«Portatemi a Napoli», ha detto prima di morire - Un grande attore, un vero amico

1967 Morte Toto 03


1967 04 16 Paese Sera intro


Sei ore di agonia: l'attacco alle nove di sera di venerdì - Cinque minuti prima aveva rassicurato un nipote dopo un malessere avuto giovedì: «Sto benissimo, lunedì comincio il film con Nanni Loy...» - Due medici si sono inutilmente prodigati al suo capezzale - I funerali domani mattina fra le undici e mezzogiorno nella chiesa di S. Eugenio a Villa Giulia- La salma sarà tumulata a Poggioreale


Un infarto cardiaco ha ucciso l'altra notte Totò. II male gli ha fermato il cuore dopo sei ore di agonia, di disperata lotta contro la morte. Il popolare attore si era sentito male giovedi sera, un lieve malessere che pareva di origine gastrica più che cardiaca: si era ripreso ,e, per tutta la giornata di venerdi aveva più volte ripetuto di sentirsi bene, tanto che aveva deciso di cominciare, lunedì, un nuovo film; verso le nove di sera di venerdì è sopravvenuto un nuovo attacco. E' stato chiamato il medico di famiglia, è stato convocato di urgenza un cardiologo: la natura e la violenza dell’attacco cardiaco sono state tali da rendere inutile ogni tentativo di salvarlo;

1967 Funerale Roma 010 LTotò si vantava spesso di avere un cuore fortissimo, solo per questo è sopravvissuto di sei ore alla prima crisi. Verso le tre e mezzo del mattino, ancora lucido, Totò ha pregato i medici di non prolungare le orribili sofferenze di quelle ore. «Portatemi a Napoli — ha sussurrato. Sono state le sue ultime parole.

«Mio caro — aveva detto giorni fa Totò al suo amico fraterno Mario Castellani — io ho un cuore di ferro, con lo stesso ritmo di Bartali e di Coppi. Ho sessantanove anni e il cuore di una persona giovane».

Questa sua convinzione contrastava singolarmente con il suo alto grado di impressionabilità: bastavano poche linee di febbre, un lieve raffreddore, perchè chiamasse il medico; una volta, avendo 37.2 di temperatura, era tornato precipitosamente da Parigi dicendo che preferiva "morire a Roma". Nonostante questo, fumava moltissimo e beveva una infinita serie di caffè: forse la nicotina e la caffeina hanno agito lentamente sul suo organismo predisponendolo a una affezione cardiaca. Negli ultimi tempi aveva quasi completamente perduto la vista: ma per il resto la sua salute sembrava buona.

Da sette anni viveva nella casa di via dei Monti Parioli 4, un appartamento di tre stanze e un salone al terzo piano di un edificio relativamente nuovo, con la seconda moglie, Franca Faldini. Una casa non enorme, arredata con un buon gusto talora incline alla raffinatezza. assolutamente lontana da ogni sfarzo di tipo hollywoodiano; mobili tutti di antiquariato, molti quadri alle pareti tra cui uno molto grande, una figura intera della signora Franca. In questo appartamento Totò conduceva la sua vita ritiratissima, e in questo appartamento erano ammessi solo pochi intimi. Ne usciva solo per andare al lavoro: raramente, in sette anni, qualcuno è riuscito a vederlo fare quattro passi sotto casa.

Sulle scene e sugli schermi era Totò. In via dei Monti Parioli era Antonio Maria Giuseppe de Curtis Gagliardi Griffo Focas, Ducas Comneno di Bisanzio. Era nato ad Avezzano di Napoli nel 1898 (secondo qualcuno nel 1897). Si era sposato due volte: una prima nel 1931 con Diana Roliani Sereno di Sangiorgi, dalla quale si era diviso nel 1939; una seconda, in Svizzera nel 1954, con Franca Faldini. Contrariamente ai personaggi che interpretava, e che avevano dato la notorietà a Totò, Antonio de Curtis era un uomo che amava la vita familiare fino a rasentare la misantropia: anche questo in contrasto con la ricca umanità di cui molti vogliono ricordare fosse dotato.

