Totò in clinica colpito da cecità

Totò Malattia

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Ha lasciato le scene forse per sempre. Anche l'occhio destro colpito «per simpatia» del male... Il massiccio uso di antibiotici per curare un broncopolmonite...

Palermo, 7 maggio, matt.


Bendato e immobile, l’attore Antonio De Curtis, il popolare «Totò», ha trascorso la notte in una buia stanza dell’albergo in cui alloggia, amorevolmente assistito da Franca Faldini e dalla figlia. Sull’improvvisa cecità che ha colpito «Totò» si hanno alcuni particolari. Il popolare artista accusava gravi disturbi agli occhi e aveva consultato alcuni oculisti della città, che gli avevano consigliato un assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di arrestare il corso del male. Le prescrizioni degli specialisti rendevano necessaria la sospensione delle recite, e ciò accresceva il nervosismo che già tormentava l’attore. E' stato però necessario seguire il consiglio del medici e pertanto Totò aveva preso, sia pure a malincuore, fa decisione di chiudere la tournée con quindici giorni di anticipo.

1957 Antonio De Curtis 144 LCosi ieri, i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per assistere al terzo spettacolo di Totò apprendevano con stupore che la recita era stata sospesa per improvviso malore del comico.

In effetti, non si trattava di un semplice malore, ma di una grave forma di cecità che aveva annebbiato le pupille dell’attore. La diminuzione graduale della vista. In questi ultimi tempi, aveva già costretto Totò a recitare in condizioni pietose: egli intravvedeva appena le ombre degli attori che si avvicendavano intorno a lui sul palcoscenico. Poi il male si era ulteriormente aggravato.

Da molto tempo Totò soffriva di irritazione alla retina che le luci dei riflettori dei palcoscenici aggravavano ogni giorno di più. Già a Milano, il male incipiente si era aggravato in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale Totò si era sottoposto per curare rapidamente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell'inverno scorso. Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massiva per non costringere i compagni a una lunga vacanza che avrebbe economicamente danneggiato tutto il complesso artistico.

La temuta conseguenza della rapida cura è stata un’emorragia retinica di particolare violenza all’occhio sinistro. Tuttavia, con quest’occhio quasi completamente privo di luce, l’attore riprese a recitare, forse non considerando l’eccezionale gravità del male che lo aveva colpito e che inesorabilmente avanzava, minacciando la perdita della vista.

Totò prosegui la sua fortunata «tournée», non ascoltando i premurosi consigli degli amici e dei sanitari che lo esortavano a un lungo periodo di riposo, che, insieme alle cure mediche, avrebbe potuto, sia pure in parte, avere ragione del male.

I sanitari non vennero ascoltati neanche quando dissero chiaramente a Totò che, se avesse continuato a esporre ogni sera l’occhio alla luce violenta della ribalta, avrebbe aggravato irrimediabilmente le sue condizioni. Sospinto dalla sua grande passione per il teatro, ostinatamente l’attore continuò le recite. Tuttavia a Sanremo fu sul punto di interrompere le rappresentazioni, talmente acuto si era manifestato il male agli occhi.

Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama Garibaldi, una fitta nebbia era discesa anche sull’occhio destro lasciandogli una scarsa e confusa visibilità.

Secondo quanto si è appreso dal medici curanti, il male ha attaccato la retina dell’altro occhio probabilmente per un fatto «simpatico»: «coroidite acuta centrale recidivante». Adesso Totò ha bisogno di riposare, di tenere gli occhi chiusi, al riparo della luce, e di curarli con iniezioni di sostanze che sciolgano gli elementi contenuti negli antibiotici e precipitati nel sangue. Per seguire questa prima cura Totò non riceve la visita di alcuno: è assistito soltanto dalla Faldini e dalla figliola che amorevolmente lo hanno accompagnato in Sicilia.

La Compagnia ieri sera si è sciolta rinunziando a ultimare la tournée che avrebbe dovuta concludersi il 21 maggio. Totò partirà in giornata Napoli, con quindici giorni di anticipo, per entrare nella clinica del prof. Lo Cascio. Data la gravità del male si ritiene che De Curtis. «'o pazzariello». il nostro comico più famoso del dopoguerra, sarà costretto a lasciare le scene.

Decine di mazzi di fiori, inviati all’attore da amici e ammiratori, riempiono il salottino dell’appartamento occupato da Totò nell’albergo di Palermo. I telegrammi si accumulano su un tavolino: da Napoli, hanno telegrafato il musicista E A. Mario, il cantante Pasquariello; da Roma Nino Taranto, Guglielmo Giannini, Eduardo De Filippo, Tito Manlio, l’autore di «Anema e core».

Durante gli spettacoli di domenica, il pubblico non notò che l’attore era sofferente. Egli recitò come al solito, improvvisò battute e lazzi con la sua inesauribile vena di comico razza. Ma quando cadde il pario, mentre gli applausi scrosciavano e il pubblico chiedeva a gran voce i bis delle «passerelle», Totò in camerino si stringeva il capo fra le mani, ripetendo: «Non ci vedo... non ci vedo più».

Fu chiamato un medici; venne ordinato un consulto, e il responso fu quello inevitabile che si attendeva da mesi: proibizione assoluta di continuare gli spettacoli. Riposo e ricovero in clinica oculistica.

«Corriere della Sera», 8 maggio 1957


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