassa "mazzate 'e muòrte", come se grandinasse.

Due nei e, con tutto il rispetto che abbiamo per la sua bravura, ambedue a carico di Anna Magnani. Il primo: non faccia coincidere il gesto del Sogno della Croce, nel suo melologo sentimentale, proprio con i... vocalizzi che concludono la canzone. Scelga una pausa, una di quelle pause che mozzano il respiro agli spettatori, cavan fuori i lucciconi alle spettataci, e che rendono sublimi tutti i grandi attori: Ruggeri insegni. Altrimenti il gesto sacro, che sulla scena (non lo è) ma può sembrare anche audace, si stempera nel banale. Il secondo neo: si rammenti che. anche nel turpiloquio, si può scegliere "fior da flore", altrimenti dove andiamo a finirà, bella signora?...

Nino Capriati, «Film», 2 maggio 1942


Film Nino Capriati, «Film», 2 maggio 1942