Da qualche giorno Totò non si sentiva bene. Sembrava un disturbo lieve, di origine gastrica: giovedì sera infatti l’attore non aveva appetito, aveva mangiato svogliatamente soltanto una minestrina di semolino; ma il suo stomaco l'aveva rifiutata. Era stato chiamato subito il medico di miglia, dottor Giuseppe Cusumano che soprattutto per tranquillizzare l'illustre paziente aveva ordinato una serie ai esami e di accertamenti. Venerdì pomeriggio il responso degli esami sembrava venire a coincidere con lo stato fisico generale di Totò: l'attore infatti si sentiva bene, e aveva espresso la sua soddisfazione apprendendo che non soffriva di alcuna malattia.

Era comunque rimasto in casa per tutta la giornata con accanto la moglie; e verso le nove di sera aveva parlato a lungo al telefono con un nipote; parlava allegramente, e annunciava per lunedi il suo ritorno sui set; lunedì infatti era previsto l’inizio della lavorazione del nuovo film di Nanni Loy «Il padre di famiglia», per la stessa casa di produzione di «Operazione San Gennaro». Cinque minuti dopo, il primo violentissimo attacco: e questa volta la natura del male non lasciava dubbi, si trattava di cuore, probabilmente di infarto. Franca Faldini chiamava il medico: il dottor Cusumano convocava un cardiologo, jj professor Guidotti: fin dalle prime ore i medici non hanno potuto promettere niente pur facendo il possibile: l'attacco era stato tanto forte che solo il cuore davvero robustissimo dell'attore aveva potuto resistergli.

L'agonia è durata sei ore. Durante la notte, via via che le ore passavano, erano arrivati a casa di Totò la madre della signora Franca, il cugino dell'attore Edoardo Clemente, la figlia Liliana con il marito Gianni Buffardi, e l’amico fraterno Mario Castellani. Gli sono stati tutti acanto fino all'ultimo, sperando tutti che la forte fibra dell'uomo riuscisse a vincere il male: niente da fare. Sfinito dalla lunga agonia' ma, sempre lucido, Totò ha avuto ancora la forza di dire basta ai medici, non voleva che gli facessero più niente. Ha parlato con i suoi cari, ha fatto qualche raccomandazione di carattere privato, li ha pregati di non dimenticarsi di portarlo a Napoli. Erano le tre e mezza di notte quando i medici hanno constatato che Antonio De Curtis era morto.

Il decesso ha prostrato tutti. Poi hanno tutti reagito, con accettazione dell’ineluttabile che è propria dei napoletani, prostrati dal dolore fino a restare senza lacrime e al tempo stesso capaci di occuparsi in prima persona di tutte le angosciose necessità che una morte porta con sè. Alle prime ore del mattino, quando la notizia si è sparsa fulminea, la salma era già stata preparata e i primi visitatori, gli amici più cari, potevano già essere ammessi alla camera ardente. Totò era sul grande letto matrimoniale, al centro di un candido lenzuolo: vestiva una giacca blu con bottoni di metallo brunito, pantaloni grigi, foulard, all'occhiello aveva una perla: sulle mani incrociate l’una sull’altra era stato messo un piccolissimo mazzo di fiori di campo; sul petto, la signora Franca aveva posato un grande medaglione raffigurante S. Antonio. Ai quattro angoli, quattro ceri e quattro mazzi di fiori di campo. Niente sfarzo, come aveva detto di volere Totò.

