Il trecentesimo uomo

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1951 10 05 La Stampa Trecentesimo uomo Terzo Uomo L

Era dal parrucchiere quando su un giornale lesse l’annuncio dell'ultima pellicola di Totò. Ed esplose indignato, addirittura: «Ma guarda cosa si ha da leggere: un'altra pellicola di Totò! Vorrei sapere che va a vederla! Ah, io no di sicuro: il mio tempo lo impiego meglio. E poi questi cineasti stancano; non hanno proprio fantasia; ma possibile che in Italia non riescono a fare una pellicola umoristica, senza ricorrere a Totò… Il bello è che il giornale ne parla bene!»

Poi si tacque. La guerra in Corea, il fallimento delle laniere, la donna murata in cantina attrassero la sua attenzione.

Lo rivedremo ieri, il nostro uomo, nuovamente in coda: come dal parrucchiere. Era sotto i portici di via Viotti; dinanzi aveva una folla di almeno 300 persone, dietro di lui altri aspettavano tranquilli. Incuriositi per questa fila insolita di gente, ci avvicinammo. Il nostro uomo teneva ancora cattedra: «Io al cinema ci vado di rado. Ma quando c'è qualcosa di nuovo ed è veramente interessante non so rinunciare. Cosa volete: ho un debole per Totò. Le sue pellicole le ho viste tutte e credevo di averne a sazietà. Ma questa è una... cannonata! Sì, “Totò, il terzo uomo”. Pensate, l'ho già vista l'altro ieri! Non mi sono mai divertito tanto e oggi sono ancora qui! C'è quella scena in cui Totò incontra Totò e crede di trovarsi invece con Totò, che è uno spasso: c'è da morire dal ridere.»

Insomma, ero il trecentesimo uomo della fila che dinanzi al Cinema Astor aspettavo il suo turno per rivedere «Totò, il terzo uomo.»

Sembra inverosimile, ma la foto lo testimonia. Un successo del genere nessuna pellicola comica lo ha mai ottenuto. Neppure ai tempi di Charlot. Si tratta di un autentico «fuoriclasse» del genere; un film di cui si parlerà ancora fra decenni. E sempre con il sorriso sulle labbra!

«La Stampa», 22 settembre 1951


La Stampa «La Stampa», 22 settembre 1951