«Guardie e ladri», breve recensione al film

1951-Guardie-E-Ladri

1952 01 06 Vie Nuove intro

Secondo la tradizione, il film comico italiano confina a nord con i fondali dell’avanspettacolo, squassati da tutte le improvvisazioni e da tutti i rabberciamenti e talvolta interrotti soltanto dalle erte scale da cui discende ancheggiando la Wandissima; a est e a ovest ha per confine gli stretti delle quinte, attraverso cui penetrano, dallo squallore di un mondo sconosciuto com'è quello dei camerini, schiere di ballerine svestite quel tanto che è consentito dalla censura; a sud infine si getta nel mare delle platee di periferia, cui vengono lanciati doppisensi equivoci, lazzi scurrili, battute sguaiate: e con tali ami quel mare risulta sempre pescoso.

Sono, come vedete, confini troppo angusti: sono gli stessi confini del teatro di varietà, e perciò cosi di frequente accade che nelle sale dove si proiettano molti di questi film comici prodotti in serie, passino le mezz’ore senza che si oda una sola risata. Se per qualche merito, oltre che per l'interpretazione di Totò, sarà ricordato «Guardie e ladri» di Steno e Monicelli, sarà appunto per questo: di aver tentato di allargare i confini del genere comico usuale oltre il palcoscenico del varietà e di aver scoperto, o almeno intravisto, quelli ben più vasti suggeriti da un ambiente reale.

E' un ambiente di poveracci che campano di stenti, in cui vivere, come si dice, di espedienti è altrettanto difficile che legare il pranzo alla cena con uno stipendiolo di brigadiere: è naturale dunque che anche alla farsa si mescoli qualche lacrimuccia patetica. Ma se i due registi sono scivolati talvolta in toni di tipo deamicisiano. non fate loro una colpa per questo: ci vuole tanta viva solidarietà umana anche pei far ridere. Charlot insegna.

«Vie Nuove», anno VIII, n.1, 6 gennaio 1952


Vie Nuove «Vie Nuove», anno VIII, n.1, 6 gennaio 1952