1967 Funerale Roma 013 LVerso le nove, non appena la notizia ha cominciato a raggiungere il pubblico, è cominciato un costante flusso di visitatori: amici, estimatori, ma soprattutto gente sconosciuta che aveva avuto modo di avvicinare Totò sul lavoro e che da lui aveva sempre ottenuto una parola o un gesto umano: molti generici e comparse hanno voluto essere i primi a rendere omaggio alla salma dell'uomo che non aveva mai negato a nessuno la possibilità di guadagnare qualche lira apparendo per un attimo in qualche suo film solo che lui ne avesse la possibilità. Ed erano pochi i big che dicevano di no a Totò. Cosi come non c’è nessuno che non voglia ricordare la sua generosità, la sua carica di comprensione per tutti. Nel pomeriggio la porta di casa De Curtis è rimasta spalancata a tutti.

I registri delle firme si sono rapidamente riempiti: centinaia di persone, e tra queste molti nomi noti, hanno voluto visitare la salma e portare di persona le condoglianze alla signora Franca. Centinaia di telegrammi sono arrivati, da ogni parte d’Italia e dall’estero.

Durante la mattinata Franca Faldini ha ricevuto i giornalisti. Edoardo Clemente e Mario Castellani le erano accanto per sostenerla, nonostante fossero anche loro distrutti. Più volte Mario Castellani, che per quarantanni è stato la «spalla» di Totò («Ma lui — ha detto piangendo — non aveva bisogno di spalla, la sua spalla era il pubblico...»)., ha dovuto interrompere il suo racconto delle ultime ore per aspettare che i singhiozzi si calmassero. Franca Faldini, ci ha detto Edoardo Clemente, è stata la compagna fedele e coraggiosa di quest'uomo meraviglioso che da molto tempo vedeva solo attraverso gli occhi di lei: era lei che lo guidava passo a passo, era lei che gli leggeva i giornali, le lettere, tutto. Lo ha seguito e incoraggiato, facendo propri i difetti, piccoli ma numerosi, di lui; misantropo, solitario, superstizioso come ogni buon napoletano fino alla paranoia.

Per tutta la giornata sono rimasti nella casa di via dei Monti Parioli anche Liliana De Lurtis e il marito Gianni Buffardi. Nella tarda mattinata ha telefonato alla figlia la signora Diana Rogliani, ora unita m matrimonio con l'avvocato Tuffaroli; sembra che la signora abbia espresso il desiderio di rivedere per l’ultima volta I'uomo che fu suo marito per quasi dieci anni. Questo mentre Edoardo Clemente e Mario Castellani, aiutati dal portiere dello stabile Guglielmo D'Alessio che per tutta la notte di ieri e tutta la giornata è rimasto a disposizione della famiglia di un uomo cui era profondamente affezionato, prendevano le necessarie decisioni a proposito dei funerali. Decisioni di estrema delicatezza e non prive di difficoltà.

La famiglia, rendendosi conto della popolarità di Totò, aveva espresso il desiderio che il rito funebre venisse celebrato nella grande chiesa di piazza Euclide, la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria. Non c'è stato niente da fare; il regolamento ecclesiastico vuole che i funerali abbiano luogo nella parrocchia di residenza e il parroco della chiesa di S. Eugenio di via di Villa Giulia non ha ritenuto di poter dare l’autorizzazione al cambiamento. Il parroco di S. Eugenio premeva anche perché la cerimonia venisse fatta di pomeriggio, e senza rito funebre; la posizione di Totò nei confronti della Chiesa era molto delicata, non esistendo tra lui e Franca Faldini matrimonio religioso.

Sembra comunque che ogni difficoltà, grazie anche a un intervento dall’alto sollecitato dalla famiglia, sia stata parzialmente appianata: i funerali saranno celebrati domani mattina, lunedì, fra le undici e mezzo e mezzogiorno; l’ora esatta è ancora da stabilire, ma i De Curtis hanno più volte fatto presente che la salma deve poi essere traslata a Napoli, e sarebbe disagevole arrivare a notte fatta. Ci sarà anche un rito religioso; ma il cambiamento di parrocchia non è stato autorizzato; i funerali saranno quindi celebrati nella chiesa di Sant’Eugenio, a Villa Giulia, dietro il piazzale delle Belle Arti.

