Principe «smemorato»

Lo_smemorato_di_Collegno

1962-05-29-Corriere-della-Sera-Lo_smemorato

Antonio De Curtis - in arte Totò - è giunto al suo ottantesimo film - Sono con lui sul “set” la Lissiak e la Sanson. Alcune scene ricalcano in chiave di esasperazione grottesca il caso "Bruneri-Canella".


Dinanzi ad un grande dipinto di stile classico raffigurante, in una cornice agreste, una giovane donna, vestita esattamente come usava vestire Eva nei giardini dell'Eden quando la haute couture non aveva ancora schiavizzato il mondo femminile, Totò solleva gli occhi dal libro che sta leggendo, scocca una ghiotta occhiata al quadro, il collo gli si allunga come spinto da una molla fuori della vestaglia, un sorrisetto misterioso gli aleggia sulle labbra. Poi d’improvviso, quella favilla di furbizia sorniona si spegno, il volto torna compunto ed ermetico, lo sguardo si posa nuovamente sulle pagine del volume "Il riposo del guerriero" di Christiane de Rochefort. Ha sentito arrivare, taccheggiando, colei che nella finzione cinematografica sostiene di essere sua moglie.

Smemorato 00015La scena, diretta da Sergio Corbucci, è « girata » d’un fiato. Una scena muta, in cui Totò non ha fatto parola, ma in cui con il suo volto estremamente espressivo, ha detto tutto, e così bene che ridono divertiti gli stessi uomini della troupe. E’ la prima scena dell'ottantottesima pellicola della carriera cinematografica del principe Antonio De Curtis. E dobbiamo dire, prendendo a prestito l'immagine dal titolo di un suo recente film, ch’egli appare veramente diabolicus perchè, nel giro di una settimana, lo abbiamo visto al lavoro in due diversi teatri di posa, per due diverse vicende, e abbiamo saputo, anche, che. per mancanza di tempo, ha dovuto declinare il pressante invito a interpretare un altro film. Come faccia Totò a non concedersi mai un riposo, nessuno sa. Specialmente ora che il suo nome segna una nuova intensa richiesta. E sempre, egli è il più scrupolosamente puntuale sul set, il più coscienziosamente preciso nel lavoro, il più attento revisore del copioni che gli vengono sottoposti ed ai quali usa dare il contributo del suo ingegno e della sua arguzia, cordiale, cortesissimo con tutti, senza mai manifestare uno scatto d’impazienza o dire una parola che non sia lieta ed amabile. Ed è, sempre, l’attore i cui film segnano commercialmente un cospicuo plafond d'incassi (con punte molto alte in alcuni casi); è sempre l’attore che riscuote immutabili simpatie, da parte del pubblico di tutto il mondo. Sulla sua scrivania abbiamo visto accumularsi lettere giunte da ogni Paese: le ultime di questi giorni, arrivavano dalla Polonia, dall'Argentina, dal Brasile, dalla Jugoslavia, dalla Turchia. Molte di quelle lettere chiedono una fotografia firmata, altre semplicemente ringraziano per un’ora di spensierato divertimento, altre ancora — di esordienti — chiedono all’espertissimo attore consigli e pareri, « Totò è ancora oggi il migliore di tutti i nostri attori comici», dice convinto Aroldo Tieri.

I suoi film, si sa, s'ispirano costantemente ad una saporosa satira di problemi, di aspetti, di momenti, di guai della vita quotidiana del nostri giorni, balzati all’attualità della cronaca, di eroi e personaggi che trionfano nella moda del mondo di celluloide: e sono tutti vivi, spiritosi, dipinti con la maestria della commedia dell'arte. In una pellicola realizzata pochi mesi addietro, Totò riusci a superare se stesso, interpretando sei personaggi con sei nomi diversi. In questo, che ha appena cominciato a «girare », invece, non ha neppure un nome: è l’ombra di un uomo sperduto, privo di un passato che la perdita di ogni ricordo ha cancellato dalla sua mente, è insomma « lo smemorato ».

L’inizio del film lo trova a cavalcioni di un monumento dedicato a un cavallo, bizzarra statua vivente, malinconica figura umana che si è issata lassù per protesta contro la società e contro le autorità che si disinteressano di ridargli imo stato civile. Perchè lo smemorato è un reduce dal fronte russo, dove fu dato per disperso, vestito di vecchi indumenti militari e con un cappello da alpino in testa, ma che non ricorda più in alcun modo chi egli sia. «Mi chiamo nebbia, mi chiamo vento», dice a chi l’interroga, dopo averlo disarcionato gentilmente dalla bronzea cavalcatura.

Ricoverato in una clinica neuropsichiatrica, il suo « caso » interessa molta gente. E se prima non lo conosceva nessuno, adesso son troppe le donne che, invece, identificano in lui il proprio marito (una sorta di esasperazione grottesca del famoso caso «Bruneri-Canella»), Non diremo in quale aggrovigliato gomitolo di interessi, di passioni, di rivalità egli si trovi coinvolto. Diremo soltanto che, uscito dal ginepraio giudiziario-sentimentale, egli torna a scalare un altro monumento Equestre nella speranza che finalmente qualcuno lo riconosca per chi egli è in realtà e non per chi vorrebbe che fosse, a proprio ed esclusivo interesse.

Accanto all'infaticabile Totò («Se non lavoro, mi sembra d’essere un uomo finito, ed è per questo che provo tanta gioia nel lavorare ») figurano Tieri, Taranto, Fabrizi, Macario e due donne, Elvi Lisslak e Yvonne Sanson, la bella greca che cominciò a lavorare nel cinema proprio in un film di Totò ed ora si ritrova con lui sul set. Poco vediamo la Sanson nei nostri teatri di posa, perchè ella ha parecchi impegni ad Atene, sua città natale, per la produzione cinematografica locale, assorbita dal mercato del Medio Oriente. Le avevano offerto, in Grecia anche d'interpretare il ruolo di Lisistrata sulla scena ma non ha accettato ed il motivo del suo rifiuto, che ci confida, è assai curioso: «Ho deciso di no per non infastidire i miei compatrioti parlando greco in modo non più purissimo e limpido, ciò che mi capita per le lunghe assenze dal mio paese, e per l’abitudine, ormai, di parlare francese, inglese e italiano».

Appena libera da impegni di lavoro, Yvonne s'imbarca, se ne va nelle acque delle isole Poro, per abbandonarsi alla sua passione, la pesca. «Sono fortunatissima — dichiara ridendo: — anche dove gli altri pescatori non prendono nulla i miei ami affiorano sempre carichi. Si vede che i pesci hanno simpatia per me». Totò guarda impassibile la opulenta bellezza di Yvonne, e sussurra: "Sfido. Sfidissimo!" ».

Alberto Ceretto


Corriere-della-Sera Alberto Ceretto, «Corriere della Sera», 29 maggio 1962