«L'oro di Napoli»: per vedere De Sica i napoletani bloccano il traffico

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Il regista ha approfittato di poche gocce di pioggia per non cominciare di venerdì le riprese dell'episodio forse più difficile e che più gli sta a cuore de “L'oro di Napoli”, interpretato da Silvana Mangano.

Napoli, maggio


Giovedi sera a Napoli pioveva. Rientrando in albergo De Sica disse all’autista: «Piove». E l'autista disse: «Piove». Riprese De Sica: E domani, tu che dici: pioverà o non pioverà?» L’autista rispose: «Pioverà, commendatore». Sulla porta dell'albergo De Sica guardò il cielo: non v'erano stelle, né vicino né lontano. Chiese al portiere: «Domani, pioverà o non pioverà?». «Pioverà, commendatore...» disse il portiere. E aggiunse: «purtroppo...» De Sica lo guardò accigliato, mentre l’altro proseguiva: «Purtroppo per voi che il film, se piove, non lo potete girare». «Ah, già...» disse ,De Sica distrattamente. «Buona notte.» Commentò il portiere con un suo aiutante: «Non ci capisco niente. Se domani non piove pare che al commendatore gli dispiace. Forse deve girare il film con la pioggia. Tu che dici? ».

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L’indomani mattina, alle sette, De Sica era già in piedi (da qualche tempo soffre di insonnia). Aprì la finestra: dal cielo terso il sole splendeva sul mare. Si annunciava una dolce giornata di primavera, una di quelle giornate che fanno venir voglia di cantare. Ma De Sica non cantò. Si vesti imbronciato, in silenzio. Quando usci, il portiere gli disse: «Avete visto, commendatore? Cè il sole...». E lo scrutò per vedere la reazione. De Sica gli passò davanti senza rispondere.

A Piazza delle Barracche, il mercato era stato sgombrato per iniziare le riprese di Teresa, quarto episodio dell'"Oro di Napoli", il film tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Marotta. Dalle finestre e dai
balconi, grappoli di donne e di bambini aspettavano gli eventi; e sotto, trenta agenti faticavano a tenere sgombro un lembo di strada. Per il momento c’erano solo alcuni riflettori e la macchina da presa. De Sica arrivò e guardò il cielo. Si annuvolava e un lampo guizzò in lontananza. Caddero poche gocce di pioggia. «Piove...» disse De Sica; la sua voce aveva un tono drammatico, pareva annunciare Il diluvio, «Peccato! Tutti a casa. Si comincia domani...» E mi prese sotto braccio per scendere verso via Roma. «Meno male» disse allegramente. «Se non pioveva ero costretto a girare...». Lo guardai stupito. «Ma non capisci?» egli riprese. «Oggi è venerdì.» Fu così che scoprii De Sica superstizioso. Teresa è l'episodio dell’"Oro di Napoli" che più gli sta a cuore e il più difficile. Per non cominciarlo di venerdì non so che cosa non avrebbe inventato. La fortuna gli mandò quelle poche gocce di pioggia.

De Sica una volta mi ha detto che, pur essendo nato a Sora, si sentiva napoletano. Tuttavia egli ha molto tentennato prima di decidersi a realizzare questo « ritratto » della « sua » città. Aveva forse paura di lasciarsi prendere la mano dal sentimentalismo? O forse non tutto era chiaro, per lui che è semmai un napoletano d'indole e di spirito borghesi, nella realtà popolare dei luoghi e dei personaggi descritti da Marotta? Qualunque fosse il dubbio, con l’aiuto di Zavattini e di Marotta, De Sica riuscì a superarlo. Ne è tanto felice che, per la prima volta nel dopoguerra, egli partecipa come attore a un suo film. Per questo lo si vedeva tempo addietro con i capelli biondi. Era un orrore. Ora, finita la parte, si è tagliato i capelli ma, non avendo avuto il coraggio di raparsi del tutto, persiste sulla sua fronte un ciuffo biondo che ricorda l’orrore di un tempo.

Tuttavia, le donne napoletane lo trovano bello anche col ciuffo biondo. Scendevamo, dicevo prima, verso via Roma con sei agenti e un brigadiere di P.S. che si sforzavano di aprirci il passaggio in mezzo a una folla che voleva ad ogni costo vedere da vicino il «maresciallo» di Pane, amore e fantasia. Dalla folla venivano voci allegre: «Buona salute, marescià!...». Una donna gli augurò: « Pussate aunnà bene», possiate raccogliere bene, - vita prospera, insomma. A un tratto De Sica si trovò la strada sbarrata da una donna grassa sui quarant’anni. Era passata come una palla fra due agenti. Levando in alto le braccia, con tutto il viso che rideva, gridò: «Quanto siete bello! Facite ’nnammurà tut’a gente... ». E altre cose, gridò un vero madrigale che De Sica ascoltò fra divertito e compiaciuto. Eravamo già a via Roma. Il brigadiere si rivolse a De Sica a mani giunte: « Commendatò, per piacere, cambiate strada. Qua gli autobus devono circolare... ». Intorno e dietro a noi ci saranno state duecento persone; e dietro questa folla una lunga fila di autobus era costretta ad avanzare a passo d'uomo.