Subito dopo la salma di Totò sarà trasportata a Napoli. Qui avrà luogo un secondo rito funebre, in forma strettamente privata, in una delle cappelle del cimitero: poi la salma sarà inumata nella tomba di famiglia, nel cimitero napoletano di Santa Maria del Pianto, a Poggioreale. Totò sarà sepolto accanto ai genitori, al figlioletto Massimiliano morto poche ore dopo la nascita, a Liliana Castagnola, la cantante che si tolse la vita per amor suo. Sulla lapide che Antonio De Curtis aveva già fatto preparare per sè da domani accanto a «Totò», 1898, ci sarà anche la data di morte, 1967.

Paolo Zardo, «Paese Sera», 16 aprile 1967


1967 04 16 Paese Sera foto

«Paese Sera», domenica 16 aprile 1967


1967 04 16 Paese Sera 02 intro

È morto Totò. Viva Totò.


Mario Castellani

attore

«Conobbi Totò nel 1927. Il nostro fu un « assortimento » quanto mai estroso. Lui veniva dal varietà e io dall'operetta. Totò era un comico grottesco ed io un comico di stile. Facemmo subito amicizia. Per la prima volta lavorammo insieme in una rivista della compagnia Maresca. Pur rimanendo buoni amici prendemmo ognuno la nostra strada per rincontrarci nel 1941. Da allora siamo stati sempre insieme. Debuttammo con la rivista di Galdieri «Quando meno te l'aspetti» e si può dire che per venticinque anni abbiamo praticamente vissuto insieme. Dal 1950 Totò ha lavorato essenzialmente per il cinema ma la sua vera passione era rimasta il teatro. Totò viveva veramente solo quando era sul palcoscenico.

Giorni fa mi confidò che stava scrivendo una commedia e mi mostrò il canovaccio che già aveva steso. «Con questa commedia», mi confidò Totò, «voglio dare un addio al teatro». Di amici ne aveva moltissimi, ma quelli ai quali era veramente legato da vincoli strettissimi erano il conte Gaetani, l’avv. De Simone, il conte Sarazani ed io. Di contro posso affermare che non aveva nemici. Era un tipo impressionabile: ricordo una notte passata cinque anni fa a Parigi quando ebbe una febbre improvvisa — 37.2 — e volle tornare di corsa a Roma perché, mi confidò, voleva morire in Italia. Diceva sempre di avere un cuore di atleta. La sua battuta preferita era « Lo sai che ho le pulsazioni di Bartali e Coppi?».

Da qualche tempo però il fumo gli dava dei disturbi e una volta si sentì mancare. Negli ultimi anni a causa della sua vista debole i nostri rapporti di amicizia si erano fatti per così dire ancora più stretti: egli non leggeva più ed imparava tutte le parti ascoltando me che gli leggevo i copioni».

Nino Manfredi

attore

Siamo stati noi ad avere l’ingrato compito di comunicare a Nino Manfredi l'avvenuto decesso di Totò. L'attore che si era appena alzato, ci è parso sconvolto; non ha potuto trattenere le lacrime.

«Non posso crederci — ha detto — è una notizia che mi addolora in un modo indicibile. Ho perso di recente mio padre ed ho molto sofferto: per questo evento riprovo le stesse emozioni. Totò era una persona meravigliosa. Mi voleva un gran bene. Una volta, molti anni fa, quando io non avevo nessuna fama, mi mandò un telegramma che mi sbalordì per fa nobiltà delle sue espressioni, sebbene io avessi già una stima incondizionata di lui. Ricordo episodi indimenticabili della mia amicizia con Totò. Una volta avevo un cane che ospitai a casa mia dopo essermelo trovato sempre vicino per giorni e giorni. Tenni la bestiola fino a che non trasmise una malattia a un mio figliolo. Il medico mi impose di liberarmene, ma io non volevo abbandonarlo. Totò se lo prese e lo tenne nel canile dove raccoglieva e manteneva cani randagi. Ogni volta che ci incontravamo scherzava sul cane "Manfredi”. Quando il cane morì me ne dette notizia dicendo che, per fortuna, il cane "Manfredi" più buono era rimasto in vita. Era un nobile personaggio. Totò. indipendentemente dal suo titolo nobiliare. Il titolo non conta: il titolo più appropriato per il grande attore scomparso è quello di uomo. Stavamo girando insieme il film "Il padre di famiglia" e adesso... Non reggo, non reggo... di fronte a queste cose sono come un bambino».

