Totò conferma di essere Principe e querela chiunque lo metta in dubbio

Nobilta

1951 04 29 Il Tempo Nobilta intro

Totò ci ha dichiarato ufficialmente di essere sua altezza Imperiale il Principe Focas, Flavio, Angelo, Ducas, comneno, De Curtis, di Bisanzio, Gagliardi, Antonio, di essere nato a Napoli, quartiere Stella il 15 febbraio 1898 da Giuseppe e da Anna Clemente e di essere stato Inoltre adottato dal Marchese Francesco Maria Gagliardi di Tortivesi.

Tale conferma è stata necessaria in seguito alla precisa domanda da noi posta al notissimo attore, dopo che un giornale del mattino ha scritto ieri che qualcuno avrebbe presentato alla Procura della Repubblica un esposto nel quale si afferma che il principe De Curtis si sarebbe arrogato il diritto di aggiungere al proprio cognome, nomi che non gli apparterrebbero.

Abbiamo avvicinato Totò negli studi della Farnesina, durante la lavorazione del suo nuovo film “Totò terzo uomo”. Egli ci ha fatto le seguenti dichiarazioni che riportiamo testualmente: «Quanto al fatto che io mi sarei arrogato il diritto di aggiungere al mio cognome, nomi che non mi apparterrebbero, tengo a precisare che il Tribunale, con quattro sentenze passate in giudicato, ha ordinato allo stato civile l'elenco dei nomi riconosciuti per discendenza araldica. A proposito delle basse insinuazioni su mia madre, dichiaro inoltre che il marchese Giuseppe De Curtis, mio padre, sposò la signora Anna Clemente. Mi riservo di querelare a questo proposito, attraverso il mio legale Avvocato Eugenio De Simone, coloro i quali si permessi di annebbiare la limpida e sacra memoria di mia madre. Inoltre chi ha dei dubbi sulla mia discendenza, può benissimo rivolgersi alla Consulta Araldica presso il Ministero dell'Interno e presso i Cavalieri di Malta, dove proprio pochi giorni fa, è stato presentato l'albero genealogico, dal quale risulta la realtà esatta che precisa la mia discendenza da maschi di molti De Curtis, e Cavalieri di Malta. Sono ad ogni modo ben lieto di presentarmi in Tribunale per definire una volta per sempre la mia discendenza e per porre fine a tutte le dicerie che qualcuno si diverte a mettere in giro sul mio conto. A proposito di ciò, faccio rilevare che nel 1945 a Napoli ebbe una vertenza giudiziaria con il principe Nemagna Paleologo Nicola che contestava i miei buoni diritti. Vinsi la causa e allora il principe ricorse in appello. Ma il suo ricorso fu rigettato e la sentenza confermata a mio favore.»

Egli poi ci ha invitato ad andare a casa sua dove ha voluto ancora una volta a documentare la veridicità delle sue asserzioni che del resto noi non abbiamo mai messo in dubbio. Il principe De Curtis ci ha così mostrato il suo atto di nascita, il suo passaporto numero 3129773 P, le sentenze dei Tribunali e della Corte d'Appello, la prova che egli è iscritto regolarmente nel libro d'oro della nobiltà italiana, nel volume ventottesimo a pagina 42.

In sostanza Totò non teme assolutamente alcuna vertenza giudiziaria sapendo di essere perfettamente in regola, anzi ne è lieto allo scopo di poter definire la sua posizione una volta per sempre punto è rimasto molto addolorato dalle insinuazioni fatte sul conto della madre.

Al termine del nostro colloquio durante il quale - come abbiamo detto - Totò ci ha messo a disposizione documenti che provano da sua assoluta buona fede, il principe De Curtis ha detto: «E pensare che non ho mai fatto male a nessuno e che come lei potrà accertare, la mia vita è ristretta tra casa e lavoro, come se dovessi ancora farmi un nome è cominciassi ora a farmi conoscere».

«Il Tempo», 29 aprile 1951


Il Tempo  «Il Tempo», 29 aprile 1951

Note

La discendenza imperiale di Totò venne contestata nell'aprile del 1951 da un gruppo di nobili, incluso Marziano Lascaris di Lavarello, altro pretendente al trono di Bisanzio, con un esposto-denuncia presentato al Tribunale di Roma. Nel settembre 1951 la magistratura conferma il titolo nobiliare di Totò già sancito dalle sentenze del 18 luglio 1945 e 7 agosto 1946 del Tribunale di Napoli. Viene tenuta una conferenza stampa a casa di Totò, assistito dall'avvocato De Simone, per spiegare la sentenza del Tribunale di Roma.


La settimana Incom 00650 del 28 settembre 1951