Teresa, dunque, ebbe inizio sabato. Allora vedemmo arrivare Silvana Mangano in Piazza delle Barracche. «Quando pensai a una possibile interprete di questo mio personaggio, il primo viso che mi venne in mente fu quello della Mangano», disse Marotta. «Se non avessi potuto avere la Mangano, avrei eliminato Teresa dal film», dichiara De Sica. Ciò perché essa, aggiungono ambedue, ha quel tipo di bellezza triste e complessa che occorre al personaggio. Si legge nella sceneggiatura: «Teresa è una bellissima ragazza dagli occhi pieni di vita e nello stesso tempo adombrati di una remota malinconia». Una ragazza dì malaffare che un ricco negoziante (l'attore Erno Crisa) sposa per darsi contro la vergogna, la punizione di aver provocato il suicidio della fanciulla che amava.

Arrivando sul luogo della lavorazione, la Mangano aveva letto la sceneggiatura e non aveva ancora un'idea precisa del personaggio. De Sica la prese da parte e gliene illustrò i caratteri. Poi le disse: «E ora si affidi a me». Le aggiustò il cappellino verde con la veletta e il collo del tailleur grigio, le diede un mazzo di garofani e la fece salire sopra una carrozzella.

La folla - sulla strada, o balconi e dalle finestre - guardava la Mangano con certo stupore. Sophia Loren e Silvana Pampanini hanno quel tipo di bellezza esuberante e aggressiva che scatena nei napoletani l'entusiasmo. Mi accorsi invece che la bellezza della Mangano li teneva distanza, quasi rispettosi. E anche De Sica sembrava a disagio. Ancora l’ombra delle dichiarazioni attribuitegli l'anno scorso da un giornale inglese? Quel giornale inglese scrisse che De Sica riconosceva alle nostre attrici (e in particolare alla Lollobrigida, alla Mangano e alla Pampanini) meriti più anatomici che artistici. De Sica smentì e successivamente si profuse in grandi lodi per la Lollobrigida e la Pampanini con le quali recitò in alcuni film. Ora è la volta dell’incontro con la Mangano. Se un disagio si avverte fra i due non credo che sia da attribuirsi a quelle esarazioni cui, del resto, l’attrice non si preoccupò minimamente di reagire. Forse esso deriva da una mancanza di affiatamento e di conoscenza; ma è più probabile che se ne debba ricercare la causa nella personalità stessa della Mangano.

Mi disse una volta Catherine Dunham: « Silvana Mangano è una timida ». Mi ha ripetuto De Sica: « È una timida ». Può anche darsi che essa sia timida, ma c'è qualcosa di più. La Mangano sente di non appartenere al mondo del cinema. La sua passione era la danza e le circostanze la portarono ad affermarsi come attrice. Con un solo film divenne famosa prima ancora di rendersi conto che era entrata in un mondo diverso da quello «desiderato» L'ostilità per il cinema: questo è il primo segreto che essa nasconde dentro di sé. Il secondo segreto è insito nella sua natura stessa. Nata da padre siciliano e da madre inglese, esiste in lei un contrasto fra slancio e controllo. Essa ha imparato a controllare la sua esuberanza per riservarla solo alla famiglia, soprattutto alle figlie Raffaella e Veronica. Al di fuori di questa sua piccola cerchia di affetti, ha un istintivo timore di ricavare, impegnandosi, delusioni ed inganni. Qui sta la spiegazione della sua volontà di isolarsi e del suo abituale atteggiamento schivo e annoiato. Ma la sua notevole intelligenza e il suo spirito d'osservazione restano vigili. Che un'attrice sia sempre in vetrina non garba alla Mangano. Essa preferisce che in vetrina ci stia tutto ciò che è al di fuori di lei, e che sia lei ad osservarlo.

Ora la Mangano osserva De Sica, quasi spettatrice del suo stesso lavoro d’attrice nelle mani di questo regista che essa stima ed ammira. Mentre De Sica le spiegava le prime scene di Teresa, gli occhi della Mangano sembravano dirgli: «Voglio proprio vedere che cosa farai di me».

Domenico Meccoli


Epoca Domenico Meccoli, «Epoca», anno V, n.189, 10 maggio 1954