Sergio leone

regista

«Quando ho appreso la notizia sono rimasto sconcertato: sembrava quasi uno scherzo di pessimo gusto perchè Totò è sempr esistito, come il teatro, lo settacolo e l’arte in genere, e quindi non può morire. Totò è in noi e rimarrà sempre! Io piango l’uomo: Antoio De Curtis!»

Sofia Loren

attrice

«Sono sconvolta. Vorrei sfuggire alla routine delle comunicazioni delle dichiarazioni ufficiali. Ho perso un carissimo amico, un incomparabile ispiratore: perchè Totò rappresentava quanto di più fantasioso di più folle e nello stesso tempo di più buono c’è nella natura di un napoletano. In questo triste momento mi consola il ricordo dell'ultimo tributo che ho potuto rendere alla sua arte: l’anno scorso, al festival di Cannes, quanto la giuria gli ha consacrato uno speciale riconoscimento. Io credo che con la morte di Totò l’Italia abbia perso il suo attore più grande e più genuino.»

Alberto Moravia

scrittore

Anche Albeto Moravia è rimasto vivamente colpito dalla morte di Totò. Lo scrittore ha dichiaato:

«In occasione del suo centesimo film scrissi che Totò era uno dei nostri miglior attori comici, un attore di gande qualità, e questa qualità si riallacciava alla tradizione culturale del teatro napoletano. E sostenevo che in fondo nel corso della sua attività cinematografica aveva fatto bene a guardarsi dai film di carattere troppo impegnato, al contrario di Petrolini».

Chiediamo i Moravia: «E il film con Pasolini?». Ci risponde:

«Quello non è che un episodio nella vita di Totò. Prima di "Uccellacci e uccellini" Totó aveva fatto altri cento film, e quello che contano sono quei cento film. Insomma — soggiunge lo scrittore — Totò era uno dei nostri attori migiori, e con una tradizione culturale dietro di sé ».

Mario Monicelli

regista

«E’ una grande perdita per il cinema italiano: Totò era un attore di eccezionali qualità. Apparteneva alla generazione di attori come oggi non ne nascono più».

Cesare Zavattini

regista

Raggiunto a Reggio Emilia, dove si trova per ragioni di lavoro, Cesare Zavattini ha accolto la notizia della morte di Totò con doloroso stupore. Il regista ci ha detto:

«Totò è stato mi attore straordinario, particolarmente per me, per la sua partecipazione alla mia vita cinematografica e per essere stato il provocatore di tante mie iniziative. Ci comprendevamo benissimo, e io debbo ricordare quando lui era ancora un attore solo di varietà. Quando lavorava al "Trianon" Allora parlavo a tutti di lui: avevo una grande ammirazione per lui fin da quel momento, e con lui l'intesa fu subito straordinaria da tutti i punti di vista. Oggi posso dire che è stato veramente uno dei più grandi attore di questo mezzo secolo. Gli mancava solo un niente essere più consapevole della sua grande arte: un'arte che veniva dalla Magna Grecia, con un senso di tradizione misteriosa e straordinaria Ora la notizia della sua morte mi giunge inattesa, e mi addolora per la grave perdita che colpisce il mondo dello spettacolo e per quanto mi legava a lui: per le cose che con lui ho fatto, e per quelle che avrei dovuto fare».

Nino Taranto

attore

«Quando sfortunatamente ci si trova di fronte a queste gravi, incolmabili perdite, si è istintivamente presi da un grande senso di panico. Panico? Ma vediamo perchè: anzitutto si pensa alla tragedia che ha travolto l’amico, poi si va indietro col tempo nel ricordo delle lotte compiute assieme per l'affermarsi del proprio lavoro. Mi ritornano così alla mente i lunghi colloqui avuti con lui, le cose dette e non dette, sempre rivelatrici di intime amarezze sempre associate a questo nostro meraviglioso lavoro; mai, caso strano, si pensa alle soddisfazioni che pure da esso ci derivano. Totò, come me, si rammaricava di vivere lontano dalla città natale ed alla quale ci sentivamo legati da passioni quasi violente. Questa condizione ci faceva credere che essa ci considerasse al pari di quei figli più fortunati che non sono bisognosi delle sue tenerezze. Questo era l’uomo, cosi come io lo conoscevo. Ora, se penso alia scomparsa dell'attore, mi atterrisce l'idea che esso porta via con sè una gran parte del teatro, una parte certamente insostituibile. Credo di aver detto tutto! L’ho amato e mi ha amato; ci stimavamo reciprocamente e ce lo siamo dimostrato in tante occasioni. lo, come attore, credo di aver perduto un punto di riferimento, un uomo che aiutava tutti ad innalzare il prestigio del nostro teatro».

Vittorio De Sica

regista

Vittorio De Sica ha appreso la notizia della morte di Totò negli studi di Boulogne Billancourt, a Parigi, dove il regista è impegnato nel «mixage» del suo ultimo film «Sette volte donna». Ha dichiarato:

«La notizia della morte del caro Totò mi ha fatto molto male. Soffro molto all'idea di non vederlo più. E’ per me un gran dolore. Totò rappresentava molto nella mia vita e nel mio passato. A parte il fatto che egli era un gronde gentiluomo, generoso e buono, penso che deve essere considerato come uno dei pia grondi attori comici d’Italia e del mondo.

«Avevamo collaborato strettamente insieme, in varie occasioni ed in particolare per "L’oro di Napoli”, del quale Totò era stato uno degli interpreti migliori e più significativi.

«Mi dispiace di non averlo potuto incontrare ultimamente per esprimergli di nuovo a viva voce tutta la mia stima come uomo e come artista. La sua morte è per me un vero dolore ».

Ugo Tognazzi

attore

«Ho fatto due film con Totò. Lavorare con lui, a parte l’artista, era una evasione gioiosa. La morte cosi improvvisa di Totò addolora e stupisce. Certi attori non si immaginano morti, ma la morte di Toto è la morte più giusta perchè nessuno ha visto di lui la maschera dolorosa, ed ha visto e ricorda solo quella gioiosa».

Carlo Levi

scrittore

«E’ stato un attore straordinario e di grandi capacità, con una rmischerà unica, con quel viso asimmetrico e terribilmente espressivo nella sua immobilita: un modo d'essere di per sè un personaggio che di volta in volta entrava nella singola porte, sia negli infiniti film che si reggevano unicamente sulla sua recitazione, sia in quelli in cui egli è riuscito a diventare un personaggio simbolico e a divorarsi l'ideologia».

Franca Valeri

attrice

«La notizia della morte di Totò mi colpisce molto, moltissimo. Lo consideravo un grande nel campo rarefatto della comicità e mi fa molto dolore. Il discorso su Totò sarebbe molto complesso, così all'impronta posso dire solo che era un sofista della comicità italiana tradizionale. Credo sia insostituibile».

Gina Lollobrigida

attrice

«Sono sottosopra, pièna di sorpresa e di dolore, non solo perchè la morte di Totò è una grande perdita per il mondo dello spettacolo, ma anche perchè lo ammiravo moltissimo e gli volevo bene come persona».

Sandro De Feo

«Era il più antico e il più moderno dei nostri attori comici. La sua arte di far ridere faceva pensare alle farse atellane e alla psicanalisi. Le più grandi risate che ho fatto a teatro è stato lui a farmele fare, e credo che sia il miglior elogio e il miglior pensiero che io possa rivolgergli in questo momento ».

Wanda Osiris

attrice

«Ho provato un dolore grandissimo. Il mio primo debutto nel teatro avvenne proprio con Totò in "Piccolo caffè". Già da allora ebbi modo di conoscere e apprezzare la sua bontà, la sua generosità, le sue alte qualità umane, oltre che il suo talento di grande attore. Sono veramente desolata, costernata».

Renato Rascel

attore

«E' una cosi dolorosa sorpresa che rimango ammutolito. Totò, anche alla sua età, era cosi giovane e attivo. Lui aveva preso il mio posto a una rubrica radiofonica. Il solo fatto che fosse lui a continuare la rubrica mi dava una grande gioia per la stima che avevo di lui, per l’affetto e la amicizia che ci legava. Perdiamo un grandissimo attore, un poeta della risata e del divertimento buono. Personalmente perdo un grande amico. E’ un lutto per tutti noi. Totò è stato un grande maestro del teatro e anche un maestro di vita perchè era un buon signore».

Garinei e Giovannini

Telefonando da New York per ragioni di lavoro. Garinei [...]

«[...] non traviamo altra risposta se non un paradosso e cioè la sua perenne attualità di mimo. Perchè egli, prima che attore comico, era un grande mimo; e si distingueva dai comici del suo tempo — tutti legati ad un certo costume, come ad un certo gergo umoristico — per la sua straordinaria capacità di rendere astratta, geometrica la sua vis comica. Egli aveva ridotto il comico a pochi gestì essenziali ed esemplari, come quelli di una marionetta che trova sempre la sua cadenza più spontanea e armonica, Fu Zavattini fra i primi intellettuali italiani, ad intuire la straordinaria modernità del mimo Totò, e a battersi per impiegare la sua trascinante comicità in un suo testo di umorismo astratto. Che il mimo Totò, dopo trent'anni da allora, fosse ancora vivo fra noi, doveva dimostrarcelo un altro scrittore. Pasolini, che gli affidò una parte difficile in un film diffìcile e che pur tuttavia rimane fra le cose più pateticamente riuscite di "Uccellacci e uccellini"».

Alberto Sordi

attore

Alberto Sordi quando ha saputo della morte dell’attore è rimasto silenzioso per qualche minuto, gli occhi fissi a terra. Poi con voce grave, commossa ha detto:

«Ero legato a Totò da una vera, sincera amicizia. Non vi sono aggettivi per definire Totò, Totò era il massimo che un attore comico potesse rappresentare in tutta la storia del teatro e del cinema italiano. Adesso ci ha lasciati. Totò non c'è più e non ci sarà mai più. Di Totò non ce ne saranno altri».

Anna Magnani

attrice

«Totò mi diceva sempre: "Tu sei il mio grande amore artistico** e questa frase è sempre stata per me molto importante. Dinanzi alla morte rimango sempre imbarazzata e stupefatta e non so ancora abituarmi all’idea che un essere umano possa scomparire così all'improvviso. Tutti hanno amato Totò e hanno compreso la sua umanità interiore e lo si ricorderà come una figura di eccezionale nobiltà d’animo ».

Patroni-Griffi

regista

«Una grande perdita, un vuoto incolmabile per lo spettacolo in Italia. Con la sua morte non esiste più una certa misura di attore comico. Lo avrei voluto nello spettacolo di Viviani che ho diretto per lo Stabile di Roma, come protagonista dell’atto unico "Caffè di notte e giorno": solo la sua comicità metafisica poteva risuscitare un personaggio esclusivamente comico. Quando disse che non se la sentiva ho rinunciato addirittura alla pièce».

Walter Chiari

attore

«Secondo me, non c’è aggettivo elogiativo che non si possa scomodare per Totò come artista e come uomo. E secondo me, soltanto il criterio esplicitamente venale e commerciale del cinema italiano ha impedito che Totò in Italia stabilisse un mito che poteva durare anche più a lungo di quello che stabili il primo Chaplin in America.»

Alessandro Blasetti

regista

«Totò — ha detto Alessandro Blasetti che lo ha diretto in un episodio di un suo recente film — possedeva il più grosso temperamento umoristico del palcoscenico e del cinema. Per la sua indiscutìbile sensibilità artistica è stato certamente secondo solo a Charlot. La sua scomparsa mi ha profondamente costernato. E' stato un carissimo compagno di lavoro. Lui che lavorava con onestà e passione, al di fuori di qualsiasi ambizione ».

Alberto Lattuada

regista

«Sono molto commosso per la scomparsa di un grande attore come Totò e di un uomo dalle alte qualità umane. In tempo di scetticismo, di crudeltà, di indifferenza, Totò era il simbolo insostituibile di una partecipazione totale alla vita sotto l'aspetto più profondo di un umorismo malinconico e gonfio di affetti non corrisposti.»

Federico Fellini

regista

«Vivo è il mio dolore. E' come se mi venisse a mancare una persona cara. Ricordo di avere conosciuto Totò quand'ero ragazzo. Da allora è rimasto per me come la gioia fiabesca dei Natale, come i fuochi d'artificio, come la magia dei sogni dell’infanzia animati da personaggi che nella vita non si incontrano mai. Ha avuto un destino meraviglioso realizzato in una vita che pochi artisti hanno potuto vivere, spargendo a piene mani una gioia viva e sincera che riusciva a consolare ogni mestizia ».

Camillo Mastrocinque

regista

«Povero caro Totò: la notizia l'ho avuta questa notte qui a Milano dove sono per lavoro. Ero assieme a Marcello Marchesi e siamo rimasti folgorati. Non abbiamo avuto coraggio di continuare a scrivere. Cosi ce ne siamo andati a zonzo per la città ricordando mille e mille episodi che riguardavano il caro amico scomparso. Totò... un grande attore, un grande uomo... perchè Totò era buono, un vero amico per tutti, pronto ad aiutare chi era momentaneamente in disgrazia, pronto sempre a tendere una mano. Con lui ho girato venti, forse trenta film, non ricordo. Ed ogni incontro era un diletto: Totò si sa, non teneva conto del copione; il film lo creava lui, battuta per battuta, gag dietro gag. Era un vulcano di invenzioni, recitava come usiamo dire noi ”a ruota libera”. Non aveva coraggio di assistere alle "prime", forse per una sorta di pudore. Allora gli telefonavo e lui si informava: hanno riso a quel punto? Hanno riso a quell’altro? Ecco la sua preoccupazione: era di far gioire lo spettatore, di dargli un’ora di serenità, di evasione. Lo avevo visto recentemente, avevamo in programma di fare un film sul capelloni, mi era stato sufficiente accennargli l'idea che già egli aveva inventato decine di divertenti situazioni. Era un attore nato, un grande attore. Non so dire altro ».

Carlo Bernari

scrittore

«La scomparsa di Toto segna una irreparabile frattura fra due epoche, un confine fra un prima ed un poi che la straordinaria bravura dell'attore napoletano ci aveva impedito sinora di notare. Sarà capitato anche ad altri come a me - udendo la notizia della sua morte improvvisa - di esclamare: Come? Cosi giovane? , Sì, cè da stupirsi che il grande Totò avesse soltanto 69 anni. Lo avevamo annesso ormai come un mito ai nostri ricordi di adolescenti; e lui sembrava dominarvi da tempo immemorabile. [...]»

Omaggio dello Stabile a Totò

Gli attori del «Teatro stabile di Roma» hanno dedicato ieri sera la loro interpretazione della commedia «Napoli notte e giorno» a Totò. Il regista dello spettacolo, Giuseppe Patroni Griffi, prima dell'Inizio della rappresentazione ha ricordato la eccezionale arte di Tolò invitando il pubblico del teatro Valle ad osservare un minuto di raccoglimento.

Paolo Zardo


Paese Sera  Paolo Zardo, «Paese Sera», 16 aprile 1967